15/07/2010
La maxi centrale di Archimede
La maxi centrale di ArchimedeA Priolo, presso Augusta. Energia dagli specchi ustori. Primo impianto al mondo che funziona anche di notte. Soddisfa 4 mila famiglie
| La centrale termodinamica di Priolo (Siracusa) |
PRIOLO (Siracusa) — Nasce la «fattoria del sole». A Priolo, nella conca di Augusta, simbolo con Melilli del triangolo industriale siracusano e del polo petrolchimico più grande d'Europa che vede la massima concentrazione di raffinerie, è partita la riscossa verso l'energia del futuro: pulita e rinnovabile. Giovedì 15 luglio è stata inaugurata a Priolo Gargallo la centrale solare termodinamica «Archimede», prima al mondo a utilizzare la tecnologia dei sali fusi integrata con un impianto a ciclo combinato.
INCENTIVI ALLE FONTI RINNOVABILI - Una giornata importante, che coincide anche con l'annuncio che il governo ha ripristinato nella Manovra il sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili, dato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. A dieci anni dall'intuizione di Carlo Rubbia poi sviluppata dai ricercatori dell'Enea e successivamente industrializzata dall'Enel, prende così corpo un progetto, che nato sulla spinta della crisi energetica degli anni '80 portò alla costruzione di diverse centrali solari, tuttora in funzione nel deserto della California, il cui funzionamento è caratterizzato dall'utilizzo di specchi parabolici lineari per concentrare e riflettere la luce solare su tubi in cui scorre olio minerale (l'olio si riscalda e incanalato in una caldaia dove l'acqua si trasforma in vapore ad alta pressione e aziona le turbine per la produzione di energia elettrica).
LA FATTORIA DEL SOLE - Ma la nuova centrale di Priolo, la «fattoria del sole», per dirla con l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, costituisce una novità assoluta a livello mondiale, dal momento che prevede l'uso di sali fusi (ricavati da fertilizzanti) come fluido termovettore, ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Non solo. «Archimede» (il cui nome è anche un omaggio al grande fisico e matematico che oltre 2.200 anni fa con i suoi «specchi ustori» incendiò le navi romane e salvò Siracusa dall'assedio nemico) ha una caratteristica che la rende unica: è in grado di raccogliere e conservare per molte ore, lungo i suoi 5 chilometri e mezzo di tubi speciali che corrono attraverso 30mila metri quadri di specchi collettori parabolici, l'energia termica del sole per poter generare elettricità anche di notte o con il cielo coperto.
«La capacità dell'impianto, costato circa 60 milioni, è di 5 megawatt, considerando un funzionamento di circa 3mila ore all'anno. Un livello in grado di soddisfare il fabbisogno di 4mila famiglie », ha spiegato Conti. Che comunque riconosce «un costo per kilowattora superiore di almeno cinque o sei volte rispetto all'energia prodotta con le fonti fossili convenzionali». «In questo caso, però, con un risparmio di 2.100 tonnellate di petrolio all'anno e riducendo le emissioni di anidride carbonica per circa 3.250 tonnellate». Insomma, come dice Conti: «Un altro passo per il raggiungimento di un sogno: avere energia abbondante a basso costo e soprattutto sostenibile ».
Gabriele Dossena
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16/06/2010
Pomigliano, referendum il 22 giugno
Pomigliano, referendum il 22 giugnoTREMONTI: «L'ACCORDO È LA RIVINCITA DEI RIFORMISTI». Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno firmato il nuovo documento del Lingotto. La Fiom conferma il suo no: «Testo irricevibile»
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| I sindacati riuniti per la firma dell'accordo su Pomigliano (Lapresse) |
POMIGLIANO D'ARCO - Accordo separato sullo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco. Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno firmato il documento, integrato, presentato dal Lingotto. La Fiom ha confermato il suo no. Al documento la Fiat ha stato aggiunto un sedicesimo punto, relativo all'istituzione di una commissione paritetica di raffreddamento sulle sanzioni, come richiesto dalle organizzazioni sindacali che venerdì avevano già dato un primo via libera al testo. È stata inoltre stabilita la data del referendum tra i lavoratori: martedì 22 giugno. «Mi auguro che la Fiom e la Cgil non vogliano ostacolare questo percorso» ha detto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Per il collega dell'Economia Tremonti «l'accordo su Pomigliano è la rivincita dei riformisti su tutti gli altri».
LA FIOM - «È un testo irricevibile, che va oltre le questioni relative allo stabilimento, che pone problemi seri di contrasto alla Carta costituzionale per quanto riguarda il diritto di sciopero e deroga alle leggi e al contratto nazionale - spiega il responsabile del settore auto della Fiom, Enzo Masini -. I lavoratori sono messi in condizione di ricatto. E anche un referendum non è possibile sotto la minaccia di chiusura di uno stabilimento. Questo è un referendum anomalo, nel senso che viene fatto: "Vuoi lavorare o vuoi essere licenziato?"». Al momento della firma Masini si è alzato ed ha lasciato il tavolo. Del referendum «discuteremo mercoledì - ha aggiunto -, abbiamo convocato l'assemblea degli iscritti della Fiom a Pomigliano». I punti del testo, ha inoltre sottolineato, «non sono assolutamente cambiati. Il testo è lo stesso e la minaccia di licenziare i singoli lavoratori non è cambiata, c'è tutta. È stata solo istituita una commissione paritetica». Per Masini, il negoziato non è stato «paritario».
REAZIONI - Con la Fiom si schiera l'Italia dei Valori, secondo cui è stata firmata «un'intesa che riduce drasticamente i diritti individuali e collettivi previsti dalla Costituzione e dalle leggi e mettono sotto ricatto i lavoratori di Pomigliano». Secondo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani «si poteva arrivare, con la buona volontà di tutti, a un accordo sull'assenteismo e sulla flessibilità senza sfiorare delicate questioni giuridiche. A questo punto bisogna valutare l'esito del referendum tra i lavoratori e bisogna fare in modo, e lo dico in particolare al governo, che questa vicenda eccezionale non prenda il carattere di esemplarità». Il sindaco di Pomigliano d'Arco, Lello Russo, pensa al 22 giugno: «Dai risultati del referendum emergerà la stragrande maggioranza della classe operaia è sana, non è fatta di scioperanti a oltranza, di assenteisti, di fannulloni, ma di persone serie, lavoratori che vogliono dimostrare ai colleghi del nord che qui da noi ci sono eccellenza e produttività».
