14/05/2010
Inchiesta grandi eventi, Anemone parla con i pm
Inchiesta grandi eventi, Anemone parla con i pmCi sarebbero state delle prime ammissioni da parte dell'imprenditore che avrebbe smentito le dichiarazioni del generale della Gdf Francesco Pittorru. Pioggia di smentite da parte delle persone finite nella lista del costruttore
Diego Anemone, il costruttore protagonista dell'inchiesta di Perugia sugli appalti per i Grandi eventi avrebbe fatto le prime ammissioni. Secondo indiscrezioni, infatti prima di uscire dal carcere di Rieti per la scadenza dei termini di custodia cautelare, avrebbe smentito le parole del generale Pittorru che aveva dichiarato di aver ricevuto da Anemone un prestito e di aver poi provveduto al saldo.
A quanto si apprende, l'uomo considerato a capo della cricca sostiene di non aver mai avuto i soldi indietro.
Intanto, arriva una pioggia di smentite da parte delle persone presenti nella lista Anemone, l'elenco di 350 persone alle quali il costruttore romano avrebbe fatto lavori, trovato su un computer dell'imprenditore. Primo fra tutti Nicola Mancino che dice di non aver avuto regali.
E la politica non sta guardare. Se da una parte Silvio Berlusconi dichiara chi sbaglia paga, dall'altra Pierluigi Bersani chiede di fare chiarezza. E Cicchitto afferma il suo "no alle liste di proscrizione.
Giovedì, sono scesi in piazza alcuni giovani che hanno messo in atto un sit-in sotto la casa di Scajola, con cartelli "Fai la valigia".
10:30 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, inchiesta, grandi eventi, appalti pubblici, procura, perugia, operazioni sospette, indagini, compravendita, abitazioni, documentazioni, implicazioni, politici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/05/2010
Gli appalti della «cricca»: ecco le consulenze d’oro
Gli appalti della «cricca»: ecco le consulenze d’oroGli affari sulla costruzione della scuola dei marescialli a firenze. Incarichi a un giro di parenti: 3,5 milioni per un cantiere bloccato
ROMA— Consulenti pagati a peso d’oro anche se l’appalto era stato bloccato. Continua a riservare sorprese l’indagine sui lavori pubblici commissionati nell’ambito dei Grandi Eventi. Perché nelle carte processuali dei magistrati di Firenze che hanno indagato sulla costruzione della Scuola dei Marescialli a Firenze, c’è un intero capitolo dedicato agli incarichi affidati a professionisti esterni per un totale di oltre tre milioni e mezzo di euro. Basti pensare solo uno è stato ricompensato con oltre un milione di euro. Un elenco di personaggi, talvolta imparentati tra loro, che però non comparivano nelle liste ufficiali del Provveditorato. Non solo. Gli accertamenti affidati ai carabinieri del Ros hanno consentito di scoprire che era stata addirittura ingaggiata una società per svolgere le mansioni affidate a uno dei funzionari. Lui stesso è stato costretto ad ammetterlo quando gli sono stati mostrati i documenti acquisiti, relativi ai due lotti del cantiere. Ha sostenuto che era tutto concordato con il Provveditore della Toscana Fabio De Santis, tuttora in carcere con l’accusa di aver fatto parte dell’associazione composta anche da Angelo Balducci, Guido Anemone e Mauro Della Giovampaola. Del resto le liste relative al 2009 mostrano come siano stati elargiti compensi per circa un milione di euro anche per altri lavori gestiti dalla stessa struttura.
