18/03/2010
Più disoccupati tra i laureati E gli stipendi sono «leggeri»
Più disoccupati tra i laureati E gli stipendi sono «leggeri»
Rapporto - I dati di AlmaLaurea. «Colpa anche dei pochi fondi per la ricerca». Senza lavoro per anni. Colpiti anche i neo ingegneri
ROMA—Sempre più difficile trovare lavoro per i laureati, indipendentemente dalle sedi e dalla tipologia del diploma. Non fanno eccezione neppure i titoli tradizionalmente «forti», per esempio ingegneria, conquistati dopo 5 o più anni di studi universitari. Il dodicesimo rapporto sulla condizione occupazionale di AlmaLaurea, la banca dati alla quale aderiscono 60 atenei, ha appena tirato le somme sul destino di 210 mila ragazzi che hanno tagliato il traguardo nel 2008. Il risultato è un sensibile aumento del tasso di disoccupazione rispetto al 2007. Per le lauree di primo livello, è passato dal 16,5 al 21,9 per cento. Per le specialistiche (tre anni più due) sale dal 13,9 al 20,8. Per le specialistiche a ciclo unico, (medici, architetti, veterinari) dall’8,9 al 15%. A un anno dal conseguimento della laurea, il tasso di occupazione tra i laureati di primo livello è pari al 62%, per quelli di secondo livello, al 45,5%.
Il mercato del lavoro stenta ad assorbire anche a tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo. «Purtroppo anche all’Università —dice il presidente della Conferenza dei rettori (Crui), Enrico Decleva — si riflette la crisi più generale che il Paese sta attraversando. Una crisi che ha raggiunto il capitale umano meglio formato in misura preoccupante». Per Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, se le imprese assorbono meno laureati ciò dipende anche dalla scarsità dei finanziamenti, pubblici e privati, destinati alla ricerca, il principale motore dello sviluppo economico di un Paese. In Europa l’Italia risulta agli ultimi posti per quanto riguarda la spesa per ricerca e sviluppo in rapporto al Pil: 1,2 per cento, contro l’ 1,3 della Spagna e dell’Irlanda, il 2,5 della Germania e 3,6 della Svezia. La situazione non cambia se si prende in esame la spesa per l’istruzione universitaria: investiamo lo 0,80 del Pil contro lo 0,95 della Spagna, l’1,11 della Germania, l’1,84 della Svezia e il 2,27 della Danimarca.
Lo stato di sofferenza del Paese è confermato dal calo delle richieste di profili di laureati che il mondo produttivo rivolge alla banca dati. Nei primi due mesi del 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009, la diminuzione delle domande è stata del 31 per cento e ha riguardato tutti i percorsi: meno 37 per cento nel gruppo Economico-statistico, meno 9 per cento in Ingegneria. Diminuiscono le opportunità di lavoro e le buste paga diventano più leggere. Il guadagno mensile netto ad un anno dal «pezzo di carta» è di 1.109 euro per le lauree di primo livello, di 1.057 per le specialistiche e di 1.110 per le specialistiche a ciclo unico. Ma rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni nominali risultano in calo rispettivamente del 2, del 5 e del 3 per cento. Dopo 5 anni dalla laurea lo stipendio medio è di circa 1.328 euro, con differenze sostanziali secondo le professioni. Un medico porta a casa oltre duemila euro, un ingegnere si attesta a 1.620, in fondo all’elenco insegnanti (1.099) e psicologi (1.038).
Giulio Benedetti
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08/03/2010
Donne e lavoro, l’Italia è sempre il fanalino di coda in Europa
Donne e lavoro, l’Italia è sempre il fanalino di coda in Europa
Il 15% non rientra dopo il secondo figlio. Solo il 46% ha un impiego, il 27% abbandona dopo il primo figlio
Fanno fatica a trovarlo e spesso lo pèrdono dopo il primo figlio: è un rapporto complicato quello delle donne con il lavoro, ancor più complicato quello con il non-lavoro. La ricerca di Manageritalia su dati Istat e Isfol parla chiaro: nel nostro Paese solo il 46% delle donne ha un impiego. Di queste, il 27% lascia il posto dopo la prima gravidanza. Un altro 15% non rientra dopo il secondo figlio. Una situazione che non trova eguali in Europa.
DIFFICOLTÀ - I motivi sono sempre gli stessi: le difficoltà a conciliare la nuova organizzazione famigliare con il lavoro, in una situazione in cui la gravidanza ha ripercussioni negative sulla carriera che, dopo la nascita di un bambino, o si ferma o addirittura regredisce. Eppure quella italiana è una delle legislazioni più all’avanguardia rispetto alla tutela della maternità: le norme ci sono, evidenziano gli addetti ai lavori, la difficoltà è tutta nell’applicarle soprattutto in quella zona grigia che non è una violazione palese delle norme sulla discriminazione: donne e mamme costrette a uno slalom impossibile tra norme, diritti e vessazioni e soprusi più o meno velati da parte dei datori di lavoro. Le donne che subiscono discriminazioni a causa della maternità non ne parlano volentieri e non sempre denunciano. La penalizzazione sarebbe talmente ricorrente da essere ritenuta la normalità dalla maggioranza delle donne che lavorano.
UN PROGETTO CONCRETO - A non rassegnarsi sono le donne di Manageritalia né quelle de La Casa Rosa. Insieme stanno lavorando all’iniziativa «Un fiocco in azienda»: un progetto che coinvolge lavoratrici e aziende sia sul piano della salute che sul piano del rientro al lavoro per le neo-mamme. In quelle aziende che aderiranno, le lavoratrici verranno «accompagnate», se lo vorranno, nell’esperienza della maternità e potranno avere consulenze gratuite presso La Casa Rosa, tra l’altro per prevenire la depressione post-partum. Si chiede, invece, alle aziende di mettere in atto alcuni semplici comportamenti: mantenere un contatto costante anche con le dipendenti in maternità per non farle sentire «fuori», corsi di formazione anche durante il congedo fino all’integrazione dello stipendio durante i mesi di astensione facoltativa.
Laura De Feudis
Fonte: Corriere.it
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| Tag: cronaca, donne, parità, sesso, lavoro, italia, ultima, fanalino di coda, europa, rapporto, dati, istat, impiego | OKNOtizie |
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29/03/2009
Crisi: perde il lavoro e si impicca
Crisi: perde il lavoro e si impicca
A BAVARI, NELL'ENTROTERRA GENOVESE. Tragica fine di un geometra di 55 anni. In due biglietti racconta l'inutile ricerca di un nuovo impiego
MILANO - La perdita del posto di lavoro, una serie di colloqui andati a vuoto, la disperazione di una vita precaria. Così un geometra genovese di 55 anni ha spiegato, in una lettera, i motivi che lo hanno indotto a togliersi la vita, ieri pomeriggio. L'uomo si è impiccato ad un albero vicino al cimitero, in una zona boschiva di Bavari, nell'immediato entroterra genovese. La notizia è stata diffusa dal Corriere Mercantile.
I BIGLIETTI - A trovare il corpo è stato il custode del vicino cimitero, che ha immediatamente avvisato i carabinieri. I militari hanno poi scoperto due biglietti, lasciati dall'uomo per motivare il suo gesto e per segnalare il numero del cellulare dell'unico figlio, nato da un matrimonio finito male alcune anni fa e che vive fuori Genova. Nello scritto il geometra ha fatto riferimento alla perdita del posto di lavoro e alla continua ed inutile ricerca di un nuovo impiego.
16:55 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: crisi, lavoro, tragedia, geometra, impiccato, divorziato, genova, ricerca, impiego, inutile | OKNOtizie |
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