07/12/2011
Le rendite aumentano solo per l'Ici. Aumenti immediati per benzina e gasolio, bonus alle imprese per donne e giovani
Le rendite aumentano solo per l'Ici. Aumenti immediati per benzina e gasolio, bonus alle imprese per donne e giovaniA Roma si verifica spesso che case d'epoca siano considerate dal catasto case popolari. Nessun effetto su Irpef e passaggi di proprietà. Restano i vecchi vani.
Prelievo sui capitali scudati, si pagherà da febbraio. Le novità della manovra. Imprenditori e banchieri, limiti agli incarichi. Mercoledì il Cipe sblocca opere per 5,2 miliardi
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05/12/2011
La manovra costerà 635 euro a famiglia
La manovra costerà 635 euro a famigliaIl peso per il paese di tutti i provvedimenti è di 161 miliardi fino al 2014. Studio della Cgia di Mestre: includendo le misure prese dal governo Berlusconi l'esborso è di 6402 euro in 4 anni
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Ici sulla prima casa ed estimi più alti. Via alle nuove pensioni, l'Irpef resta fuori
Ici sulla prima casa ed estimi più alti. Via alle nuove pensioni, l'Irpef resta fuoriLe misure. GLI IMMOBILI. Aliquota dello 0,4%, lo 0,76% per gli altri fabbricati. Sulle seconde case si pagherà fino al 75% in più. PREVIDENZA: CHE COSA CAMBIA. Donne, vecchiaia a 62 anni dal 2012. Niente aumenti legati all'inflazione oltre i 936 euro
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19/11/2011
Pensioni, pronta la riforma «Contributivo» per tutti. Nuova Ici Progressiva: quanto vale la casa
Pensioni, pronta la riforma «Contributivo» per tutti. Nuova Ici Progressiva: quanto vale la casaPrevista una «fascia di flessibilità» tra 63 e 70 anni. Patrimoniale ancora da definire. Approfondimenti Le tasse sugli immobili I progetti del governo Le mille tasse dei comuni. Le ipotesi sugli estimi e il ritorno dell'imposta comunale
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30/09/2011
L'Iva sale dell'1%, i prezzi anche del 7%
L'Iva sale dell'1%, i prezzi anche del 7%Approfondimenti: Manovra e carovita. Dai pedaggi ai cd, alla benzina: aumenti oltre l'incremento di imposta
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14/09/2011
Queste le tasse più odiate il canone Rai è in testa alla lista. L'euro a dieci anni dalla sua nascita
Queste le tasse più odiate il canone Rai è in testa alla lista. L'euro a dieci anni dalla sua nascitaStudio dell'Anci: giudizio positivo sull'Ici. Per il Nord Est «imposte doverose». In un decennio di moneta unica cosa è cambiato nelle tasche degli italiani?
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02/06/2010
Fisco, addio cartelle esattoriali I sospetti evasori pagheranno in 90 giorni
Fisco, addio cartelle esattoriali I sospetti evasori pagheranno in 90 giorniPrevisto anche il carcere per chi sfrutta le crisi delle imprese. La notifica di accertamento coinciderà con il versamento
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ROMA - Addio alle iscrizioni a ruolo e tanti saluti alle cartelle esattoriali. Tra pochi mesi basterà l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, con le somme contestate dal fisco, per inchiodare gli evasori. Così, se oggi servono minimo due anni, due anni e mezzo, per ottenere il pagamento delle imposte dovute, domani lo Stato potrà avere ciò che gli spetta nel giro di 90 giorni. Non bastasse questo, c’è anche il nuovo accertamento sintetico, che permetterà al fisco di contestare la presunta evasione a chi spende troppo rispetto a ciò che guadagna e dichiara al fisco, salvo prova contraria a carico dei contribuenti. E se ancora non fosse sufficiente, basterà dire che arrivano le manette per gli imprenditori che truffano il fisco dopo aver chiesto una transazione sui debiti fiscali. O ricordare il nuovo redditometro, l’obbligo della fattura telematica sopra i tremila euro, lo stop alle compensazioni illecite tra crediti e debiti fiscali. Nei prossimi tre anni dalla lotta all’evasione arriveranno 20 miliardi di gettito in più. A regime il decreto con la manovra per la correzione dei conti pubblici assicurerà otto miliardi l’anno di maggiori entrate. «Per gli evasori, davvero, non ci sarà più scampo» garantisce Luigi Magistro, responsabile dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Benedetta la crisi dell’economia, dirà qualcuno.
