14/07/2011

Gheddafi: stop ai rapporti con l'Eni ma porte aperte alle compagnie di altri Paesi

Gheddafi: stop ai rapporti con l'Eni ma porte aperte alle compagnie di altri Paesi

Libia annuncio del primo ministro di Tripoli. Purché rinuncino a partecipare ai raid dell'Alleanza. Interrotta qualsiasi collaborazione con il gruppo italiano

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06/06/2009

Incidente ad Intercity, macchinista ferito Ritardi sulla direttrice Milano-Roma

Incidente ad Intercity, macchinista ferito Ritardi sulla direttrice Milano-Roma

 

La circolazione bloccata, ritardi massimi fino a due ore. Problema ai cavi della linea elettrica. Colpito e danneggiato il parabrezza del treno

 

MILANO - Ha provocato ritardi alla circolazione ferroviaria l'incidente avvenuto a un Intercity sulla linea Bologna-Firenze. Per cause ancora da accertare - riferisce Ferrovie dello Stato - intorno alle 10.20 i cavi della linea elettrica aerea hanno urtato uno dei vetri frontali del locomotore Intercity 585 Milano – Napoli in viaggio tra Bologna e Firenze. Il vetro si è scheggiato provocando il leggero ferimento del macchinista. Il treno si è poi fermato nella stazione di Vernio dove il macchinista è stato medicato sul posto, senza necessità di ricorrere ad altre cure.

RITARDI - Il danneggiamento alla linea aerea ha determinato l'interruzione della circolazione sul binario dei convogli diretti a Sud, per mancanza di alimentazione elettrica. Fra i treni costretti a fermarsi anche il l'AV 9429 Milano – Napoli che seguiva l'Intercity a circa 7 km di distanza. A scopo precauzionale e per consentire gli interventi tecnici è stata interrotta anche la circolazione sul binario adiacente, direzione nord. Su questo binario la circolazione è ripresa alle 12.32. L'Intercity 585 e il treno Av 9429 sono ripartiti con circa tre ore di ritardo. L’interruzione ha determinato ritardi ad un’altra decina di treni della media e lunga percorrenza sulla direttrice Milano – Roma.


23/11/2008

«Staccai spina a neonato senza speranze» E la procura di Treviso apre un fascicolo

«Staccai spina a neonato senza speranze» E la procura di Treviso apre un fascicolo

Il procuratore: «Il nostro è un atto dovuto». Confessione choc di una dottoressa del Ca' Foncello. «Paziente senza speranze. Ho agito col consenso dei genitori»

 

 

 

TREVISO - Un neonato con gravissime malformazioni è sottoposto ad operazione e, a distanza di cinque giorni, non ha alcuna speranza di ripresa: la dottoressa che lo ha in cura, col consenso dei genitori, interrompe le terapie e il bimbo muore. È accaduto a Treviso, all'ospedale Cà Foncello, ed a rendere noto l'episodio è stata la stessa dottoressa durante un convegno, come riporta ilCorriere del Veneto. Ora, in merito alle dichiarazioni della dottoressa, la Procura presso il Tribunale di Treviso aprirà un fascicolo. Antonio Fojadelli, Procuratore capo di Treviso, precisa che l'apertura del fascicolo è un «atto dovuto» necessario per «rendersi conto - ha detto - di come stanno le cose». «La vicenda - ha aggiunto - va presa in considerazione per gli aspetti giuridici che la riguardano, poiché la magistratura non si occupa di etica». «È ovvio - ha concluso - che in questa fase il nostro lavoro è solo di verifica dei fatti».

I NEONATOLOGI: «GIUSTO LO STOP A TERAPIE» - A sostegno dalla scelta fatta dalla dottoressa del Cà Foncello levata di scudi tra gli esperti del settore: in questi casi non si tratta di staccare la spina, affermano gli specialisti, bensì di evitare, «doverosamente», situazioni di accanimento terapeutico. Il piccolo nato a Treviso, infatti, affermano i neonatologi, non aveva speranza di riprendersi e qualunque trattamento medico o farmacologico somministratogli sarebbe stato inutile e ne avrebbe solo prolungato l'agonia: in simili situazioni, rilevano, le stesse linee guida del settore prevedono la sospensione dei trattamenti ribadendo il «no» all'accanimento terapeutico. Chiaro, in merito, il giudizio del presidente della Società italiana di neonatologia, Claudio Fabris: «Se i trattamenti sanitari e farmacologici somministrati al neonato non portano alcun beneficio, né attuale né in prospettiva, procurandogli anzi solo delle sofferenze ulteriori, allora si configura appunto una situazione di accanimento terapeutico. In tal caso è giustificata la sospensione di terapie che risultano inutili ai fini di una ripresa vitale, prolungando solo l'agonia».