08/06/2010

Il premier: Rai faziosa, niente contratto

Il premier: Rai faziosa, niente contratto

Insorgono le opposizioni: «Basta ricatti dal dittatorello»; «Da tragedia a farsa». Berlusconi pronto a non rinnovare l'intesa che assegna a viale Mazzini il ruolo di «servizio pubblico televisivo»

 

Il presidente del Consilgio, e ministro ad interim dello Sviluppo economico, Silvio Berlusconi (Ansa9
Il presidente del Consilgio, e ministro ad interim dello Sviluppo economico, Silvio Berlusconi (Ansa9)

ROMA - Il governo potrebbe non firmare il rinnovo del contratto di servizio della Rai, ovvero l'accordo in base al quale a Via Mazzini sono assegnate le prerogative di pubblico servizio. Lo ha lasciato intendere, secondo indiscrezioni raccolte dalla Italpress e poi rilanciate anche da altre agenzie di stampa , lo stesso Silvio Berlusconi che in questa fase si trova nella condizione di essere contemporaneamente il presidente del Consiglio e il ministro ad interim dello Sviluppo economico, non essendo ancora stato nominato il successore di Claudio Scajola, dimessosi dopo le vicende dell'appartamento con vista sul Colosseo che lo ha associato alle vicende di «appaltopoli».

IL SUMMIT DEL PDL - Berlusconi, a margine dell'ufficio di presidenza del Pdl che ha all'ordine del giorno anche le valutazioni sul testo finale del ddl sulle intercettazioni, avrebbe detto che la firma potrebbe non esserci «se la Rai continua ad essere faziosa». L'uscita del premier arriva all'indomani delle nuove polemiche sul caso Santoro, che ha denunciato di sentirsi «mobbizzato» e che aveva chiesto delucidazioni sul futuro del suo programma, «Annozero».

LE REAZIONI DELL'OPPOSIZIONE - Le parole attribuite al premier non sono passate inosservate. Duro il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando: «Siamo stanchi delle minacce e dei ricatti del dittatorello Silvio Berlusconi. Non è il padrone della Rai e non è più sostenibile il fatto che detenga ancora l'interim dello Sviluppo economico. Sono ancora più gravi e inaudite le sue parole perchè lo Sviluppo economico ha anche la delega alle telecomunicazioni. Un maxi-conflittto d'interessi nel conflitto d'interessi. Minaccia giornalisti dalla schiena dritta e vuole imbavagliare la stampa con un ddl anticostituzionale e liberticida». E Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd, aggiunge: «Con la minaccia di non firmare il contratto di servizio il conflitto di interessi del Presidente Berlusconi oltre che una tragedia diventa anche una farsa. È ovvio, infatti, che il proprietario di Mediaset non può firmare quel contratto diventando così anche sul piano formale l'interlocutore-controllore della Rai. Resta la gravità di una minaccia rivolta al vertice Rai in una giornata in cui sono attese importanti decisioni sui palinsesti.

Redazione online


22/05/2010

Intercettazioni, Alfano: «Con ddl pari dignità a riservatezza e indagini»

Intercettazioni, Alfano: «Con ddl pari dignità a riservatezza e indagini»

Preoccupazione del Dipartimento di giustizia Usa: «Sono essenziali per i pm». Il ministro: intesa con Washington, «molte delle cose temute non sono vere». bersani: faremo ostruzionismo

 

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano (Ansa)
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano (Ansa)

MILANO - Pari dignità ai diritti di riservatezza, cronaca e indagini. Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha sintetizzato il contenuto del disegno di legge sulle intercettazioni. Un intervento, ha sottolineato, per «ripristinare la verità sugli effettivi contenuti del ddl dato che troppe cose tra quelle che vengono annunciate, dette o temute, non corrispondono al testo in esame al Senato».

