23/09/2009
Morto Wess, in coppia con Dori Ghezzi conquistò la musica leggera italiana
Morto Wess, in coppia con Dori Ghezzi conquistò la musica leggera italiana
Successi da sanremo all'eurofestival. Era il bassista di Rocky Roberts, diventò famoso come interprete. Il ricordo della cantante: «Lui era l'artista, io la corista. La nostra coppia "caffelatte" era unica»
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| Wess e Dori Ghezzi nel 1973 (Ansa) |
ROMA - La fama l'aveva conquistata con il nome di Wess. E anche se l'epoca dei successi è lontana, non fu una notorietà da poco: in coppia con Dori Ghezzi aveva formato un duo singolare e di efficace impatto sul pubblico. Wesley Johnson, in arte semplicemente Wess, morto scomparso nella notte fra lunedì e martedì, era un cantante e musicista statunitense naturalizzato italiano arrivato nel nostro Paese nei primi anni Sessanta. In quel periodo per i neri la musica amata era soprattutto il soul e il R&B dei grandi interpreti, da Otis Redding a Wilson Pickett.
GLI INIZI - A fine anni Sessanta quel sound anche in Italia ispira molti interpreti di musica leggera (basti pensare a Fausto Leali ma anche gruppi come I Ribelli) e anche da noi si cerca qualche richiamo all'originale. Il Pickett «italiano», fatte le debite proporzioni, era Rocky Roberts, quello di «Stasera mi butto». Wess è il suo bassista che poi nel 1967, incide al suo primo album come cantante solista, intitolato «The sound of soul». Ottiene un discreto successo nel 1968 con la canzone «I miei giorni felici». All'inizio degli anni Settanta comincia la collaborazione con Dori Ghezzi: nasce una delle coppie canore italiane più famose. Nel 1973, con il brano «Tu nella mia vita» partecipano al Festival di Sanremo, superando poi tutti nella classifica delle vendite.
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| La copertina del 45 giri di «Un corpo e un'anima |
UN SODALIZIO NATO PER CASO - «Da lui ho imparato il mestiere. Lui era l'artista - ricorda ora Dori Ghezzi - io la corista. Rammento quel periodo come uno dei più belli e divertenti del mio lavoro. In realtà avrei dovuto collaborare soltanto ad un brano del 33 giri a cui stava lavorando. Si chiamava "Voglio stare con te". Era un esperimento che doveva finire lì. Invece alla Durium, la casa discografica, si resero conto che la coppia poteva ottenere altri risultati. E in effetti funzionò. Eravamo una cosa insolita: l'unica coppia caffelatte a livello internazionale. All'Eurofestival, per esempio, colpì molto». Dori Ghezzi è commossa nel ricordo: «Era una persona squisita. Un artista e un bassista forse neppure conscio delle sue grandi possibilità. Si è anche sacrificato per questo, si è consumato lavorando sul palcoscenico perché era uno di quegli artisti che dava tutto al pubblico». Oltre a «Voglio stare con te», anche «Noi due per sempre» e la famosissima «Un corpo e un'anima» (prima classificata a Canzonissima 1974) consolidano la popolarità e il successo del duo, che si piazza terzo all'Eurofestival secondo a Sanremo 1976 con «Come stai? Con chi sei?». Negli anni successivi, Wess ha partecipato a trasmissioni tv, produzione di dischi oltre a fare concerti. A Sanremo 1994 ha fatto parte del gruppo «Squadra Italia» e negli ultimi anni, tra il 2000 e il 2004 è tornato a esibirsi in molte piazze italiane, come nei primi anni della carriera, accompagnato dalla Wess Band.
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| Tag: lutto, musica, morto, wess, wesley johnson, scomparso, coppia, dori ghezzi, musica leggera, festival di sanremo, canzoni, album, incisioni | OKNOtizie |
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24/10/2008
Incisioni rupestri aborigene: una galleria d'arte e di storia
Incisioni rupestri aborigene: una galleria d'arte e di storiaMigliaia di illustrazioni rupestri che vanno da 15 mila anni fa ai giorni nostri, scoperte nel Nord dell'Australia, dimostrano che la popolazione non era affatto isolata nei secoli passati
Grandi barche a vela, navi a vapore, transatlantici e biplani a motore: sono alcuni degli straordinari soggetti raffigurati nelle illustrazioni rupestri scoperte da una spedizione di studiosi nel Nord dell'Australia. I ricercatori, guidati nei territori settentrionali del Arnhem Land da un aborigeno anziano esperto della zona, hanno scoperto migliaia di incisioni e dipinti su roccia mai visti. L'esistenza del sito era in parte nota dagli anni '70 ma la collocazione esatta era poi stata dimenticata e nessuno si era più spinto alla ricerca delle pitture, la cui estensione e importanza era stata sottovalutata. Finalmente, dopo decine di anni di disinteressamento, il sito è stato nuovamente rintracciato: sono state scoperte e documentate più di 100 nuove aree di interesse archeologico, in cui spesso sono presenti diverse stratificazioni di dipinti sovrapposte.
LA STORIA ILLUSTRATA DEGLI ABORIGENI - Secondo uno dei membri della fortunata spedizione di studio «si tratta della più importante antologia di arte rupestre al mondo. Alcune delle figure che si trovano qui sono uniche e non ne esistono di simili in nessun altro posto noto». Una scoperta straordinaria che raccoglie immagini impresse nella roccia a partire da 15 mila anni fa fino a soli 50 anni or sono. Una vera e propria storia illustrata della vita degli aborigeni australiani, dalla preistoria all'era moderna, che aiuterà gli esperti a ricostruire passo per passo le vicende dei primi abitanti del continente australiano e, in particolare, del loro incontro con i colonizzatori inglesi alla fine del '700.
GLI INCONTRI CON LE ALTRE CIVILTÀ - «Tutto quello che è passato di qui è rappresentato su queste pareti» racconta Paul Tacon, professore di antropologia e archeologia alla Griffith University del Queensland. Compresi cacciatorpedinieri della II Guerra Mondiale, canguri e animali oggi estinti. Le popolazioni aborigene evidentemente non erano così chiuse e isolate come si pensava fino a poco tempo fa (probabilmente molti dei libri sulla storia di questa civiltà andranno riscritti). Ancora prima dell'arrivo degli occidentali infatti, gli aborigeni intrattenevano rapporti con le popolazioni indonesiane, come dimostra in particolare l'immagine di una scimmia arboricola, assente in Australia. Altre antiche pitture mostrano missionari e figure umane con le mani sui fianchi, un atteggiamento tipicamente collegato agli europei. Molte anche le immagini violente, di scontri a mani nude e con lance. Innumerevoli rappresentazioni sono di alta qualità: infatti, secondo quanto riportano gli anziani ancora in vita, la pittura era riservata solo ad artisti esperti della comunità.
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| Tag: aborigeni, incisioni, galleria d'arte, storia, scienze, ritrovamenti | OKNOtizie |
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