Nomi e compensi
Il 19 febbraio scorso viene convocato Sergio Fittipaldi, 61 anni, «dirigente a contratto con il ministero delle Infrastrutture». Il 5 maggio 2009 è stato nominato "Responsabile Unico del procedimento" del cantiere. Pochi giorni dopo ha disposto la sospensione dei lavori. Secondo l’accusa, il blocco è stato determinato per favorire il costruttore Riccardo Fusi e la sua Btp che era stato estromesso in favore della società Astaldi. È il filone d’inchiesta dove è indagato anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini proprio perché avrebbe tentato di agevolare l’amico imprenditore. Fittipaldi viene dunque ritenuto testimone chiave. E, incalzato dai pubblici ministeri, riconosce a verbale di aver effettuato nomine esterne nonostante lo stop che aveva imposto. «Per la vicenda della scuola dei marescialli, durante l’incarico del mio Rup, furono disposte alcune consulenze che hanno coinvolto un gruppo di professionisti tutti coordinati dal professor Silvio Albanesi... Sono stati tutti nominati con lettere di affidamento subito operative a firma del provveditore De Santis che rimandavano ai particolari economici e quant’altro ad atti successivi, cioè a schemi di disciplinare che dovevano regolare il contratto. Ricordo di aver fatto il calcolo del compenso comunicandolo al ministero che ha le relative carte. Il professor Albanesi ha pattuito un compenso di 950.000 euro circa per il lotto A e il lotto B. L’architetto Carpenzano aveva un compenso di circa 200.000 euro per la parte architettonica, per l’impiantistica meccanica l’ingegner Eugenio Cimino aveva un compenso di circa 350.000 euro del tutto simile a quello della parte elettrica dell’ingegner Dario Zaninelli. Per la parte strutturale il compenso era stato congruito e accettato con la società Italingegneria di Roma, con direttore tecnico il figlio del professor Albanesi, ingegner Tommaso Albanesi ed era di circa 1 milione e 100.000 euro. Vi era poi l’incarico all’ingegner Fabio Frasca che aveva la consulenza degli impianti a rete esterna dell’area. Per costui il compenso accettato era di circa 90.000 euro. De Santis nel conferire gli incarichi pensava di attingere dal quadro economico generale gestito dal ministero con fondi del ministero dell’Interno eMinistero delle Infrastrutture con la particolarità che quelli dell’Interno sono definiti finanziamenti annuali e quindi in prima battuta erano erogazioni pubbliche, salvo poi addebitare all’impresa inadempiente l’esubero delle spese e quindi anche i costi di consulenza». Una tesi che i legali di De Santis, Remo Pannain ed Enzo Gaito, hanno già respinto. Fittipaldi riconosce poi che «Albanesi lo conosco da tempo, mentre il figlio l’ho conosciuto in questa occasione».
La società Schema
Fittipaldi nomina i consulenti, ma questo evidentemente non basta. E così decide di firmare un altro contratto con la società Schema, che di fatto svolge le mansioni a lui affidate. Quando i magistrati gliene chiedono conto, dichiara: «La ragione è che la struttura ministeriale stava a Roma e io a Firenze. La mia struttura mi doveva consentire di controllare il gruppo di consulenti nominati. Il precedente Rup non aveva l’esigenza di una verifica tecnica del gruppo di lavoro, che non c’era neanche. La società Schema mi mette a disposizione una persona all’occorrenza, che rimane presso la sede, a cui io mi rivolgo in relazione ai compiti e alle esigenze che man mano si manifestano. Ad esempio: la Schema fornisce supporto al Rup nei contati con i consulenti che devono redigere documenti progettuali aggiornati, quindi è una struttura tecnica che verifica la bontà delle soluzioni in variante che man mano si sviluppano. A tal fine mi sono avvalso dell’ingegner Bosi. Un altro esempio è questo: in cantiere vi sono due lotti, con due direttori dei lavori. Uno è nella struttura del provveditorato, uno nella struttura del ministero, quasi che fossero due appalti distinti. Il riordino delle riserve dell’impresa, lo screening sulle riserve, è stato fatto da Schema. Inoltre mi appoggio a Schema per i pareri legali. L’importo a favore della società Schema era una tantum e stabilito in 600.000 euro complessivi fino alla fine del procedimento. Il disciplinare non è mai stato formalizzato. Gli incaricati di tale società hanno fino ad ora lavorato in forza di una lettera di incarico dell’ingegner De Santis che daterei circa a giugno 2009». A Fittipaldi viene poi chiesto di elencare le ragioni che giustificarono il blocco del cantiere visto che secondo il suo predecessore era necessario un provvedimento motivato del ministero e anche in questo caso lui non può che «confermare la circostanza». Poi aggiunge: «È stata proprio questa la ragione del contrasto che ha poi portato alla sostituzione di Mercuri».
Fiorenza Sarzanini
13:03 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, inchiesta, grandi eventi, appalti pubblici, procura, perugia, operazioni sospette, indagini, compravendita, abitazioni, documentazioni, implicazioni, politici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
08/05/2010
Bertolaso si difende, ma spunta un assegno di Anemone
Bertolaso si difende, ma spunta un assegno di AnemoneInchiesta G8, il capo della protezione civile si difende mentre a Perugia procedono le indagini. Sulle prime pagine dei giornali anche il piano per salvare l’euro e la situazione politica della Gran Bretagna dopo il voto.