USA: ESSENZIALI PER INDAGINI - Le prese di posizione contro il provvedimento non sono mancate. Anche gli Stati Uniti si sono espressi in merito, per bocca del sottosegretario al Dipartimento di giustizia Lanny Brauer: «Non vorremmo mai che succedesse qualcosa che impedisse ai magistrati italiani di fare l'ottimo lavoro svolto finora: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini». Ha quindi ricordato che «l'Italia ha fatto grandi progressi nelle indagini e nel perseguimento di gruppi mafiosi operanti entro i suoi confini, ma siamo consapevoli che insieme possiamo fare di più». Ed è stato lo stesso Alfano in serata a gettare acqua sul fuoco, sottolineando che «c'è piena intesa con Washington su modalità e obiettivi della cooperazione contro il crimine organizzato, come testimoniano i numerosi contatti e incontri a tutti i livelli tra le competenti autorità dei due Paesi. Come confermato da una successiva nota stampa dell'ambasciata americana a Roma, l'esponente Usa non ha inteso in alcun modo entrare in valutazioni di merito sulla legislazione italiana in materia di intercettazioni che ha esplicitamente dichiarato di "non conoscere"».

PD: OSTRUZIONISMO - La nuova legge sulle intercettazioni in discussione al Senato che prevede pene pesanti per editori e giornalisti in caso di pubblicazione fa discutere il mondo politico e la società civile. Non sono bastate a placare le critiche che arrivano da più parti al testo le aperture rese note dal relatore, il senatore Roberto Centaro (Pdl), su possibili sanzioni più miti nei confronti dei cronisti. Tanto che anche la tv satelitare Sky è scesa in campo annunciando ricorsi a tutte le corti di giustizia europee in caso di approvazione della legge. L'opposizione annuncia la lotta in Parlamento. «È doverosa ogni pratica ostruzionistica - tuona Pier Luigi Bersani all'assemblea del Pd -. La giusta esigenza di eliminare l'abuso delle intercettazioni e la loro conseguente diffusione, si sta ribaltando in norme che danneggiano gravemente le indagini e mettono un bavaglio all'informazione sconosciuto a ogni Paese democratico». Il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando annuncia una mobilitazione anche fuori dai palazzi della politica: «Se passerà il ddl sulle intercettazioni comprese le norme che prevedono il carcere per i cronisti, ci autodenunceremo tutti e chiederemo di essere incarcerati. Siamo tutti giornalisti. Questa è dittatura. Faremo una durissima opposizione senza se e senza ma, comprese azioni eclatanti, ma sempre nel rispetto della legge. L'Europa deve sapere costa sta accadendo in Italia».

ALFANO: INFORMAZIONE TRASPARENTE - Dal canto suo il ministro Alfano spiega che il ddl garantisce «il diritto a un'informazione ufficiale e trasparente e non il diritto all'acquisizione e divulgazione illecita di atti riservati». Alfano chiarisce «gli effettivi contenuti del ddl», ricordando che il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, in una raccomandazione del 10 luglio 2003, «ha ribadito che i giornalisti devono riferire ed effettuare commenti sul sistema giudiziario penale, ma nel rispetto del principio della presunzione d'innocenza , che fa parte integrante del diritto a un equo processo». E sottolinea che «di conseguenza, opinioni e informazioni relative ai procedimenti penali in corso, dovrebbero essere diffuse attraverso i media solo se ciò non è lesivo della presunzione d'innocenza dell'indagato o dell'imputato; inoltre, nella raccomandazione, si auspica una informazione regolare nell'ambito dei procedimenti penali di interesse pubblico. Ma questa informazione deve essere fornita dalle autorità giudiziarie e dagli organi investigativi purché ciò non rechi pregiudizio al segreto istruttorio e non intralci i risultati dei procedimenti».

MAFIA E TERRORISMO - Nessuna modifica, precisa il ministro, è stata introdotta «rispetto alle intercettazioni per la ricerca dei latitanti». E per i reati di mafia e terrorismo «sarà possibile continuare a utilizzare le intercettazioni, telefoniche visive e ambientali, in ogni luogo sia pubblico che privato». Sarà anche «possibile utilizzare i risultati delle intercettazioni in procedimenti per mafia e terrorismo, anche se realizzati per procedimenti diversi». E «nell'ambito dei reati ambientali, nel caso in cui vi sia una connessione con reati di mafia, non vi sarà alcun tipo di limitazione temporale alle intercettazioni». Se per i «reati ordinari, per disporre le intercettazioni ambientali, sarà necessario che nei luoghi interessati sia in corso attività criminosa, il c.d. sospetto di flagranza», per i reati di mafia e terrorismo «non è prevista alcuna limitazione». Alfano precisa che anche «il limite di 75 giorni alle intercettazioni è valido solo per reati ordinari e non è continuativo, per cui sarà possibile intercettare i soggetti indagati anche in momenti e periodi differenti, in relazione alle scelte investigative del pm». Si è previsto anche che l'autorizzazione alle intercettazioni sarà concessa da un collegio giudicante e non da un singolo magistrato «per fornire maggiori garanzie al cittadino». E sempre per «una reale tutela della privacy e del regolare svolgimento delle indagini, è previsto il divieto di rilascio di copia di verbali, di supporti e decreti sulle intercettazioni»; ed «è inoltre vietata la trascrizione di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranei alle indagini».

