21/10/2011

La Consulta: no a parlamentari-sindaci

La Consulta: no a parlamentari-sindaci

LA SENTENZA. Alt al doppio incarico. All'origine della pronuncia il caso Stancanelli, deputato Pdl e primo cittadino di Catania

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13/10/2010

Il legale pagato due volte dallo Stato

Il legale pagato due volte dallo Stato

Dipendente in contemporanea di diversi enti pubblici. «Restituisca due milioni». Giovanni Pascone, ex magistrato del Tar e consulente a Palazzo Chigi, ha collezionato 62 incarichi

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15/09/2010

Il senatore che dirige l’aeroporto nominato anche con il voto del figlio

Il senatore che dirige l’aeroporto nominato anche con il voto del figlio

La Famiglia e L'impero nel settore dei materiali edilizi: serviranno a rifare lo scalo. Il caso di Speziali del Pdl. Su Lamezia in arrivo 60 milioni di fondi pubblici

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08/09/2010

Camera: Berlusconi in aula a fine mese «Riferirà sulla situazione politica»

Camera: Berlusconi in aula a fine mese «Riferirà sulla situazione politica»

La crisi nella maggioranza. Posto alla conferenza dei capigruppo l'incompatibilità del presidente Fini, che replica: «Non è questa la sede»

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17/12/2009

Deputati, 47 i casi di incompatibilità

Deputati, 47 i casi di incompatibilità

 

I risultati di due anni di lavoro della Giunta per le elezioni della Camera. Riguardano parlamentari che hanno anche incarichi in consigli regionali o che sono sindaci di grossi comuni

 

L'aula della Camera (Ansa)
L'aula della Camera (Ansa)

ROMA - Il Comitato per le incompatibilità della Giunta per le elezioni della Camera ha accertato, nei primi due anni di attività, 47 casi di doppi incarichi svolti da deputati, incompatibili con il mandato parlamentare. Lo ha reso noto il presidente della Giunta, Maurizio Migliavacca, tracciando un primo bilancio del lavoro condotto in questa prima parte di legislatura.

I CASI NON CONFORMI - Il Comitato alla data odierna, ha svolto 33 riunioni, nell'ambito delle quali ha proceduto all'audizione di 16 deputati - ha esaminato 122 cariche, concludendone l'esame per 112. Di queste 112 cariche, 100 sono state esaminate dalla Giunta plenaria, che ne ha dichiarato 47 incompatibili con il mandato parlamentare e 18 compatibili. Mentre per le rimanenti 35 cariche la Giunta si è limitata a prendere atto della cessazione dalla carica per dimissioni spontanee da parte dei deputati interessati. Delle 47 cariche dichiarate incompatibili nella corrente legislatura, 42 (36 nel 2008 e 6 nel 2009) consistevano in cariche regionali (consigliere regionale o assessore regionale) la cui incompatibilità è direttamente prevista dall'articolo 122, secondo comma, della Costituzione.

IL NODO DEI SINDACI - Altro tema sul quale il Comitato ha già concluso la propria istruttoria è quello riguardante la questione relativa alla compatibilità o meno con il mandato parlamentare delle cariche di sindaco di comune con popolazione superiore ai 20 mila abitanti o di presidente di provincia, ove assunte successivamente all'elezione a deputato (dal momento che le stesse cariche costituiscono invece causa di ineleggibilità ove ricoperte già al momento della candidatura). «Dopo una approfondita ed articolata istruttoria - ha riferito Migliavacca - è emerso l'orientamento maggioritario favorevole all'accertamento della compatibilità, secondo un indirizzo inaugurato dalla Giunta nella XIV legislatura e motivato con il fatto che nell'ordinamento italiano è assente un'esplicita norma di legge che preveda l'incompatibilità. Sulla questione la Giunta plenaria sarà chiamata a deliberare in una seduta che sarà convocata alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa natalizia. Infine, per quanto riguarda le ineleggibilità, tutte le cariche sono già state esaminate sotto tale profilo e solo per un deputato - che rivestiva la carica di sindaco di un comune con popolazione superiore a 20 mila abitanti al momento della candidatura - la Giunta ha deliberato la contestazione dell'elezione, fissando l'udienza pubblica per il 20 gennaio 2010».