Pomigliano, il testo dell'accordo
Orario di lavoro
La produzione della futura Panda si realizzerà con l’utilizzo degli impianti di produzione per 24 ore giornaliere e per 6 giorni la settimana, comprensivi del sabato, con uno schema di turnazione articolato a 18 turni settimanali. L’attività lavorativa degli addetti alla produzione e collegati (quadri, impiegati e operai), a regime ordinario e ferma la durata dell’orario individuale contrattuale, sarà articolata su tre turni giornalieri di 8 ore ciascuno a rotazione, secondo i seguenti orari: primo turno dalle ore 6.00 alle ore 14.00, con la mezzora retribuita per la refezione dalle ore 13.30 alle ore 14.00; secondo turno dalle ore 14.00 alle ore 22.00, con la mezzora retribuita per la refezione dalle ore 21.30 alle ore 22.00; terzo turno dalle ore 22.00 alle ore 6.00 del giorno successivo, con la mezzora retribuita per la refezione dalle ore 5.30 alle ore 6.00. La settimana lavorativa avrà pertanto inizio alle ore 6.00 del lunedì e cesserà alle ore 6.00 della domenica successiva. Lo schema di orario prevede il riposo individuale a scorrimento nella settimana. L'articolazione dei turni avverrà secondo lo schema di turnazione settimanale di seguito indicata: 1-3-2. Il 18° turno, cadente tra le ore 22.00 del sabato e le ore 6.00 del giorno successivo, sarà coperto con la retribuzione afferente la festività del 4 novembre e/o con una/due festività cadenti di domenica (sulla base del calendario annuo), con i permessi per i lavoratori operanti sul terzo turno maturati secondo le modalità previste dall’accordo 27 marzo 1993 (mezzora accantonata sul terzo turno per 16 turni notturni effettivamente lavorati pari a 8 ore) e con la fruizione di permessi annui retribuiti (P.A.R. contrattuali) sino a concorrenza. Le attività di manutenzione saranno invece svolte per 24 ore giornaliere nell’arco di 7 giorni la settimana per 21 turni settimanali. L’attività lavorativa degli addetti (quadri, impiegati e operai), a regime ordinario, sarà articolata su 3 turni strutturali di 8 ore ciascuno, con la mezzora retribuita per la refezione nell’arco del turno di lavoro a rotazione e con riposi individuali settimanali a scorrimento. L’orario di lavoro giornaliero dei lavoratori addetti al turno centrale (quadri, impiegati e operai) va dalle ore 8.00 alle ore 17.00, con un’ora di intervallo non retribuito. Per i quadri e gli impiegati addetti al turno centrale si conferma l’attuale sistema di flessibilità dell’orario di lavoro giornaliero (orario in entrata dalle ore 8 alle ore 9 calcolato a decorrere dal primo dodicesimo di ora utile). In alternativa, su richiesta delle organizzazioni sindacali nel caso in cui intendessero avvalersi della facoltà di deroga a quanto previsto dal D. Lgs. 66/2003 e successive modifiche e integrazioni in materia di riposi giornalieri e settimanali. Lo schema di orario per lo stabilimento prevede, a livello individuale, una settimana a 6 giorni lavorativi e una a 4 giorni. L’articolazione dei turni avverrà secondo lo schema di turnazione settimanale di seguito indicata: 3-2-1. Nella settimana a 4 giorni saranno fruiti 2 giorni consecutivi di riposo secondo il seguente schema: lunedì e martedì, ovvero mercoledì e giovedì, ovvero venerdì e sabato. Preso atto delle richieste da parte delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, al fine di non effettuare il 18° turno al sabato notte, lo stesso viene anticipato strutturalmente alla domenica notte precedente. Pertanto il riposo settimanale domenicale avviene dalle ore 22 del sabato alle ore 22 della domenica.
Lavoro straordinario
Per far fronte alle esigenze produttive di avviamenti, recuperi o punte di mercato, l’azienda potrà far ricorso a lavoro straordinario per 80 ore annue pro capite, senza preventivo accordo sindacale, da effettuare a turni interi. Nel caso dell’organizzazione dell’orario di lavoro sulla rotazione a 18 turni, il lavoro straordinario potrà essere effettuato a turni interi nel 18 turno, già coperto da retribuzione secondo le modalità indicate al capitolo orario di lavoro, o nelle giornate di riposo. L’azienda comunicherà ai lavoratori, di norma con 4 giorni di anticipo, la necessità di ricorso al suddetto lavoro straordinario e terrà conto di esigenze personali entro il limite del 20% con sostituzione tramite personale volontario. Con accordo individuale tra azienda e lavoratore, l’attività lavorativa sul 18° turno potrà essere svolta a regime ordinario, con le maggiorazioni del lavoro notturno: in tal caso non si darà corso alla copertura retributiva collettiva del 18° turno. Il lavoro straordinario, nell’ambito delle 200 ore annue pro capite, potrà essere effettuato per esigenze produttive, tenuto conto del sistema articolato di pause collettive nell’arco del turno, durante la mezzora di intervallo tra la fine dell’attività lavorativa di un turno e l’inizio dell’attività lavorativa del turno successivo. In questo caso la comunicazione ai lavoratori del lavoro straordinario per esigenze produttive saranno effettuate con un preavviso minimo di 48 ore.
Rapporto diretti-indiretti
Con l’avvio della produzione della futura Panda e in relazione al programma formativo saranno riassegnate ai lavoratori le mansioni necessarie per assicurare un corretto equilibrio tra operai diretti e indiretti, garantendo ai lavoratori la retribuzione e l’inquadramento precedentemente acquisiti, anche sulla base di quanto previsto dall’art. 4, comma 11, legge 223/91. Inoltre, a fronte di particolari fabbisogni organizzativi potrà essere richiesto ai lavoratori, compatibilmente con le loro competenze professionali, la successiva assegnazione ad altre postazioni di lavoro.
Bilanciamenti produttivi
La quantità di produzione prevista da effettuare per ogni turno, su ciascuna linea, e il corretto rapporto produzione/organico saranno assicurati mediante la gestione della mobilità interna da area ad area nella prima ora del turno in relazione agli eventuali operai mancanti o, nell’arco del turno, per fronteggiare le perdite derivanti da eventuali fermate tecniche e produttive.
Organizzazione del lavoro
Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall’altro lato, sul miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS. Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dall’applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo, nell’arco del turno di lavoro, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata denominati "passo-passo", in cui l’avanzamento è determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto "pulsante di consenso", le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento. Con l’avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento della prestazione lavorativa nell’arco del turno, per gli addetti alle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo e per gli addetti alle linee "passo-passo" a trazione meccanizzata con "pulsante di consenso", saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata "indennità di prestazione collegata alla presenza". L’importo forfettario, da corrispondere solo per le ore di effettiva prestazione lavorativa, con esclusione tra l’altro delle ore di inattività, della mezzora di mensa e delle assenze la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli aventi diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede di quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli istituti legali e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo forfettario orario è comprensivo di tutti gli istituti legali e/o contrattuali.
