23/06/2010
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di Marchionne
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di MarchionneSacconi: «Sono fiducioso». Bonanni: «Il lingotto rispetti l'accordo». L'azienda orientata a non trasferire la produzione della Panda dalla Polonia all'impianto campano
| Sergio Marchionne in una foto d'archivio |
MILANO - Dopo il risultato del referendum tra i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano, dove una maggioranza di poco più del 60 per cento ha detto sì all'intesa con l'azienda, la Fiat starebbe ripensando al piano di trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia. Secondo alcune indiscrezioni il Lingotto si aspettava una percentuale di favorevoli più vicina all'80 per cento. In queste ore la Fiat sta valutando tutte le opzioni, non escludendo la rinuncia agli investimenti sullo stabilimento campano. A questo punto il futuro dell'impianto di Pomigliano diventerebbe molto incerto.
SACCONI : «NON VOGLIO NEMMENO PENSARCI...» - «Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea» dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, alla luce del risultato del referendum. «Non ho parlato direttamente con Marchionne, ho sentito l'azienda dopo l'esito e sono fiducioso sugli investimenti su Pomigliano». «Al momento - aggiunge però Sacconi - non è previsto alcun incontro. Il governo opera quando le parti lo chiedono».
BONANNI: «LINGOTTO RISPETTI GLI ACCORDI» - Secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, il Lingotto adesso «deve rispettare gli impegni». «Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - dice Bonanni a margine di una conferenza stampa a Pomigliano - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere, con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro così saremo contro un abbozzo di ripensamento». Il leader sindacale afferma che sulla vertenza c'è stata «una campagna che hanno voluto politicizzare in tutti i modi sia a destra che a sinistra. Tutto sommato i lavoratori hanno preso la posizione giusta». «Ci sono le condizioni per fare gli investimenti - aggiunge - e garantire Pomigliano, anzi per garantire lo stabilimento e anche altri posti di lavoro». Da qui l'appello: «Chiediamo alla Fiat di procedere perché ha potuto contare su un vasto piedistallo su cui poter costruire prospettive». Bonanni invita anche le altre organizzazioni sindacali a guardare avanti. «Sono convinto che anche la Cgil si unirà a noi perché qui stiamo discutendo se la fabbrica debba stare in piedi o meno. Non è un gioco qualsiasi. Qui ci sono 5mila posti di lavoro più l'indotto e c'è l'avvenire industriale del Napoletano. Non è un gioco». Bonanni non ci sta infine a definire l'intesa siglata lo scorso 15 giugno con la Fiat una violazione dei diritti costituzionali: «È una bufala, una fregnaccia paurosa» afferma il segretario Cisl, spiegando di essere rammaricato per il fatto che la valutazione della vicenda si sia proprio fondata su questo assunto.
ANGELETTI: «CONFERMARE L'INTESA» - «Credo che l'opzione per la Fiat sia esattamente una, quella di confermare la validità dell'accordo e quindi l'investimento da realizzarsi nei prossimi mesi per trasferire la Panda a Pomigliano» concorda il segretario della Uil, Luigi Angeletti, a Sky Tg24. Angeletti sottolinea che «se in Italia si dovesse sostenere la tesi che le cose si possono fare soltanto se c'è l'unanimità, allora non si farebbe nulla». Se questa posizione può andar «bene per la politica, per le imprese sarebbe soltanto un pretesto».
AIRAUDO (FIOM): «LA FIAT SI È INCARTATA» - «Temo che la Fiat a Pomigliano si sia incartata e abbia fatto un referendum su se stessa» è il commento di Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom-Cgil, a margine di un presidio dei lavoratori delle aziende in crisi in corso a Torino davanti alla Regione Piemonte. «Siamo di fronte ad un voto coraggioso dei lavoratori che hanno saputo, nonostante le pressioni e il ricatto, esprimere un dissenso sulle condizioni che vengono poste dall’azienda per portare la Panda a Pomigliano». «Non si può gestire il rapporto con il paese e con i lavoratori - prosegue il sindacalista - nello stesso modo in cui si gestisce un consiglio di amministrazione che delibera o meno un investimento». Airaudo ha poi osservato: «La Fiat deve ricordarsi che oltre ad essere una multinazionale è un’azienda italiana. Si comporti secondo le regole e le leggi italiane». Secondo il sindacalista della Fiom «siamo disposti a fare la Panda polacca ma non siamo disposti ad avere contratti polacchi. Siamo in Italia e Marchionne dovrebbe rendersene conto. Sulle regole italiane siamo pronti a riprendere il negoziato non da oggi ma da ieri».
