10/08/2010
India, salvi i 200 italiani bloccati
India, salvi i 200 italiani bloccatiSono stati contattati quasi tutti i connazionali sorpresi dalle inondazioni in Kashmir. Nei prossimi giorni dovrebbe raggiungere Nuova Delhi. Per l'Onu l'alluvione in Pakistan è un disastro peggiore dello Tsunami
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21/02/2010
Maltempo, Madeira devastata : 40 morti
Maltempo, Madeira devastata : 40 morti
SABATO SERA E' SALPATA DA LISBONA UNA FREGATA CON ELICOTTERI E PERSONALE. Le piogge, molto intense nel sud dell'isola, hanno provocato inondazioni, smottamenti e cadute di alberi
FUNCHAL (Madeira) - Almeno 40 persone sono morte a causa delle forti piogge che imperversano sull'isola portoghese di Madeira e i soccorritori stanno usando i bulldozer per cercare altri corpi sotto i detriti e il fango lasciati dai torrenti d'acqua provocati da violente piogge. Franscisco Ramos, segretario regionale per gli affari sociali, ha detto che il bilancio delle vittime potrebbe ancora salire: «Continueremo a cercare corpi, stiamo aspettando squadre dal continente». Allagamenti e smottamenti hanno abbattuto alberi, spazzato via ponti, bloccato strade con detriti e fango sull'isola, destinazione turistica a circa 1.000 km a sudovest di Lisbona. Oltre 120 persone sono rimaste ferite e 200 hanno perso le case e sono state trasferite in rifugi temporanei forniti dalle autorità locali. Il primo ministro portoghese Jose Socrates si è recato sul posto sabato sera, promettendo "tutto l'aiuto" necessario in "questa grave situazione". Il sindaco della capitale Funchal, Miguel Albuquerque, ha consigliato ai cittadini di rimanere in casa. Chiuso l'aeroporto internazionale di Madeira e anche i collegamenti marittimi sono stati interrotti: Madeira è rimasta completamente isolata fino a sera. L'arcipelago è situato a 900 km a sud-ovest del Portogallo e a 500 dalle coste africane.
FREGATA SALPATA DA LISBONA - Il primo ministro portoghese Josè Socrates ha espresso solidarietà ai cittadini e ha detto che intende recarsi sul posto con il ministro dell'Interno Rui Pereira appena sarà possibile. «Sono costernato dalle immagini che ho potuto vedere di Madeira. Porteremo tutto l’aiuto necessario» ha dichiarato il capo del governo. Sabato i soccorsi non sono potuti arrivare a causa del blocco dei collegamenti: solo in serata la fregata Corte-Real della Marina portoghese con a bordo elicotteri, un gruppo di medici e materiale di soccorso è salpata da Lisbona verso l'isola. Le Forze armate hanno mobilitato, a sostegno della Protezione civile di Madeira, diverse squadre di soccorritori, due elicotteri e due aerei militari C-130 per il trasporto di vigili del fuoco. Domenica parte alla volta di Funchal anche una squadra di soccorso della Gendarmeria portoghese composta da 56 uomini, assieme a 36 pompieri di Lisbona.
BARROSO: UE PRONTA AD AIUTI - Anche la Commissione europea è pronta ad aiutare le autorità portoghesi di fronte alla «terribile catastrofe» che ha colpito l'isola di Madeira. Lo ha detto il presidente Josè Manuel Barroso, in contatto con il presidente dell'isola Alberto Joao Jardim. Barroso ha espresso alle autorità condoglianze per le vittime e solidarietà nei confronti di tutte le persone colpite, assicurando di voler seguire la situazione da vicino.
Redazione online
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09/09/2009
Diluvio universale in Turchia
Diluvio universale in Turchia
Pioggia record su Istanbul: bilancio tragico e scene desolanti
Piove ininterrottamente da lunedì scorso e la Turchia nord occidentale è finita letteralmente sott'acqua. I morti e i discorsi si contano a decine, in quella che i media locali definiscono la peggiore alluvione degli ultimi anni, qualcosa che da quelle parti non era mai vista prima: in due giorni sono caduti più millimetri di pioggia di quanti ne cadono in sei mesi. Strade allagate, mezzi di trasporto spazzati via dalla furia dell'acqua, gente disperata che cerca rifugio sui tetti delle case e sugli alberi, carcasse di animali portate via dalla corrente.
Lo scenario che si presenta agli occhi dei turchi è desolante, con metri di acqua e fango che sommergono campi e interi villaggi. Il bilancio è grave non solo nelle campagne, ma anche a Istanbul dove il traffico è completamente impazzito, numerosi i morti e i dispersi. Tra le vittime della metropoli sette operai rimasti intrappolati nella fabbrica tessile dove stavano lavorando. Ma il bilancio è destinato ad aggravarsi col passare delle ore.
