30/11/2010

Tv, digitale e guai: disagi e "schermo nero"

Tv, digitale e guai: disagi e "schermo nero"

Il 26 novembre il segnale della tivù analogica si è spento in Lombardia e in Piemonte. «Spariti» La7, Sportitalia, Boing. I consigli: cambiare impostazioni al decoder e togliere i filtri alle antenne.

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01/06/2010

Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social network

Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social network

Gli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo. Una goccia nel mare rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma si cercano alternative

 

MILANO - Per il momento è stato un mezzo flop: 34 mila utenti hanno aderito finora all'iniziativa QuitFacebookDay.com in cui gli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo dal popolare social network. Poche rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma forse non tutto è perduto per gli organizzatori. E nel frattempo ci si guarda intorno in cerca di alternative.

FLOP - I commenti sul sito sono migliaia: «Dopo questo post lascio per sempre Facebook», scrive Alejandro, «anche se aiuta a incontrare vecchi amici, la gente che ti sta attorno si dimentica oramai di dirti "ciao"». Un altro utente si lamenta: «Siete soltanto frustrati perché Facebook è ormai conosciuto in tutto il mondo. È tutta invidia». Sul sito sono pubblicate tutte le indicazioni e un video che spiega come chiudere il proprio account dalla rete sociale. Poco più di 34 mila di loro hanno annunciato di abbandonarlo per protesta contro le regole sulla privacy adottate dal social network, sulla scia di un crescente sentimento di disincanto, di critiche e polemiche sollevate non solo dagli utenti, ma anche dagli organi d'informazione e da qualche politico. Non si può dunque parlare di successo per la giornata Quit Facebook Day, indetta per il 31 maggio dai due giovani canadesi, Joseph Dee e Matthew Milan: l'iniziativa è riuscita a malapena a raggiungere lo 0,01% dell'utenza totale. Forse perché è stata mal pubblicizzata, sostengono alcuni analisti: negli Usa, stando a un sondaggio della Vision Critical, appena l'11% degli intervistati era a conoscenza dell'evento.

FUTURO DI INTERNET - Anche se nei giorni scorsi Mark Zuckerberg, il capo della società californiana, aveva fatto alcune concessioni e annunciato con un post sul blog istituzionale misure di emergenza per reinstaurare i sistemi di controllo ottimali e ripristinare così l'immagine del network, l'iniziativa va ben oltre la questione del controllo dei propri dati. «Il modo in cui Facebook vuole organizzare il futuro di Internet e si erge a mercante della nostra identità online non mi piace affatto», ha spiegato Joseph Dee.

DIASPORA - Ma Facebook non è insostituibile: gli utenti scontenti di Facebook si guardano intorno in cerca di alternative. In queste settimane si è fatto un gran parlare in Rete del progetto Diaspora, l'iniziativa di quattro newyorkesi, mirato a creare un social network decentralizzato, più aperto e trasparente rispetto a quelli attuali e che dovrebbe partire entro la fine dell'estate. Insomma, un concorrente che vuole raccogliere tutti quei delusi da Facebook. E sembra proprio che ce ne siano già tanti. Nel giro di pochi giorni Diaspora ha infatti raccolto quasi 200 mila dollari in donazioni attraverso il sito Kickstarter. A contribuire con un'offerta privata è stato persino il capo di Facebook, Zuckerberg, che ha definito Diaspora una «bella idea».

MACCHINA DA CLIC - Ciò nonostante, visto che i «fuggiaschi» di Facebook sono ancora pochi, l'artista americano Sean Dockray suggerisce un'altra strada e lancia il «Facebook Suicide Bomb Manifesto». La strategia è semplice: l'utente, in maniera del tutto indiscriminata, deve cliccare il pulsante «mi piace» sul più vasto numero di pagine possibili, aderire a qualsiasi «gruppo» e raccogliere il maggior numero possibile di amici stranieri. «Diventate una macchina da clic», consiglia Dockray. «Ogni clic decompone il tuo io virtuale creato per te da Facebook». L'invisibilità nelle reti sociali, conclude l'artista, nasce anche dal sovraccarico di informazioni.

