02/05/2010

Firenze, agguato in ditta di slot machine Imprenditrice ferita muore in ospedale

Firenze, agguato in ditta di slot machine Imprenditrice ferita muore in ospedale

Caccia all'omicida: intensificati i controlli in tutta la zona. Susanna Tre Re, 55 anni, colpita all'addome. Si pensa a una rapina: dentro una borsa c'erano 15mila euro

 

L'ingresso della ditta dove è stata uccisa Susanna Tre Re (Lapresse)
L'ingresso della ditta dove è stata uccisa Susanna Tre Re (Lapresse)

FIRENZE - È morta in ospedale, dopo una notte di agonia, l'imprenditrice fiorentina colpita con un colpo di arma da fuoco sabato pomeriggio dentro la sua ditta di slot machine, la Tecnogame di Petriolo. Susanna Tre Re, 55 anni, vedova e con una figlia, era stata ricoverata d'urgenza: era sola nella ditta quando uno sconosciuto le ha sparato, forse con una pistola, all'addome. Operata all'ospedale di Careggi, non è poi sopravvissuta alle gravi ferite. Le indagini della Squadra Mobile di Firenze sono iniziate subito dopo l'agguato: la prima ipotesi degli investigatori è stata quella della rapina. Dalla ditta di slot machine mancherebbero, infatti, almeno 15mila euro: soldi che provengono dagli incassi delle macchinette che la donna avrebbe ritirato in mattinata e che avrebbe dovuto versare in banca.

BORSA VUOTA - Dopo essere stata colpita la donna ha fatto in tempo a chiamare un amico poliziotto, collega del marito scomparso due anni fa: «Mi hanno sparato, correte». Intorno alle 14.30, in via San Biagio a Petriolo, il rapinatore - pare che abbia agito un solo malvivente - avrebbe sparato un colpo, da vicino ma non a bruciapelo visto che sul corpo non ci sarebbe il foro d'uscita del proiettile, e preso i soldi. Gli investigatori hanno trovato una borsa vuota dove la donna teneva molto probabilmente il denaro. Il magazzino è nel centro abitato ma dell'aggressione non ci sono testimoni. Una residente ha riferito di aver sentito uno schianto secco, senza però immaginare che fosse dovuto a un colpo di pistola. «Portiamo spesso molti soldi con noi, prelevati dalle cassette delle slot - ha spiegato un collaboratore di Susanna Tre Re -, però è sempre stato un lavoro tranquillo. Minacce non le abbiamo mai ricevute. Al massimo capita che qualche giocatore accanito possa arrabbiarsi perché perde troppo». Tempo fa la ditta subì un furto dal furgone posteggiato nel piazzale, da cui furono portati via soldi.

CONTROLLI - Nel giro di una settimana è il secondo omicidio di imprenditori nella zona: domenica scorsa era stato aggredito, poi è morto per le ferite riportate, il pasticciere Massimiliano Da Lio. Il questore Francesco Tagliente ha deciso un'ulteriore intensificazione dei controlli a Firenze e nel territorio circostante. Sabato la polizia ha passato al setaccio accampamenti abusivi, luoghi di ritrovo, sale giochi e sale scommesse di Firenze, in relazione a una serie di furti e rapine tra cui quella che ha portato alla morte di Susanna Tre Re. Gli agenti hanno cercato armi e oggetti rubati, possibilmente ricollegabili alla rapina di sabato. Ispezioni anche in due campi nomadi e nel mercatino multietnico sul lungarno della Zecca Vecchia, a ridosso del centro storico. Altri controlli sono previsti nei locali notturni, specie quelli frequentati abitualmente da pregiudicati. Massima attenzione anche sui sorvegliati speciali e persone agli arresti domiciliari per verificare che abbiano rispettato le prescrizioni loro imposte.