Turchia inondata dalla pioggia
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19/03/2009
GLI OCEANI SARANNO INONDATI DALLA MASSA D'ACQUA: «Ancora tre gradi di temperatura e la calotta antartica collasserà»
GLI OCEANI SARANNO INONDATI DALLA MASSA D'ACQUA: «Ancora tre gradi di temperatura e la calotta antartica collasserà»
Lo rivelano i sedimenti profondi prelevati sotto i ghiacci del Mare di Ross. Tre italiani nel team
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| (Ansa) |
ROMA - Che cosa succederà se le temperature medie del nostro pianeta dovessero aumentare di tre gradi entro la fine di questo secolo, come temuto da molti climatologi alla luce del galoppante aumento delle concentrazioni di gas serra? Questa volta la risposta arriva dalla ricostruzione di eventi del passato, piuttosto che da modelli matematici che dipingono incerti scenari futuri. Succederà che una consistente porzione della calotta glaciale antartica collasserà, inondando di acque gli oceani della Terra. La conferma che è sufficiente un aumento delle temperature apparentemente piccolo, per provocare conseguenze enormi è contenuta in un articolo apparso sull’ultimo numero di Nature a firma di un numeroso gruppo internazionale di geologi del progetto Andrill (ANtarctic geological DRILLing), fra i quali tre italiani dell’Istituto nazionale di geofisica vulcanologia (Ingv): Fabio Florindo (coordinatore del progetto), Massimo Pompilio e Leonardo Sagnotti. La ricerca, partita dall’analisi di sedimenti prelevati al di sotto della piattaforma di ghiaccio galleggiante del mare di Ross (Ross Ice Shelf), è approdata a fondamentali scoperte sull'evoluzione della calotta occidentale dell'Antartide (West Antarctic Ice Sheet) in un intervallo di tempo che va da 5 a 3 milioni di anni fa, quanto la temperatura media del nostro pianeta ed il contenuto di CO2 in atmosfera erano più alte delle condizioni attuali.
ASSE TERRESTRE - Per la prima volta è stata acquisita la certezza che la calotta polare antartica è estremamente dinamica, molto sensibile a piccole variazioni di temperatura e che, sui lunghi periodi del passato, queste fluttuazioni sono correlabili a cicliche variazioni dell'inclinazione dell'asse terrestre. «In coincidenza dei periodi relativamente più caldi, con temperature più elevate di 3 gradi rispetto a oggi, la calotta polare occidentale è periodicamente collassata –spiega il dottor Fabio Florindo dell’Ingv- . Nella regione del Mare di Ross, la piattaforma di ghiaccio galleggiante, oggi estesa come la Francia, e' andata progressivamente ritirandosi fino a dare spazio a condizioni di mare aperto. I dati raccolti da questa ricerca sono estremamente importanti per avere un’idea di quello che potrebbe accadere nei prossimi decenni in conseguenza dell’aumento incontrollato delle emissioni di gas serra in atmosfera».
PERFORAZIONE - «Per raggiungere i sedimenti da analizzare», ha aggiunto il ricercatore, «abbiamo dovuto perforare circa 1300 m di sedimenti, dopo avere attraversato con le aste di perforazione 85 metri di ghiaccio del Ross Ice Shelf e 850 metri di acqua. Così facendo è stato possibile andare più a ritroso nel tempo». Infatti, a differenza delle carote di ghiaccio prelevate nell’ambito del progetto Epica (European Project for Ice Coring in Antarctica), che hanno permesso di estendere le conoscenze sul clima della Terra fino a circa un milione di anni fa, con lo studio di sedimenti profondi è possibile spingersi indietro di diverse decine di milioni di anni, quando ancora non esistevano delle calotte di ghiaccio in Antartide.
PROIEZIONI - Programmi di ricerca come Andrill sono considerati di estrema importanza per risolvere le incertezze sul comportamento futuro delle calotte polari dell’Antartide in questa fase di riscaldamento globale. I dati acquisiti aiutano a comprendere la dinamica delle antiche calotte polari e del ghiaccio marino stagionale, e a verificare i modelli matematici sull’evoluzione del clima a scala planetaria. Ma è verosimile che un fenomeno analogo al collasso della calotta antartica occidentale possa verificarsi di nuovo, questa volta a causa dell’uomo, se le temperature aumentassero di 3°C? «Certamente si –risponde il presidente dell’Ingv professor Enzo Boschi-. Negli ultimi anni è salito alla ribalta dell’informazione di massa il problema del progressivo riscaldamento del nostro Pianeta legato all’emissione indiscriminata di gas serra nell’atmosfera. Nel corso del XX secolo il riscaldamento è stato di circa 0.7°C, ma secondo una delle proiezioni dell’IPCC-2007 nel 2100 la temperatura sarà analoga a quella presente sulla Terra prima della formazione di una calotta di ghiaccio in Antartide. In quest’ottica, è importante tenere sotto controllo gli effetti di questo riscaldamento ai poli poiché l’Artide e l’Antartide, le regioni più fredde del Pianeta, sono quelle che risentono maggiormente delle variazioni climatiche. A titolo di esempio, basti pensare a quello che è accaduto nel febbraio del 2002 alla piattaforma di ghiaccio del Larsen B (Penisola Antartica) a causa del riscaldamento globale. Questa piattaforma che aveva una estensione di ben 3.250 chilometri quadrati e uno spessore di 220 metri, si è disintegrata nel giro di 30 giorni».