Cartelle esattoriali
«Con un semplice tratto di penna è stato cancellato un sistema che risale all’ottocento. Oggi come allora il sistema per chiedere i tributi si basa sull’iscrizione a ruolo. Termini e procedure - sottolinea Magistro - risalgono alla notte dei tempi. Si fanno i controlli, si contesta la presunta evasione, e si manda l’avviso di accertamento». Siamo solo all’inizio. «C’è "l’iscrizione a ruolo", che avviene entro un anno. Poi i ruoli vengono "caricati" dalla società di riscossione, cioè dagli esattori, che hanno nove mesi di tempo per notificare la "cartella di pagamento". Da quel momento, se dopo sessanta giorni non arriva il pagamento di quanto richiesto, la società di riscossione può prendere provvedimenti esecutivi». Per arrivare alle ganasce all’automobile o al pignoramento dei beni, servono due anni, «Durante i quali sparisce tutto» dice Magistro. Separazioni fittizie con relativa intestazione dei beni al coniuge, cessioni ai prestanome, e il fisco resta a bocca asciutta. «Con l’esecutività dell’avviso di accertamento, per tutta la procedura bastano 90 giorni, e il rischio viene dimezzato». «Rischio notifica», lo chiamano proprio così i tecnici dell’Agenzia. «La gente si attacca a tutto. Contestano il ricevimento della raccomandata, l’indirizzo sbagliato. Fatto sta - spiega Magistro - che un terzo dell’intero contenzioso del fisco riguarda proprio le notifiche». D’ora in avanti tirarla per le lunghe non sarà più tanto conveniente: «Siamo sicuri che le nuove norme saranno un ottimo deterrente. Il nuovo sistema partirà dal luglio del 2011. Non subito, ma è una svolta epocale e anche noi dobbiamo organizzarci, perché con i tempi così stretti non possiamo proprio permetterci di sbagliare. É una sfida enorme anche per noi» assicura il direttore dell’Agenzia.
Il nuovo accertamento
L’altro strumento su cui i tecnici del fisco confidano moltissimo, anche per migliorare il rapporto di fiducia con i contribuenti, è la nuova metodologia per accertare i redditi evasi. «Oggi possiamo determinare il reddito di un cittadino basandoci su elementi induttivi. Prendiamo delle spese, come quelle per la casa, l’automobile, e risaliamo induttivamente ad un certo reddito. Se questo supera del 25% il dichiarato, per due anni consecutivi diamo corso all’accertamento. Ma il problema è proprio il contenuto induttivo: può voler dire tutto e niente». Qui entra in gioco anche il nuovo redditometro. «Con l’aggiornamento del sistema andiamo sul sicuro. Prendiamo le spese, le sommiamo e così stabiliamo il reddito. Contestiamo somme effettive: se paghi tanto non puoi guadagnare e dichiarare meno». L’accertamento automatico, poi, scatterà prima: basterà superare il reddito dichiarato del 20% in un solo anno. «Centomila euro spesi, per noi, significano centomila euro guadagnati. Salvo che tu non sia in grado di dimostrare che quelle spese siano state rese possibili ricorrendo ad altre fonti, che non ricadono nella tua base imponibile». Per esempio l’eredità della nonna, il prestito di un amico, i risparmi accumulati in passato. E occorrerà presentare le prove, per non farsi incastrare. Con il nuovo meccanismo di definizione del reddito si terrà conto anche della composizione familiare e del territorio, elementi finora sconosciuti al vecchio redditometro. «La contestazione viene rivolta sempre al singolo contribuente. Ma è chiaro che un conto è spendere centomila euro l’anno se si è single, diverso è spendere quella somma avendo cinque figli in famiglia ».
