05/06/2010

Frattura a tibia e perone, Rossi operato: Mondiale a rischio

Frattura a tibia e perone, Rossi operato: Mondiale a rischio

Valentino è caduto al Mugello durante il secondo turno di prove ufficiali: frattura alle ossa inferiori della gamba destra. Verrà sottoposto a intervento chirurgico nel pomeriggio al Cto di Firenze. L'esperto: "Ci vorrano almeno 3-4 mesi".

 

 

 

Finisce decisamente male il week end del Gp d'Italia per Valentino Rossi. Il pilota-mito del motociclismo aveva iniziato il suo sabato, come di consueto da qualche stagione a questa parte, con un nuovo casco che, in questa edizione, reca una carta jolly nella parte superiore.  Rossi era all'attacco, per confermare, nonostante il fastidio alla spalla - causato da una caduta in allenamento con la moto da cross - la sua supremazia sul compagno di squadra, lo spagnolo Jorge Lorenzo, attuale leader della classifica iridata. Le prove libere dovrebbero servire per finire la messa a punto della moto in vista del turno di prove ufficiali del pomeriggio, ma il livello era già molto elevato.

Rossi a circa 15 minuti dalla fine del turno era terzo, davanti a tutti c'era Jorge Lorenzo. Rossi passa sul rettilineo, stacca forte, va verso la prima curva, sale sulla collina. Il suo compagno di squadra sembra migliorare il suo tempo e Valentino arriva dentro le due curve "Biondetti", via la prima, mentre nel cambio di direzione non si capisce bene cosa sia successo. Sullo schermo il blu e il giallo che fanno la livrea di Rossi si mischiano. Poi l'immagine che ogni motociclista non vorrebbe mai vedere. Valentino è a terra, si tiene la gamba destra. Da sotto il casco si vede la smorfia di dolore. Ecco cosa è successo: nel cambio di direzione, la moto di Vale si 'intraversa', perdendo aderenza sulla gomma posteriore. Inevitabilmente, la stessa gomma, con l'abbassarsi della velocità di rotazione, riacquista la presa sull'asfalto trasformandosi in una balestra per Rossi che viene proiettato in aria per cadere pesantemente sulla gamba destra.

I soccorsi, tempestivi ed efficaci del circuito del Mugello, trasferiscono Vale nel centro medico della pista della Ferrari. Tra i medici che si precipitano da Rossi c'è Claudio Costa della Clinica Mobile e Claudio Macchiagodena, medico responsabile della Dorna. Le condizioni non sono buone, i due sanitari lo capiscono subito. Tra i primi a uscire dal centro medico c'è Katie Baines, addetta stampa del Team Yamaha che avverte i giornalisti della lesione di Valentino. Rossi ha una frattura esposta della tibia e del perone della gamba destra e come se non bastasse l'osso è uscito dalla gamba, fortunatamente senza ledere vasi sanguigni o nervi. Vale viene quindi sedato.

Nel frattempo la notizia si sparge nell'autodromo e una folla di tifosi difficile da contenere, arriva al centro medico. Il dolore deve essere atroce per Rossi, che ha accanto a se Claudio Costa, vero angelo custode per i piloti della Motogp. "La frattura è più seria di quello che ci aspettavamo - dice Costa - per il fatto di essere esposta e scomposta. Speriamo che Vale riesca a risorgere da questa frattura e dal dolore". Costa è visibilmente commosso e alla domanda riguardo al decorso clinico della guarigione, riusciva a dire: "Adesso non riesco a rispondere, non ce la faccio". E' Claudio Macchiagodena a ribadire: "Ci vorranno dalle 6 alle 8 settimane dipende da molti fattori". Immediatamente si organizza il trasferimento di Valentino, con l'elicottero, al CTO di Firenze dove il centauro di Tavullia è arrivato per le 12.50 e nel pomeriggio verrà operato dal primario, il prof. Buzzi. Nel frattempo per Rossi, tifoso interista, arrivano anche gli auguri di pronta guarigione della società nerazzurra
attraverso il proprio sito internet.