Elmar Burchia


27/05/2010

Privacy su Facebook, la nuova linea

Privacy su Facebook, la nuova linea

L'annuncio dato in diretta mondiale dal fondatore del social network. Zuckerberg dopo le accuse dei giorni scorsi annuncia impostazioni semplificate. Più facile tutelarsi

 

Mark Zuckerberg durante il suo speech da Palo Alto (Ap)
Mark Zuckerberg durante il suo speech da Palo Alto (Ap)

Mark Zuckerberg ritratta e presenta il suo piano per rendere la privacy in Facebook più semplice. Dopo le accuse e il botta e risposta con giornali e blogger, il fondatore di Facebook si collega con i giornalisti di tutto il mondo (lo ha fatto mercoledì nel tardo pomeriggio dai suoi uffici di Palo Alto, California) e racconta le nuove impostazioni sulla privacy del suo social network. Un affare che nel mondo interessa quasi 500 milioni di utenti e che nelle ultime settimane aveva sollevato un polverone, scatenando anche una protesta strutturata come quella di Quit Facebook Day che propone di abbandonare il social network a fine maggio, e dedicarsi a nuove reti sociali meno invasive sul fronte della riservatezza, come il progetto Diaspora, creato da un gruppo di sviluppatori dell’università di New York.

LA LEZIONE – Tutto cambia in casa Zuckerberg, che dichiara a CNet a fine conferenza: «Queste settimane sono state costruttive per me e per noi perché abbiamo capito che le persone hanno bisogno di un controllo più semplice su come le loro informazioni vengono condivise». Detto, fatto: Zuckerberg impara la lezione e ora, anche in italiano, sono disponibili spiegazioni semplificate su come i dati vengono raccolti e su come proteggersi da troppa invasività del sistema. La pagina è unica: «Controlla il modo in cui condividi» spiega che «puoi condividere le tue informazioni con amici, amici di amici o tutti, e ti offriamo delle impostazioni predefinite per farlo. In alternativa, se lo preferisci, puoi personalizzare le tue impostazioni». Dunque un passaggio più semplice, con un solo click (basta andare sulle impostazioni della «Condivisione su Facebook» e spuntare l’opzione «Consigliata»), permette ora di controllare un po’ di più quel che viene seminato di noi.

PRIVACY VERSO TERZI – Ma non basta. Facebook è un sistema e in quanto tale vi sono parti che non vengono controllate direttamente dalla rete sociale. Per questo, per proteggersi fino in fondo (per esempio da messaggi pubblicitari mirati, ottenuti grazie a tecnologie che possono localizzare la nostra posizione), è necessario compiere controlli aggiuntivi. E nel manifesto di Facebook, che Zuckerberg nel blog aziendale ha chiamato “Making control simple” ora è più chiaro come farlo. Per esempio le spiegazioni sulla privacy consigliano ora di controllare tutti gli elementi che condividiamo, con un apposito menu a tendina che si apre (il simbolo è quello di un lucchetto) nel momento in cui decidiamo di aggiornare il nostro stato o di pubblicare un post, di modo che di volta in volta siamo noi utenti a poter scegliere se confermare o meno le impostazioni generali che abbiamo configurato. Resta poi valido il consiglio di disattivare la personalizzazione istantanea del proprio profilo. Ovvero, sempre nel pannello di controllo, andare su “Applicazioni e siti Web” per vietare a siti terzi di vedere e usare le nostre informazioni personali.

PERFEZIONE LONTANA – Il tema privacy resta una spina nel fianco nella gestione del social network. Ma questa volta Zuckerberg sembra aver convinto, e la sua dichiarazione di umiltà è piaciuta a chi lo ha ascoltato mentre raccontava: “Ho compiuto 26 anni solo pochi giorni fa. Quando Facebook è nato ne avevo 19 ed è incredibile voltarsi indietro e vedere come si è evoluto. (…) Ogni qualvolta apportiamo un cambiamento proviamo a imparare dal passato, ma ogni volta commettiamo anche nuovi errori. Siamo lontani dalla perfezione, ma cerchiamo sempre di fare del nostro meglio per costruire il miglior servizio per voi e per il mondo intero. Grazie”.

Eva Perasso