23/04/2010
Francia, il porno si fa tutti insieme
Francia, il porno si fa tutti insiemell settore è in crisi a causa della pirateria e dei siti gratuiti. L'idea del regista Dorcel: trasformare gli internauti in coproduttori del suo nuovo film. Ha raccolto 70mila euro
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| Marc Dorcel con alcune attrici |
PITCH - Lanciato il 19 aprile, il portale di Dorcel ha già raccolto quasi 70mila euro, sugli 85mila prefissati come obiettivo. Mezzo migliaio di appassionati sono stati sedotti dall’essenziale traccia narrativa: «Fa risuonare i tacchi a spillo sui marciapiedi, di notte come di giorno le piace essere sexy, attirare gli sguardi e sogna segretamente incontri insoliti».
CRISI - L'idea scelta da Dorcel è già stata testata in Francia con un certo successo nel settore discografico e cinematografico. Una novità che potrebbe arginare la crisi del settore pornografico messo in ginocchio dal drastico calo di vendite di dvd, dal Web 2.0 e i siti alimentati da filmati amatoriali che anche in Italia attirano milioni di utenti. Il crollo di profitti ha spinto l’anno scorso i due principali produttori del porno made in Usa, Joe Francis e Larry Flint, a chiedere, inutilmente, aiuti di stato per 5 miliardi di euro. Il settore, più concretamente, punta ormai sulla nuova tecnologia 3D per rilanciarsi e in Francia è stato girato il primo film hard a tre dimensioni: Shortcut 3D.
CREDITI - Dorcel si accontenta di meno. Per diventare suoi coproduttori basta acquistare una parcella. La tariffa base ammonta ad appena 20 euro e garantisce un posto per l’anteprima. Con due crediti si compare sui titoli di coda. Con tre si incassano, in proporzione, i profitti. Con sei, c’è pure un dvd con dedica, ma ne servono 250 per partecipare ad una giornata di riprese e a una sessione fotografica, e 500 (ovvero 10mila euro) per scrivere e girare la propria scena hard.
CAST - Sul sito internet, inoltre, i navigatori potranno scegliere attrici e attori protagonisti e aggiornarsi sulle riprese in diretta via Twitter. Dorcel, che rimane il produttore principale iniettando 100mila euro, ha già scelto il regista, Hervé Bodilis, francese trapiantato in Ungheria che milita per un porno di alta qualità. Tra i neo coproduttori c’è anche qualche donna (9%). La maggioranza ha meno di 30 anni e vive nella capitale francese. Forse anche a causa del titolo del film: "Mademoiselle de Paris". Il primo ciak è previsto per metà giugno. Il dvd, ad ottobre.
Alessandro Grandesso
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11/06/2009
Francia: Consiglio costituzionale boccia la legge sulla pirateria web, va riscritta
Francia: Consiglio costituzionale boccia la legge sulla pirateria web, va riscritta
Il governo ha accolto i rilievi e proporrà di modificare la norma. Per i saggi solo il giudice può decidere se sospendere o meno la connessione a internet dei cittadini
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| Il ministro della Cultura francese Christine Albanel (Afp) |
PARIGI (FRANCIA) - Alla fine il governo francese non ce l'ha fatta. Il Consiglio Costituzionale francese ha censurato infatti la disposizione più controversa della legge contro la pirateria su Internet adottata lo scorso maggio in Francia, che prevede la sospensione della connessione ad internet per i pirati recidivi. Secondo i «saggi» del Consiglio Costituzionale, la libertà di comunicazione ed espressione garantita dalla Dichiarazione dei Diritti dell'uomo implica infatti anche «la libertà di accedere ai servizi di comunicazione al pubblico on line».
