11/02/2012

Sequestra e picchia assessore: «Non ha tolto la neve dalle strade»

Sequestra e picchia assessore: «Non ha tolto la neve dalle strade»

VITERBO. Arrestato in flagrante un abitante di Cellere: stava portando la sua vittima in una grotta, minacciandolo con un coltello

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31/03/2010

«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»

«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»

 

Scoppiata domenica sera in un ristorante di Roma. Il racconto di Luca Cieri l'imprenditore presente alla lite con Bertolaso: inveiva, tirava piatti, poi è scappato

 

Massimiliano Fuksas
Massimiliano Fuksas

ROMA - «Non mi ero nemmeno accorto che c’era Massimiliano Fuksas. Ero a cena con mio figlio, mia madre, mio padre, i miei fratelli e mio nipote». Insomma, una normale cena di famiglia al ristorante. Normale fino a quando la porta della Nuova Fiorentina si è aperta ed è entrato Guido Bertolaso. «All’improvviso Fuksas ha iniziato a inveire» racconta Luca Cieri, ovvero il «bullo che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci» come lo ha definito l’architetto della «Nuvola» dell’Eur, protagonista domenica sera di una lite furibonda scoppiata in un ristorante del quartiere Prati, a due passi dalla Rai, finita con l’arrivo della polizia e qualche contuso.

INSULTI - «Ha cominciato a urlare "pezzo di m..., ’sto c.... di Bertolaso ancora va in giro". E poi di nuovo "pezzo di m...." e alzava sempre di più la voce», racconta Cieri, 43 anni, che non è «un bullo», ma l’amministratore delegato della Ecofim, un’impresa di costruzioni di Roma che «non fa né appalti pubblici né privati, ma solo sviluppo», precisa. Alla Nuova Fiorentina, uno dei più classici ritrovi della domenica sera romana per una pizza o una tagliata prima del cinema, c’erano un centinaio di persone e «molte famiglie». E così, all’ennesimo insulto l’imprenditore si è alzato: «Sono andato al tavolo di Fuksas, che era con la moglie e una coppia di amici, per dirgli di abbassare la voce e soprattutto moderare i termini visto che c’erano dei bambini e poi credo che il capo della Protezione Civile meriti rispetto. La risposta? "Fascista squadrista" ed è partita una formaggiera».

URLA - Che Cieri non è riuscito del tutto ad evitare: «Mi hanno medicato al Gemelli, ma non è niente». Alla formaggiera, però, sono seguiti «piatti, posate, bicchieri, è volata anche una bottiglia d’olio. Sembrava un invasato». A dargli una calmata ci ha pensato il nipote di Cieri, 16 anni, un metro e novanta e tanto canottaggio nelle braccia, il quale vista l’evoluzione dell’alterco nel frattempo si era avvicinato al tavolo dell’architetto. L’archistar «ha ripreso a urlare "squadristi, fascisti. Siete tutti dei fascisti", ma non rivolto a Bertolaso o a me, ma al ristorante. E a quel punto è scoppiata la rissa». Fuksas ha rimediato «un paio di pizze» ha raccontato la moglie Doriana «ed è scappato via — aggiunge Cieri — altrimenti l’avrebbero linciato». Due minuti dopo è arrivata la polizia. E Bertolaso? Il capo della Protezione Civile non ha reagito: «Ha fatto finta di niente, Fuksas urlava ma lui non sembrava curarsene. Ha raggiunto il suo tavolo insieme alle persone che lo accompagnavano. Però quando il clima è diventato pesante si vedeva che era imbarazzato, anzi direi mortificato».

Federico De Rosa


30/03/2010

Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante

Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante

 

Lancio di piatti e pugni nel locale di roma. Interviene la polizia. L’architetto: ladro. Un costruttore lo difende

 

Guido Bertolaso
Guido Bertolaso

ROMA — Peggio di una missione. Peggio di un terremoto. Una cena finita con piatti lanciati da un tavolo all'altro, con i bambini in lacrime e la gente che urla. Centro di Roma, domenica sera. Guido Bertolaso da una parte, ad assistere sbigottito alla rissa tra un omone che lo accusava di essere «un ladro », Massimiliano Fuksas, archistar, grande progettista, e altri clienti che lo difendevano, incassando insulti, spintoni e schiaffoni. «Possibile che adesso non si è nemmeno liberi di commentare un fatto al proprio tavolo con degli amici?», sbotta seccata Doriana Mandrelli, moglie di Massimiliano, che era al tavolo con il marito e altre persone.