Formazione
È previsto un importante investimento in formazione per preparare i lavoratori e metterli in condizioni di operare nella nuova realtà produttiva. Le attività formative si svolgeranno contemporaneamente alla ristrutturazione degli impianti e saranno fortemente collegate alle logiche WCM. I corsi di formazione saranno tenuti con i lavoratori in cigs e le Parti convengono fin d’ora che la frequenza ai corsi sarà obbligatoria per i lavoratori interessati. Il rifiuto immotivato alla partecipazione nonché l’ingiustificata mancata frequenza ai corsi, oltre a dar luogo alle conseguenze di legge, costituirà a ogni effetto comportamento disciplinarmente perseguibile. Non sarà richiesto a carico azienda alcuna integrazione o sostegno al reddito, sotto qualsiasi forma diretta o indiretta, per i lavoratori in cigs che partecipino ai corsi di formazione.
Recuperi produttivi
Le perdite della produzione non effettuata per causa di forza maggiore o a seguito di interruzione delle forniture potranno essere recuperate collettivamente, a regime ordinario, entro i sei mesi successivi, oltre che nella mezzora di intervallo fra i turni, nel 18° turno (salvaguardando la copertura retributiva collettiva) o nei giorni di riposo individuale.
Assenteismo
Per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell’azienda dei periodi di malattia correlati al periodo dell’evento. A tale proposito l’azienda è disponibile a costituire una commissione paritetica, formata da un componente della RSU per ciascuna delle organizzazioni sindacali interessate e da responsabili aziendali, per esaminare i casi di particolare criticità a cui non applicare quanto sopra previsto. Considerato l’elevato livello di assenteismo che si è in passato verificato nello stabilimento in concomitanza con le tornate elettorali politiche, amministrative e referendum, tale da compromettere la normale effettuazione dell’attività produttiva, lo stabilimento potrà essere chiuso per il tempo necessario e la copertura retributiva sarà effettuata con il ricorso a istituti retributivi collettivi (PAR residui e/o ferie) e l'eventuale recupero della produzione sarà effettuato senza oneri aggiuntivi a carico dell’azienda e secondo le modalità definite. Il riconoscimento dei riposi/pagamenti, di cui alla normativa vigente in materia elettorale, sarà effettuato, in tale fattispecie, esclusivamente nei confronti dei presidenti, dei segretari e degli scrutatori di seggio regolarmente nominati e dietro presentazione di regolare certificazione. Saranno altresì individuate, a livello di stabilimento, le modalità per un'equilibrata gestione dei permessi retribuiti di legge e/o contratto nell’arco della settimana lavorativa.
Cigs
Il radicale intervento di ristrutturazione dello stabilimento Giambattista Vico per predisporre gli impianti alla produzione della futura Panda presuppone il riconoscimento, per tutto il periodo del piano di ristrutturazione, della cassa integrazione guadagni straordinaria per ristrutturazione per due anni dall’avvio degli investimenti, previo esperimento delle procedure di legge. In considerazione degli articolati interventi impiantistici e formativi previsti nonché della necessità di mantenimento dei normali livelli di efficienza nelle attività previste, non potranno essere adottati meccanismi di rotazione tra i lavoratori, non sussistendone le condizioni.
Abolizione voci retributive
A partire dal 1 gennaio 2011 sono abolite le seguenti voci retributive, di cui all’accordo del 4 maggio 1987 Parte III (Armonizzazione normativa e retributiva): paghe di posto, indennità disagio linea, premio mansione e premi speciali. Le suddette voci, per i lavoratori per i quali siano considerate parte della retribuzione di riferimento nel mese di dicembre 2010, saranno accorpate nella voce "superminimo individuale non assorbibile" a far data dal 1 gennaio 2011 secondo importi forfettari.
Maggiorazioni lavoro straordinario, notturno e festivo
Sono confermate le attuali maggiorazioni comprensive dell’incidenza sugli istituti legali e contrattuali.
Polo logistico di Nola
È confermata la missione del polo logistico della sede di Nola. Eventuali future esigenze di organico potranno essere soddisfatte con il trasferimento di personale dalla sede di Pomigliano d’Arco.
Clausola di responsabilità
Tutti i punti di questo documento costituiscono un insieme integrato, sicché tutte le sue clausole sono correlate e inscindibili tra loro, con la conseguenza che il mancato rispetto degli impegni eventualmente assunti dalle organizzazioni sindacali e/o dalla RSU ovvero comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti all’azienda dal presente accordo, posti in essere dalle organizzazioni sindacali e/o dalla RSU, anche a livello di singoli componenti, libera l’azienda dagli obblighi derivanti dalla eventuale intesa nonché da quelli derivanti dal CCNL Metalmeccanici in materia di: contributi sindacali, permessi sindacali retribuiti di 24 ore al trimestre per i componenti degli organi direttivi nazionali e provinciali delle organizzazioni sindacali ed esonera l’azienda dal riconoscimento e conseguente applicazione delle condizioni di miglior favore rispetto al CCNL Metalmeccanici contenute negli accordi aziendali in materia di: permessi sindacali aggiuntivi oltre le ore previste dalla legge 300/70 per i componenti della RSU, riconoscimento della figura di esperto sindacale e relativi permessi sindacali. Inoltre comportamenti, individuali e/o collettivi, dei lavoratori idonei a violare, in tutto o in parte e in misura significativa, le presenti clausole ovvero a rendere inesigibili i diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti da esso all’Azienda, facendo venir meno l’interesse aziendale alla permanenza dello scambio contrattuale e inficiando lo spirito che lo anima, producono per l’azienda gli stessi effetti liberatori di quanto indicato alla precedente parte del presente punto.
