21/04/2011

«Sfiducia costruttiva» per far cessare la carica del presidente del Consiglio

«Sfiducia costruttiva» per far cessare la carica del presidente del Consiglio

Il capogruppo dei responsabili presente una proposta di legge. Il testo vuole modificare l'articolo 94 della Costituzione

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24/10/2010

Il «Ritorno al futuro» è elettrico

Il «Ritorno al futuro» è elettrico

Iniziativa di Wired Italia, Enel ed eCars-Now! Italy. La DeLorean del film trasformata in auto «verde»: da Milano a Roma nelle piazze italiane in ottobre

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19/09/2010

Lettera del ministro Gelmini al sindaco della cittadina lombarda. «Rimuovere il sole delle Alpi»

Lettera del ministro Gelmini al sindaco della cittadina lombarda. «Rimuovere il sole delle Alpi»

LA POLEMICA DI ADRO. Il sindaco: «Sono stupito». «Via i simboli padani dalla scuola»


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18/09/2010

Adro scende in piazza contro la scuola leghista

Adro scende in piazza contro la scuola leghista

In centinaia da stamattina per protestare contro l’istituto intitolato a “Gianfranco Miglio” e decorato con centinaia di simboli della Lega Nord. All’iniziativa, partita da Facebook, hanno aderito anche alcuni partiti e il Popolo viola.

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08/09/2010

Il Vaticano interviene sul Koran Burning Day: «Il rogo del Corano è un oltraggio»

Il Vaticano interviene sul Koran Burning Day: «Il rogo del Corano è un oltraggio»

Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ribadisce il no a qualsiasi violenza compiuta in nome di Dio: una perversione degli insegnamenti di ogni religione

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20/07/2010

Spiagge gratis per pochi La beffa dello sciopero

Spiagge gratis per pochi La beffa dello sciopero

Ombrelloni e lettini Oggi l’iniziativa contro le regole Ue. «Accesso libero per protesta». Ma l’adesione è scarsa

 

Bagni a Milano Marittima (Venturini)
Bagni a Milano Marittima (Venturini)

L’indicazione del sindacato dei balneari era stata molto chiara. E da alcune settimane l’ordine perentorio: oggi (in teoria) sarebbe dovuto essere il giorno dello sciopero. Della grande serrata dei bagni d’Italia, con ombrelloni e lettini gratis per tutti. Una forma di sciopero atipico (contro la liberalizzazione del settore), come andava dicendo Riccardo Borgo, presidente del Sib. Peccato, per lui, che lo sciopero (atipico) rischia di passare alla storia come quello tra i meno fortunati. Con pochissime adesioni.

Molti bagni, infatti, hanno deciso, pur condividendo il senso della protesta, di non aderire. Motivo: non perdere l’incasso della giornata e non alienarsi la simpatia dei clienti. Soprattutto nelle zone frequentate dai turisti cosiddetti chic. È il caso di Positano, di gran parte delle zone vip della Liguria (tranne Alassio) e della Toscana dove il fronte del no allo sciopero è concentrato a Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta.

Il presidente del Sib non si perde d’animo, e contattato dal Corriere ostenta perfino tranquillità («anche perché l’ho organizzato io questo sciopero). Ma quando gli si fa notare che molti dei «suoi» badano più all’incasso che ai principi, risponde: «Ho sentito anche io lamentele. Mi hanno telefonato per dirmi che in questa fase della stagione è dura dare servizi gratis e che siamo imprenditori. Gli imprenditori non scioperano ». Quindi spera. «Ho pregato i bagni che non vogliono erogare servizi gratuiti almeno di offrire un aperitivo o scrivere un cartello. Per dare un segnale ». Sulla costiera romagnola molti neanche sapevano dello sciopero. Solo a Cesenatico, dove sono concentrati gli iscritti al Sib, metteranno un cartello.

Intanto l’iniziativa ha scatenato le proteste politiche. I verdi, per voce di Angelo Bonelli, definiscono lo sciopero surreale: «Protestare contro la possibilità di liberalizzare il mercato dal 2015 viola le sentenze della Corte dei Conti». A dare man forte a Bonelli ci hanno pensato i balneari del Sib. Non hanno scioperato. O quasi.