Il parere dell'esperto -
Normalmente una frattura esposta, quando cioè l'osso fuoriesce dalla pelle, come accaduto a Valentino Rossi, richiede, in assenza di complicazioni, sei mesi di tempo per il recupero, ma un bravo sportivo se la può cavare in 3-4 mesi. Lo dice all'Agi il primario di Ortopedia dell'Istituto Neurotrautomatologico Italiano (Ini) di Grottaferrata Francesco Bove, riferendosi all'infortunio capitato a Valentino Rossi. "L'unico pericolo è costituito dall'infezione perché l'osso - avverte Bove - si è esposto, è uscito dalla pelle venendo a contatto con il terreno e l'asfalto ricco di germi". In casi del genere "immediatamente va fatta una profonda pulizia - spiega Bove - dei monconi ossei: e adesso, giustamente, bisogna aspettare alcuni giorni perché la situazione sia ottimale per favorire l'intervento chirurgico, in quanto il campo operatorio deve esser pulito. Ovvio che la prognosi resti riservata perché lo sviluppo della situazione si vedrà nei prossimi giorni".

In presenza di una frattura esposta, per il cui trattamento "è preferibile - aggiunge il Primario dell'Ini - impiegare fissatori esterni", i tempi di recupero arrivano fino a sei mesi, "sempre - precisa - in assenza di complicazioni". E per la riabilitazione? "E' rapida e comunque per riprendere il tono muscolare serve pur sempre qualche mese - risponde Bove - Le nostre previsioni sul recupero molto dipendono dagli eventi e vengono fatte per step successivi: se tutto va bene, come mi auguro, credo che Valentino Rossi, che è un bravo sportivo, ce la possa fare in 3-4 mesi".


27/11/2009

Torna a vedere grazie all'occhio bionico

Torna a vedere grazie all'occhio bionico

 

A Peter Lane, cieco da quasi 30 anni, è stato impiantato uno speciale ricevitore nella retina, ora riesce a distinguere i contorni delle porte e del mobilio e a Leggere brevi parole


Peter Lane
Peter Lane

Il cinquantunenne inglese Peter Lane, cieco da quando era poco più che ventenne, è entusiasta dei risultati finora raggiunti dopo l'intervento chirurgico al quale si è sottoposto. L'uomo, non vedente a causa di una malattia genetica degenerativa, ora riesce a distinguere i contorni delle porte e del mobilio e a leggere brevi parole grazie a una telecamera montata su un paio di occhiali che registra per lui tutto ciò che è davanti ai suoi occhi.

IL PERCORSO DELLE IMMAGINI - La videocamera cattura le immagini e le invia a un processore video che il signor Lane porta alla cintura. A sua volta, il processore converte le immagini in segnali elettronici che manda a un trasmettitore anch'esso posto sugli occhiali. Da qui parte un segnale wireless che raggiunge un ricevitore impiantato nella retina, il quale attraverso degli elettrodi stimola il nervo ottico e consente al cervello di ricevere le immagini.

UNO STUDIO MONDIALE - Peter Lane è soltanto una delle 32 persone che, in tutto il mondo, si sono prestate alla scienza per sperimentare questa tecnologia, volta soprattutto alla cura della retinite pigmentosa, malattia genetica che causa gravi danni alla retina e porta, progressivamente, alla cecità. Al Manchester Royal Eye Hospital Lane e altri due volontari sono stati sottoposti a un intervento chirurgico durato quattro ore, durante le quali è stato impiantato il ricevitore elettronico nella retina. Dopo due mesi di attesa, per dare all'occhio il tempo di guarire, è finalmente giunto il momento di valutare i risultati.