Il carcere per le truffe
La stretta sull’evasione è resa evidente dalle nuove regole sulle transazioni con il fisco chieste dalle imprese in crisi, quelle che non ce la fanno a pagare tutti i debiti fiscali. «L’accordo per il concordato fiscale si basa su una prospettazione dello stato di crisi fatta dall’impresa. Sono loro a dirci cosa hanno, e quanto possono pagare. Noi siamo pronti ad accettare queste transazioni, ma dobbiamo cautelarci di più rispetto ad oggi». Crisi e fallimenti, spesso condotti ad arte, sono uno dei canali privilegiati dell’evasione. «Chiederemo agli imprenditori una dichiarazione sostitutiva, e loro ne risponderanno penalmente, cosa che finora non succede» spiega Magistro. Le pene saranno molto severe. Se i beni sui quali il fisco può rivalersi in caso di mancato pagamento dell’importo concordato vengono alienati in modo fittizio c’è il carcere: da sei mesi a quattro anni se i beni occultati superano un valore di 50 mila euro. Da uno a sei anni se superano i 200 mila euro.
Compensazioni illecite
«Con il decreto si chiude un altro buco nero. Non sarà più possibile compensare i crediti fiscali con i debiti, se c’è una somma dovuta iscritta a ruolo. Scatta il divieto assoluto. Prima si paga la cartella, poi se resta qualcosa si può compensare» dice Magistro. dalla nuova stretta è atteso, a regime, un risparmio di quasi 2 miliardi di euro l’anno. La nuova norma fa il paio con quella dell’anno scorso che consente le compensazioni oltre una certa somma solo dopo che la certificazione dei debiti da parte dei commercialisti. Un sistema che quest’anno potrebbe portare un risparmio di quattro miliardi di euro. «Senz’altro possibile, se i dati di questi primi mesi saranno confermati», dice Magistro.
Mario Sensini
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22/10/2009
Berlusconi: pronti a tagliare l'Irap
Berlusconi: pronti a tagliare l'Irap
Si inizierà con un aumento delle franchigie a favore delle aziende più piccole. Il premier agli artigiani: l'imposta sarà ridotta fino alla sua completa soppressione
ROMA - Il governo ha allo studio misure per la riduzione della pressione fiscale e, in particolare, dell'Irap, l'imposta che grava sulle imprese sugli artigiani e sui professionisti. L'idea è di un taglio graduale fino ad arrivare alla completa soppressione. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato all’assemblea della Cna, la confederazione nazionale dell'artigianato. Il premier ha spiegato che l’operazione potrebbe avvenire «anche mediante l’elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole, l’estensione della Tremonti-ter e un sostegno stabile alle piccole imprese che investono nell’innovazione e nella ricerca».
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24/04/2009
In forte calo le entrate fiscali a gennaio e febbraio : -6,6% su base annua
In forte calo le entrate fiscali a gennaio e febbraio : -6,6% su base annua
Nei primi due mesi dell'anno sono entrati nelle casse statali oltre 4 miliardi di euro in meno, crolla l'ires, l'imposta sul reddito delle società: -64,2%
MILANO - La crisi influenza in maniera netta anche le entrate fiscali. Nel periodo gennaio-febbraio 2009 sono infatti state accertate entrate tributarie erariali per 56.871 milioni di euro (-4.001 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari a -6,6%). È quanto comunica il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia.
IRES - In particolare nei primi due mesi del 2009 l'Ires, l'imposta sul reddito delle società presenta un gettito di 423 milioni di euro (-757 milioni di euro, pari a -64,2%): 156 milioni di euro (-15 milioni di euro, pari a -8,8%) relativi al saldo e 267 milioni di euro (-742 milioni di euro, pari a -73,5%) relativi all'acconto.
LA NOTA - «La flessione del gettito registrata nei primi due mesi dell'anno in corso - spiega in una nota il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia - riflette la congiuntura economica; l'entità della riduzione è influenzata dal fatto che il confronto tendenziale mette in relazione l'attuale periodo di crisi economica, con riflessi negativi sul gettito, con il corrispondente periodo dell'anno precedente in cui non vi erano segnali di crisi. Nel 2008 il deterioramento dell'economia - si sottolinea - ha cominciato a manifestarsi nella seconda parte dell'anno e l'andamento del gettito ha mostrato i primi segni di flessione dopo il mese di luglio». L'imposta sul reddito, l'Ire (l'ex Irpef), nel primo bimestre del 2009 ha registrato entrate per oltre 30 miliardi di euro, in calo del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2008. Calo generale comunque per tutte le voci, dall'imposta di fabbricazione sugli oli minerali (-4,5%) all'imposta di consumo sul gas metano (-9,5%), dall'imposta di registro (-14,9%), a quella di bollo (-8,2%).