 

 

 

 

Redazione online


30/05/2009

Imprenditrice picchiata a morte in hotel Caccia al milionario fuggito in Porsche

Imprenditrice picchiata a morte in hotel Caccia al milionario fuggito in Porsche

 

Lui inglese, lei di origine polacca, erano ospiti dell’esclusivo Bristol. Prima di involarsi è passato alla concierge dell'albergo e ha premurosamente avvertito: «Non disturbatela»

 

Ian Griffin (Photomasi)
Ian Griffin (Photomasi)

LONDRA — Chi ha massacrato la ricchissima Kinga? Il suo boyfriend è scappato con la Porsche 911 grigia e chissà dove scorrazza. Forse in Costa Azzurra. O forse sullo yacht che Kinga si era tolta lo sfizio di comperare. O forse, alla chetichella, è rientrato in Inghilterra per nascondersi. Prima di involarsi è passato alla concierge del Bristol Hotel di Parigi, cinque stelle lusso con uno dei ristoranti preferiti dal presidente Sarkozy, e ha premurosamente avvertito: «Non disturbatela». Tranquillo, elegante in giacca e cravatta come sempre, Ian Griffin, mezzo playboy mezzo imprenditore con qualche burrascosa bancarotta alle spalle, ha salutato e lasciato sul bancone una mancia. Un lieve smorfia e ha girato le spalle. Ha dato fiato al motore, uno scatto ed è partito a razzo. Gli è sempre piaciuto schiacciare il piede sull’acceleratore. Anche negli affari corre a tutta birra. Fin troppo, perché è andato a sbattere contro 28 catastrofi finanziarie e una frode per la quale ha trascorso qualche tempo nelle prigioni spagnole. Dalle catastrofi e dai guai, però, si è sempre risollevato. Un tycoon speciale.

Pieno di soldi, di debiti, di donne, di fuoriserie che sono una passione. Gentile e un po’ spaccone, eccentrico al punto di piazzare una Mercedes in mezzo a una piscina. Ha case sparse nel mondo e il rifugio preferito è una dimora-castello, nella contea del Cheshire, in mezzo a un parco, dove però si fa vedere di rado e che, per la verità, ha deciso di vendere. Valore stimato sei, sette milioni di euro. Gli saranno finiti in malora certi affari, ma il patrimonio è rimasto intatto. Nella stanza del Bristol Hotel, mobili stile Ottocento, per tutta la notte, fra lunedì e martedì, il personale ha servito champagne. In abbondanza. Kinga Legg è una bella signora bionda di 36 anni che ha mollato la Polonia e si è costruita una fortuna importando ed esportando pomodori o vendendoli a catene della ristorazione e ai supermarket. La sua base operativa è nel Sussex. Adora i bei vestiti, i gioielli, i viaggi. A Parigi si è concessa una breve parentesi con Ian. Per lui, ha mollato il marito e ha dato una svolta alla vita.

È arrivata sola, sabato. E si infilata in camera. Più tardi è comparso il quarantenne che le ha fatto perdere la testa. «Vado dalla mia ragazza» dice Ian ai portieri. E non lo vedono più se non nella mattinata di martedì quando esce dall’ascensore e si assicura, con uno dei portieri, che nessuno vada a bussare di sopra. «Kinga sta riposando». Poi, paga il conto. C’è un gran silenzio ai piani dell’albergo. Ed è ora di risistemare i letti. Due ragazze delle pulizia, rompono la consegna, aprono la porta. Sulle pareti non possono passare inosservate le macchie di sangue, grumi, strisce rosse, un tavolo è rovesciato, le bottiglie vuote sono sparse per terra. E nella vasca del bagno Kinga è nuda. Morta. Nessuna arma da fuoco. Nessun coltello. I gioielli sono ancora al loro posto. I contanti pure. Chi l’ha uccisa? Perché? L’ispettore HenryMoreau della Gendarmeria non ha dubbi: «L’assassino l’ha presa a pugni, il corpo è pieno di lividi». I clienti del Bristol non hanno sentito rumori, urla, invocazioni d’aiuto. La polizia cerca Ian Griffin ma l’hotel conferma che quel «gentile signore» ha già saldato. «No, non era nervoso o di fretta». È partito da Rue du Faubourg Saint Honoré dando gas, ma era così sempre, una sua abitudine. Kinga aveva uno yacht ormeggiato in Costa Azzurra. Forse la Porsche 911 si è diretta lì. Ma la barca è ancora in porto. Ian, invece, non c’è più. Alla sua caccia si è mobilitata anche Scotland Yard. Chissà perché da qualche tempo agli amici andava dicendo di volersi trasferire in Australia. Poi si era appiccicato un soprannome: «Bond». Un mistero. È lui il killer della bella e miliardaria Kinga?

Fabio Cavalera