Clausole integrative del contratto individuale di lavoro
Le clausole indicate integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate e inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell’efficacia nei suoi confronti delle altre clausole. (fonte Apcom)
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06/04/2010
Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidio
Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidioL'INCIDENTE NELL'IMPIANTO DI TORREVALDALIGA. La decisione nel giorno dello sciopero degli operai per ricordare Sergio Capitani, 34 anni, morto sabato
| La centrale Enel di Civitavecchia (Ansa) |
ROMA - Il sindaco Giovanni Moscherini ha deciso la chiusura della centrale di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia. Nel giorno dello sciopero dei lavoratori per commemorare Sergio Capitani, il collega 34enne morto nell'incidente avvenuto sabato scorso il primo cittadino ha preso un provvedimento che rende omaggio alle morti bianche. Gli operai riuniti nella sala consiliare hanno accolto con soddisfazione la decisione del sindaco facendo un lungo applauso anche come segno di solidarietà per il collega scomparso. L'Enel prende atto della decisione del primo cittadino e intanto la Procura di Civitavecchia indaga per omicidio colposo 10 dirigenti dell'azienda. La procedura è un atto dovuto in quanto la magistratura ora deve accertare se ci sono responsabilità penali e chi debba risponderne.
| Il sindaco Giovanni Moscherini (Ansa) |
CHIUSURA PER LE VERIFICHE - Il sindaco Moscherini ha spiegato che l’ordinanza di chiusura della centrale Enel di Torrevadaliga è condivisa dal sindaco di Tarquinia e dalla Provincia di Viterbo insieme con i rappresentanti della Provincia di Roma che hanno partecipato all’incontro di martedì pomeriggio. L’ordinanza dunque porterà ad un periodo di chiusura dell’impianto per il tempo necessario alle verifiche, che il sindaco ha definito «a freddo»: i controlli che saranno fatti mentre la centrale non è in funzione. Lo stabilimento sarà poi riaperto con decisione che spetterà anche all’Inail e all’Asl quando i tecnici istituzionali «avranno finito il loro lavoro e avranno tutto il tempo per farlo». Successivamente partirà una seconda fase «a caldo» con riattivazione della produzione. Moscherini ha poi spiegato che da mercoledì partiranno inoltre tutte le procedure necessarie per venire incontro ai lavoratori, tra cui anche la cassa integrazione, che saranno predisposte con accordo sindacale. «Qualora l’indagine dovesse accertare - ha aggiunto Moscherini - una responsabilità diretta di Enel il Comune, insieme al Comune di Tarquinia, ha deciso di costituirsi parte civile».
| Gli operai in sciopero (Ansa) |
LO SCIOPERO -Braccia incrociate, cartelli e striscioni di protesta. In silenzio. Lo sciopero di otto ore dei lavoratori è iniziato la mattina di martedì. Gli operai della centrale, tra il dolore e la rabbia, hanno protestato per le carenze della sicurezza con uno sciopero proclamato dalle segreterie territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. I sindacati si dicono «stanchi di denunciare le situazioni di pericolo. Queste tragedie devono essere evitate mediante una completa riorganizzazione del lavoro e delle relative procedure di sicurezza».
LA CHIUSURA E LA CASSA INTEGRAZIONE - Gli operai coinvolti dalla chiusura della centrale sono circa 1.500 di cui 1.100 lavorano per le ditte appaltatrici e circa 350 direttamente per Enel. Il sindaco ha spiegato che proprio sul versante ditte subappaltatrici sarà condotta una verifica parallela per accertare che non ci siano abusi e per verificare anche se il livello salariale sia adeguato. Nel periodo di chiusura della centrale «utilizzeremo gli ammortizzatori sociali, probabilmente la cassa integrazione, per garantire un reddito ai lavoratori» ha detto il sindaco.
GLI ALTRI OPERAI FERITI - Per giovedì invece è stata disposta l'autopsia sul corpo della vittima che dovrebbe aiutare a chiarire la dinamica dell'accaduto sulle cui cause è in corso l'indagine disposta dalla Procura di Civitavecchia e condotta dai carabinieri. Per quanto riguarda gli altri tre operai rimasti feriti, per fortuna in maniera non grave ma che comunque hanno riportato lievi ustioni, uno è stato dimesso dall'ospedale martedì, gli altri due torneranno a casa a breve. Nei giorni di ricovero i tre uomini sono stati costantemente assistiti dai familiari che, insieme ai medici, li hanno aiutati a superare le conseguenze psicologiche dell'incidente e della morte del loro giovane collega.
LA RICOSTRUZIONE DELL'INCIDENTE - Come sosteneva l'Enel - che ha avviato un'indagine interna - l'incidente «non è stato causato dallo scoppio di una tubazione» bensì «da una fuoriuscita di acqua e ammoniaca. Il flusso è uscito da un tubo aperto da entrambi i lati sul quale la squadra di tecnici stava intervenendo per rimuovere una ostruzione». Gli inquirenti, infatti, avrebbero escluso qualsiasi esplosione della condotta di portata dell'ammoniaca. La ricostruzione della dinamica dell'incidente costato la vita a Capitani, dipendente della ditta Guerrucci, ribadisce che si sarebbe verificata un'apertura improvvisa della tubazione che ha prodotto la fuoriuscita con violenta pressione l'ammoniaca mista ad acqua. Il getto ha colpito direttamente la vittima togliendogli, per la potenza, le protezioni da dosso (la maschera tipo maschera anti-gas) e scaraventandola addosso ad un palo sul quale ha battuto la testa. Scartata, dunque, l'ipotesi di uno scoppio: l'incidente sarebbe legato al cedimento di una giuntura della tubazione che sembra fosse parzialmente otturata.
Le indagini devono fare luce anche sul rispetto delle procedure e degli standard di sicurezza e su eventuali responsabilità di terzi. Alcuni indizi potrebbero venire dall’esame autoptico della vittima disposto dal magistrato, che si terrà giovedì 8 aprile a Roma. Intanto i carabinieri hanno fatto i primi rilievi, iniziato ad ascoltare i testimoni e a raccogliere elementi utili all’inchiesta. Questa è la terza morte bianca registrata nella centrale.
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03/04/2010
Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati
Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati
Per la rottura di una tubatura è fuoriuscita ammoniaca. Sergio Capitani, 34 anni, è deceduto. Gli altri feriti non sono in gravi condizioni
CIVITAVECCHIA - Incidente sul lavoro all'interno dell'impianto Enelgreenpower del Gruppo Enel a Torrevaldaliga Nord presso Civitavecchia, all'interno del polo industriale della città portuale sul litorale a nord di Roma. Sergio Capitani, 34 anni, è morto e tre altri operai sono rimasti intossicati a causa dell'ammoniaca che è fuoriuscita per la rottura di una tubatura. Sul posto sono intervenuti cinque squadre dei vigili del fuoco e l'impianto è stato messo in sicurezza. L'Enel riferisce che i feriti sono stati subito soccorsi dagli operatori del presidio medico presente nell'impianto e che l'operaio deceduto dopo il suo trasporto in ospedale era dipendente di una ditta esterna.