«POTERE CHE SPETTA SOLO AL GIUDICE» - Per questo, scrive il Consiglio in un comunicato, è solo il giudice che può decidere se sospendere o meno la connessione al web. Il potere di sanzione era stato invece attribuito ad una nuova authority, l'Hadopi, da cui la legge prende il nome, creata apposta per vigilare sulla protezione ed il rispetto dei diritti d'autore su internet. Il ministro della cultura Christine Albanel ha accolto i rilievi del Consiglio costituzionale e proporrà di modificare la legge in direzione di quanto sostenuto dai «saggi»della consulta. Era stato il partito socialista a chiedere l'intervento del Consiglio Costituzionale, qualche giorno dopo l'adozione della legge, sostenuta fortemente dal presidente Nicolas Sarkozy e difesa in parlamento dall' Albanel. Il provvedimento era arrivato due volte all'Assemblea nazionale prima di essere votato.
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13/05/2009
Francia: sì alla legge contro i pirati del web
Francia: sì alla legge contro i pirati del web
Approvata in via definitiva dal Senato la norma che vieta di scaricare film e musica coperte dal diritto d'autore, dopo l'ammonizione, scatta il taglio della connessione a internet
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| Nicolas Sarkozy (Reuters) |
PARIGI (FRANCIA) - Ce l'ha fatta il presidente francese Nicolas Sarkozy a far diventare la Francia uno dei paesi nel mondo più severi, rigorosi, contro chi scarica illegalmente film e musica sul web. Grazie alla legge approvata prima dall'Assemblea nazionale e poi in via definitiva dal Senato francese gli amanti del «peer to peer» saranno prima avvertiti con lettera - a partire dal prossimo autunno - poi, in caso di recidiva, dal 2010 non potranno più connettersi. Non solo sarà tagliato il loro accesso a Internet, ma dovranno anche continuare a pagare il loro abbonamento, cosa che costituisce ovviamente una penalizzazione ulteriore.
POSSIBILE ATTRITO CON BRUXELLES - A decidere le sanzioni sarà una nuova autorithy - l'Alta autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti di Internet. L'opposizione socialista - che ha condotto una dura battaglia per impedire l'approvazione della legge anche a costo di alienarsi simpatie di artisti vicini alla sinistra - ha già annunciato che presenterà ricorso al Consiglio costituzionale. Ma il governo francese se la dovrà vedere anche con Bruxelles, dopo che il Parlamento europeo ha indicato - con un emendamento approvato il 6 maggio scorso - che il taglio della connessione può avvenire solo con una decisione della magistratura. Mentre la legge francese affida il compito a una autorità amministrativa. La ministra della cultura, Christine Albanel, è convinta invece che non ci sia alcun contrasto fra Parigi e Bruxelles: «Quell'emendamento afferma il principio che ogni minaccia ai diritti e libertà fondamentali degli internauti non può intervenire che sulla base di una decisione delle autorità giudiziarie. Ma l'accesso a Internet, dal proprio domicilio, non è riconosciuto come libertà fondamentale».
IL DIBATTITO - La questione di scaricare film e musica illegalmente - che ha portato recentemente alla condanna, a Stoccolma, del sito di file-sharing Pirate Bay - ha diviso a Parigi non solo il mondo della politica, ma anche quello degli artisti. Se alcuni - come l'attrice Catherine Deneuve - avevano chiesto al Governo di abbandonare «un meccanismo di sanzioni dalla dubbia costituzionalità», molti altri - fra i quali il regista Bertrand Tavernier - si erano schierati a favore della legge. Alcuni artisti di sinistra - come la cantante Juliette Greco e l'attore Michel Piccoli - avevano anche rimproverato al Partito socialista, in una lettera aperta sul quotidiano francese «Le Monde», di «opporsi a che delle regole siano stabilite agli operatori di telecomunicazioni affinchè cessino di rapinare la creazione». Così facendo - avevano scritto la Greco e Piccoli - il Partito socialista «volta le spalle in modo fragoroso alla nostra storia comune», caratterizzata «dal rifiuto di un ordine puramente commerciale, dalla protezione del debole contro il forte». Ma i deputati socialisti - tranne l'ex ministro della cultura Jack Lang - non li hanno ascoltati e hanno votato contro la legge: contrari alle sanzioni per i pirati e favorevoli invece ad un «contributo creativo» prelevato sugli abbonamenti internet per finanziare il diritto d'autore.