MONTEZEMOLO - Sul tema è intervenuto anche il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo che, interpellato dai giornalisti in merito proprio al ddl intercettazioni a margine delle celebrazioni per gli 80 anni della Pininfarina, elogia l'iniziativa di Sky: «Condivido la linea degli editori e ho visto anche come un editore importante e innovativo come quello di Sky segnali un'anomalia rispetto ad altri Paesi europei. Credo che ci sia la necessità, da un lato, di tutelare la privacy poiché la pratica delle intercettazioni non è più accettabile nei confronti dei singoli cittadini, e dall'altra di utilizzare uno strumento fondamentale in tante indagini e processi». Per Carlo Malinconico, presidente della federazione italiana degli editori (Fieg), «queste sanzioni non hanno vera giustificazione se non quella di esercitare pressione sugli editori che in molti casi rischiano la stessa sopravvivenza. Si tratta di un ulteriore intervento penalizzante per la categoria, già duramente colpita dalle recenti iniziative normative».

Redazione online



10/05/2010

La Lario e Berlusconi vicini all'accordo

La Lario e Berlusconi vicini all'accordo

All'ex attrice anche l'usufrutto della villa di macherio. Vertenza di separazione: per l'Ansa alla moglie del premier andrebbero 300mila euro al mese

 

Veronica Lario e Silvio Berlusconi (Ap)
Veronica Lario e Silvio Berlusconi (Ap)

MILANO - A Veronica Lario un assegno mensile di 300 mila euro e l'usufrutto a vita della villa di Macherio. Sarebbe questo «l''accordo di massima» raggiunto sabato scorso, in vista della separazione consensuale, dopo cinque ore di udienza in Tribunale a Milano, tra Silvio Berlusconi e la moglie. Sono alcuni particolari, confermati all'Ansa da fonti bene informate, sull'intesa a cui dopo mesi di trattative sono arrivati il premier la moglie. Intesa che dovrà essere ancora perfezionata per quanto riguarda alcuni particolari, come una quota da determinare delle spese a carico del capo del governo per la villa Belvedere.

VERSO LA STESURA DELL'ACCORDO - Con «l'accordo di massima» di sabato il premier e Veronica Lario non dovrebbero più presentarsi in Tribunale dal giudice Gloria Servetti, il presidente della nona sezione civile che si sta occupando della loro causa. Da quanto si è saputo saranno i loro legali che, con una procura speciale, firmeranno la separazione consensuale. Tutto ciò avverrà dopo la stesura definitiva dell'accordo da parte degli avvocati, che però dovranno limarlo, e la sua successiva sottoscrizione davanti ai rispettivi notai da parte del capo del Governo e della signora Lario.

PRANZO CON I FIGLI - Intanto Berlusconi ha pranzato oggi nella sua residenza di Arcore con tutti i figli, i due del primo matrimonio e i tre figli di Veronica Lario. Non è escluso che si sia parlato anche del futuro professionale dei tre figli più piccoli.

 

Redazione online


09/05/2010

Nuova udienza di separazione Berlusconi-Lario: accordo vicino

Nuova udienza di separazione Berlusconi-Lario: accordo vicino

La causa di divorzio. Cinque ore in tribunale a Milano per il premier: non sono ancora noti i termini della possibile intesa

 

Veronica Lario e Silvio Berlusconi (Ap)
Veronica Lario e Silvio Berlusconi (Ap)
MILANO - Nuova udienza per la separazione del premier Silvio Berlusconi e di Veronica Lario. Stando a quanto si apprende, il presidente del Consiglio e l'ex moglie sono arrivati in un Palazzo di Giustizia di Milano deserto per affrontare, assistiti dai loro legali, i termini della separazione. «Siamo vicini ad un accordo». Così fonti legali sentite dall'agenzia Ansa, vicine al dossier di separazione tra la Lario e Berlusconi hanno descritto l'esito delle oltre 5 ore di udienza al Tribunale di Milano assicurando che un accordo è ormai a portata di mano. «Siamo sulla strada di un accordo» ha confermato una seconda fonte.