INCIDENTE - Gli operai rimasti intossicati sarebbero in condizioni stabili: ad alcuni è stato applicato un respiratore, altri avrebbero già ripreso le normali attività respiratorie. Uno, invece, colpito agli occhi dai vapori, sarà trasportato in ambulanza all'Oftalmico di Roma per consulenza. Secondo la prima ricostruzione dell'accaduto, gli operai stavano lavorando su un'impalcatura a 15 metri d'altezza a una condotta a pressione che trasporta acqua e ammoniaca per abbassare le emissioni del monossido di azoto che si sviluppano durante il processo produttivo. Gli operai avrebbero aperto una valvola della condotta e sarebbero stati investiti dal getto delle esalazioni. L'operaio deceduto, di Tarquinia, è stato investito al volto e sbalzato su un palo contro cui ha sbattuto violentemente la testa.
ENEL: «CAUSE DA ACCERTARE» - L'Enel ha avviato un'indagine interna. Secondo un comunicato dell'azienda l'incidente si è verificato «per ragioni ancora da accertare, in prossimità di alcune tubazioni contenenti ammoniaca, nell'area del quarto gruppo di generazione. Sono stati coinvolti quattro lavoratori, di cui un dipendente Enel e tre di una impresa esterna. Uno di questi è deceduto poco dopo l'incidente. I feriti sono stati immediatamente soccorsi dal presidio medico dell'impianto ed è stato anche richiesto l'intervento di un'eliambulanza». Enel «ha immediatamente costituito un comitato di crisi e ha attivato un'indagine interna per chiarire le dinamiche dell'accaduto. Sul posto si sono recati i responsabili della direzione produzione, generazione e safety di Enel».
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06/02/2010
Berlusconi: «Salveremo occupazione» Montezemolo: «Mai soldi dal governo»
Berlusconi: «Salveremo occupazione» Montezemolo: «Mai soldi dal governo»
Marcegaglia: no incentivi, ma politica industriale. Bersani: orizzonte di confusione. Il presidente Fiat: lo Stato non ha dato soldi. Scajola: «Ma è cresciuta grazie ai governi e agli italiani»
| Luca Cordero di Montezemolo (Ansa) |
ROMA - Il governo vuole salvaguardare i posti di lavoro alla Fiat. Silvio Berlusconi, al teatro Bagaglino di Roma per presenziare allo spettacolo Il Silvio sparito in cui lui è il protagonista - ma è rimasto solo pochi minuti - ha riposto ai giornalisti che gli chiedevano dei posti di lavoro della Fiat e se il governo farà di tutto per la loro salvaguardia: «Sì, è logico. Se ne sta occupando Scajola. Il governo fará di tutto per salvaguardare il posto di lavoro a tutti i dipendenti della Fiat».
MONTEZEMOLO - Tra Fiat e il governo «c'è un rapporto molto chiaro e molto positivo, di dialogo e di confronto, così come deve essere». Ne è convinto il presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. «Le scelte industriali che servono a mantenere competitive un'azienda - ha detto a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico alla Luiss - non potranno essere disgiunte dal problema di farsi carico delle famiglie e delle persone». Ma dietro a queste aperture, le frizioni non sembrano essere scomparse: Montezemolo ci tiene a ribadire che «non abbiamo ricevuto una lira dallo Stato» e il ministro Scajiola, in serata riconosce che «la Fiat ha saputo crescere in Italia e nel mondo con le sue capacità, ma anche con l'aiuto dei governi italiani e degli italiani».
L'AZIENDA RESTA ITALIANA - Il presidente ha poi garantito che Fiat «è e rimane italiana». «Non solo perché è l'unica azienda il cui nome è Fabbrica italiana auto Torino - ha aggiunto - ma anche perché da quando sono presidente e Marchionne è amministratore delegato, cioè dalla metà del 2004, abbiamo investito nel mondo 25 miliardi di euro e in Italia oltre 16. Oltre due terzi sono stati investiti in Italia e intendiamo andare avanti su questa strada». «Da quando ci siamo noi - ha aggiunto - la Fiat non ha ricevuto un euro dallo Stato. Ho visto delle cifre che dicono che gli incentivi, che sono dati non alle aziende ma ai consumatori, sono andati per il 70 per cento alle aziende straniere, solo il 30 per cento alla Fiat. Quindi credo che dobbiamo uscire da un approccio demagogico e guardare alla realtà così com'è».
CALDEROLI: «E' UNA BARZELLETTA» - Affermazioni, queste ultime, che provocano la reazione di Roberto Calderoli, esponente di primo piano della Lega (da sempre critica nei confronti del gruppo torinese) e ministro per la Semplificazione: «Se è una barzelletta la dichiarazione di Montezemolo per cui la Fiat, da quando c'è lui, non ha ricevuto un euro dallo Stato, allora la barzelletta non fa proprio ridere - afferma il ministro. - Se invece Montezemolo non scherza e parla sul serio, allora la faccenda assume contorni 'sanitari'...». Un commento, questo, a cui Montezemolo non ha però voluto replicare. «No comment» si è limitato a dire ai cronisti che lo sollecitavano, esortandoli però a fare differenza tra gli incentivi di cui beneficiano i cittadini (e solo indirettamente le case automobilistiche) e i contributi diretti.
CRITICA ANCHE LA CISL - Ma anche Raffaele Bonanni è intervenuto con toni critici sulle parole del presidente Fiat. «Non voglio entrare in polemica con Montezemolo - ha commentato il leader della Cisl - ma la Fiat ha sempre goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia. E tutti gli italiani questo lo sanno». Bonanni ha aggiunto che la Fiat deve trovare «un equilibrio tra sostegno sociale, attenzione all'occupazione e impresa», e sulla spinosa questione di Termini Imerese ha sottolineato che «va mantenuta l'attività, vanno mantenuti tutti posti di lavoro e vanno rispettate tutte le professionalità».
«ORIZZONTE DI CONFUSIONE» - Scettico nei confronti del governo è il leader del Pd, Pierluigi Bersani, secondo cui nella vicenda della Fiat «c' è un orizzonte di confusione». «C'è il problema della Fiat - ha sottolineato Bersan parlando a Trani - ma non solo quello. Ci hanno raccontato che il peggio è alle spalle e questo ci ha disarmato. Invece di soprassalto ci siamo resi conto che la crisi ci sta mordendo». In merito alla questione degli incentivi al mercato dell'auto, il segretario del Pd ha sostenuto che «sono stati dati a singhiozzo». «Non c' è stata - ha aggiunto Bersani - la linearità del governo della quale invece l'azienda ha bisogno».