Agostino Gramigna


05/07/2010

La mini-naja al via tra le polemiche La Russa: «I fondi? Sono cifre modeste»

La mini-naja al via tra le polemiche La Russa: «I fondi? Sono cifre modeste»

I prefetti: «Iniziativa pittoresca e inutile». Il ministro: «i soldi fanno parte del dicastero». In tre anni circa 15 mila giovani avranno la possibilità di indossare la divisa per un periodo di tre settimane

 

Ignazio La Russa
Ignazio La Russa

ROMA – I prefetti e i diplomatici la definiscono "pittoresca e inutile", che comporta uno spreco e basta. I poliziotti dicono che quei soldi sarebbero meglio spesi se li dessero a loro. La mini-naja, progetto caro al ministro della Difesa Ignazio La Russa, sta provocando molti malumori. Proprio adesso che l'iniziativa è stata finanziata e ci si prepara al reclutamento dei giovani ammessi a indossare la divisa per tre settimane. I dipendenti pubblici ritengono ingiustificabile che siano impiegati fondi per favorire quelli che sono definiti "novelli balilla", mentre si minaccia il taglio delle tredicesime allo scopo di compiere risparmi.

LE CIFRE
- Lo stanziamento approvato per accogliere i giovani nelle caserme ammonta a 19,8 milioni di euro, di cui 6,5 da spendere quest'anno, 5,8 riservati all'anno prossimo e 7,5 previsti per il 2012. Il ministro La Russa domenica pomeriggio stava arbitrando una partita di calcio fra due squadre di bambini. Ha lasciato il fischietto per spiegare che «quei soldi fanno parte del bilancio della Difesa, io non vado a chiedere che i fondi degli altri ministeri vengano dirottati verso il mio dicastero». Ed ha aggiunto: «Voglio che siano spesi prima che facciano una brutta fine. Ho ben presente la sorte che è toccata ai soldi accantonati per il riordino delle carriere. Comunque riguardo alla mini-naja stiamo parlando di cifre modeste, in cambio delle quali riusciremo a ottenere un rapporto migliore dei giovani con le Forze armate».

COME FUNZIONA
- L'abolizione della leva, secondo il ministro La Russa, ha tolto ai giovani la possibilità di un'esperienza che aiuta a crescere. Di qui l'idea di offrire a chi ne ha voglia almeno un assaggio di vita militare. A titolo di esperimento l'iniziativa prese avvio l'anno scorso. Furono selezionati 145 ragazzi e ragazze ai quali fu permesso di trascorrere quindici giorni nella caserma degli alpini del 6° reggimento di San Candido. Lo stage andò bene, i partecipanti furono entusiasti. E ora si attende che la mini-naja diventi operativa con un provvedimento in via di approvazione. Si calcola che in tre anni circa 15 mila giovani avranno la possibilità di indossare la divisa per un periodo di tre settimane. Una divisa che, però, in base a un emendamento presentato dal relatore di maggioranza Antonio Azzolini, potranno ricevere dietro versamento di una «modesta cauzione», un paio di centinaia di euro. Saranno ammessi giovani di età fra i 18 e i 30 anni, idonei a un'attività sportiva agonistica. Al termine dei corsi verrà loro riconosciuto lo status di militare.

Marco Nese


23/04/2010

La Lega: test di italiano per gli stranieri che vogliono aprire un negozio

La Lega: test di italiano per gli stranieri che vogliono aprire un negozio

L'iniziativa a margine del decreto legge incentivi. Emendamento della deputata Silvana Comaroli: serve un certificato che attesta la conoscenza della lingua

 

Una macelleria islamica
Una macelleria islamica

ROMA - Gli extracomunitari che vogliano aprire un negozio devono prima aver superato un esame di italiano: è quanto chiede la Lega, attraverso un emendamento al decreto legge incentivi, affidando alle Regioni il potere di introdurre i nuovi paletti.