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07/05/2009
No europeo alla legge contro i pirati del web
No europeo alla legge contro i pirati del web
LE REGOLE. La norma prevedeva di tagliare l'accesso a Internet. La Siae apre ai brani gratis
BRUXELLES — Decisione del Parlamento europeo, ieri: non si può tagliare l'accesso a Internet di chi sia stato beccato a scaricare illegalmente (gratis) una canzone, un film, un video qualsiasi, se non lo avrà stabilito un tribunale. Decisione del Parlamento francese, un mese fa: la stessa, cioè un «no» al progetto del presidente Nicolas Sarkozy che voleva istituire un'agenzia statale contro i «pirati del web», espellendo dalla Rete coloro che scaricano note e immagini senza pagar nulla. Commenti circolati a Bruxelles, dopo il voto di ieri: «Internauti di tutto il mondo, rallegratevi», è stata una vittoria della libertà sul web contro le lobby discografiche, o cinematografiche; ma anche: «Così è il Far West», si poteva fare meglio.
In realtà, il Consiglio europeo — il governo Ue — aveva auspicato maggiori controlli, ed era stato raggiunto un testo di compromesso: dopo la bocciatura di quest'ultimo, sarà il prossimo Europarlamento — quello che uscirà dalle elezioni di giugno — ad occuparsi della questione. Nell'attesa, gli «sceriffi» del web dovranno pazientare. E c'è anche una notizia in arrivo dall'Italia, più o meno nello stesso campo, che potrebbe portare presto a un'altra rivoluzione. La Siae, la Società italiana degli autori ed editori, per bocca del suo presidente Giorgio Assumma ha annunciato che «scongelerà» i diritti di autore: molte canzoni, film, opere d'arte, potranno essere «godute» gratuitamente, su Internet, ma anche sulla rete della telefonia mobile, cioè sui telefoni cellulari. Che questo avvenga o no, dipenderà solamente dai detentori del copyright, cioè dagli autori: ogni artista messo sotto contratto dalla Siae potrà scegliere se rinunciare a delegare la difesa dei propri diritti, e riservare a se stesso l'utilizzo di uno o più brani; lo farà, scaricando direttamente da Internet un modulo, e compilandolo; la Siae metterà poi online l'elenco delle opere liberamente consultabili.
Per tornare alla decisione dell'Europarlamento, tutto è nato con un emendamento presentato da un fronte trasversale che vedeva insieme liberaldemocratici, Verdi, euroscettici (gruppi Adle, Verdi-Ale, Gue-Sinistra europea unita, Ind-Dem o Indipendenti-democratici). Principio riaffermato: senza una decisione preliminare dell'autorità giudiziaria «non possono essere imposte limitazioni ai diritti e alle libertà fondamentali degli utenti finali» di Internet, a meno che «vi sia una minaccia per la sicurezza pubblica» (in questo caso l'intervento dell'autorità giudiziaria può avvenire successivamente). Il voto di Strasburgo, ha detto la capogruppo dei verdi Monica Frassoni, «è stato cruciale per centinaia di milioni di europei che ogni giorno utilizzano Internet: siamo riusciti a vincere una battaglia difficile contro chi voleva utilizzare la legislazione sul mercato Telecom per limitare la libertà degli internauti».