«NO INCENTIVI, MA POLITICA» - Di incentivi al settore auto e del futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese ha parlato oggi anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dicendo di concordare con l'ad Sergio Marchionne, secondo il quale più che incentivi serve una politica industriale. «Se si fanno stabilimenti, anche fortemente sussidiati ma che non hanno una ragione economica non c'è incentivo che tenga», ha detto Marcegaglia, che oggi ha presentato il programma di celebrazione del centenario di Confindustria. «Termini Imerese è uno stabilimento che non da oggi ha problemi di minore produzione, logistici e di scarsa efficienza. Il tema vero non è quello di obbligare un imprenditore a mantenere uno stabilimento ma di reimpiegare le persone», ha detto ancora ricordando che in queste ore «si sta ragionando proprio su questo, e c'è anche la disponibilità della Fiat a contribuire. Questo è un atteggiamento giusto. Se a Termini non si produrranno auto - ha concluso - il nostro tema sarà quello del reimpiego».
IL FUTURO DI TERMINI IMERESE - Intanto, al tavolo tecnico in corso al ministero dello Sviluppo economico, sarebbe emerso che circa il 50% dei lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese avrebbero diritto alla mobilità con pensione. Rappresentanti del gruppo di Torino avrebbero detto che 806 operai dei 1.658 dipendenti Fiat della fabbrica siciliana potrebbero accedere alla mobilità con pensione. Nel corso del vertice - secondo quanto rendono noto alcuni rappresentanti sindacali che partecipano alla riunione - Fiat avrebbe inoltre confermato l'intenzione di dismettere lo stabilimento, ma non le tecnologie. Il tavolo è stato aggiornato al 5 marzo. Il ministero ha nominato Invitalia advisor per esaminare le proposte alternative per il polo industriale palermitano. Intanto, la giunta regionale della Sicilia approverà lunedì un provvedimento per formalizzare una proposta su Termini che sarà poi trasmessa al governo. Le parti ora continueranno la discussione affrontando il nodo dei 36 precari di Pomigliano d’Arco, il cui contratto scaduto il 31 dicembre non è stato rinnovato dalla Fia t.
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01/12/2009
Marchionne: dal 2011 non si faranno più auto in Sicilia
Marchionne: dal 2011 non si faranno più auto in Sicilia
L'amministratore delegato di Fiat, al termine dell'incontro con il ministro Scajola, ufficializza lo stop della produzione a Termini Imerese. "Si farà qualcos'altro che ancora non sappiamo". Allarme Istat: oltre 2 milioni di disoccupati
E' ufficiale. A partire dal 2011 in Sicilia la Fiat non produrrà più automobili. Lo ha confermato Sergio Marchionne alla fine dell'incontro con Claudio Scajola. A Termini Imerese "non si faranno piu' auto, ma qualcosa di diverso che ancora non si sa. Ora non voglio aggravare ancora la situazione - ha detto Marchionne -: siamo stati molto chiari il 16 giugno all'incontro con il governo e le parti sociali. Dal 2011 non si produrranno piu' auto in Sicilia. E' un discorso che ha una base razionale ed economica, ed oggi abbiamo condiviso questi dati con il ministro". Quella di una riconversione della produzione nello stabilimento di Termini Imerese per Marchionne è una scelta "che non puo' cambiare. Quello che invece può cambiare - aggiunge - è l'impegno per uno sviluppo diverso per quello stabilimento".
In ogni caso la produzione di auto in Italia potrebbe essere portata a 900mila vetture. "Non è un numero astronomico" ha detto l'amministratore delegato, indicando cosi' che si tratta di un obiettivo possibile. Il target di produzione, ha detto Marchionne, verrà indicato nella messa a punto del piano entro la scadenza fissata per la riunione a Palazzo Chigi con governo e parti sociali il prossimo 21 e 22 dicembre.
E oggi dall'Istat arriva il nuovo allarme sul lavoro. Sono oltre 2 milioni gli italiani che cercano un impiego. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto ad ottobre l'8% ai livelli massimi dal 2004.
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16/10/2009
Diamante, la centrale a impatto zero
Diamante, la centrale a impatto zero
Progettata con tecnologie solari e all'idrogeno da sabato illuminerà il parco naturale di Pratolino (Firenze). L'impianto-scultura creato da enel e università di pisa non emette emissioni inquinanti
| La centrale Diamante |
FIRENZE – Il fascino leonardesco dell’uomo vitruviano ti avvolge appena ti avvicini alla centrale. Tanto bella quanto atipica perché mix tra opera d’arte e sistema energetico, che da sabato “illuminerà” i viali del parco naturale di Pratolino, nel comune di Vaglia, non lontano da Firenze e la statua del Gigante dell’Appennino, capolavoro del Giambologna, che in questi luoghi troneggia.
A COSA SERVE - La centrale-scultura si chiama Diamante ed è un impianto, unico al mondo nel suo genere, progettato con tecnologie solari e a idrogeno all’avanguardia, per essere inserito all’interno di parchi naturali con impatto zero, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti, sia da un punto di vista estetico. Diamante è nato da un progetto congiunto tra Università di Pisa ed Enel pensato con l’obiettivo di fornire energia elettrica a centri di particolare valore ambientale o artistico. In un primo momento sarebbe dovuto sorgere all’interno del Parco naturale di Migliarino San Rossore tra Pisa e Viareggio, poi, grazie anche all’impegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi (allora presidente della provincia) è stato deciso di installarlo a Pratolino. «La centrale funziona anche in mancanza di sole – spiega Luigi Maffei, ordinario di Architettura tecnica della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa - grazie alla produzione e accumulo di idrogeno ed ha una struttura versatile sulla quale sarà possibile sperimentare nel tempo i più evoluti sistemi fotovoltaici. ll modello estetico segue invece antichi modelli, sintesi evolutiva del dodecaedro di Leonardo-Pacioli e delle cupole geodetiche dell’architetto Richard Fuller e rispetta le tre categorie vitruviane: utilitas, firmitas, venustas. La forma classica nasce da considerazioni matematiche e geometriche con il ricorso alle dimensioni auree per consentire di essere in armonia con la natura e con l’ambiente».
L'IMPIANTO - Visto da vicino Diamante è un impianto in vetro e acciaio alto 12 metri con un diametro di 8 formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud, e 42 facce in vetro temprato. Ma il segreto più affascinante si nasconde all’interno del dodecaedro hi-tech dove si trovano tre sfere di vetroresina. «Queste sfere – continua Maffei - contengono innovativi serbatoi a idruri metallici e a bassa pressione per l’accumulo energetico di idrogeno. Si tratta di un sistema integrato di produzione e stoccaggio di energia da fonte solare che assicura l’autosufficienza energetica di un piccolo condominio». Nella parte inferiore della struttura si trova la sala apparati con le macchine necessarie al processo energetico e spazi per apprendere il funzionamento (education) da parte di scolaresche e da tutti quelli che vorranno avvicinarsi a capire il funzionamento. E anche desiderosi di non perdere l’emozione di qualcosa di unico, un po’ tecnologia e un po’ arte, nella terre del grande Leonardo.
