22/07/2010
Il premier frena, in bilico la tassa unica dei Comuni
Il premier frena, in bilico la tassa unica dei ComuniL'IMPOSTA MUNICIPALE PREVEDREBBE ANCHE UN'ADDIZIONALE PER RECUPERARE L'ICI. Si allontana l'«Imu», avrebbe sostituito almeno tre tributi
| Il premier Berlusconi e il ministro Tremonti |
Imposta municipale unica: Imu. Era il coniglio che il «geniale» Giulio Tremonti, come l’ha definito un giorno Silvio Berlusconi, si stava apprestando a cavare dal cappello per restituire ai Comuni italiani un pezzo di autonomia fiscale in vista del federalismo. Peccato soltanto che la parola «tasse» nel vocabolario del premier non esista. E che la semplice prospettiva di tenere a battesimo una nuova imposta sia considerata negli ambienti a lui più vicini una ipotesi sciagurata.
Anche se questa tassa ne sostituirebbe almeno tre. Ecco spiegato come ancora prima di nascere l’Imu rischi di incamminarsi sul viale del tramonto . L’articolato del disegno di legge che «istituisce» l’imposta è pronto: messo a punto da Tremonti con i suoi più stretti collaboratori. L’Imu assorbirebbe il gettito Irpef sugli immobili, l’imposta di registro sulle transazioni immobiliari e la tassa ipotecaria catastale dovuta sui mutui, che contestualmente verrebbero abolite. In tutto una quindicina di miliardi: somma pressoché identica a quella dei trasferimenti statali diretti ai municipi. Soldi che però, a differenza dei fondi statali, verrebbero a regime gestiti, dopo una fase transitoria, interamente dai sindaci. Ai quali, secondo il disegno di legge di Tremonti, sarebbe consentito anche di recuperare con uno stratagemma il gettito dell’Imposta comunale sugli immobili abolita dal governo Berlusconi. In che modo? Grazie alla possibilità, prevista dal disegno di legge, di introdurre un’«addizionale Imu» che sostituisca una lunga serie di balzelli comunali: Tarsu, Tosap, Cosap e imposta sulle insegne e la pubblicità. Modulandone il livello i Comuni potrebbero agevolmente riappropriarsi di quei 3,4 miliardi che il colpo di spugna sull’Ici per la prima casa ha tolto ai loro bilanci. E che i sindaci non hanno mai digerito. Al punto da aver provato diverse volte a riprendersi quella piccola leva fiscale. Per esempio proponendo la cosiddetta «service tax»: una imposta sul valore patrimoniale degli immobili, ma corretta in base al reddito dei proprietari. Proposta già avanzata quando alla guida dell’Anci c’era l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ma che non aveva mai fatto breccia per la stessa ragione che adesso sembra frenare l’Imposta municipale unica.
Non che l’applicazione dell’Imu non comporterebbe qualche problemino di carattere tecnico. E pure piuttosto serio. Per dirne una, la frequenza delle transazioni immobiliari è notoriamente molto diversa da città a città: il gettito dell’imposta di registro e della tassa catastale è perciò territorialmente assai disomogeneo. Per questo era prevista la costituzione di un fondo perequativo nel quale sarebbe confluito il gettito delle tre tasse per essere poi redistribuito. I sindaci avrebbero poi progressivamente preso in mano le redini della nuova imposta. In ogni caso i vantaggi, in termini di semplificazione, compenserebbero ampiamente le difficoltà di applicazione. Ma se risolvere i problemi tecnici è sempre possibile, per quelli politici è decisamente più complicato. I Comuni insistono perché venga loro restituita l’autonomia impositiva: e questo, sostengono, non può che avvenire se non attribuendo loro il potere di tassare gli immobili. E per corroborare questa tesi portano i risultati di uno studio internazionale dell’Ifel secondo cui otto Paesi su dieci applicano un simile sistema. Nella maggioranza di governo questa linea ha l’appoggio della Lega Nord. Non a caso il disegno di legge delega sul federalismo dice chiaramente che per i Comuni si deve privilegiare la fiscalità connessa agli immobili. E lo stesso Tremonti, in una relazione al Parlamento, ha aperto qualche importante spiraglio.