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18/10/2008
Elettricità, troppi gli oneri impropri
Elettricità, troppi gli oneri impropri«Ci hanno raccontato sino alla nausea che in Italia il prezzo dell'energia è troppo alto per colpa dell'impiego prevalente di metano e petrolio. Perché non abbiamo abbastanza centrali a carbone, perché non abbiamo energia nucleare. Allora, prendiamo i numeri: oggi abbiamo la bolletta più salata della storia ma appena il 39% del costo è formato dalla voce combustibile e dagli oneri di produzione della corrente, compresi gli stipendi dei dipendenti delle aziende elettriche. Il prezzo dell'elettricità non dipende solo dal mix di fonti impiegate per fare girare le turbine, ma per due terzi è fatto dal margine che i produttori riescono a riservarsi e da tutta una teoria di costi cosiddetti ancillari», afferma Antonio Costato (48 anni), imprenditore di Rovigo con la Grandi Molini Italiani. Sposato, tre figli, Costato è vicepresidente della Confindustria con delega su Energia e mercato.
Vediamo il tema dell'energia, cominciando dal suo cenno al nucleare.
Va benissimo puntare su questa tecnologia. L'energia atomica è una risorsa importante. Ma le imprese devono arrivare "vive" al 2020, data ipotetica dell'avvio di una centrale nucleare se si partisse oggi e se si facesse con grande premura. Ma dire che la corrente è troppo cara perché non abbiamo centrali atomiche è come dire che un paio di scarpe di Gucci è carissimo a causa del costo del pellame.
Non è vero che abbiamo un "parco centrali" inadeguato?
Dieci anni fa forse era vero. Oggi abbiamo un parco centrali più che doppio rispetto al fabbisogno del Paese. Ci sono le condizioni perché il mercato sia reso più competitivo, così da far scendere attraverso una maggiore concorrenza il "margine di generazione" e con esso il prezzo dell'energia.
Il costo della corrente potrà ribassare?
Già dalle prossime settimane ci aspettiamo una riduzione dei margini di produzione delle società elettriche. Le principali attività manifatturiere che consumano energia stanno rallentando, e quando la domanda scende l'offerta risponde con prezzi più bassi. Questo accadrebbe in un mercato che funziona. È giusto che anche alle imprese elettriche, come tutte le aziende manifatturiere, venga applicata la pressione che il mercato sta imponendo a tutti noi, a tutti agli altri settori dell'economia. Le imprese stanno prendendo coscienza della drammaticità del momento e sono disposte a combattere ma a condizione che lo si faccia tutti e con coraggio: non è più il tempo di scherzare con i privilegi a questo o a quello. Va applicata una sorta di legge marziale dell'economia: chi spreca o ruba va punito. In questa stagione, la posizione di Confindustria non vuole essere ambigua. Siamo per il mercato e non per i privilegi; siamo per la tutela degli interessi generali del Paese e non per quelli particolari delle singole imprese, anche se nostre associate. In caso diverso, l'asimmetria di risultati tra i produttori di elettricità e i loro clienti civili e industriali – asimmetria che è male tollerata già in epoca di vacche grasse – con la recessione diventerà insopportabile. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ci ha promesso l'apertura di un "tavolo". Dovrebbe essere un luogo dove rivedere quelle regole che impediscono al prezzo di scendere immediatamente e sensibilmente grazie a una maggiore concorrenza tra fornitori.
Lei parlava di costi ancillari. Che cosa dovrebbe fare il Governo?