PAROLA ALLE REGIONI - «Le regioni - si legge nella proposta a firma della deputata leghista Silvana Comaroli - possono stabilire che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente qualora sia un cittadino extracomunitario di un certificato attestante il superamento dell'esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati». (Fonte: Ansa)


22/04/2010

Il divorzio di Milano dagli alberi di Piano

Il divorzio di Milano dagli alberi di Piano

L’iniziativa era nata assieme al maestro Claudio Abbado, per il suo ritorno alla Scala. Il Comune: progetto costoso, trovino loro gli sponsor. L’architetto: così non si va avanti

 

Il disegno di Piano
Il disegno di Piano

MILANO — Il divorzio c’è stato, indubbiamente. Da una parte il maestro Claudio Abbado e i suoi novantamila alberi come compenso per tornare a dirigere alla Scala dopo 24 anni d’assenza (appuntamento già fissato il 4 e il 6 giugno) affiancato da Renzo Piano, l’uomo del Beaubourg e dell’Auditorium di Roma, che quegli stessi alberi avrebbe dovuto collocare (i primi avrebbero dovuto essere 220 frassini lungo l’asse via Dante-Castello-Cordusio). Dall’altra, il Comune di Milano (con tutti i suoi tecnici) da sempre assai critico, più o meno velatamente, nei confronti del progetto di Piano.

Mercoledì, a quanto pare, lo stop definitivo che ha portato Piano a dire: «Non ci sono più le condizioni per andare avanti». E questo perché, secondo il Comune, il progetto (che avrebbe dovuto prendere il via nella primavera 2011 e concludersi nel 2015) potrebbe essere realizzato solo trovando gli sponsor, «una ricerca di cui si dovrebbero però occupare direttamente» (per l’appunto) Piano, Abbado e il loro Comitato (dove compaiono il giurista Guido Rossi, l’ingegner Giorgio Ceruti, l’architetto Alessandro Traldi, il paesaggista Franco Giorgetta, la coordinatrice Alberica Archinto).

Piano, a questo punto, avrebbe dunque detto basta. Anche se il Comune non sembra così drastico: «Il progetto è davvero troppo oneroso, la situazione economica attuale non lo permette e non vogliamo esporci a facili critiche». Ma, allo stesso tempo, il sindaco di Milano Letizia Moratti si dice «disponibile a piantare quei 150 alberi destinati al "cuore" della città» ( una piccola parte della tranche iniziale di 3.500 tra centro e periferia). Per Piano il gran rifiuto del Comune è colpa di una visione deformata di questo progetto inteso solo «da un punto di vista semplicemente decorativo». Mentre per lui si tratta di qualcosa che contribuisce a migliorare la qualità generale di vita di Milano (seguendo, secondo un’idea da tempo a lui cara, quello che già hanno fatto città come Londra, Stoccolma, la stessa New York). Appunto per questo Piano avrebbe voluto partire proprio dal centro: «Dove lo smog colpisce di più, dove l’aria è irrespirabile, dove la gente ha soltanto voglia di andare via, di scappare». I contrari hanno sempre visto in quegli stessi alberi (tutti da piantare per terra, nessuno nei vasi) un elemento che avrebbe rovinato la prospettiva della città. Mentre molti commercianti vedrebbero negativamente quelle chiome verdi che potevano oscurare le insegne e i tecnici parlano di troppo poco spazio tra le radici e i «sottoservizi» (metropolitana e altro). Tutto questo proprio nell’anno in cui la giapponese Sejima, direttrice della Biennale di Venezia, propone una mostra per «analfabeti dell’architettura», magari quegli stessi analfabeti che si ricordano con entusiasmo di una Piazza Santo Spirito a Firenze, di un Prato della Valle a Padova e di tutte quelle belle piazze e strade d’Italia piene d’alberi.

