03/11/2010

Hermès, la famiglia contro Arnault

Hermès, la famiglia contro Arnault

I dirigenti della casa di moda contrari all'ingresso nel capitale del leader di Lvmh: «Faccia passo indietro»

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25/05/2010

Cambridge: imbarazzo per l'errore ortografico sulla porta dell'ateneo

Cambridge: imbarazzo per l'errore ortografico sulla porta dell'ateneo

Nel nuovo dipartimento di studi classici. Storpiata una frase in greco antico di Aristotele: una sigma sostituita con la esse latina

 

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L'Università di Cambridge
L'Università di Cambridge

CAMBRIDGE - Per stimolare i propri studenti avevano deciso di scolpire sulle porte automatiche del nuovo dipartimento di studi classici di Cambridge il celebre motto del filosofo Aristotele: «Tutti gli uomini, per natura, tendono al sapere». Peccato che la frase, scritta in greco antico, presenti un grave errore ortografico. La lettera greca sigma nella parola φύσει (per natura) è stata sostituita dalla esse latina. Un errore che ha seriamente imbarazzato i professori e i dirigenti del famoso ateneo che hanno assicurato che lo strafalcione sarà velocemente corretto.

SVARIONE - I primi ad accorgersi dello svarione grammaticale sono stati alcuni studenti dell'ateneo. Ma a rendere popolare la gaffe è stata la professoressa di lettere classiche Mary Beard, che ha raccontato la vicenda sul blog del Timesonline su cui scrive abitualmente. In realtà la Beard, nel post intitolato Door rage, voleva criticare soprattutto le nuove porte di vetro dell'università che si aprono molto lentamente e costringono gli studenti a lunghe code. «Le porte - ha scritto sul blog la professoressa - possono essere azionate con un sistema elettronico destinato agli utenti su sedia a rotelle. Ma è così lento che provoca rabbia e ingorghi». Poi, dopo aver fatto riferimento allo strafalcione ortografico, ha aggiunto ironicamente: «Anche gli dei hanno mostrato la loro disapprovazione vendicandosi in una maniera inimitabile».

TRADIZIONE ANTICA - La stessa professoressa, più tardi, ha sdrammatizzato la vicenda e ha fatto notare che mescolare lettere latine e greche è una tradizione tramandata dal mondo antico: «C'è una dimora a Pompei perquisita dai cittadini locali all'indomani della famosa eruzione del 79 d. C. Essi vi entrarono scavando un tunnel e dopo averla visitata, lasciarono la scritta in latino "Casa perquisita", ma nella stessa frase erano presenti anche lettere greche». Un portavoce dell'università si difende e dichiara al sito web del Times di Londra: «Si tratta di un errore sciocco fatto dal grafico. Sarà rimosso in pochi giorni. Certo è un po’ imbarazzante».

Francesco Tortora


15/05/2010

Museo di mafia troppo crudo, E Sgarbi lo vieta ai minori

Museo di mafia troppo crudo, E Sgarbi lo vieta ai minori

SALEMI: Due visitatori si sono sentiti male dopo aver visitato la «cabina macello». Un percorso scioccante

 

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

MILANO - Immagini troppo crude nel nuovo museo della mafia di Salemi e due visitatori sono stati male. Così il sindaco della città, il critico d'arte Vittorio Sgarbi, ha deciso di impedire l'ingresso ad alcune installazioni ai minori di 16 anni e ha disposto la collocazione di cartelli che avvertono sulla «pericolosità» della visione dei documenti esposti.
Il museo, inaugurato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'11 maggio, è concepito apposta per scioccare e può far star male chi non è abituato, come i cronisti o gli investigatori, a vedere cadaveri per terra crivellati di colpi di lupara. Così una donna di 40 anni milanese e una giovane studentessa catanese hanno dovuto sedersi all'aperto e bere un po' d'acqua fresca per riprendersi dopo essere passate attraverso la «cabina della violenza», una delle 10 del museo che rappresentano il percorso virtuale attraverso la storia di Cosa nostra.