L'UDIENZA - L'udienza, davanti al presidente della IX sezione civile, Gloria Servetti, si è protratta , come detto, per circa cinque ore. Non si conoscono, allo stato, i termini della separazione: secondo quanto era emerso in passato, Veronica Lario chiede circa 3,5 milioni di euro al mese, mentre Silvio Berlusconi è disposto a versare 200mila euro al mese, trattabili fino a 300mila, oltre a villa Belvedere, la residenza di Macherio dove da anni risiedono Veronica e i tre figli avuti dal premier.

Redazione online


01/05/2010

«Secessione da Roma» Frosinone e Latina giurano a Fossanova

«Secessione da Roma» Frosinone e Latina giurano a Fossanova

Referendum insieme con i «ribelli» di Rieti e Viterbo

 

ROMA — Il passo fino al santuario del Doctor Angelicus è lungo, forse troppo. «Ma noi lo faremo, sì, faremo il giuramento ». Certo suona bene, il Giuramento di Fossanova, però ha un retrogusto leghista, no? «Embè? Bossi sta combattendo per il suo territorio! Bravo! Noi per il nostro», dice intrepido Antonello Iannarilli, Pdl di tendenza forzista, presidente della Provincia di Frosinone: «Berlusconi non mi caccia, ma se mi caccia prenderò altre strade...». A parole sono decisi, decisissimi: basta con Roma padrona, se non ladrona. Il 17 maggio i consigli provinciali di Frosinone e Latina, in seduta comune, firmeranno un’intesa per far partire un referendum assieme agli altri «secessionisti» delle Province di Rieti e Viterbo. L’obiettivo sembra quasi una bestemmia: una Regione senza Roma, la Regione delle Province. «Si chiamerà la Ventunesima », anticipa Iannarilli, anche se detta così più che una regione sembra una legione, manco a dirlo, romana. Lo scenario del giuramento dovrebbe essere suggestivo, uno dei più carichi di senso e storia del basso Lazio. Fossanova. L’Abbazia. Dove morì Tommaso d’Aquino, mentre spiegava il Cantico dei cantici ai monaci cistercensi. Sarà duro e vagamente blasfemo star lì, sette secoli e spiccioli più tardi, a spiegare ai congiurati consiglieri provinciali come e quando bisognerà staccarsi dall’odiata capitale che «dati di Unioncamere alla mano, è cresciuta solo lei negli ultimi quarant’anni, a scapito di Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti », insomma, a sbrogliare una faccenda di conti e spartizioni a pochi metri dalla stanza dove spirò il Dottore Angelico.

Ma ecco un contrattempo che dà alla rivolta un vago profumo di pochade. All’Abbazia cadono dalle nuvole. Tra i chiostri dove per la prima volta si sposarono gotico e romanico, i secessionisti laziali sono dei perfetti sconosciuti. «Chi viene? Noi non ne sappiamo nulla! », ride soave fratel Marco, uno dei quattro francescani polacchi che hanno preso il posto dei monaci. Beh, magari il superiore sa... «Macché. Noi a pranzo ci diciamo tutto, nemmeno lui sa nulla. E poi qui è tutto vincolato dalla Soprintendenza». «I frati non ne sanno nulla? Beh, tocca a Cusani organizzare », replica Iannarilli senza un plissé. Logico. Fossanova è nel territorio di Latina e Armando Cusani è il presidente della Provincia di Latina. Ma nel pomeriggio prefestivo l’organizzatore è introvabile. Che i congiurati si riuniscano nell’Abbazia o nel parcheggio dei pullman turistici lì tra i boschi pontini, la questione politica, anticipata ieri dal Tempo, non cambia. E crea imbarazzi. In soldoni, l’idea dei nuovi poteri capitolini previsti dalla legge su Roma ha generato gelosie e malumori. Inoltre la giunta appena sfornata dalla Polverini ha scontentato tanti, troppi. Specie nelle province. «A Roma ha vinto la Bonino. Noi l’abbiamo fatta eleggere, Renata: con 160 mila voti. E a Frosinone manco un assessore?», sbottano i rivoltosi. Francesco Storace, uno che ha il dono di dire pane al pane, la spiega così: «Idea eccellente. Era di Andrea Mondello prima del mio governo regionale, io la rilanciai. Nella prima stesura la devolution prevedeva la Regione di Roma, e la Regione delle Province è la salvezza del resto del Lazio. Peccato però che, ci fosse stato un assessore ciociaro nella giunta Polverini, della salvezza del Lazio non ne avrebbero mai parlato!».