Marco Gasperetti
Corriere.it
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26/05/2009
Tragedia alla Saras, morti tre operai
Tragedia alla Saras, morti tre operai
L'IMPIANTO DI PROPRIETA' DELLA FAMIGLIA MORATTI. Si trovavano in un impianto di desolforazione. Napolitano: «Cordoglio per le vittime»
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| L'impianto di raffineria Saras (dal web) |
CAGLIARI - Tre operai sono morti e altri due sono rimasti feriti martedì pomeriggio intorno alle 14 all'interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari). Le tre vittime, secondo le prime informazioni, stavano pulendo una cisterna in un impianto di desolforazione. Sono deceduti, l'uno per salvare l'altro, per asfissia, anche se non si esclude l'intossicazione da anidride solforosa. Daniele Melis, di 29 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 56, erano tutti di Villa San Pietro, piccolo paese confinante con Sarroch. Muntoni era sposato e padre di tre figli. Il presidente e l'ad della Saras, Gianmarco e Massimo Moratti, hanno subito raggiunto Sardegna appresa la notizia. I Moratti hanno comunicato con una nota il «tragico evento» verificatosi presso la raffineria di Sarroch, esprimendo «profondo dolore».
I SOCCORSI - Sul luogo dell'incidente sono intervenuti medici del 118, ma per i tre operai era già tardi. Sulle cause della morte restano molti dubbi, che verranno chiariti dall'inchiesta della magistratura. Secondo il medico della Saras sarebbero morti per asfissia, cioè per mancanza di ossigeno. L'azienda assicura che la cisterna era stata bonificata con azoto lunedì sera, ma non è escluso che i tre abbiano respirato anidride solforosa. Da quanto si è appreso, i tre operai morti erano dipendenti della Comesa, una ditta esterna che lavora per la Saras e che ha in appalto alcuni lavori all'interno della raffineria. In queste settimane gli impianti sono interessati da una serie di interventi di manutenzione programmata.
LA RABBIA DEI COLLEGHI - Subito dopo l'incidente, i dipendenti sono stati invitati a mettere in sicurezza gli impianti e ad abbandonare lo stabilimento, e la Saras, esprimendo cordoglio ai familiari, ha sottolineato di attendere la ricostruzione dei fatti da parte delle autorità. Nel frattempo all'esterno cresceva la rabbia degli operai, passati dallo sgomento alla disperazione. Tante le accuse lanciate all'azienda sulla sicurezza, soprattutto quella di far svolgere le mansioni più pericolose alle ditte esterne e non ai dipendenti. «Rischiamo la vita tutti i giorni per 900 euro al mese - ha detto un operaio di
SCIOPERO - I sindacati parlano di morti annunciate e chiedono di accelerare l'entrata in vigore del testo unico sulla sicurezza. Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per mercoledì uno sciopero di otto ore, l'intera giornata lavorativa, nello stabilimento Saras. Dalle 6 i lavoratori dell'area industriale, circa 3.000 persone, aderenti alle tre sigle sindacali si asterranno dalle attività. Come preannunciato da Nicola Marongiu, segretario della Camera del lavoro di Cagliari, lo sciopero riguarderà tutte le categorie operanti nella zona: chimici, metalmeccanici ed edili. «Non sappiamo se l'accumulatore dove i tre operai sono morti fosse stato bonificato», spiega Marongiu. «Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio». «La raffineria è un luogo ad alto rischio, non è prima volta che succedono incidenti mortali, ma mai erano stati di questa gravità. È un incidente gravissimo - ha detto il segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa - ma nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota».
LA STORIA - La Saras è stata fondata Angelo Moratti nel lontano 1962. Adesso è guidata dai suoi eredi. La società si occupa di raffinazione petrolifera e l'impianto di Sarroch, uno dei sei supersite d'Europa, lavora circa 300.000 barili al giorno, cioè il 15% dell'intera raffinazione in Italia.
IL CORDOGLIO - Unanime il cordoglio del mondo istituzionale e politico. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dalla prefettura di Firenze, dove ha partecipato a un convegno su Galileo Galilei, si è messo in contatto con il prefetto di Cagliari per avere ragguagli sulla dinamica del grave infortunio. Il capo dello Stato ha pregato il prefetto di sprimere ai familiari delle vittime la sua vicinanza e il suo cordoglio a nome di tutto il Paese. L’incidente è «una ennesima tragica notizia» ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che in occasione del convegno «Il lavoro che cambia» ha invitato i presenti in sala a tributare un minuto di silenzio. Anche l'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio per i tre operai morti a Saras. Tutti i gruppi sono intervenuti esprimendo cordoglio per la morte dei tre operai. «Il profondo cordoglio proprio personale e quello dell'intera Assemblea di Palazzo Madama» è stato espresso da Renato Schifani. Cordoglio anche dal segretario del Pd, Dario Franceschini, mentre il Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci ha parlato di «tragedia immane». Concetti ribaditi anche dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi («ora sono doverosi i più attenti e scrupolosi accertamenti sulle responsabilita») e dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
23:28 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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Rifiuti, blitz della guardia di Finanza nel termovalorizzatore di Acerra
Rifiuti, blitz della guardia di Finanza nel termovalorizzatore di Acerra
Procura di nuovo in azione sul ciclo dello smaltimento. Interrogato il capo del termovalorizzatore
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| Un momento dell'inaugurazione dell'inceneritore (Photomasi) |
NAPOLI - Il fascicolo è quello aperto sei anni fa, ma sullo smaltimento dei rifiuti in Campania partono nuovi accertamenti. Acquisizione di documenti e interrogatori che la Procura di Napoli affida alla Guardia di finanza per verificare il rispetto delle normative. E per cercare di recuperare almeno 300 milioni di euro dalla società Impregilo, capofila del consorzio impegnato nello smaltimento dei rifiuti, dopo la decisione della Corte di cassazione di ordinare un nuovo giudizio sul sequestro dei beni. Si parte dal termovalorizzatore di Acerra, l’obiettivo potrebbe essere però in altri siti dove la spazzatura viene accumulata e preparata per lo stoccaggio.
Gli accertamenti sono iniziati la scorsa settimana. Mercoledì alcuni ufficiali delle fiamme gialle si sono presentati a Palazzo Salerno, sede del Commissariato straordinario per lo smaltimento dei rifiuti che si trova in piazza Plebiscito, e hanno chiesto atti relativi alla gestione delle discariche e dell’inceneritore. Ma si sono dovuti fermare quando uno dei funzionari ha chiesto gli venisse mostrato il provvedimento del pubblico ministero che disponeva il sequestro, hanno spiegato i finanzieri prima di andare via. Il giorno dopo, nuova visita. Questa volta gli investigatori entrano negli uffici della Fibe, una delle società controllate da Impregilo, che si trovano proprio presso la struttura di Acerra e portano via numerosi atti.