Franco Foresta Martin
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05/12/2008
Sollevamento e acidificazione dei mari più rapidi del previsto
Sollevamento e acidificazione dei mari più rapidi del previstoNuovi risultati scientifici presentati alla conferenza di Poznan. A causa dall'aumento delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica. Le coste più a rischio
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| Il fenomeno dell'acqua alta a Venezia potrebbe diventare più frequente e severo in futuro |
NEW YORK A RISCHIO - La differenza è sostanziale perché, nel caso dovesse avverarsi il peggiore scenario, già dai prossimi anni le acque invaderebbero molto più frequentemente le zone costiere situate alle basse quote, soprattutto in coincidenza di eventi meteorologici avversi. New York, per citare solo un esempio, è esposta attualmente al rischio di uno «‘storm surge» ogni secolo (un innalzamento improvviso delle acque provocato da basse pressioni cicloniche). Ebbene, con lo scenario tendenziale da 1 metro di risalita, la frequenza degli storm surge balzerebbe a uno ogni tre anni, esponendo a continue inondazioni le aree più popolose della città. Anche la frequenza delle acque eccezionalmente alte di Venezia (come quelle verificatesi nei giorni scorsi) sarebbe destinata ad aumentare; per non parlare delle inondazioni catastrofiche nel subcontinente asiatico.
Ma, a parte le previsioni future, sulle quali si scatenano sempre molte opinioni controverse, il dato di fatto che preoccupa gli esperti è l’aumento del tasso annuo di sollevamento delle acque confermato dai satelliti, passato da poco meno di due millimetri del Novecento a oltre 3 millimetri nei primi anni del nuovo secolo. Ora, se il tasso annuo si fermasse a 3 millimetri , allora varrebbe la stima più prudenziale dell’IPCC; ma se dovesse continuare la tendenza all’aumento, si andrebbe inevitabilmente verso scenari più severi.
TEMPERATURE - «L’aumento del livello delle acque –hanno spiegato Rahmstorf e Hare- è dovuto per circa la metà a effetti di dilatazione termica indotti dall’aumento delle temperature atmosferiche; per l’altra metà dallo scioglimento dei ghiacci. Il sollevamento, inoltre, non è omogeneo su tutti gli oceani e si evidenzia più in alcune regioni e meno in altre, a seconda della dinamica delle grandi correnti marine». La preoccupazione degli scienziati tedeschi è condivisa in Italia da Giovanni Coppini, oceanologo dell’Istituto nazionale di geofisica (Ingv), sezione di Bologna, che, con altri ricercatori Ingv ha collaborato a un recente rapporto dell’Agenzia ambientale europea sugli impatti del clima nel nostro continente («Impact of Europe’s changing climate»). «Le analisi dei dati raccolti dagli altimetri collocati sui satelliti artificiali indicano che i mari che bagnano l’Europa hanno fra i più elevati tassi di sollevamento, per lo meno a partire dal 1993, anno in cui sono iniziate queste misure dall’orbita terrestre, in aggiunta a quelle effettuate dai mareografi lungo le coste. Questo fenomeno impone la progettazione e l’adozione di misure di adattamento nelle aree più esposte”, spiega il ricercatore.
ACIDIFICAZIONE - L’altro grande malessere degli oceani causato dall’effetto serra si chiama ‘processo di acidificazione’. Le acque marine hanno un pH medio di 8,3 e quindi sono alcaline (per convenzione, per valori sopra 7 una soluzione è alcalina, sotto è acida). Ma da alcuni anni il pH oceanico sta calando, prima di centesimi, poi di decimi di pH. Secondo uno studio dell’Università di Chicago, uscito proprio in concomitanza con la conferenza di Poznan, e pubblicato sull’ultimo numero dei «Proceedings of the National Academy of Science», il processo di acidificazione degli oceani ora corre dieci volte più in fretta di quanto prevedessero i modelli. «Il fenomeno è spiegabile con l’incremento della concentrazione antropica di CO2 nell’atmosfera, metà della quale si scioglie nelle acque marine, dove produce acido carbonico, il quale provoca il processo di acidificazione, facendo diminuire il pH -spiega il biologo Jeff Price, direttore del programma ‘Adattamento al cambiamento climatico’ del Wwf internazionale-. Per la prima volta gli scienziati americani hanno messo sotto osservazione per otto anni consecutivi alcune specie di vegetali e animali marini, piccoli e grandi, nelle coste dello Stato di Washington, rilevando i danni provocati dall’accelerato calcareo».
«L’incremento dell’acidità che abbiamo potuto misurare in questo periodo è dello stesso ordine di grandezza di quello che era previsto per l’intero secolo” -ha dichiarato Timothy Wootton, uno degli autori della ricerca-. Se continua così è inevitabile aspettarsi danni a tutta la catena alimentare marina e alla stessa pesca».
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