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20/04/2010
Il nuovo iPhone compare in Rete. Ma sarà vero?
Il nuovo iPhone compare in Rete. Ma sarà vero?
Rumors, niente più. Ma interessanti e ben documentati. Ieri il sito Engadget aveva rivelato di avere le foto del nuovo iPhone di Apple. Foto sfuocate, ma i redattori - tra mille dubbi che si trattasse di un falso - hanno continuato a sostenere di aver rivelato per primi il nuovo telefonino della Mela, così come era accaduto con l'iPad (anzi, lo scoop sarebbe nella stessa foto della tavoletta). Una conferma assai più corposa è arrivata oggi. Ed è arrivata dagli eterni rivali di Gizmodo, che su questo iPhone (vedi il video sopra) ci hanno messo sopra le mani. Engadget incassa in modo signorile e rimanda ai video, alle foto e alla prova fatta dall'altra parrocchia.
A Gizmodo infatti sono sicuri di averci preso, e di non essere cascati in una bufala orchestrata ad arte. "Impossibile creare, con solo componentistica Apple, un telefono perfettamente funzionante": dunque l'oggetto che Apple aveva fatto sapere di aver perso - o meglio, che gli era stato rubato - dovrebbe essere proprio questo, bruttino a dire il vero, nuovo iPhone. O almeno un prototipo, perché l'aspetto come dicevamo lascia un po' a desiderare. Ma un prototipo ben funzionante, che ha permesso agli smanettoni del sito di provarlo in lungo e in largo. E di scoprire le novità:
- doppia camera, anche frontale, quella sul retro migliorata e con flash
- micro-sim invece della sim normale (come l'iPad)
- display migliorato, ma più piccolo
- microfono secondario anti-rumore
- pulsanti tutti in metallo, così come il rivestimento - squadrato - in alluminio
- più pesante di 3 grammi
- batteria più grossa del 16%
Tutto vero? Tutto finto? Tutta pubblicità gratuita alla Apple?
00:27 Scritto in tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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19/05/2009
Nuoto, il caos dei costumi da record
Nuoto, il caos dei costumi da record
La decisione tecnica su 348 modelli: 146 non accettati. Non omologati quelli usati da Pellegrini, Bernard e Bousquet. Primati a rischio? La Fina non chiarisce
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| Alain Bernard dopo il primato mondiale sui 100 stile ai campionati francesi: 46"94, primo sotto i 47" (Reuters) |
I record mondiali di Federica Pellegrini e del francese Alain Bernard potrebbero essere a rischio di cancellazione. E' soltanto un'ipotesi, per ora senza conferme. Ma spiega quanta confusione si sia creata a proposito delle caratteristiche tecniche dei costumi , sempre più perfezionati, utilizzati dai nuotatori. La commissione della Federazione internazionale incaricata di approvare o bocciare i modelli utilizzati dagli atleti, ha omologato 202 combinazioni su 348, presentate da 21 aziende diverse. Tra quelli bocciati, 136 potranno essere modificati per una possibile approvazione, mentre 10 sono stati esclusi senza appello. Tra i body non omologati sono i modelli «X-Glide» dell'Arena e «J01» della Jaked, entrambe aziende italiane, indossati dal francese Alain Bernard, da Federica Pellegrini e dall'altro francese Frederick Bousquet per i loro record mondiali.
INCERTEZZE - Il punto è che la Federazione non ha precisato se la non omologazione di un costume implichi o meno la cancellazione dei primati ottenuti indossandolo. E a due mesi dal Mondiale di Roma non è una situazione positiva. Non tanto per le gare future, nelle quali saranno indossati soltantoo i costumi omologati, quanto per l'attribuzione dei primati da battere nella competizione iridata. I 10 costumi definitivamente bocciati, spiega un comunicato, non hanno «passato i test di galleggiabilità e/o di spessore». Invece i 136 costumi da modificare «non soddisfano le specifiche richieste secondo cui il materiale per i costumi da nuoto non deve essere costruito per (o includere elementi/sistemi che creino) effetti da immagazzinamento di aria/acqua durante l'uso». I produttori hanno 30 giorni per presentare lo stesso costume con le modifiche richieste.