Luigi Offeddu
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20/04/2009
Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza
Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza
Consultazione online. Il social network lancia un referendum sulla privacy. Ma per essere valido deve votare il 30% degli utenti
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| Facebook site governance |
MILANO - Utilizzare le attuali regole sulla privacy o decidere di optare per le novità che sono state decise attraverso la selezione dei commenti inviati dagli utenti? La decisione spetta agli utenti di Facebook, che entro il 23 aprile potranno esprimere il proprio voto in proposito. Il progetto si chiama Facebook Governance, un sistema che concede agli utenti di consigliare i gestori sulle innovazioni del sito attraverso una sorta di referendum.
LA POLEMICA - La decisione è stata presa tra Febbraio e Marzo, dopo le polemiche
per il restyling del sito che ha costretto i gestori a fare una parziale marcia indietro sulle decisioni prese: migliaia le e-mail di lamentela e impietose le percentuali dei sondaggi lanciati sullo stesso Facebook. In alcuni casi gli scontenti per le novità introdotte superavano addirittura il 90%.
IL QUORUM - I problemi emersi sino ad ora sulle novità del nuovo corso riguardano la validità dei "Voti". Le consultazioni saranno vincolanti solo se parteciperà almeno il 30% degli utenti attivi al momento della divulgazione ufficiale di una votazione. Un utente è considerato attivo se ha effettuato l’accesso negli ultimi 30 giorni. L'idea di creare una soglia del 30% secondo molti scoraggerà la partecipazione, poiché difficilmente sarà raggiungibile.
CANCELLARE I DATI - D'altro canto, in attesa dei risultati di queste votazioni sulla privacy, è comunque possibile attivare la cancellazione completa di tutti i file legati ad un account che l'utente voglia eliminare dai server di Facebook. Secondo le nuove condizioni d'uso, per quanto transitorie, gli utilizzatori sono proprietari delle immagini e delle informazioni inserite su Facebook e quindi possono richiederne la rimozione.
PROTESTA IN PIAZZA - Ma con l'introduzione del nuovo metodo di consultazione il malcontento non si placa e si sposta anche nella vita reale. Così un gruppo di utenti francesi ha organizzato un presidio di protesta all'Arco della Defense di Parigi: «Contre la nouvelle version de Facebook" (contro la nuova versione di Facebook) recita lo striscione di dissenso. Ancora non si conosce l'identità del gruppo promotore della protesta, ma già molti blogger, pur condividendone i motivi, storcono il naso di fronte a uno sconfinamento che giudicano inopportuno.
Lavinia Hanay Raja
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14/04/2009
«Social network rendano inaccessibili i dati dei minori ai motori di ricerca»
«Social network rendano inaccessibili i dati dei minori ai motori di ricerca»
Aperta procedura contro la gran bretagna: sua normativa non rispetta privacy sul web. Invito del commissario Reding, che si dice pronta a dettare nuove regole ad hoc
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| Viviane Reding (Emblema) |
BRUXELLES (BELGIO) - La Commissione Ue riparte all'attacco di Facebook, MySpace e degli altri social network per proteggere la privacy dei cittadini Ue, in special modo quella dei minorenni. «Vuoi che Internet diventi una giungla? Potrebbe presto accadere, se non si riesce a controllare l'uso dei vostri dati personali sul web», avverte il commissario responsabile delle Telecomunicazioni, Viviane Reding, in un video sul suo sito Internet in inglese.
PROTEZIONE - La protezione della privacy deve essere una priorità per i social network, prosegue la Reding, che spiega come «almeno i profili dei minorenni devono essere nascosti di default e resi inaccessibili per i motori di ricerca». Bruxelles ha già chiesto ai principali siti mondiali di social network di prendere provvedimenti per proteggere i minori, ma la Reding si dice «pronta a dettare nuove regole ad hoc». Gli europei «hanno il diritto di controllare come vengono utilizzate le loro informazioni personali», spiega la Reding, precisando che la Commissione prenderà misure contro quegli Stati membri che non proteggono la privacy degli utenti di Internet contro gli attacchi dei social network, delle pubblicità mirate e dei nuovi sistemi di «advertising» come i Rfid, le cosidette etichette elettroniche.