20/07/2009

Sudcorea, scambio di neonati all'ospedale

Sudcorea, scambio di neonati all'ospedale

 

La piccola è nata nel 1992, i primi sospetti con analisi del sangue: gruppo non compatibile. I genitori si accorgono dell'errore dopo 16 anni. Risarciti dalla struttura con oltre 55 milioni di dollari

SEUL- I primi anni non ci hanno nemmeno pensato. Poi, a causa di un banale esame di routine, sono arrivati i sospetti. Quindi la conferma con l'esame del dna. La bambina che si erano portati a casa non è la loro. L'ospedale ha fatto un errore. E anche grave. Per questo la coppia ha deciso di rivolgersi al tribunale che ha condannato la struttura sanitaria a un maxi risarcimento: oltre 55 milioni di dollari.

L'ERRORE- La coppia aveva partorito la piccola nel 1992. I primi sospetti dopo qualche anno. Il gruppo sanguigno della bimba non è compatibile con il loro. È stato il test del dna a sfatare ogni dubbio. L'ospedale, condannato a pagare, per una forma di tutela della privacy, si rifiuta di rendere note le generalità della figlia biologica della coppia.


12/04/2009

Parlamentare e sindaco: ecco il popolo del doppio incarico

Parlamentare e sindaco: ecco il popolo del doppio incarico

 

Dai comuni alle province: Come vengono aggirate le norme. Hanno altre mansioni 68 tra deputati e senatori

 

Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania e senatore della Repubblica, due incarichi non compatibili
Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania e senatore della Repubblica, due incarichi non compatibili

ROMA - Era la sera dell’11 no­vembre 2008. Il Senato era alle pre­se con il decreto che avrebbe potu­to salvare il dissestato Comune di Catania: per il sindaco Raffaele Stan­canelli era questione di vita o di morte. Poteva allora il senatore Raf­faele Stancanelli far mancare il pro­prio voto favorevole a un finanzia­mento di 140 milioni per la città et­nea? Non poteva. Votò a favore e si congratulò con se stesso esprimen­do «soddisfazione» per com’era an­data a finire. Perché il sindaco di Ca­tania e il senatore del Popolo della libertà sono la medesima persona. Domanda legittima: come fa Stanca­nelli a conciliare l’incarico parla­mentare con quello, ancora più gra­voso, di amministrare quella città di 313.110 abitanti nello stato in cui si trova? Non è semplice, come dice chiaramente il suo curriculum par­lamentare di un anno. Un solo inter­vento in assemblea, il compito di re­latore a un disegno di legge sulle pensioni dei militari, e nove dise­gni di legge: ma li ha soltanto firma­ti.

Eppure i due incarichi sarebbero incompatibili. Le norme attualmen­te in vigore stabiliscono che chi oc­cupa un seggio in Parlamento non possa fare il sindaco di una città con più di 20 mila abitanti, né il pre­sidente di una giunta provinciale, né l’assessore, né il consigliere re­gionale. Ma si tratta di norme che si prestano a varie interpretazioni, co­sì è facilmente possibile aggirarle. Di fatto, l’unica incompatibilità ri­spettata più o meno alla lettera è quella con gli incarichi nei consigli e nelle giunte regionali, grazie an­che, al Senato, al limite tassativo di tre giorni per optare fra Parlamento e Regione che venne fissato dal pre­sidente di palazzo Madama Renato Schifani e dal presidente della giun­ta delle elezioni Marco Follini. Per il resto, tutti o quasi hanno fatto spal­lucce. Anche di fronte al semplice buonsenso. Con il risultato che ora si contano 68 parlamentari che han­no altri incarichi istituzionali. Una quarantina fra sindaci e vicesinda­ci, e poi assessori, consiglieri comu­nali, consiglieri provinciali e perfi­no due presidenti di giunte provin­ciali: i deputati del Pdl Maria Teresa Armosino e Antonio Pepe, presiden­ti delle Province di Asti e Foggia.

Di fronte a questa situazione sur­reale, perché mai Stancanelli avreb­be dovuto dimettersi? Tanto più se non l’hanno fatto nemmeno i suoi colleghi di Senato e di partito, Vin­cenzo Nespoli a Antonio Azzollini, rispettivamente sindaci di Afragola e Molfetta, entrambe città con oltre 62 mila abitanti. Considerando pu­re che Azzollini non è un senatore qualsiasi, ma addirittura il presiden­te di una commissione permanente di palazzo Madama, la commissio­ne Bilancio. In quella veste, a febbra­io, ha sollecitato per iscritto il mini­stro dell’Agricoltura, Luca Zaia, a mettere mano al portafoglio per da­re sostegni al settore ittico. Per la gioia dei pescatori molfettesi.

