04/08/2010
L'Fbi contro Wikipedia per il logo
L'Fbi contro Wikipedia per il logoMA DA WIKIMEDIA NEGANO LA RICHIESTA. Il Federal Bureau of Investigation minaccia Wikipedia di intraprendere un’azione legale nei suoi confronti
![]() |
| La pagina di Wikipedia sull'Fbi (dal web) |
Il Federal Bureau of Investigation non gradisce che l’enciclopedia open source riporti, alla voce Fbi il logo dell’agenzia e, in mancanza di un’esplicita autorizzazione all’uso dell’immagine, ne chiede la rimozione a Wikimedia. Insomma il marchio è loro e se lo gestiscono loro, fanno sapere dal Federal Bureau in una lettera abbastanza minatoria, difendendo gelosamente lo stemma dove campeggia il simbolo della giustizia affiancato dalla scritta «Fidelity, Bravery, Integrità»(ovvero Fedeltà, coraggio, integrità), il cui acronimo è appunto FBI.
LA LETTERA DEL BUREAU – La lettera dell’Fbi viene spedita il 22 luglio, indirizzata a Wikimedia Foundation, e rivendica il permesso di utilizzo del prezioso simbolo solo in seguito al benestare del direttore del Bureau, intimandone una tempestiva rimozione. Peccato che le leggi citate dal Federal Bureau Investigation (la numero 701 e la 709 del codice degli Stati Uniti) nella polemica comunicazione si riferiscano a casi in cui si utilizza il logo per fini di lucro e alle ipotesi in cui vengano contraffatti i tesserini, e non a chi posta lo stemma su siti non commerciali.
LA RISPOSTA DI WIKIMEDIA – Nella risposta pubblicata sul New York Times online, il consigliere generale di Wikimedia, Mike Godwin, replica dunque che il simbolo resterà sulla pagina di Wikipedia, spiegando perchè viene negata la richiesta e dichiarandosi pronto a ripercussioni legali. In sostanza secondo Godwin nulla vieta la libera riproduzione dello stemma in questione, mentre la legge sulla proprietà intellettuale ne inibisce severamente la contraffazione. Wikipedia, nel rifiutare elegantemente l’istanza, fa notare anche di non essere l’unica a proporre lo stemma in questione (lo fa per esempio l’Enciclopedia Britannica online). C’è già chi si chiede cosa ci sia realmente dietro l’insolita rivendicazione e chi, come Cindy Cohn, di Electronic Frontier Foundation, insinua che l’Fbi avrebbe ben altro di cui occuparsi, liquidando come silly (stupida) tutta la questione. Ma i toni della prima lettera, seguita da una risposta decisamente piccata, fanno già ipotizzare un’aspra battaglia legale.
Emanuela Di Pasqua
17:29 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: internet, fbi, richiesta, rimozione, logo, inserito, enciclopedia, wikipedia, wikimedia, federal bureau of investigation, intrapresa, azione legale, società | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
30/10/2009
Risarcimento milionario a Facebook
Risarcimento milionario a Facebook
Sanford Wallace condannato al pagamento di 711 milioni di dollari per aver inserito dei post nei profili degli utenti, nel 2008 il re dello spamming ne aveva sborsati 234 a MySpace
![]() |
| Sanford Wallace |
MILANO - Settecentoundici milioni di dollari e passa. Tanto il social network Facebook riceverà da Sanford (detto "Spamford") Wallace, conosciuto come il re del marketing online. Lo ha stabilito un tribunale californiano, condannando il 41enne per spamming illegale. Wallace è stato anche deferito al procuratore generale Usa per oltraggio alla corte, reato per cui rischia pene detentive.
RISCHIA IL CARCERE - Facebook aveva denunciato Wallace a febbraio. L'accusa: essere entrato negli account degli utenti senza permesso e aver inserito messaggi e post nelle loro bacheche, insieme a due complici. Mesi fa il giudice Jeremy Fogel lo ha riconosciuto colpevole di aver violato il Can-Spam Act, legge firmata da George W. Bush nel 2003, e gli ha ordinato di non entrare in Facebook. Ma lui, dopo aver dichiarato bancarotta, avrebbe continuato i suoi traffici. «Anche se non ci aspettiamo di ricevere buona parte del risarcimento, speriamo che questo agisca da deterrente in futuro. Questa è un’altra importante vittoria nella nostra battaglia contro lo spam» scrive il consulente legale Sam O'Rourke, sul blog del social network.
IL CASO MYSPACE - Wallace è un esperto di messaggi-spazzatura e ha dei precedenti. Nella sua carriera di spammer usava i nickname "Spam King" e "Spamford", e tramite le sue aziende - già negli anni Novanta - avrebbe inviato in media 30 milioni di messaggi pubblicitari spazzatura al giorno. Nel 2006 gli è stata comminata un’ammenda da 4 milioni per aver diffuso programmi che infettavano i computer, con sistemi spia (spyware) o che scatenavano il proliferare di aperture automatiche di finestre (pop-up). A maggio 2008 è stato condannato da un tribunale di Los Angeles, insieme al suo socio Walter Rines, a risarcire 234 milioni di dollari a MySpace.com per aver inviato quasi 800mila proposte commerciali indesiderate agli utenti. Pochi mesi dopo, a novembre, è toccato a Facebook vincere un'altra causa contro uno spammer, Adam Guerbuez, titolare della Atlantis Blue Capital, ottenendo il risarcimento record di 873 milioni di dollari. Guerbuez aveva bombardato gli account degli utenti con messaggi pubblicitari dai contenuti sessuali espliciti.
12:26 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: internet, social network, facebook, risarcimento, spam, spamming, condanna, sanford wallace, pagamento, multa, inserito, post, profili | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook







