20/04/2012
Ministro Cancellieri: «Offensivo usare lo scotch sui rimpatriati»
Ministro Cancellieri: «Offensivo usare lo scotch sui rimpatriati»«ma mascherine necessarie per impedire che sputino sangue sugli agenti». Il ministro Cancellieri sul caso degli immigrati portati in aereo imbavagliati: «lesivo della dignità umana»
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21/08/2010
Cosenza: autista bus aggredisce anziano, nessuno interviene
Cosenza: autista bus aggredisce anziano, nessuno intervieneUn pensionato di 78 anni è stato picchiato dopo il diverbio per l'apertura di una porta tra l'indifferenza dei passanti. Una telecamera di sorveglianza ha ripreso la scena.
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31/07/2009
Sotto l’ombrellone accanto a un morto
Sotto l’ombrellone accanto a un morto
Napoli L’uomo di 73 anni è affogato davanti a «Mappatella beach», nel centro della città. L’indifferenza dei bagnanti: c’è chi spalma la crema e chi si tuffa
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| Il cadevare di Antonio Sommaripa nella spiaggia della Mappatella |
C’è un ombrellone rovesciato sulla battigia sotto il quale è adagiato il cadavere di un uomo interamente coperto da un lenzuolo e da un asciugamano. A un paio di metri, una borsa e una sedia da bar vuota. Siamo sulla cosiddetta Mappatella Beach, pieno lungomare di Napoli, su via Caracciolo, dove ai napoletani piace fare il pic nic.
Quel che è successo, si può anche raccontare dopo, ma sono le fotografie a colpire per prime. Intorno al corpo senza vita, c’è una spiaggia estiva moderatamente affollata: una donna dalla schiena abbondante di pieghe che spalma la crema sulle spalle di una signora con cappellino bianco, un gruppetto di uomini che sembra chiacchierare le mani incrociate sul dorso, chi continua a prendere la tintarella, chi si sistema sulla sdraio, chi stende il suo telo sulla sabbia, chi si bagna i piedi, chi legge, un ragazzino che corre a tuffarsi nel mare calmissimo. C’è anche un cane accucciato dietro una sedia. Agghiacciante normalità da solleone. Normalità con morto. Solo un bambino e un anziano poco distanti gettano uno sguardo a quell’uomo disteso sotto il lenzuolo, con un’aria di attesa, le mani sui fianchi.
Il resto sono occhi che guardano altrove, anzi che fanno di tutto per evitare di incrociare l’immagine della morte così sfacciatamente immobile. O forse no, non evitano niente, non la vedono e basta. L’ombrellone rovesciato li aiuta a schermare uno scandalo tanto intollerabile. L’uomo aveva 73 anni, si chiamava Antonio Sommaripa, abitava nel quartiere Miano e in mattinata i bagnanti hanno visto galleggiare il suo corpo (che per quanto ne sapevano poteva essere ancora in vita) su quell’innocuo e piccolo specchio d’acqua chiuso dagli scogli, dove dicono che non annegherebbe neanche un bambino lasciato solo. Invece di soccorrerlo, hanno preso un telefonino e hanno chiamato il 118, perché ci pensassero i medici del Pronto Soccorso a fare il possibile (l’impossibile).
Solo dopo, qualcuno ci ha ripensato e ha deciso di trascinarlo a riva. I medici non hanno potuto che constatarne il decesso per annegamento. Niente bagnini, sulla spiaggia centrale di Napoli? Niente bagnini, a quanto pare. Ma soprattutto, nessuna pietà sulla spiaggia centrale di Napoli? Nessuna pietà. A giudicare dall’agghiacciante normalità di quelle scene, dove nulla riesce a turbare i sacri rituali preagostani, un morto vale una sedia vuota, una borsa abbandonata, un cestino dei rifiuti. Rifiuto esso stesso, se si può continuare a leggere un libro o il giornale con un cadavere a due passi, se si riesce ad aprire un tubetto per spalmarlo sulle spalle arrossate dell’amica, se si può rimanere sdraiati pancia all’aria e gambe divaricate ad abbronzarsi.
Neanche i sassi che circondano la Mappatella Beach sembrano capaci di tanta indifferenza di fronte a un uomo morto. C’è una famosa poesia di Ungaretti, intitolata «Veglia», in cui un soldato evoca una nottata di guerra del ’14 passata a fianco di «un compagno / massacrato / con la sua bocca / digrignata / volta al plenilunio / con la congestione delle sue mani»: ricorda che in quella notte, disteso a fianco della morte («penetrata nel mio silenzio »), non si è sentito mai «tanto attaccato alla vita» e ha cominciato a scrivere «lettere piene d’amore». Ci vuole il massacro di una guerra per avere tanto rispetto della morte, e perciò della vita? O lo si può avere non solo sotto il plenilunio ma nel solleone, non solo al fronte ma anche su una spiaggia, non solo in divisa ma anche in costume da bagno? Con le pance sporgenti, con le gambe adipose? Insomma, in tempo di pace. E di benessere.
Paolo Di Stefano
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12/03/2009
Pordenone: aggredito e picchiato in piazza un disabile gay, tre denunciati
Pordenone: aggredito e picchiato in piazza un disabile gay, tre denunciati
La dichiarazione dei tre aggressori alla polizia: «volevamo dare una lezione ai froci». La vittima, 30 anni, colpito con calci e pugni. Nessuno è intervenuto a salvarlo
PORDENONE - Ancora un episodio di violenza. Un uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali del comune per una lieve disabilità psichica e mentale, è stato aggredito, a calci e pugni, in una piazza centrale di Pordenone, da tre persone che sono poi fuggite. Queste ultime sono poi state rintracciate dalla polizia che le ha fermate. Nei riguardi dei tre, che sono poi stati denunciati - S.C., 21 anni, di Porcia (Pordenone), T.N., 22 anni e O.S., 43 anni, entrambi di Pordenone - è stato ipotizzato il reato di concorso in violenza privata, aggravata dal fatto che la vittima è un portatore di handicap.
NESSUN AIUTO - Nessuno è intervenuto per aiutare il giovane disabile. L'aggressione - secondo la ricostruzione degli investigatori guidati dal capo della mobile, Massimo Olivotto - è avvenuta lo scorso 23 gennaio, intorno alle 21.30, nella centrale piazza XX settembre. Era un venerdì sera e nella piazza c'erano numerose persone, nessuna delle quali è però intervenuta per aiutare l'uomo o fermare l'aggressione. A chiamare la polizia è stato il gestore di un bar, in quel momento affollatissimo, che ha notato che, sul piazzale antistante, l'uomo veniva malmenato. Per ricostruire l'episodio, gli investigatori hanno ascoltato una dozzina di persone, dal momento che ognuna di loro aveva assistito solo a una parte dell'aggressione che - secondo la polizia - era stata organizzata in precedenza. Già qualche ora prima, infatti, uno dei tre denunciati aveva proposto agli altri di «andare a dare una lezione ai froci del Bronx», il quartiere dove di notte s'incontrano alcuni omosessuali. Durante l'aggressione, i tre avrebbero anche insultato il gay disabile, minacciandolo.
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