Cauto, molto cauto Maurizio Stirpe, presidente di Confindustria Lazio: «La prospettiva di una secessione affascina sempre la gente. E io capisco l’amarezza degli amministratori di Frosinone che chiedono più attenzione. Ma noi, come industriali, stiamo lavorando in senso opposto: vogliamo fondere le associazioni territoriali». Non dev’essere un pomeriggio facile nel palazzo della Regione sulla Colombo. La Polverini è immersa nelle trattative con l’Udc, ballano poltrone (in gergo politichese: si valorizzano le competenze...). Una sua portavoce avvisa durissima che la governatrice non parla da due giorni di questa storia delle Province («ma che fa, mica lo scrive?»). «Toni sbagliati», dirà molto più tardi lei, Renata, a margine di un evento sportivo: «Un posto in giunta per il Pdl di Frosinone? Lavoreremo...». Curiosamente, viene mandato avanti un consigliere uscente, Donato Robilotta: «La Polverini non c’entra con la protesta delle Province, è polemica vecchia ». Mica vero. I ribelli rincarano: «Noi, traditi dai partiti. Ma Renata non ci ha difeso». Il vaso di Pandora degli egoismi sembra aperto, spiega Giuseppe De Rita: «Ognuno va per proprio conto, pensi alle vicende dell’Olimpiade di Torino, dell’Expo’ di Milano e all’infelice idea della Formula Uno a Roma ». Alemanno è comunque l’unico politico di rango a tirar fuori subito la testa: «Roma non se ne va dal Lazio. La Regione è l’area vasta della Capitale». Ma ormai le lingue sono imbrogliate. «Area vasta? Area metropolitana? Il sindaco di Roma ci offende», tuona Iannarilli: «Basta elemosina’ da questi. Ma che, stamo a scherza’?». E già tremano le volte che diedero riparo all’Aquinate.

Goffredo Buccini


13/04/2010

Iran: Usa e Cina verso una linea comune

Iran: Usa e Cina verso una linea comune

Vertice sulla sicurezza nucleare a washington. Intesa tra Obama e Hu Jintao Ma Pechino avverte: «Pressioni e sanzioni non bastano a risolvere problema»

 

Obama e Hu Jintao (Reuters)
Obama e Hu Jintao (Reuters)

La Cina compie una svolta sull'Iran. Che Pechino avesse intenzione di ammorbidire le proprie posizioni su vari temi per cercare di appianare le tensioni con gli Stati Uniti era nell'aria, ma appariva improbabile che il presidente cinese Hu Jintao , giunto insieme agli altri principali leader mondiali a Washington per il vertice sulla sicurezza nucleare, arrivasse a spendere parole pesanti sull'Iran, acconsentendo a sostenere l'imposizione di ulteriori sanzioni. Invece è successo: il bilaterale con il presidente americano Barack Obama, definito dalla Casa Bianca «positivo e costruttivo», ha rilanciato le relazioni tra i due Paesi, che nelle ultime settimane hanno vissuto momenti di grande attrito anche per persone prettamente economiche.