Sulle prime pagine dei quotidiani il piano di salvataggio dell’euro e le manovre per la formazione del governo dopo le elezioni in Gran Bretagna. In promo piano anche la vicenda Guido Bertolaso. Su Repubblica le indiscrezioni sulla procura di Perugia che starebbe analizzando i conti del capo della Protezione civile. Ci sarebbe un assegno di 25 mila euro alla moglie di Bertolaso. Sul Giornale la difesa di Bertolaso.
Questa volta l’Europa non perde tempo e manda un messaggio forte a mercati e speculatori. Il vertice dell'Eurogruppo vara un piano per salvare l'euro e si appresta a mettere in campo un meccanismo per aiutare i Paesi in difficoltà. Sarà un Consiglio dei ministri delle Finanze dell'Ue a definire, domenica prossima, le modalità tecniche del sistema di “pronto-intervento” per difendere la stabilità della zona euro e mettere l'unione monetaria al riparo dagli effetti della crisi greca e dalle turbolenze dei mercati finanziari. Nelle cronache di Corriere della Sera e il Sole 24 ore la Ue ha capito che doveva mandare un segnale forte e chiaro: salveremmo gli stati in difficoltà e difenderemo la moneta unica. Ritardi e tentennamenti, come accaduto per il piano a sostegno della Grecia, sarebbero stati fatali. e il
11:17 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, inchiesta, grandi eventi, appalti pubblici, procura, perugia, operazioni sospette, indagini, compravendita, abitazioni, documentazioni, implicazioni, politici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
07/05/2010
Il superteste racconta: portavo il costruttore dal cerimoniere del Papa
Il superteste racconta: portavo il costruttore dal cerimoniere del PapaL’inchiesta - Alcune compravendite di case passavano da «Propaganda fide». Gli incontri di Anemone con monsignor Camaldo. E Don Evaldo rivela: altri sacerdoti sapevano dei soldi
| Ratzinger con mons. Camaldo |
Appartamenti trasformati in dimore di lusso grazie alle ristrutturazioni compiute dalle imprese di Diego Anemone. A beneficiarne erano «politici e prelati», così come ha raccontato Laid Ben Hidri Fathi, l'autista di Angelo Balducci, che del costruttore era diventato collaboratore. Di fronte ai magistrati di Perugia l’uomo ha cominciato a fornire dettagli e identità.
E ha svelato: «Ero io ad accompagnare Diego agli incontri con queste persone. Ricordo in particolare che era in rapporti con monsignor Francesco Camaldo». Si tratta del cerimoniere del Papa, per quindici anni segretario particolare del vicario di Roma cardinal Ugo Poletti. I legami con il Vaticano sono uno dei filoni principali dell'indagine sugli appalti dei Grandi eventi, soprattutto dopo la scoperta che una delle «casseforti» dell'imprenditore era gestita da don Evaldo Biasini, 83 anni. Ma anche perché alcune compravendite di case passavano proprio da enti religiosi come «Propaganda Fide», di cui Balducci era consigliere. Dimore che sarebbero state acquistate seguendo la procedura già scoperta nel caso del ministro Claudio Scajola. L'attenzione della Guardia di finanza si concentra su 15 operazioni sospette: trasferimenti di denaro dai conti di Anemone a quelli dei suoi prestanome— in particolare il geometra Zampolini e la segretaria Alida Lucci—e poi trasformati in assegni circolari da versare al momento del rogito.
Gli incontri
Il testimone—che aveva ricevuto il compito di gestire una serie di conti correnti di Anemone e per questo aveva ottenuto anche la delega ai prelevamenti per contanti—non fornisce dettagli sui contenuti dei colloqui. Ma è preciso nel riferire in quali occasioni portò Anemone da monsignor Camaldo. Sinora l’inchiesta aveva fatto emergere una buona conoscenza tra il prelato e Balducci. Tanto che quando il provveditore è stato arrestato, monsignor Camaldo ha commentato: «Sono molto addolorato, è una persona di assoluta limpidezza morale, conosciuta e stimata in Vaticano da tanti anni, sono certo che dimostrerà la sua completa estraneità alle accuse». Adesso si intravede una rete più ampia. Anche perché nel 2008 lo stesso prelato finì nell'inchiesta avviata dal pm Henry John Woodcock su Vittorio Emanuele di Savoia, sospettato di complicità con alcuni faccendieri inseriti nella massoneria. Per quale motivo incontrava Anemone? Tra gli interessi comuni c'erano soltanto acquisiti e ristrutturazioni di appartamenti, come racconta Hidri Fathi? È presumibile che monsignor Camaldo venga ascoltato dai magistrati di Perugia quando saranno terminati gli accertamenti sulle 15 operazioni sospette emerse nell'indagine.