PROVVEDIMENTO CONTRO LA GRAN BRETAGNA - La Reding ha intanto aperto una procedura d'infrazione contro la Gran Bretagna, invitando Londra a modificare la propria legislazione al fine di conformarsi alle regole comunitarie in tema di privacy dei dati on line. A meno che la Gran Bretagna non cambi la sua normativa, il commissario europeo ha la facoltà di inviare un ultimo avvertimento prima di portare il Paese dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, che ha il potere di costringere i 27 Paesi dell'Unione europea a cambiare le rispettive leggi per conformarle a quelle comunitarie.
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28/03/2009
La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere
La svolta di Mr. Facebook Ora vuole fare il banchiere
La rete del social network per i micro-pagamenti. Il progetto: una piattaforma per integrare la pubblicità online con l'e-commerce
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| Mark Zuckerberg |
MILANO — Anche se continua a girare con le sue ciabatte Adidas e le felpe con il cappuccio anni Ottanta, l'ex studente di Harvard, Mark Zuckerberg, ora sogna di fare il «banchiere»: il primo su internet. La sua forza è che ha già 175 milioni di clienti nel mondo. E se siete iscritti a Facebook tra loro ci siete anche voi. Il punto debole è che la popolarità dei banchieri in questo momento non è certo ai massimi storici. Ma anche che il progetto è ambizioso e non privo di rischi. Insomma, a 5 anni dalla sua nascita nel dormitorio del college di Boston Facebook, dopo essere stato fino ad ora sostanzialmente un passatempo, tenta di diventare maggiorenne e guadagnarsi da vivere da solo.
Come? Diventando una banca. Non proprio nel senso tradizionale del termine, ma almeno in parte: vuole battere moneta (virtuale), farsi prepagare per acquisire un credito - un po' come fanno gli operatori telefonici mobili o i gestori delle carte ricaricabili - e farsi garante delle microtransazioni che avvengono all'interno del proprio mondo. Nulla a che vedere dunque con le monete finte da «monopoli » che fino ad ora hanno movimentato fenomeni decaduti come Second Life. Il progetto, per ora allo studio, dopo essere stato a lungo un «rumor» è stato confermato in questi giorni a San Francisco dal guru del gaming di Facebook, Gareth Davis. Non a caso. I videogiochi online proprio come la musica digitale può contare su degli appassionati pronti a tutto. E a dire la verità la società aveva già tentato un paio di anni fa con il progetto «Wallet» mai decollato.
Massimo Sideri
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27/03/2009
L'Europa: niente disconnessione dal web, nemmeno per i «pirati»
L'Europa: niente disconnessione dal web, nemmeno per i «pirati»
Privacy, minori e libertà di espressione i temi in argomento. Approvata a larga maggioranza la Raccomandazione sulle libertà fondamentali su internet
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| (Ansa) |
Ennesima importante dichiarazione sull’importanza dell’accesso ad internet come diritto fondamentale del cittadino digitale. La raccomandazione presentata al Parlamento europeo dal socialista Stavros Lambrinidis (Grecia) sul «rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet» è stata approvata con una schiacciante maggioranza di 481 contro 25 (21 gli astenuti). Nel testo viene indicato chiaramente che:
1) Internet «dà pieno significato alla definizione di libertà di espressione»;
2) «può rappresentare una straordinaria possibilità per rafforzare la cittadinanza attiva»;
3) il monitoraggio del traffico web «non può essere giustificato dalla lotta al crimine»;
4) l’accesso a internet «non dovrebbe essere rifiutato come sanzione dai governi o dalle società private» e
5) le ricerche in remoto, dove previste dalla legislazione nazionale, devono essere condotte «sulla base di un valido mandato delle autorità giudiziarie competenti» e devono sempre preferirsi le ricerche in diretta a quelle in remoto visto che queste ultime “violano il principio di legalità e il diritto alla riservatezza».
NIENTE DISCONNESSIONE - Soprattutto gli ultimi tre punti hanno rilevanza in relazione alle proposte di legge presentate in Francia e in altri Stati membri, che prevedono la disconnessione forzata come punizione per essere stati sorpresi tre volte a condividere file protetti da diritto d’autore. Operatori telefonici, service provider e Stati non possono quindi impedire a chi ha una connessione a internet di utilizzarla. Gli Stati membri sono espressamente chiamati a «evitare tutte le misure legislative o amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto della libertà di espressione». Può sembrare una raccomandazione superflua in piena società dell’informazione, eppure sono state proprio le proposte di legge alla francese – sobillate dalle lobby dell’industria dell’entertainment – ad avere reso necessaria un testo del genere.
PRIVACY E MINORI - La raccomandazione non si limita alla dichiarazione relativa al diritto di connessione, ma affronta, sebbene in modo più generico, altri argomenti: la privacy, la tutela dell’identità digitale, la protezione dei minori e la tutela della proprietà intellettuale. Per quanto concerne la privacy, oltre all’importante accenno nell’invito a non effettuare ricerche in remoto, viene sancito il diritto di accesso ai propri dati personali e la possibilità di ritirarli dal web. Il riferimento alle recenti vicende legate ai dati personali su Facebook e in genere ai contratti proposti da molti service provider (su tutti Google) sembra chiaro, ma il testo non chiarisce maggiormente la questione. I minori devono ovviamente essere tutelati e Lambrinidis invita i produttori di computer a preinstallare nelle macchine software a protezione della navigazione dei più piccoli, e le istituzioni a educare i genitori sui rischi presenti in rete. In Corea del sud, dove sono un po’ più avanti di noi su questi temi, sono già attivi corsi di comportamento online (netiquette) per i bimbi delle elementari.
IDEE E LUCCHETTI - Infine un accenno alla tutela della proprietà intellettuale, per la quale viene chiesta al Consiglio una direttiva sulle misure penali da comminare e si vieta la sorveglianza preventiva. Ma, chiarisce Lambrinidis, la stessa direttiva dovrebbe anche combattere l’incitamento alla cyber-violazione dei diritti di proprietà intellettuale «comprese talune eccessive restrizioni di accesso (alle opere, ndr) instaurate dagli stessi titolari dei diritti». Ora la parola spetta al Consiglio che valuterà se e come procedere con l’iter legislativo.
Gabriele De Palma
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«Ecco la prova che i fantasmi esistono »
«Ecco la prova che i fantasmi esistono »
In Rete gli scatti inviati dagli internauti e poi votati da 250mila. Vince quello alla facciata di un castello ad Edimburgo, dove spunta una sagoma misteriosa
LONDRA (Gran Bretagna) - Questa volta nemmeno lo zaino protonico dell’Acchiappafantasmi Dan Aykroyd avrebbe potuto fare qualcosa di fronte alla figura in abito di corte apparsa come per magia dietro alle sbarre di una finestra di un castello scozzese. Già, perché per migliaia di persone sparse in ogni parte del mondo, quell’immagine, catturata dalla macchina fotografica di un amatore nel maggio dell’anno scorso al Tantallon Castle, vicino Edimburgo, sarebbe la prova tangibile dell’esistenza dei fantasmi, tanto da vincere un concorso online lanciato quasi per gioco tre settimane fa dal professor Richard Wiseman dell’università dell’Hertfordshire nell’ambito dell’International Science Festival di Edimburgo. L’esimio psicologo avrebbe, infatti, invitato coloro che erano in possesso di foto di fantasmi a spedirgliele via mail e il risultato sarebbe andato ben oltre le sue stesse aspettative, visto che gli sono arrivate centinaia di immagini da ogni parte del mondo e le migliori 50 sono state poi votate da 250mila persone, chiamate a scegliere quella, a loro giudizio, più convincente.
VINCE IL FANTASMA DEL CASTELLO SCOZZESE - E l’immagine catturata nel castello scozzese si è aggiudicata il 39% delle preferenze. «Molte foto erano spazzatura – ha raccontato Wiseman al Times– perché la manipolazione umana era evidente, ma l’elevato numero di scatti che ho ricevuto dimostra quanto la gente abbia bisogno di credere nell’esistenza dei fantasmi e questo riguarda persone di ogni cultura e nazionalità». Ciò, però, non significa che lo psicologo creda agli spettri. Anzi, a suo dire, potrebbe trattarsi solo di uno scherzo della luce, «sebbene l’immagine sia effettivamente molto curiosa», ha convenuto Wiseman. Ma a differenza dei falsi ectoplasmi che avrebbero fatto la felicità dei Ghostbusters cinematografici, la figura in abiti elisabettiani ha subito colpito per la sua autenticità, tanto che successive analisi condotte da tre esperti di Photoshop (il noto software specializzato nell’elaborazione di fotografie) hanno confermato la mancanza di qualsivoglia intervento umano. In altre parole, la foto sembra vera. E, quindi, il fantasma ci sarebbe davvero, anche se i più scettici insistono nel dire che si sia trattato di un insolito riflesso della luce sul muro e sulle grate della finestra. Per la verità, l’autore dello scatto, Christopher Aitchison, non si era minimamente accorto di quanto avesse immortalato sul momento, ma è stato solo al ritorno dall’escursione al castello di Tantallon, quando ha riesaminato le immagini, che ha scorto il fantasma fare capolino dalla finestra. «Ho scattato la foto alle 3 del pomeriggio – ha spiegato Aitchison al Daily Mail – e non mi sono accorto di nulla mentre scattavo. Solo una volta tornato a casa ho visto la presenza anomala».
GIACOMO V - Secondo gli studiosi della materia, lo spettro fotografato dall’escursionista apparterrebbe, in realtà, a Giacomo V, il re scozzese imprigionato nel castello di Tantallon attorno al 1520, quand’era poco più che un ragazzo, ma nessuno sa spiegarsi il motivo per il quale il fantasma sarebbe ora tornato. Oltre a quella risultata poi vincente, un’altra immagine ha catturato l’attenzione dei partecipanti alla ricerca di Wiseman: in questo caso, ritrae un volto umano nello specchietto retrovisore di un’auto vuota.
Simona Marchetti
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16/02/2009
Facebook è il sesto "paese" del Mondo
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Il popolo del "social network" rappresenta il 22,4% degli internauti. In un mese gli iscritti sono saliti da 150 a 175 milioni, mentre i visitatori sono diventati 220 milioni
ROMA - Un mese fa erano 150 milioni di utenti attivi. Adesso Facebook ha aggiornato il dato globale dei suoi affiliati: 175 milioni. E' con questa cifra che festeggia i suoi cinque anni da poco compiuti. La notizia è comparsa sullo stesso sito aziendale ed è rimbalzata online su vari siti specializzati in tecnologia, che sottolineano come il grosso della crescita di Facebook si debba ai membri al di fuori degli Stati Uniti: oltre il 70%. «Se Facebook fosse un Paese - aveva scritto un mese fa il suo fondatore Mark Zuckerberg -, sarebbe quello con l'ottava popolazione mondiale, superando Giappone e Russia».
SESTO "PAESE" DEL MONDO - Ma con 175 milioni di iscritti ora il popolo del social network guadagnerebbe altre due posizioni scavalcando Pakistan e Bangladesh. Secondo gli ultimi dati rilasciati dalla società di analisi e ricerche comScore, riferiti a dicembre 2008, nel mondo sono oltre 220 milioni i visitatori unici di Facebook, circa il 22,4% degli internauti, con quasi 80 miliardi di pagine viste.
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