I RISULTATI - I medici, e con loro i pazienti, si dichiarano molto soddisfatti. Tutti e tre gli uomini hanno avuto reazioni positive; uno di loro il 5 novembre scorso è riuscito, dopo quaranta anni di buio, a rivedere dei fuochi d'artificio. Un altro, come Peter Lane, è in grado di leggere brevi parole. Secondo l’oftalmologo Paulo Stanga, coinvolto nella ricerca, i risultati sono persino migliori di quelli che si attendevano. L'ospedale inglese sta mettendo a punto un proiettore e uno schermo speciali da installare nelle case degli «impiantati», per consentire loro di sbrigare personalmente la propria corrispondenza, per la prima volta dopo tanti anni. Nonostante lo scenario, un po' alla Blade Runner, bisogna provare a immaginare che cosa possa significare tornare a vedere, anche se si tratta «solo» di brevi parole o di ombre sfuocate. In questo senso va interpretato l'entusiasmo di chi ha partecipato allo studio: un primo piccolo passo verso un grande ambizioso cammino.

Emanuela Di Pasqua


11/04/2009

Polemiche su Sarah, tennista ermafrodito «Troppo potente per giocare con donne»

Polemiche su Sarah, tennista ermafrodito «Troppo potente per giocare con donne»

 

Numero 574 nel ranking mondiale della WTA, È considerata un fenomeno in ascesa. Nata con i genitali maschili e femminili, si è sottoposta a un intervento chirurgico. I coach: «Indubbio vantaggio»

 

Sarah Gronert
Sarah Gronert

MILANO - Arriva il primo ermafrodito nel tennis professionistico. Si tratta della ventiduenne tedesca Sarah Gronert, attualmente numero 574 nel ranking mondiale della WTA e considerata un fenomeno in ascesa, tanto che i bookmakers ne danno il suo ingresso entro sei mesi fra le prime 50 giocatrici al mondo. Nata con i genitali sia maschili che femminili, Sarah si è volontariamente sottoposta a un intervento chirurgico per diventare donna a tutti gli effetti, sia legalmente che fisicamente, visto che così si è sempre sentita, presentando poi un regolare certificato di "idoneità femminile" alla Women's Tennis Association Tour, che le ha quindi concesso il via libera per scendere in campo al fianco della altre donne del circuito internazionale.

«TROPPO POTENTE PER ESSERE DONNA» - Una decisione che ha creato più di un malumore fra gli addetti ai lavori, che ritengono la Gronert innaturalmente potente per essere una donna, per via della sua particolare condizione alla nascita e di una concentrazione e distribuzione di ormoni maschili nettamente più alta della media. E visto che tali caratteristiche le garantirebbero un indubbio vantaggio rispetto alle altre giocatrici, il tennis in gonnellino ha alzato pollice verso contro di lei. «Non c’è ragazza al mondo che possa servire delle palle come fa Sarah Gronert - ha detto in un'intervista al New York Daily News Schlomo Tzoref coach di Julia Glushko, numero 325 della WTA e sconfitta di recente dalla Gronert in un torneo in Israele - e nemmeno Venus Williams sarebbe in grado di farlo. E questo perché Sarah non è una donna, ma è un uomo». Ma per la WTA le regole sono chiare, come ha spiegato un portavoce sempre al giornale inglese: «La determinazione del sesso della WTA segue le stesse regole del Comitato olimpico internazionale e quindi, stando a questo regolamento, Sarah Gronert può giocare i tornei dei circuito come donna». La polemica non sembra destinata a sgonfiarsi, mentre sul web impazzano blog e sondaggi sulla tennista-transgender tedesca, con tanto di foto in succinti completini da tennis che sembrerebbero togliere qualunque dubbio sulla sua femminilità.


Nata con i genitali sia maschili che femminili, Sarah si è volontariamente sottoposta a un intervento chirurgico per diventare donna a tutti gli effetti (Newscom/Markanews)Ma la Wta, l'associazione del tennis professionistico femminile, è di altro parere e ha concesso alla Gronert di partecipare ai tornei come donna (Newscom/Markanews)

 

 

Simona Marchetti