A questo serve il tavolo su cui s'è impegnato Scajola. Vanno cambiate le regole, subito, così da rendere il gioco più equo e conteso anche per chi l'energia la produce e non solo per chi la consuma. Per aumentare la discesa dei prezzi va assolutamente messo ordine a tutta quella serie di costi ancillari che sono arrivati a pesare nella bolletta in maniera sproporzionata e per i quali alcune consistenti voci non trovano più alcuna giustificazione. Penso agli incentivi Cip6, un privilegio riservato a pochi che pesa sulle bollette, o alle forniture a "prezzo politico" garantite all'Alcoa per l'alluminio o alla Thyssen Krupp per l'acciaio. Penso alle "rendite da congestione", cioè al fatto che gli italiani pagano le inadeguatezze della rete di alta tensione. Penso al fatto che Terna, la società dell'alta tensione, non ha un obiettivo di efficienza economica: quelli di Terna sono bravissimi, ma con un 68% di Ebitda bisognerebbe pensare a un tetto, come fanno in Inghilterra. Infine bisogna studiare quelle iniziative nel campo delle energie rinnovabili che hanno ben poco di ecologico, come chi chiede "certificati verdi" per impianti costruiti all'estero: il settore deve essere una opportunità di crescita e di innovazione per le nostre imprese e non il feudo dove costituire nuove e onerosissime rendite alle spalle dei consumatori.
Al dunque: quali regole vorrebbe cambiare?
Le quotazioni alla Borsa elettrica dovrebbero essere espresse in "pay as you bid", e non sulla base del prezzo marginale che si presta ai giochi rialzisti e tiene robusti i listini. Dovrebbero essere tolti gli aiuti e i sussidi. Bisognerebbe dare un obiettivo di efficienza a Terna. Questo potrebbe darci un punto percentuale al Pil, una quindicina di milardi di risparmio l'anno. Se mettiamo più competizione, il Mol medio delle imprese elettriche sui ricavi passerebbe dal 35-40% di oggi al 15-20% (che è ancora tantissimo), con un risparmio complessivo di 6-8 miliardi di euro l'anno.
E un po' meno di dipendenza dal metano. Non trova?
Il modello economico che ha visto crescere le centrali alimentate dal metano non è la causa ma è l'effetto. È figlio dei margini alti nel settore elettrico, è frutto di una misallocazione di capitali. Se l'energia elettrica avesse un prezzo più basso e margini più ragionevoli, le società elettriche farebbero piani di investimento più aggressivi sul fronte dei costi di produzione. Vede, le grandi utility hanno fatto profitti lauti in un segmento poco innovatore e a basso rischio grazie al quadro di regole date dal legislatore. I manager delle aziende energetiche hanno fatto bene, dal punto di vista dei loro profitti, ma finora hanno vinto gare di ciclismo organizzate su autostrade in discesa, e sono sicuro che sapranno muoversi – come tutti noi imprenditori non protetti – anche sui tornanti e nelle salite: dà loro molta più soddisfazione vincere il Tour de France che una gara di paese. Insieme, dobbiamo darci obiettivi di efficienza del sistema.
Costato, lei sembra pessimista.
Ci avviamo verso una stagione di difficoltà che neppure la generazione dei nostri nonni ha conosciuto: negli anni 30 l'Italia era un'enclave rurale e il vento della depressione che soffiò dall'America non fu sentito perché il Paese era poco sviluppato e chiuso al mondo. Oggi è diverso, la nostra nave entra in un uragano oceanico e a nessuno dell'equipaggio è consentito di godere di privilegi: tutti dobbiamo remare con forza e nella stessa direzione. Se nelle prossime settimane di fronte a una domanda in contrazione i prezzi non scenderanno, avremo una ulteriore prova che il mercato nell'elettricità non funziona.
Ci sono indicatori indiretti sul funzionamento del mercato elettrico?
Sì, quello che mi raccontava un amico, navigato trader di Chicago: bisogna allarmarsi sul cattivo funzionamento di un mercato – diceva – quando sulle pagine dei giornali si infittiscono le fotografie e le citazioni dei manager. Sulle pagine dei giornali c'è stata la stagione degli immobiliaristi, poi degli assicuratori e dei banchieri pigliatutto; ora l'attenzione della stampa si è spostata sulle facce che rappresentano le grandi utility ed è un segnale che dovrebbe proccupare.
Cambiamo argomento: ci fa un cenno sul tema del pacchetto europeo "clima ed energia" di cui si dibatte anche oggi?
Per me è fuori dall'agenda. Quando Angela Merkel imposta una manovra da 500 miliardi (ripeto, 500 miliardi) per salvare le banche tedesche dalla crisi finanziaria, allora sul pacchetto europeo c'è poco da dire.
16:34 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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