23:56 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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10/05/2009
Morte Marcelletti: il chirurgo ha assunto una dose letale di farmaco per il cuore
Morte Marcelletti: il chirurgo ha assunto una dose letale di farmaco per il cuore
AUTOPSIA/Resta incertezza se sia stato suicidio oppure malore
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| Il chirurgo Carlo Marcelletti (Ansa) |
Una dose massiccia di digitale, il farmaco utilizzato per la stabilizzazione del ritmo cardiaco, potrebbe essere stata la causa della morte di Carlo Marcelletti, il cardiochirurgo marchigiano morto mercoledì scorso all' ospedale san Carlo di Nancy di Roma. L'assunzione della digitale è certificata nella cartella clinica stilata martedì, dopo il ricovero di Marcelletti e saranno gli esami tossicologici sui reperti prelevati durante l'autopsia che si è tenuta oggi a rivelare se la dose assunta da Marcelletti sia stata letale. L'autopsia ha accertato che la morte di Marcelletti è stata determinata da un'insufficienza cardiorespiratoria acuta, probabilmente provocata da un eccesso di digitale.
L'IPOTESI DEL SUICIDIO - Il sequestro della cartella clinica ha consentito al pm Elisabetta Ceniccola titolare dell'indagine (sulla morte di Marcelletti è stato aperto un fascicolo a carico di ignoti e senza rubricazione di reati) di appurare che al cardiochirurgo non sono stati somministrati antidepressivi ma che il cardiochirurgo avrebbe assunto digitale per frenare la fibrillazione cardiaca che l'ha poi portato al ricovero in ospedale. Resta da appurare se la dose di digitale sia stata assunta per decisione dello stesso Marcelletti: una dose così alta da far ipotizzare volontà suicida da parte del celebre cardiochirurgo.
ESEQUIE PRIVATE - La salma di Marcelletti, terminata l'autopsia, è stata restituita alla famiglia che sta organizzando esequie private (dovrebbero tenersi tra lunedì e martedì) mentre il magistrato nei prossimi giorni, attraverso le audizioni di testimoni e amici del cardiochirurgo, cercherà di capire se Marcelletti avesse manifestato intenzioni suicide già palesate nel novembre scorso, quando - «rattristato e depresso» dopo l'arresto ai domiciliari perchè coinvolto in un'inchiesta su sms erotici scambiati con una minore - svelò a un settimanale di aver tentato il suicidio.
LA TESTIMONIANZA DELLA MOGLIE - Fondamentale sarà la testimonianza della moglie di Marcelletti, Roberta Baldini, alla quale il cardiochirurgo ha telefonato prima di morire proprio dall'ospedale San Carlo di Nancy.
10:56 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: morto, cardiochirurgo, marcelletti, ospedale, malore, arresto cardiaco, deceduto, indagini, incertezze, inchiesta, ipotesi | OKNOtizie |
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15/03/2009
A Napoli chiudono le case-famiglia Mancano i soldi, ragazzini per strada
A Napoli chiudono le case-famiglia Mancano i soldi, ragazzini per strada
NAPOLI — Adesso che ha chiuso anche Itaca le isole di Francesco sono davvero finite. Il nome è di fantasia, lo sguardo furbo, i capelli tinti di biondo con due dita di ricrescita nera e tutto il resto sono veri. Appena 14 anni, gli ultimi tre li ha passati in una comunità per minori, allontanato da una madre con gravi problemi psicologici ed economici. Il posto si chiamava Itaca, e nel grigio della periferia di Casoria era quel che prometteva di essere. Un rifugio per quei ragazzi perduti che sono il simbolo della crisi.
I ritardi nei pagamenti da parte del Comune di Napoli, gli educatori che scelgono di emigrare dopo due anni senza stipendio. Nessuna Itaca può resistere se rimane senza pane. La comunità ha chiuso nel novembre del 2008. Francesco entra in un altro centro per adolescenti, questa volta a Portici. Quattro mesi e si chiude per lo stesso motivo, l'atavico ritardo nei pagamenti. Il ragazzo finisce in una terza struttura, ma anche questa spegne le luci dopo poche settimane. Dall'inizio del 2009, sono cinque i centri di accoglienza per l'infanzia e per l'adolescenza che hanno cessato l'attività, tutti per lo stesso motivo. Francesco è stato «latitante» per due mesi, con l'aiuto della polizia i servizi sociali lo hanno ritrovato nei vicoli del centro.