Stefano Bucci


18/04/2010

L'ambasciatore Usa ripulisce i muri di Roma

L'ambasciatore Usa ripulisce i muri di Roma

Thorne: «Credo che tutti dobbiamo liberare queste strade dai rifiuti» Alemanno. «Faremo più controlli»

 

L'ambasciatore Usa e il sindaco Alemanno
L'ambasciatore Usa e il sindaco Alemanno

ROMA — Il sindaco fa aspettare l'ambasciatore americano. Tutto è pronto da mezz'ora in piazza Trilussa: spazzole, guanti, mascherine. L'operazione anti-graffiti sta per scattare anche sullo storico Ponte Sisto, deturpato negli anni dai writers, eppure Gianni Alemanno non si vede. Da vero diplomatico, David Thorne fa finta di niente: «Vorrà dire che quando il sindaco arriverà, dovrà sottoporsi a una doppia razione di olio di gomito...», scherza. Sabato pomeriggio, Trastevere: operazione «Retake Rome», «Riprenditi Roma...». Insomma, cittadini non più spettatori ma protagonisti della pulizia fai-da-te nel proprio quartiere. In verità, tra Alemanno e Thorne, c'è amicizia stretta: «Ringrazierò sempre il sindaco per il bellissimo ricordo dedicato l'anno scorso alla tragedia dell'11 settembre, io mi ero da poco insediato», confessa l'ambasciatore Usa accompagnato dalla moglie Rose. La simpatia reciproca è evidente, in effetti, perché appena Alemanno arriva, i due si tolgono i pullover e puntano insieme verso via Benedetta dove, armati di guanti e pennelli, cominciano a cancellare la selvaggia foresta di «tag» che ricopre il muro vicino a «Checco er Carettiere», ristorante della Dolce Vita, molto caro agli americani («Vi mangiarono Robert Mitchum e Cary Grant, Gary Cooper e Sean Connery...», ricorda la titolare Stefania Porcelli).

IL GRUPPO DEI PULITORI - Del gruppo di pulitori eccezionali fanno parte anche il teologo di origine cubana Miguel Humberto Diaz, ambasciatore americano presso la Santa Sede e la signora Ertharin Cousin, ambasciatrice alla Fao, molto amica di Barack e Michelle Obama. C'è anche il cane Buster, un jack russell sordo di 16 anni, già mascotte degli «Americans in Rome for Obama» nel 2008. Si avvicina l'Earth Day, la giornata della Terra che sarà celebrato il 22 aprile (24 ore dopo il Natale di Roma...) e gli ambasciatori degli Stati Uniti sentono molto l'appuntamento ecologista: «Lo celebriamo da 40 anni perché è un avvenimento importante — spiega Thorne —. È importante che i cittadini abbiano a cuore il rispetto per l'ambiente. E Roma è la città più bella del mondo, la mia seconda casa, dove ho passato la mia gioventù e ora sono tornato. Credo che tutti noi dobbiamo averne cura, tenerla bene, liberarla dai rifiuti e dalle scritte, ognuno a partire dal suo marciapiede». L'ambasciatore, in passato, è stato presidente del Cda dell'Istituto di Arte Contemporanea di Boston, insomma non è insensibile certo alla «street art», ma sembra condividere la filosofia di «Retake Rome»: «Noi siamo pro-art e anti-tag, diciamo sì all'arte ma no al vandalismo», spiegano in coro Lori Hickey, Rebecca Spitzmiller e Nicole Franchini, tre delle circa 300 iscritte all'associazione «Donne americane a Roma» che, insieme a decine di studenti italiani e stranieri e ai volontari di «Vivere Trastevere» e della «Fondazione Garibaldi», hanno promosso l'iniziativa («Complimenti — chiosa l'ambasciatore Thorne — Garibaldi è il mio personaggio italiano preferito...»). Quelli di «Retake Rome» hanno cominciato ripulendo i busti del Pincio e adesso, insieme al delegato del sindaco per il centro storico, Dino Gasperini, continueranno a girare per i quartieri esortando i romani a scendere in strada. «Ma servono i controlli — avverte Gasperini —. In due mesi abbiamo inflitto 5 mila multe a chi sporca, è ancora poco». Chissà, per esempio, quanto resisterà il muro di via Benedetta. Stasera, a Roma, c'è il derby.

Fabrizio Caccia