01/10/2010

Nello spazio c'è un'altra Terra

Nello spazio c'è un'altra Terra

Individuato il pianeta Gliese 581g: si trova a 20 anni luce da noi. Potrebbe ospitare forme di vita: c'è acqua e atmosfera e la temperatura varia tra i -12° e i -31°

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25/10/2009

Scoperto un buco sulla Luna

Scoperto un buco sulla Luna

 

L'ha individuato una sonda giapponese. Sarà la futura abitazione per gli astronauti? potrebbe scorrere in profondità per centinaia di metri creando una cavità molto stabile

 

MILANO - Hanno trovato un buco sulla Luna e lo hanno fotografato. È il primo ad essere scoperto dopo anni di ipotesi e ricerche sulle fotografie raccolte in quasi mezzo secolo di esplorazioni spaziali. A riuscirci è stata la sonda giapponese Kaguya che per due anni, e sino al giugno scorso, ha ripreso in continuazione mari e valli seleniche. Un apposito team di planetologi della Jaxa, l’agenzia spaziale nipponica, era al lavoro proprio con questo fine: trovare buchi lunari. E ci sono riusciti aprendo un interessante panorama di possibilità per quanto riguarda i piani della colonizzazione di cui si parla sempre più insistentemente.

LE IPOTESI - Il buco è stato identificato in un’area vulcanica vicino alle colline «Marius Hills» e ha un diametro di 65 metri. Junichi Haruyama, il leader del gruppo di ricercatori, ha spiegato che potrebbe scorrere in profondità per centinaia di metri creando una cavità molto stabile. Come si sia formato non è ben chiaro. Potrebbe essere stato generato in seguito a un’eruzione vulcanica nelle prime epoche della formazione del corpo celeste. Nei processi di raffreddamento della lava si generano situazioni del genere. Oppure si ipotizza che possa essere un buco che dalle profondità lunari permetteva la fuoriuscita della lava miliardi di anni fa. Comunque sia l’origine, il buco c’è ed ora si vuol capire bene le sue caratteristiche. Per questa ragione la sonda americana Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa, da poco arrivata in orbita, punterà i suoi obiettivi per tracciarne con maggior dettaglio (dieci volte superiore) un identikit. Ma nel frattempo si metterà alla ricerca anche di altri possibili buchi esistenti in regioni diverse della superficie.

FUTURA RESISDENZA? - Questo interesse, oltre ad essere legato alla decifrazione della geologia lunare e alle caratteristiche del sottosuolo, mira già ad un’importante applicazione. Quella di trasformare questi buchi in residenze per gli astronauti nella colonia lunare a cui si sta pensando. Sulla Luna c’è il problema delle radiazioni dalle quali gli esploratori dovranno difendersi. Per risolvere questo problema che condiziona i futuri sviluppi dell’esplorazione ci sono tre possibilità. Una è quella di costruire unità di abitazione con materiali e sistemi in grado di schermare la pioggia di radiazioni cosmiche che costituiscono un grave pericolo alla salute umana. La seconda ipotesi è quella di ricoprire le unità di abitazione di uno strato di regolite, che è il materiale della superficie, il quale funziona da schermo. La terza è di scovare caverne lunari nelle quali abitare. In questo caso il basalto della struttura geologica lunare è efficacissimo nella protezione. Ecco perché si cercano i buchi come quello finalmente trovato. Le successive indagini ci diranno se la via delle caverne è davvero la soluzione vincente. Intanto le abbiamo trovate e questo è un punto di partenza concreto importante che materializza una possibilità in passato soltanto teorizzata.

Giovanni Caprara

corriere.it


18/09/2009

Scoperto il primo pianeta extrasolare roccioso come la Terra

Scoperto il primo pianeta extrasolare roccioso come la Terra

 

Lo ha individuato il satellite corot. ma l'ambiente non e' adatto a ospitare la vita. Si trova a 500 anni luce da noi nella costellazione dell'Unicorno

 

Una ricostruzione di Corot-7b
Una ricostruzione di Corot-7b

MILANO - Il più piccolo pianeta extrasolare e il più vicino alle sembianze della Terra ruota attorno ad una stella distante 500 anni luce dalla Terra nella costellazione Monoceros, L’Unicorno. Ora gli astronomi che lavorano con il satellite Corot hanno costruito un preciso identikit fornendo la prima solida prova di un pianeta roccioso nella nostra galassia.

IL SATELLITE - Corot è un satellite nato per compiere questo lavoro. Lanciato dal Cnes, l’agenzia spaziale francese, permette di indagare la presenza di nuovi pianeti quando questi transitano davanti all’astro madre, un metodo prezioso per capire le loro caratteristiche fisiche. Combinando queste misure con quelle della velocità radiale si arriva ad un’accurata stima della massa, del raggio e della densità media. Così si è visto che Corot-7b, come è stato battezzato il pianeta la cui presenza era stata inizialmente individuata all’inizio dell’anno, ha una densità media 5,5 grammi per centimetro cubo. Ciò lo rende il più simile, tra tutti i pianeti di questo tipo rilevati, a Mercurio, Venere, Terra e Marte. Un bel risultato nella ricerca del gemello della Terra per il satellite Corot al cui programma ha collaborato anche l’ESA europea fornendo alcune parti tra cui delle ottiche del telescopio. Per questo, in cambio, vari astronomi europei lo utilizzano nelle loro osservazioni. Per quanto riguarda il diametro esso è meno del doppio della nostra Terra mentre la sua distanza dalla stella è di 2,5 milioni di chilometri. Intorno ad essa compie un giro in 20,4 ore. L’ambiente non sembra però essere dei migliori essendo un po’ infernale e quindi senza vita. Intanto Corot continua a indagare e presto avremo altre preziose informazioni sul lontano corpo celeste.

Giovanni Caprara