Ce ne sono tante, di storie come queste. E negli ultimi mesi ci si è un po' dimenticati di Napoli. Saturazione, forse. La politica locale, ritrovata una relativa tranquillità, ha gli occhi puntati al 31 marzo, giorno nel quale dovrà essere approvato il bilancio di previsione 2009. Passaggio sempre delicato, ancora di più quest'anno, visto che il professor Riccardo Realfonzo, «tecnico» scelto per far dimenticare l'inchiesta-Romeo, ha candidamente parlato di «voragine », stigmatizzando una gestione all'insegna di «sprechi, consulenze inspiegabili, spese dirigenziali assolutamente fuori controllo, mancate riscossioni di dimensioni scandalose ». All'ultima voce vanno aggiunti i 40 milioni di euro di multe che nessuno si è mai preoccupato di incassare.
La misura del disastro è nelle cifre dell'Ufficio Studi di Mediobanca, che in una ricerca sulle società controllate dai maggiori comuni italiani ha scoperto che tra 2003 e 2007 le perdite accumulate da quelle napoletane raggiungono i 225 milioni. Nella voragine sono caduti per primi i più deboli. Non c'è più un centesimo. «Massima preoccupazione per la profonda crisi che attanaglia i servizi sociali a Napoli e provincia, dove la situazione si è fatta del tutto insostenibile. Progetti e servizi essenziali sono sospesi, chiudono o vengono realizzati da enti che sopportano ritardi dei pagamenti da parte del Comune di Napoli che in alcuni casi oltrepassano i 24 mesi. Gli enti non riescono più a far fronte agli anticipi e gli operatori non riescono più a non essere pagati ». La richiesta d'aiuto del Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza è caduta nel silenzio, così come quella delle comunità per disabili che hanno invocato lo stato di crisi. Ma la paralisi è totale, perché al cosiddetto terzo settore viene appaltato l'85% delle attività a tutela delle fasce deboli.
Chiudono le case-famiglia, quelle che dovrebbero accogliere i ragazzi che il Tribunale dei minori allontana dai genitori, a novembre hanno chiuso per mancanza di fondi i Nidi di Mamme, progetto che in quartieri come Barra e San Giovanni accoglieva 80 bimbi immigrati e non, dove lavoravano 24 educatrici e 60 madri volontarie. Ripartiranno per qualche mese con fondi speciali della Regione, ma il futuro si annuncio pessimo. La realtà napoletana è una continua corsa a misure-tampone. Alcune comunità incaricate di accogliere i ragazzi che il Tribunale ha allontanato dalle loro famiglie non ricevono soldi dal dicembre 2007. I bambini diversamente abili non sono andati a scuola per tutto l'inverno. L'associazione incaricata del loro trasporto non aveva i soldi per pagare polizze di assicurazione e benzina dei pullman.
«La colpa è nostra, non c'è dubbio ». Giulio Riccio, assessore alle Politiche sociali, è l'uomo chiamato a tappare la falla con un dito. «Napoli stanzia 20 milioni di euro solo per le comunità che accolgono i minori. Altre città del Sud non arrivano a 2». Il problema è che si tratta di soldi virtuali come quelli del Monopoli. «Non lo facciamo apposta. Ci mettiamo davvero 24 mesi a raccoglierli ». I motivi del ritardo? «Stato e Regione che mandano i soldi in ritardo, trasferimenti di risorse bloccati, tagli imposti al bilancio, 70 milioni di euro solo quest'anno. Colpa nostra, ma non prendiamoci in giro. Esistono diversi tipi di spese. In un'area socialmente disastrata come Napoli, quelle per i soggetti svantaggiati dovrebbero essere libere dai vincoli del patto di stabilità. Così non è, anzi. La crisi picchia forte soprattutto sui più deboli. Se ne ricordino tutti, quando ci sarà da commentare la prossima emergenza napoletana».
Marco Imarisio
12:18 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: napoli, chiusura, fondi, casa famiglia, ragazzini, persi, futuro, incertezze, perduti, infanzia | OKNOtizie |
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