Il fatto è che grazie alla promessa dell’abolizione dell’Ici fatta in campagna elettorale Berlusconi ha vinto le ultime elezioni politiche, e chiaramente non è disposto a rimangiarsela. Nemmeno indirettamente. Tanto più in un momento complicato come questo, con i sondaggi che indicano un preoccupante calo di popolarità. Una situazione di cui Tremonti è ben consapevole, se un giorno, mentre presentava ai sindaci la sua riforma fiscale per i Comuni, qualcuno lo avrebbe sentito far riferimento alla necessità di persuadere il presidente del Consiglio. Missione evidentemente non proprio agevole. Così per il momento l’«istituzione» dell’Imu prevista dall’articolato di Tremonti è sospesa: se ne parla soltanto come ipotesi «facoltativa». Di conseguenza, è sospeso anche il capitolo del fondo perequativo. E per ora si resta ai trasferimenti puri e semplici dello Stato centrale. Il federalismo fiscale può ancora attendere un po’...
Sergio Rizzo
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08/06/2010
Affari sui lavori della Salerno-Reggio 50 arresti tra le cosche della 'ndrangheta
Affari sui lavori della Salerno-Reggio 50 arresti tra le cosche della 'ndranghetaImposta una tangente del 3% sui lavori, tagliate fuori le imprese sane. Operazione della dda calabrese: le famiglie coinvolte erano riuscite ad avere appalti per l'autostrada infinita
REGGIO CALABRIA - Una cinquantina di arresti sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Reggio Calabria in un inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della città dello Stretto contro presunti affiliati a potenti cosche della ’Ndrangheta che operano nella zona di Palmi e che erano riuscite a infiltrarsi negli appalti per i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3. Le famiglie colpite dall’operazione sono quelle dei Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano e Bruzzise-Parrello contrapposte in una sanguinosa faida tra gli anni ’80 e ’90 e anche più recentemente.
I REATI CONTESTATI - Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, omicidi ed estorsione. Le cosche, secondo quanto si e’ appreso, grazie ad alcune imprese collegate agli affiliati erano anche riuscite ad ottenere alcuni lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile reggina, le cosche della ’ndrangheta di Palmi imponevano una tangente del 3% alle imprese appaltatrici e la fornitura del calcestruzzo presso aziende compiacenti. Grazie, quindi, ad imprese collegate direttamente alle famiglie, la ’ndrangheta palmese era così riuscita a mettere le mani sugli appalti per i lavori sulla A3. Un sistema che andava a discapito dell’economia sana, completamente tagliata fuori dalle imprese colluse che approfittavano del potere mafioso che era alle loro spalle per ottenere i lavori di subappalto, per questo in manette sono finiti anche diversi imprenditori.
DALLA FAIDA AGLI APPALTI - I lavori in questione sono quelli del quinto macrolotto che interessano il tratto compreso tra Gioia Tauro e Scilla. L’arrivo dei lavori nella zona di Palmi e gli appetiti per gli affari che ciò comportava, tra l’altro, secondo quanto emerso dalle indagini degli uomini di Renato Cortese, aveva portato a una ripresa dei focolai di violenza tra le cosche della zona, contrapposte, negli anni ’80 e ’90, in una sanguinosa faida che aveva provocato decine e decine di morti. Tra le persone arrestate stamani, infatti, secondo quanto si e’ appreso, vi sarebbero mandanti ed autori di una decina di delitti compiuti tra gli anni ’80 e ’90, quando la faida raggiunse il massimo della violenza, ma anche più recentemente. Lo scontro tra le cosche Gallico-Morgante-Sgrò- Scigliano da una parte e Bruzzise-Parrello dall’altra, ha provocato decine e decine di morti. Secondo gli investigatori, gli appetiti delle due consorterie per gli appalti dei lavori di ammodernamento della A3 avevano portato, recentemente, ad una riacutizzarsi della tensione con nuovi delitti. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò. Magistrati ed investigatori illustreranno i particolari dell’operazione nel corso di un incontro con i giornalisti in programma alle 11 in Questura a Reggio Calabria. (Fonte: Apcom)
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13/11/2009
Irpef: riduzione dell'acconto per artigiani, piccoli negozianti e professionisti
Irpef: riduzione dell'acconto per artigiani, piccoli negozianti e professionisti
Vengono escluse Irap e Ires delle aziende di capitali da spa a srl. Beneficiato il «popolo delle partite Iva». Bonaiuti: differimenti d'imposta per 3,6 miliardi euro
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ROMA - La riduzione degli acconti fiscali ci sarà, ma riguarderà solo l'Irpef. In pratica a trarne beneficio saranno professionisti, piccoli negozianti e artigiani, cioè «il popolo delle partite Ive». Restano escluse le aziende di capitali (da srl a spa), che versano gli acconti Irap e Ires, e i lavoratori dipendenti di ogni tipo di azienda, che non pagano l'acconto Irpef. Mentre in un primo momento sembrava che il differimento fiscale riguardasse solo Ires e Irap per un totale complessivo di circa 3,5 miliardi di euro, in seguito si è venuto a sapere che riguarderà invece soltanto l'Irpef. Alla fine il sotto segretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti ha specificato ai microfoni del Tg4 che «Per l'esattezza il provvedimento varato oggi dal Consiglio dei ministri prevede il taglio solo dell'Irpef per un valore di 3,6 miliardi di euro».
