25/03/2009

Cina: il bus dei condannati a morte

Cina: il bus dei condannati a morte

 

Costruito a Chongqing dalla Jinguan auto. Iniezione letale a bordo mentre si dirige al più vicino ospedale per l'espianto degli organi

 

Il bus dei condannati della Jinguan Auto
Il bus dei condannati della Jinguan Auto

Viene costruito a Chongqing dalla Jinguan Auto il bus dei condannati a morti in Cina. Oltre ad avere il record mondiale delle condanne a morte (1.718, pari al 72% nel 2008, ma Amnesty International segnala che i numeri potrebbero essere più alti), la Cina ha inventato anche le esecuzioni mobili. Per risparmiare tempo e denaro, e soprattutto recuperare i preziosi organi dei condannati, che vengono subito espiantati per poi essere rivenduti per i trapianti. E per poter fare questo, i cadaveri dei condannati devono essere portati subito in sala operatoria. Quindi, cosa c'è di meglio di fare loro l'iniezione letale direttamente sul pullman che li porta in ospedale?

ASETTICI - La notizia dell'esistenza di questi veicoli non è nuova, ne ha parlato alcuni anni fa la stessa stampa cinese. La Jinguan ha finora venduto una decina di questi minibus lunghi 7 metri e da 17 posti, spiega il sig. Zhang dell'ufficio marketing dell'azienda all'Indipendent, senza però voler dare il proprio nome. La Jinguan dal 1992 costruisce ambulanze, veicoli per la polizia, pullmini per il trasporto di preziosi e auto blindate. Zhang spiega che i condannati vengono posti su un lettino, legati mani e piedi, poi viene fatta loro l'iniezione letale. C'è anche un sistema video per filmare l'esecuzione e assicurarsi che tutto venga fatto a norma di legge.

VANTAGGI - L'altro «vantaggio» del pullmino è che può raggiungere anche le località cinesi più remote dove c'è da giustiziare qualcuno, senza doverlo portare nella prigione provinciale con costi e tempi aggiuntivi. L'esecuzione tramite iniezione letale è stata richiesta dagli stessi boia. In precedenza i condannati a morte venivano finiti con un colpo di pistola alla nuca (a volte più di uno). Gli esecutori dovevano indossare tute e stivali di gomma per non essere imbrattati dal sangue delle vittime. Inoltre, con l'aumento delle esecuzioni di spacciatori di droga (spesso a loro volta drogati) i boia temevano di prendere malattie come l'Aids.

AFFARI - Alla Jinguan fanno sapere che le vendite vanno bene, anche in questi tempi di crisi, e invitano i governi stranieri che fossero interessati a mettersi in contatto. Si assicura riservatezza e buoni prezzi.

Paolo Virtuani


27/02/2009

Primario suicida in ospedale: è giallo

Primario suicida in ospedale: è giallo

 

INIEZIONE LETALE. La tragedia all'ospedale Cardarelli di Napoli. Il medico aveva 60 anni, si è chiuso a chiave nel suo studio

 

 

Salvatore Franzese
Salvatore Franzese

NAPOLI - Il primario del reparto di chirurgia oncologica dell'ospedale Cardarelli, Salvatore Franzese, si è ucciso ieri nella sua stanza all'interno del nosocomio napoletano. Un suicidio che ha scosso profondamente la città, perché Franzese, sessant'anni appena compiuti, sposato e padre di tre figlie, era un medico molto noto e stimato. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato da alcuni colleghi, che per entrare nella stanza hanno dovuto sfondare la porta chiusa a chiave. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri dopo aver ascoltato le prime testimonianze, Salvatore Franzese ieri mattina era arrivato regolarmente in ospedale e aveva trascorso una normale giornata di lavoro. Era stato a lungo in sala operatoria e, nel pomeriggio, aveva fatto il consueto giro nel reparto, per controllare i pazienti ricoverati. Insomma, un giorno che sembrava uguale a tanti altri. Nulla di anormale nemmeno nel fatto che a un certo punto si fosse chiuso in stanza: lo faceva spesso. Questa volta, però, i suoi colleghi si sono insospettiti perché lì dentro stava passando più tempo del solito.

Un'ora, forse due, e da dietro la porta chiusa nessun messaggio, nessun segnale. Così, attorno alle 18, alcuni medici del reparto hanno bussato e poi telefonato per cercare di rintracciare il primario, credendo che si fosse allontanato dall'ospedale. Invece il telefono squillava a vuoto e di lui non c'era traccia. È stato a quel punto che i colleghi, assieme alla moglie e ad alcuni infermieri hanno chiesto di forzare la porta. Lo spettacolo che si sono trovati davanti li ha scioccati. Franzese era a terra, già cadavere, e stringeva ancora in mano una siringa. Hanno cercato di rianimarlo, ma si sono immediatamente resi conto che non c'era più nulla da fare.

Sarà l'autopsia a stabilire le cause effettive del decesso, ma dai primi accertamenti sembra chiaro che il medico si è ucciso con un'iniezione letale. Che cosa lo abbia spinto a un gesto così tragico per ora è impossibile saperlo. Nelle ore immediatamente successive alla scoperta del corpo non sono emerse lettere né messaggi che possano spiegare il perché del suicidio. Intanto il reparto di chirurgia oncologica del Cardarelli è diventato un inferno. Secondo il racconto di alcuni testimoni, i medici e gli infermieri hanno cercato di tenere i pazienti all'oscuro della tragedia, ma la voce è trapelata e ci sono state scene di disperazione tra molti dei ricoverati, che si fidavano di Franzese e avevano affidato a lui le speranze di guarire da gravissime malattie.