Quello che loro hanno riferito agli amici, vorrebbe ridimensionare l'accaduto, ma chi c'era racconta ben altro. Le nove di sera passate da poco. Nel ristorante che si affaccia sul vialone che parte da piazza Mazzini c'è il solito pienone della domenica sera: niente stelle Michelin, ma buona cucina di tradizione toscana, carne, paste, gente della Rai, attori, produttori, volti noti della politica e dello spettacolo. Fuksas è già seduto quando entra Guido Bertolaso con un piccolo gruppo di persone. Viene riconosciuto e in sala corre un mormorio. Rotto dalla voce possente di Fuksas, fisico imperioso, testa pelata, Mascella volitiva, che sovrasta decisamente il tintinnio di piatti e bicchieri: «Dove deve sedere quel ladro, pezzo di m....». Ed è l'inizio della fine. Il mormorio si alza di nuovo e di nuovo viene interrotto da un signore che si alza e lascia il tavolo con la moglie e due bambine. «Qui ci sono dei ragazzini, vogliamo moderare i termini. E quell'uomo non è un ladro. Non ti permettere di insultarlo».

Massimiliano Fuksas
Massimiliano Fuksas

Fuksas sa usare testa e mani, Roma attende la conclusione della «Nuvola», tempio alla genialità creativa e adeguato alle necessità di ospitare grandi eventi congressuali. Fuksas anche ora sa usare testa e mani e impugna una «formaggiera», si legge perfino nel verbale della polizia, e la tira contro il difensore del capo della Protezione Civile. Che nel frattempo era rimasto al suo tavolo, senza capire esattamente cosa stesse accadendo. La formaggiera, nel frattempo, fa il suo percorso aereo di guerra, ma finisce in terra, senza colpire nessuno. Per fortuna. Perché a questo punto succede il vero parapiglia. Volano piatti, cadono sedie, la gente urla. Peggio di una rapina. C’è chi porta via i bambini. Chi li nasconde dietro un angolo. Chi scappa. «Bertolaso, nel frattempo, si era tutto rannicchiato sotto il tavolo. Io non capisco come certa gente abbia ancora il coraggio per andare in giro...», racconta Doriana Mandrelli Fuksas.

Secondo lei non sarebbe volata alcuna formaggiera, ma ci sarebbero state soltanto «due belle pizze», e non di quelle che si preparano nel forno, finite sulla faccia del difensore di Bertolaso. Ed è proprio su quest’uomo che c’è ancora mistero. Secondo alcuni sarebbe un costruttore romano, secondo altri un commercialista. «Un bullo - secondo la Fuksas - che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci, proprio come un teppista, classico atteggiamento che dilaga nei talk show. Insomma è stata una provocazione e noi ci siamo difesi». Pochi minuti dopo, il locale era diventato quasi deserto. Qualche sirena che annuncia l’arrivo della polizia, qualche testimonianza, molta riservatezza. Ieri, lunedì, giorno di riposo del ristorante, serrande abbassate. Guido Bertolaso fa sapere che non presenterà alcuna denuncia. Per lui, soltanto una serataccia da dimenticare.

Flavia Fiorentino


24/02/2010

Disabile vessato;condannati tre dirigenti di Google

Disabile vessato;condannati tre dirigenti di Google

 

Inflitti sei mesi di reclusione. Per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti

 

Il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino.

LE CONDANNE - A tre imputati sono state inflitti sei mesi di reclusione. In particolare il giudice ha condannato a sei mesi di reclusione (pena sospesa), David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italy e ora senior vice presidente, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l'Europa di Google Inc. I tre sono stati condannati per il capo di imputazione di violazione della privacy, mentre sono stati assolti per quello relativo alla diffamazione. È stato assolto invece Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l'Europa, a cui veniva contestata la sola diffamazione. Il video con le vessazioni al disabile venne girato da quattro studenti nel maggio 2006 e poi caricato su Google Video l'8 settembre, dove rimase, cliccatissimo nella sezione «video più divertenti», fino al 7 novembre, prima di essere rimosso.

LE MOTIVAZIONI - «Il diritto d'impresa non può prevalere sulla dignità della persona». Questo, secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo che con il pm Francesco Cajani ha sostenuto l'accusa, è il significato della sentenza emessa dal giudice Oscar Magi. «Finalmente -aggiunge il magistrato- si è detta una parola chiara. Al centro di questo procedimento era la tutela della persona attraverso, appunto, la tutela della privacy. Il resto è un fatto fenomenico. Sono certo che questa sentenza uscirà dall'aula del tribunale di Milano e farà finalmente discutere su un tema che è fondamentale».

PRIMO CASO - Quello che si è concluso oggi in primo grado, davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale Oscar Magi, è il primo procedimento penale anche a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web. Il giudice ha disposto la pubblicazione per estratto della sentenza su Corriere della Sera, Repubblica e Stampa.

RISARCIMENTI - Non hanno ottenuto risarcimenti le due parti civili costituite, ossia il comune di Milano e l'associazione «Vividown», poiché la loro posizione era legata solo al reato di diffamazione contestato agli imputati. Nelle scorse udienze i familiari del minore disabile avevano ritirato la querela nei confronti dei dirigenti di Google.

Redazione online