Rogiti e assegni
Nell'elenco delle persone da interrogare c'è anche il notaio Gianluca Napoleone che ha stipulato tutti i rogiti delle operazioni immobiliari gestite dall'architetto Angelo Zampolini. E sono proprio quelle «anomale» movimentazioni di denaro scoperte sui suoi conti presso la Deutsche Bank e su quelli della Lucci a celare — secondo i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi— l'acquisto di case che Anemone avrebbe poi intestato ai politici, ai funzionari statali e a quei religiosi che lo avrebbero agevolato nella concessione degli appalti pubblici, ma anche nei lavori di ristrutturazione di interi stabili. Per questo, oltre alle verifiche effettuate presso istituti di credito e banche dati finanziarie, l'interesse degli investigatori si concentra sulle mappe catastali per rintracciare eventuali cambi di destinazione d’uso e verificare i proprietari degli appartamenti che spesso risultano intestati a società.
I sacerdoti
In questo vorticoso giro di case si inseriscono gli affari gestiti da Balducci e Anemone attraverso «Propaganda Fide» e soprattutto la Congregazione del preziosissimo sangue di cui era economo don Evaldo Biasini, che nella sua cassaforte conservava contanti messi a disposizione del costruttore in caso di emergenza. Il sacerdote, missionario in Africa, ha poi raccontato di aver messo a disposizione del costruttore i conti dell'Ente, di fatto utilizzati per depositare assegni e prelevare contanti.
Leggendo il verbale della perquisizione nella sede dell'Istituto dai Ros, si scopre che oltre a don Evaldo altri preti erano a conoscenza delle strane movimentazioni effettuate per favorire il costruttore. Afferma il sacerdote: «Sui depositi della Congregazione, intestati a me perché rivesto la carica di economo, sono autorizzati ad operare don Giuseppe Montenegro quale rappresentante legale e don Nicola Giampaolo, direttore di Primavera missionaria che ha sede ad Albano Laziale» cioè dove si trova anche la Congregazione.
Fiorenza Sarzanini
16:39 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, inchiesta, grandi eventi, appalti pubblici, procura, perugia, operazioni sospette, indagini, compravendita, abitazioni, documentazioni, implicazioni, politici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
06/05/2010
Case a prezzi stracciati inchiesta su 15 vendite
Case a prezzi stracciati inchiesta su 15 venditeTutti gli affari, i bonifici al commissario dei mondiali di nuoto
![]() |
| L'appartamento di Scajola (Ansa) |
ROMA — Ci sono altre quindici operazioni sospette nel fascicolo della procura di Perugia che indaga sugli appalti pubblici concessi per i Grandi Eventi. Passaggi di denaro sui conti gestiti dai componenti della «cricca» che secondo gli inquirenti nascondono compravendite di abitazioni, proprio come è avvenuto per il ministro Claudio Scajola. E fanno presumere, viste le cifre impegnate, che anche i nomi dei beneficiari possano essere dello stesso calibro. La verifica della documentazione bancaria è affidata agli investigatori della Guardia di Finanza. E almeno una parte sembra riconducibile all’architetto Angelo Zampolini, il collaboratore dell’imprenditore Diego Anemone che ha già ammesso di aver accettato di mettere a disposizione i propri depositi per questo tipo di pratiche. È stato l’esame dei documenti forniti dagli istituti di credito a rivelare invece tre bonifici effettuati nel 2007 dallo stesso Anemone a Pietro Rinaldi, il commissario per i Mondiali di Nuoto indagato per corruzione. Versamenti per un totale di 500.000 euro che secondo l’accusa sono il prezzo della corruzione. Verifiche e accertamenti sono stati delegati dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi anche sul ruolo dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, al quale, secondo il racconto di Laid Ben Hidri Fathi— il tunisino che per anni è stato autista di Angelo Balducci e il factotum dell’imprenditore—furono consegnate alcune buste, alcune anche tramite la figlia.