La cabina 8 per esempio, che come le altre è di appena un metro quadrato, simula il retro di una macelleria siciliana con le piastrelle sporche di sangue e presenta immagini raccapriccianti che mostrano particolari anche «scientifici» di delitti. «La cabina delle estorsioni - spiega il direttore del museo Nicolas Ballario - prima di essere sistemata nel museo è stata bruciata e il legno semicarbonizzato impregna il visitatore dell'odore tipico di ciò che resta dopo un attentato del racket. Lì dentro si assiste alla disperazione dei commercianti che vedono la loro vita andare in fumo».

Il museo intitolato a Leonardo Sciascia fa quindi già discutere mentre è in corso la querelle tra Sgarbi e la famiglia Salvo. Oggetto del contendere è l'esposizione nel museo della prima pagina del quotidiano «L'Ora» del 1984 con la foto dei cugini esattori Ignazio e Nino Salvo il giorno dell'arresto. A chiedere la rimozione di quel documento è stata la vedova di Nino Salvo attraverso un'ingiunzione del tribunale. «Noi non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria - ribadisce Ballario - ma quella prima pagina è un documento incancellabile. Non toglieremo la foto: è uno dei trecento documenti esposti sui pannelli per ripercorrere la cronaca di Cosa nostra». Nino Salvo morì di tumore prima della sentenza del maxiprocesso. Il cugino Ignazio, condannato per mafia, venne ucciso nel settembre '92. (fonte Ansa)


08/01/2010

Rinforzi in Calabria: agenti e magistrati La bomba, il giallo della donna nel video

Rinforzi in Calabria: agenti e magistrati La bomba, il giallo della donna nel video

 

L'ATTENTATO A REGGIO. Le nuove misure del governo: l’Agenzia sui beni confiscati e più controlli sull’Expo

 

REGGIO CALABRIA - Per rispondere alla bomba che ha divelto un portone ma conteneva messaggi che andavano ben oltre i danni provocati, lo Stato si presenta a Reggio ai suoi massimi livelli: i ministri dell’Interno e della Giustizia, Maroni e Alfano, i capi e comandanti di polizia, carabinieri e guardia di finanza, i vertici degli uffici investigativi. Dopo la riunione del comitato nazionale per la sicurezza Maroni e Alfano annunciano rinforzi e programmi per sostenere l’azione contro la ’ndrangheta: 121 unità investigative in più, sei nuovi magistrati per rendere più incisiva e spedita l’azione degli uffici giudiziari, una strategia di contrasto alle attività economiche del crimine organizzato che parta dalla Calabria ma si estenda altrove (anche perché gli affari della ’ndrangheta non sono certo confinati a questa regione): Maroni conferma l’idea di insediare a Reggio l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, pianifica nuove iniziative per impedire le infiltrazioni mafiose sugli appalti e spiega che a giorni riunirà a Milano la commissione per sorvegliare sui lavori dell’Expo 2015.

Tutto questo è conseguenza — per ora come annunci, occasione per ribadire che i beni sequestrati alle varie organizzazioni mafiose ammontano a circa 7 miliardi di euro — dell’attentato alla sede della Procura generale di Reggio Calabria, l’ufficio che gestisce la pubblica accusa nei processi d’appello; un passaggio importante dei procedimenti contro la ’ndrangheta (ma non solo). Le indagini per risalire a esecutori e mandanti passano anche per l’esame dei fascicoli pendenti o appena chiusi presso la Procura del secondo grado, per cercare di capire chi poteva avere interesse amandare l'avvertimento al «nuovo corso» inaugurato dal neoprocuratore generale Salvatore Di Landro. I carabinieri studiano le carte, mentre gli specialisti del Ris e del Racis provano a trarre ogni elemento utile dal filmato che ha ripreso i due attentatori giunti sul luogo dell’esplosione con uno scooter alle 4.49 della notte tra domenica e lunedì. I volti sono protetti dai caschi, ma è possibile che a guidare la moto fosse una donna, ipotesi basata sul dettaglio di una scarpa che sembra di tipo femminile. Sarebbe una novità per il modus operandi della ’ndrangheta, che aprirebbe nuovi scenari, e anche per questo gli investigatori sono cauti. È certo, invece, che l’uomo che deposita l’ordigno (confezionato con polvere pirica e non tritolo, come riferito all’inizio dell’indagine) prima accende la miccia e poi lo sistema davanti al portone: «Solo una persona molto esperta può assumersi un simile rischio» è stato spiegato nella riunione di ieri. La miccia ha bruciato per un minuto e quattro secondi, quando la bomba è esplosa lo scooter (sul quale l’attentatore è risalito quasi in corsa) era già lontano.