Non che alla Camera non ci siano casi simili. Eletto contemporanea­mente sindaco di Brescia (187.567 abitanti) e deputato, il 18 aprile del 2008 Adriano Paroli ha dichiarato: «Se sarà utile alla città, resterò sin­daco e parlamentare». Così è stato. C’è da dire che anche come deputa­to del Pdl s’è dato piuttosto da fare. Ha presentato otto sue proposte di legge, fra cui una per istituire un ca­sinò stagionale nei comuni di San Pellegrino Terme (Bergamo) e Gar­done Riviera (Brescia). Il suo colle­ga deputato Giulio Marini, invece, si è concentrato (legislativamente parlando) sul personale delle Came­re di commercio dopo aver conqui­stato insieme un seggio a Monteci­torio e la poltrona di sindaco di Vi­terbo (59.308 abitanti), sconfiggen­do un altro parlamentare: il tesorie­re diessino Ugo Sposetti.

I parlamentari che sono contem­poraneamente sindaci di Comuni con oltre 20 mila abitanti sono cin­que. Ma guidano un plotone di pri­mi cittadini ben più numeroso, con­siderando i centri più piccoli. Fra Camera e Senato se ne contano 36. Di ogni schieramento, ma moltissi­mi della Lega Nord. Come per esem­pio il sindaco di Pontida, il deputa­to Pierguido Vanalli, e il primo citta­dino di Varallo, Gianluca Buonan­no, che si è reso protagonista nel­­l’estate del 2007 di una stravagante iniziativa: l’istituzione dell’assesso­rato alla dieta, con premi in denaro pubblico fino a 500 euro per i citta­dini che avessero perso cinque (le donne) o sei chili (gli uomini). Sen­za trascurare il centrosinistra. Il se­natore Claudio Molinari, eletto nel 2005 sindaco di Riva del Garda (15.693 abitanti), è approdato nel 2006 e nel 2008 in Senato, conser­vando sempre lo scranno da primo cittadino con l’affermazione, risolu­ta, che non lascerà in anticipo ri­spetto alla scadenza naturale del 2010. C’è addirittura un senatore che somma all’incarico di parlamen­tare e primo cittadino anche quello di governo: il ministro delle Infra­strutture Altero Matteoli, sindaco di Orbetello, città di 14.607 abitan­ti. Ci sono poi quattro vicesindaci: quelli di Roma (il senatore del Pdl Mauro Cutrufo), Milano (il deputa­to dello stesso partito Riccardo De Corato), Lecce (la senatrice Adriana Poli Bortone) e Caravaggio (il leghi­sta Ettore Pirovano). A questi si sa­rebbe dovuta aggiungere, fino a qualche settimana fa, la senatrice Angela Maraventano, vicesindaco di Lampedusa alla quale a gennaio 2009 il sindaco Bernardino De Ru­beis ha revocato le deleghe.

Non mancano gli assessori comu­nali. Ce ne sono tre. Uno di loro è Vittoria D’Incecco, deputata del Par­tito democratico, che amministra la sanità nella città di Pescara (116.286 abitanti). Restando nei Co­muni, si contano altri 17 consiglieri comunali, alcuni dei quali in grandi città. Gian Luca Galletti (Udc) a Bo­logna, Alessandro Naccarato (Pd) a Padova, Gaetano Porcino (Idv) a To­rino, Gabriele Toccafondi (Pdl) a Fi­renze) e Matteo Salvini, capogrup­po leghista a palazzo Marino, Mila­no. Caso singolare, quello del consi­glio comunale di Borgomanero, in Provincia di Novara, che ospita ben due parlamentari donne: la deputa­ta leghista Maria Piera Pastore, pre­sidente del consiglio, e la senatrice democratica Franca Biondelli. Non meno singolare la situazione in cui si trova il deputato Armando Valli, detto Mandell, senatore della Lega Nord e componente di ben quattro commissioni parlamentari, consi­gliere comunale del suo paese d’ori­gine, Lezzeno, e anche consigliere della Provincia di Como.

Si dirà che sono cariche non in­compatibili e che comunque la pre­senza degli amministratori locali in Parlamento assicura il necessario le­game con il territorio. Ma la questio­ne è sempre la stessa: anche ammet­tendo che amministrare un comu­ne di 19.999 abitanti e uno di 20.001 siano due mestieri diversi, dove trovano il tempo?

Sergio Rizzo