COPERTURE - È questa l'indicazione del governo, che avrebbe deciso di concentrare l'attenzione sul calo dell'acconto per l'imposta sui redditi delle persone fisiche escludendo invece la riduzione dell'acconto Ires e Irap delle imprese di capitale. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, i tecnici sarebbero però ancora al lavoro per definire quale sarà la percentuale della riduzione.
BENEFICI - L'obiettivo, secondo le fonti, sarebbe quello di dare un sostegno alla liquidità dei contribuenti che pagano gli acconti per spingere i consumi nel periodo natalizio. Una delle ipotesi al vaglio prevede la riduzione dell'acconto Irpef di novembre dal 99% al 79%, rinviando il saldo a maggio. L'acconto Irpef riguarda tutte le persone fisiche e le società di persone che pagano questa imposta. A beneficiare della riduzione dell'acconto dell'imposta sui redditi sarebbero quindi in particolare le micro-aziende personali (artigiani e piccoli negozianti), i professionisti e il popolo delle «partite Iva» che pagano le imposte in base alle dichiarazioni dei redditi Unico. La misura, se non saranno introdotti correttivi, non dovrebbe riguardare quindi i lavoratori dipendenti, che pagano l'Irpef con trattenute in busta paga. Questi ne vengono beneficiati solo se hanno redditi aggiuntivi (per la seconda casa o per collaborazioni), come coloro che hanno redditi assimilabili a quelli da lavoro, come i separati che percepiscono un assegno familiare. Il provvedimento introduce l'intervento sull'Irpef per le piccole e medie imprese individuali e le società di persone (3,3 milioni di imprese), che lo scorso anno avevano lamentato l'esclusione. Il taglio degli acconti assume tecnicamente la forma di un differimento e i minori importi pagati nel 2009 saranno recuperati nel 2010 con il pagamento del saldo. La manovra è a invarianza di saldo perché le minori entrate saranno coperte dal gettito dello scudo fiscale, che secondo il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, dovrebbe fruttare tra i 3 e i 4 miliardi complessivi.
ICI EXTRARURALE - Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri per il differimento di acconti di imposta «contiene anche disposizioni tese a consentire ai Comuni il rimborso della terza rata dell'Ici extrarurale».
COMUNICATO - Nel comunicato di Palazzo Chigi, diffuso quattro ore dopo la fine della riunione, si parla genericamente di «differimento di acconti di imposta con l'obiettivo di garantire strumenti di ausilio nella particolare congiuntura economica in corso di superamento». L'Irpef è stata aggiunta solo all'ultimo momento, infatti il decreto al vaglio del Consiglio dei ministri prevedeva «Disposizioni in tema di differimento del versamento dell’acconto dell’Ires e dell’Irap». Alla fine non solo si è aggiunta l’Irpef, ma ha riguardato solo questa tassa. L'intervento sull'Irap avrebbe registrato la contrarietà di Tremonti. Da qui l'approvazione di un testo ancora provvisorio, seguito da discussioni, simulazioni e approfondimenti dei tecnici del ministero dell'Economia che si sono risolti con l'eliminazione dal provvedimento dell'intervento sulle due imposte relative alle società e alle attività produttive.
CONFARTIGIANATO - «Sulla base delle prime anticipazioni, registriamo un positivo cambiamento di rotta da parte del governo rispetto al provvedimento dello scorso anno che aveva ridotto gli acconti d'imposta soltanto per le società di capitale, escludendo le piccole imprese». Così il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini commenta il provvedimento. «Proprio stamane - ha spiegato Guerini - abbiamo ricordato la necessità di un intervento anche per i 3,3 milioni di imprese, tra ditte individuali e società di persone, soggette ad Irpef. In attesa di conoscere nel dettaglio il decreto legge, salutiamo positivamente il provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri, dando atto al Governo di aver tenuto conto delle ragioni delle micro e piccole imprese».
07:50 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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