Gio. Bia.

corriere.it


07/01/2010

Reggio Calabria, petardi all'ingresso dell'aula bunker

Reggio Calabria, petardi all'ingresso dell'aula bunker

 

Gli artificieri: «Non avevano capacità offensiva». Si tratta solo di residui dei botti di Capodanno. Nel pomeriggio vertice in prefettura

 

REGGIO CALABRIA - Allarme rientrato per presunti ordigni posizionati all’ingresso degli automezzi davanti all'aula bunker di Reggio Calabria. Sono soltanto petardi, hanno accertato gli artificieri, collegati a una miccia spenta. Si tratta di tre piccoli petardi inesplosi mimetizzati tra i residui di altri fuochi pirotecnici utilizzati per salutare l'arrivo del nuovo anno. Gli artificieri hanno sottolineato che i petardi non avevano alcuna capacità offensiva. Dopo l'allarme del custode, sul posto sono giunti gli artificieri di carabinieri e polizia che hanno li hanno disinnescati. Nel periodo delle festività natalizie l'aula bunker è rimasta chiusa, per cui non è possibile stabilire con esattezza quando sono stati posizionati.

VERTICE - Nel pomeriggio a Reggio Calabria, in Prefettura, avrà luogo il vertice investigativo sull'attentato di domenica scorsa contro la Procura generale di Reggio Calabria presieduto dai ministri dell'Interno e della Giustizia, Maroni e Alfano.


16/12/2009

Psicolabile tenta ingresso nella stanza «Volevo salutare il premier»: bloccato

Psicolabile tenta ingresso nella stanza «Volevo salutare il premier»: bloccato

 

SULLA VICENDA INDAGA LA DIGOS. Fermato al San Raffaele un torinese 26enne con problemi psicologici. Nella sua auto mazze da hockey e due coltelli

 

All'ingresso del San Raffaele messaggi di solidarietà a Silvio Berlusconi (Ansa)
All'ingresso del San Raffaele messaggi di solidarietà a Silvio Berlusconi (Ansa)

MILANO - Un giovane torinese di 26 anni con problemi psichici è stato bloccato la scorsa notte, intorno alle due, mentre cercava di entrare al settimo piano del reparto solventi dell'ospedale San Raffaele, dove da domenica scorsa è ricoverato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo l'aggressione in piazza Duomo. Il 26enne fermato dal personale di vigilanza, si è giustificato dicendo: «Voglio salutare il presidente, voglio salutare il presidente»..

MAZZE DA HOCKEY E COLTELLI - Il giovane bloccato voleva insomma parlare con Berlusconi. Sarebbe entrato normalmente in ospedale dal parcheggio sotterraneo: nella sua vettura sono state trovate tre mazze da hockey e due coltelli da cucina. L’uomo, un 26enne residente con i genitori a Villar Perosa che ha alle spalle diversi ricoveri per problemi psichici e un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) nel 2008, è stato bloccato dagli agenti del servizio di sicurezza schierati a protezione del premier al settimo piano del nosocomio milanese. Notato in evidente stato di agitazione, il giovane ha detto agli agenti di volersi recare «a portare i suoi saluti al premier convalescente». Immediatamente dopo essere stato fermato e identificato, è stato sottoposto a perquisizione personale con esito negativo ed accompagnato all'esterno del nosocomio. In base ai primi accertamenti, sembra appunto che sia entrato nella struttura attraverso il parcheggio a pagamento: un garage multipiano e di grandi dimensioni utilizzato regolarmente sia dai dipendenti che dai visitatori. Dopo avere parcheggiato la propria auto, dai tunnel sotterranei avrebbe utilizzato gli ascensori per giungere al piano dove è tuttora ricoverato il presidente del Consiglio. Il ragazzo è stato portato negli uffici della Digos per un interrogatorio.

I GENITORI - Nei confronti del giovane non sarebbe stato preso al momento alcun provvedimento. I genitori, con cui vive, avrebbero dichiarato di non essersi accorti che il figlio era uscito di casa intorno all'1 di notte per raggiungere l'ospedale San Raffaele.