Gli assegni per le case
Incrociando i risultati dei controlli effettuati presso «l’Anagrafe dei rapporti con gli operatori finanziari » con quelli negli istituti di credito sono stati scoperti alcuni «transiti » anomali di soldi da un conto corrente ad altri. E adesso si indaga su queste transazioni che si ritiene possano nascondere il versamento di tangenti, sia pur mascherato. Ad insospettire gli inquirenti è stata soprattutto la scelta di ricorrere sempre alle stesse persone per concludere gli affari: il funzionario della Deutsche Bank che provvedeva a trasformare i contanti depositati in assegni circolari sempre di piccolo taglio—dunque con la speranza di eludere i controlli antiriciclaggio — e il notaio che si occupava delle stipule. Tutti i rogiti sono registrati con una cifra minima, sempre molto inferiore al valore effettivo dell’immobile. Possibile che il pubblico ufficiale non abbia mai avuto il dubbio che ci fosse un passaggio di titoli e dunque una consistente parte del prezzo versata «in nero»? È presumibile che al termine delle verifiche su queste operazioni, spetti proprio a lui chiarire di fronte ai pubblici ministeri che cosa è accaduto in occasione delle compravendite. Anche perché alcuni trasferimenti sarebbero stati occultati utilizzando società per non svelare l’effettivo beneficiario dell’acquisto.
Le buste di Lunardi
Hidri Fathi ha parlato di «vari soggetti, anche ministri» destinatari delle buste inviate da Anemone e Balducci, ma l’unico nome che ha fatto è quello di Lunardi. Lo ha accusato di aver preso «il 10 per cento dell’importo di ogni progetto approvato da Balducci che poi lo affidava ad Anemone». Per riscontrare le sue dichiarazioni si stanno esaminando tutti gli appalti che il costruttore si è aggiudicato in quegli anni e sulle procedure seguite, verificando anche il ricorso alla trattativa privata. Ma i controlli affidati ai carabinieri del Ros si concentrano anche su altre circostanze. Passaggi di società e compravendite di immobili che potrebbero nascondere interessi comuni con alcuni protagonisti della «cricca». In particolare desta sospetto l’acquisto effettuato da Claudio Rinaldi di un appartamento in via Sant’Agata dei Goti, al quartiere Monti di Roma, di un appartamento di proprietà del figlio di Lunardi. L’immobile era infatti in pessime condizioni e gli investigatori vogliono stabilire se davvero, come sostiene Rinaldi, il prezzo pattuito gli abbia consentito di «fare un affare» o se invece la vendita sia servita a schermare una divisione di denaro tra i due. L’indagine dovrà anche chiarire i termini dell’acquisto da parte della famiglia Lunardi di un intero palazzo in via dei Prefetti, sempre nella Capitale, dall’ente religioso Propaganda Fide del quale Balducci era consigliere. A occuparsi del rogito fu, pure in questo caso, il notaio che aveva firmato quello di Scajola e tutti gli altri atti.
I bonifici a Rinaldi
Case, soldi, utilità: il gruppo Anemone si conferma un pozzo che appare senza fondo. E nuovi indizi emergono contro Rinaldi. Tra le contestazioni non ci sono soltanto le autorizzazioni concesse alle strutture sportive dell’amico costruttore in vista dei Mondiali di Nuoto. Perché nel 2007, quando era uno dei vice di Balducci con delega alle Infrastrutture, il funzionario ha ricevuto da lui tre bonifici. Uno da 250.000 euro, gli altri due da 50.000 euro ciascuno, che si sommano a 150.000 euro trasferiti a San Marino. Per trasferire questi fondi sarebbe stata utilizzata la società «Iniziative speciali srl» intestata alla madre di Rinaldi, Mimma Giordani. Durante il suo interrogatorio Rinaldi li ha giustificati come il provento di consulenze. «Il mio assistito — spiega l’avvocato Titta Madia — ha sempre svolto attività professionale privata e in questa veste ha collaborato con il gruppo Anemone». Una spiegazione che non ha convinto i magistrati e che sembra evidenziare un conflitto di interessi.
Fiorenza Sarzanini
10:27 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, inchiesta, grandi eventi, appalti pubblici, procura, perugia, operazioni sospette, indagini, compravendita, abitazioni, documentazioni, implicazioni, politici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook






