24/09/2009

Protesta studenti blocca recita Moratti

Protesta studenti blocca recita Moratti

 

I ragazzi chiedono la riapertura del liceo serale gandhi. Milano, il sindaco era impegnata in un'interpretazione del «Lincoln Portrait» al Teatro Dal Verme

 

Letizia Moratti al Teatro Dal Verme prima della protesta (Photoviews)
Letizia Moratti al Teatro Dal Verme prima della protesta (Photoviews)

MILANO - Le hanno provate tutte. Dalle lezioni in piazza ai picchetti davanti a Palazzo Marino. Ma quando hanno saputo che il sindaco Letizia Moratti sarebbe stata al Teatro Dal Verme non hanno proprio resistito. Gli studenti del liceo serale Gandhi, chiuso da quest'anno, sono riusciti a sedersi in platea. Poi, quando il primo cittadino si accingeva a interpretare la sua parte nella recita Lincoln Portrait, hanno cominciato la loro protesta.

A TEATRO- Urla e grida. Slogan e recriminazioni. I ragazzi si sono lamentati con il sindaco (e tutto il teatro) per non essere stati ricevuti. La protesta è stata così improvvisa e al tempo stesso intensa che il sindaco è stata costretta a interrompere la sua recita e poco dopo anche i musicisti hanno smesso di suonare. «Perchè non posso più studiare? Spiegamelo», ha gridato una ragazza prima di essere allontanata dal servizio d'ordine. Dalla platea è partito qualche applauso di solidarietà agli studenti delle civiche, cui si è aggiunto anche qualche sparuto applauso da parte dei musicisti. I contestatori sono stati allontanati, ricevendo la solidarietà di alcune decine di manifestanti che, raccolti sotto le insegne del sindacato di base Sdb, hanno organizzato un presidio poco lontano dal teatro. Lo spettacolo, poi, è proseguito.

IL SINDACO - «È un peccato, era un pezzo molto bello». Con queste poche parole, all'uscita del camerino, il sindaco Moratti ha espresso la sua amarezza per la protesta. Eppure il sindaco, all'ingresso sul palco, tradiva una certa emozione. Una sensazione confermata dallo stesso marito Gianmarco. «Non l'ho mai vista così emozionata - ha detto entrando a teatro -: 14 anni fa si è presentata all'Onu davanti a 350 nazioni diverse, ha fatto un discorso straordinario ed era tranquillissima. Questa sera invece è emozionatissima». Nonostante la protesta, subito sedata dagli uomini della sicurezza, la Moratti ha portato a termine la sua esibizione. «L'ho vista solida, felice per la performance magnifica - ha detto Francesco Micheli, presidente del Festival Musicale Mito, nel cui palinsesto era stato inserito questo spettacolo -. Malgrado l'incidente si è comportata come se nulla fosse». Ad assistere al debutto sul palcoscenico del sindaco di Milano c'erano quasi duecento spettatori, tra cui alcune personalità del mondo dell'imprenditoria e della cultura milanese come Pier Gaetano Marchetti, Bruno Ermolli, Andree Ruth Shammah ed Elio Catania.


21/04/2009

Sicurezza sul lavoro, nuove norme contestate: una lettera a Napolitano

Sicurezza sul lavoro, nuove norme contestate: una lettera a Napolitano

 

Processo Thyssen, denuncia dei parenti delle vittime: le nuove regole assolverebbero i vertici aziendali. Sacconi: «interpretazione capziosa. pronti, se necessario, a riscrivere il testo»

 

Un momento del processo Thyssen in corso a Torino (Ansa)
Un momento del processo Thyssen in corso a Torino (Ansa)

TORINO - Tra il malumore dei parenti e dei colleghi delle vittime del rogo alla Thyssen Krupp è ripreso a Torino il processo a sei dirigenti della multinazionale dell'acciaio per la morte dei sette operai nell'incendio di 16 mesi fa. La polemica è legata al progetto di riforma del testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che secondo la Fiom Cgil contiene una norma che potrebbe sottrarre gli imputati dalle loro responsabilità. In aula una donna ha esposto un piccolo cartello con i volti delle vittime e la scritta «non uccideteli una seconda volta». I familiari hanno anche scritto una lettera al presidente Giorgio Napolitano e gliela faranno avere tramite Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo e deputato del Pd, in occasione della visita odierna del capo dello Stato a Torino. La prima parte dell'udienza è stata dedicata al controesame dei consulenti della difesa.

CGIL - Lunedì la Fiom Cgil puntava il dito proprio contro la riformulazione dell'articolo 10 bis del Testo unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Una modifica «di cui non si sentiva il bisogno, al di fuori della delega al governo, con il chiaro intento di bonificare i processi, anche quelli in corso, salvando i top manager dalle loro responsabilità» ha detto Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e responsabile per il sindacato dei metalmeccanici della Cgil dell' Ufficio salute e sicurezza. La nuova formulazione dell'articolo 10 bis «prevede infatti che la responsabilità del datore di lavoro - avevano spiegato Elena Poli e Sergio Bonetto, avvocati del foro di Torino - sia subordinata ad alcune condizioni tra le quali spicca quella di cui alla lettera 'd', in base alla quale la responsabilità è esclusa se l'evento sia imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal testo unico sulla sicurezza». La norma è «retroattiva, per cui il primo effetto si avrà sui processi in corso. Di fatto, si elimina la possibilità di accertare la responsabilità di chi sta più in alto, in moti casi top manager e amministratore delegato» aveva detto Poli. «Siamo di fronte a un'altra porcata che sta passando nel silenzio generale - ha affermato il segretario generale Fiom, Gianni Rinaldini - sulla base delle richieste fatte dalla Confindustria. Siamo di fronte a uno stravolgimento del Testo unico sulla sicurezza grave e inaccettabile, tanto più in considerazione del processo in corso sul rogo della Thyssen».

FERRERO E DAMIANO - Una denuncia quella della Cgil che era stata accolta anche dal segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero per cui «Se passasse questa norma infatti i livelli più alti di un'azienda non sarebbero più responsabili dei gravi infortuni sul lavoro che si verificassero in quell'azienda». Dello stesso parere Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro ed attuale responsabile Lavoro del Pd. «La nostra preoccupazione è forte circa il depotenziamento delle sanzioni e circa il tentativo di scaricare le responsabilità penali dal vertice aziendale ai livelli inferiori. Vogliamo verificare se la riduzione drastica delle responsabilità del datore di lavoro e dei dirigenti, comporta il rischio di addossarla al lavoratore quando avviene un infortunio. Non vorremmo che si pensasse che in primo luogo le responsabilità sono del lavoratore e poi, proprio se non ci sono responsabilità sue o del suo superiore, del datore di lavoro. Su questo argomento - conclude Damiano - intendiamo sviluppare uno specifico approfondimento per poter intervenire con decisione e riportare all'ispirazione originale, voluta dal governo Prodi, i contenuti conclusivi del decreto».

SACCONI - Le accuse della Cgil erano state respinte dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che le aveva definite «Frutto di un odioso pregiudizio e di un processo sommario alle intenzioni». Sacconi aveva spiegato che «la norma contestata vale la pena di ricordarlo non è in vigore perchè soggetta, come l'intero testo, al parere delle Regioni e delle Commissioni parlamentari» e ha lo scopo di «definire con certezza la responsabilità di qualunque datore di lavoro, dal più piccolo al più grande. Questa responsabilità- precisava Sacconi in una nota- riguarda non solo i doveri diretti del datore di lavoro, non solo tutte le carenze riferibili ad altri soggetti ma pur sempre dal datore conosciute o conoscibili, ma anche tutti i comportamenti omissivi che determinino quanto meno un concorso di colpa». E «poiché l'intenzione del governo è questa e solo questa, sarà possibile rimuovere - continuava il ministro - anche la più malevola e capziosa interpretazione, come ogni incertezza interpretativa, attraverso, se necessario, un'attenta riscrittura del testo». Su possibili ripercussioni sul processo alla Thyssen, «non si vede come questa norma possa interferire» con un processo nell'ambito del quale «vengono imputate ai dirigenti dell'azienda gravissime responsabilità che arrivano a configurare l'omicidio doloso, tanto sarebbe stato non solo il livello di conoscenza ma addirittura di consapevolezza dei rischi immanenti per i lavoratori».