Venerdì cominciano gli interrogatori. In procura viene convocato Michele Mirelli, responsabile unico del procedimento (Rup) di Acerra come «persona informata sui fatti». Un testimone, dunque. Per oltre due ore gli viene chiesto di spiegare il funzionamento del termovalorizzatore, di fornire chiarimenti riguardo alle procedure seguite. Sull’invito a comparire c’è il numero del procedimento: 15940/03. È il fascicolo aperto sei anni fa dopo la presentazione di un esposto di Tommaso Sodano, l’esponente di Rifondazione Comunista che chiese alla magistratura di verificare il rispetto delle leggi sullo smaltimento dei rifiuti. Quella denuncia portò al processo che si sta celebrando qui a Napoli contro l’attuale governatore Antonio Bassolino e contro la stessa Impregilo, ma è diventato il contenitore di altre indagini relative alla gestione dell’emergenza spazzatura.
In base al decreto sui rifiuti approvato lo scorso anno dal governo Berlusconi, tutte le inchieste su questa materia avviate dopo la conversione in legge del provvedimento, devono essere gestite dal procuratore della Repubblica. Gli ultimi accertamenti sono invece stati disposti dai sostituti Giuseppe Novello e Paolo Sirleo, gli stessi che si sono occupati degli altri filoni già arrivati al dibattimento, in particolare quello che lo scorso anno provocò gli arresti dei funzionari del Commissariato e delle società concessionarie, accusati di non aver smaltito le ecoballe negli impianti termici idonei. Proprio la gestione di questo fascicolo ha provocato uno scontro durissimo, finito poi all’esame del Consiglio superiore della magistratura, all’interno degli uffici giudiziari partenopei. I due sostituti, appoggiati dal coordinatore e procuratore aggiunto Aldo De Chiara, hanno infatti contestato duramente la scelta del capo Giandomenico Lepore di stralciare la posizione del sottosegretario Guido Bertolaso, del prefetto Alessandro Pansa e di altri cinque indagati.
Ufficialmente le acquisizioni di documenti e gli interrogatori della scorsa settimana rientrano nelle verifiche disposte dai pubblici ministeri in vista dell’udienza al tribunale del Riesame sul sequestro del denaro di Impregilo. In procura viene negato che le indagini riguardino il termovalorizzatore. In realtà gli accertamenti mirano a riscontrare altri elementi emersi nel corso delle vecchie indagini e potrebbero portare a inaspettati sviluppi sulla gestione dei siti dove viene accatastata la spazzatura e in quelli dove viene incenerita.
Fiorenza Sarzanini
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26/03/2009
Acerra, in funzione il termovalorizzatore
Acerra, in funzione il termovalorizzatore
Bertolaso: Sui rifiuti la Campania era la Cenerentola, oggi è la terza regione italiana. Il premier Berlusconi taglia il nastro del nuovo impianto: «E' la dimostrazione che lo Stato c'è e ci sarà sempre»
| Silvio Berlusconi preme simbolicamente il pulsante che alza il sipario sul nuovo termovalorizzatore di Acerra (Emmevi) |
MILANO - Il termovalorizzatore di Acerra è entrato in funzione. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inaugurato ufficialmente l'impianto - che dovrebbe essere seguito da altre strutture analoghe in altre aree della Campania - che smaltirà circa 600 mila tonnellate all'anno di rifiuti urbani (due tonnellate al giorno, un terzo di quelli prodotti in tutta la regione) e che, grazie alle tecnologie di recupero del calore, potrà fornire energia a circa 200 mila abitanti grazie ad una convenzione con la Gse (Gestore servizi elettrici).
LA GESTIONE - Ad accogliere il premier i militari che hanno contribuito ad affrontare l'emergenza nella fase di raccolta dei rifiuti dalle strade. Il pattume era stato stoccato temporaneamente in alcune discariche disseminate sul territorio e dovrebbe ora essere gradualmente trasferito al nuovo impianto per l'incenerimento. L'impianto, realizzato dall'Impregilo (i cui vertici sono stati definiti dal premier «veri eroi che qualcuno ha cercato di ostacolare»), sarà gestito per due anni dalla A2A, la società che già gestisce i termovalorizzatori di Milano e Brescia.
«LO STATO C'E'» - «Lo Stato c'è - ha commentato soddisfatto Berlusconi -. Oggi possiamo inaugurare il termovalorizzatore di Acerra perchè lo Stato è ritornato a fare lo Stato. Con i precedenti governi della sinistra - ha sottolineato il premier - si intendevano come dimostrazioni di democrazia le azioni che minoranze organizzate facevano interrompendo un'autostrada, bloccando un aeroporto, occupando un'area per impedire la realizzazione di un impianto, cioè andando contro le decisioni assunte democraticamente da istituzioni democratiche dello Stato. La sinistra valutava queste azioni come espressioni di democrazia diretta. Noi la pensiamo esattamente al contrario, queste erano e sono azioni contro gli altri cittadini, contro le istituzioni e contro lo Stato, contro la vera democrazia». «Certo - ha aggiunto - c'è ancora molta strada da fare. Se ci fosse uno striscione ideale ci sarebbe scritto: "Questa è una partenza". Da qui si parte per risolvere il problema dei rifiuti in tutta Italia».
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA - Ma non c'è solo il termovalizzatore alla base della nuova strategia anti-rifiuti. In Campania è stata incrementata la raccolta differenziata e oggi la regione, per dirla con le parole del sottosegretario Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, «è passata dall'essere la Cenerentola che era al terzo posto in Italia, dietro a Lombardia ed Emilia Romagna». Bertolaso ha anche diffuso alcune cifre, spiegando come la percentuale di rifiuti che oggi viene smaltita attraverso il riciclaggio è cresciuta nell'area campana del 20% in un anno: «Grazie alla raccolta differenziata la produzione di rifiuti quotidiana è calata da 7.034 a 5.688 tonnellate».
I COMPLIMENTI DI NAPOLITANO - Anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è voluto congratularsi con il premier per l'inaugurazione dell'impianto: «Desidero complimentarmi con Lei - ha detto il Presidente in un telegramma letto durante la cerimonia inaugurale dal prefetto di Napoli, Alessandro Pansa - per il successo ed il forte impegno che ha reso possibile l'avvio dell'attività del termovalorizzatore di Acerra a conclusione di un lungo e contrastato iter».
15:44 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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