PRONTI A SANZIONI COMUNI - Stati Uniti e Cina intendono quindi lavorare insieme a nuove sanzioni contro l'Iran per il suo controverso programma nucleare. «I cinesi sono pronti a lavorare con noi sulle sanzioni», ha detto il funzionario della Casa Bianca Jeff Bader dopo il colloquio tra il presidente americano Barack Obama e il suo omologo cinese Hu Jintao. «I due presidenti hanno concordato che le nostre delegazioni lavorino insieme sulle sanzioni», ha aggiunto Bader. Le consultazioni tra Stati Uniti e Cina avverranno alle Nazioni Unite. Un altro funzionario della Casa Bianca, Ben Rhodes, si è mostrato ottimista. «Ci attendiamo risoluzioni entro la primavera - ha detto - pensiamo che sia questione di poche settimane». «Cina e Stati Uniti condividono gli stessi obiettivi», ha detto il portavoce del governo cinese Ma Zhaoxu. La Cina, come Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia ha potere di veto sul Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
«Cina e Stati Uniti hanno lo stesso obiettivo complessivo sull'Iran» ha detto successivamente Hu Jintao,, precisando che sul programma nucleare iraniano Pechino «è pronta a mantenere consultazioni e un coordinamento con gli Stati Uniti e le altre parti all'interno del meccanismo del 5+1 attraverso altri canali alle Nazioni Unite».

IL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESI FRENA - Ma nonostante la schiarita dopo il colloquio tra Obama e Hu Jintao la Cina continua a voler rimarcare che esistono ancora delle differenze tra l'approccio di Cina e Usa nei confronti del problema causato dal nucleare iraniano. «La Cina continua a ritenere - ha detto Jiang Yu, portavoce del ministero degli Esteri, - che il dialogo e il negoziato siano il modo migliore per affrontare il problema. Pressioni e sanzioni non potranno risolverlo alla base».

TEMI ECONOMICI - Obama e Hu Jintao , a margine dei lavori del summit, hanno comunque anche discusso del tema caldo per eccellenza, ovvero di questioni valutarie e delle accuse degli Stati Uniti, secondo cui Pechino starebbe manipolando il valore dello yuan, la propria valuta. In questo senso non sono stati annunciati specifici provvedimenti o prese di posizione per risolvere la questione. Obama ha comunque ribadito la necessità di legare lo yuan all'andamento del mercato e ha chiesto a Pechino di consentirne un graduale apprezzamento.

Redazione online


08/04/2010

Riforme, Berlusconi apre a Pd e Udc

Riforme, Berlusconi apre a Pd e Udc

Napolitano riceve un primo testo da Calderoli. Il presidente del Consiglio: iniziativa personale. Il presidente della Repubblica avverte: serve larga condivisione. Il premier ai centristi: pronti a un vostro ritorno. Bersani:confronto in Parlamento

 

 

 

La Lega accelera sulle riforme costituzionali ma Berlusconi torna al centro della partita aprendo al Pd e dicendosi pronto ad incontrare Bersani. Dopo la cena di ieri ad Arcore, il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, è salito oggi al Quirinale e ha consegnato al presidente della Repubblica una prima bozza contenente i cardini della riforma della maggioranza. Linee guida condivise nel centrodestra ma sulle quali, spiega il premier Silvio Berlusconi, non è bene accelerare prima di un confronto con i partiti.

Il premier ha sottolineato come la bozza Calderoli sia frutto di quanto emerso ieri durante l’incontro di Arcore, spiegando però che la scelta di Calderoli di salire al Colle sia stata una decisione autonoma. Tanto più che il Capo dello Stato ribadisce la necessità di cercare “la più larga condivisione in Parlamento” su un argomento come questo, complesso e delicato.


Il Carroccio accelera ma in ogni caso viene confermato da più parti nel centrodestra che la maggioranza avrebbe trovato una prima intesa, che vedrebbe favorevole anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, su almeno tre linee guida delle riforme: il semi-presidenzialismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la fine del bicameralismo perfetto con il Senato federale. Punti contenuti nella bozza messa a punto dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e consegnata a Napolitano con una iniziativa che, però, il premier definisce autonoma da parte del leghista. Ma la convergenza potrebbe essere più ampia e coinvolgere tutto l’arco parlamentare. Berlusconi si è detto disponibile a collaborare con Pd e Udc.


16/03/2010

Jacko fa guadagnare anche da morto

Jacko fa guadagnare anche da morto

 

L'intesa ha un valore di 250 milioni di dollari. In cantiere anche dvd e videogame. Accordo con la Sony e la famiglia del re del pop per la produzione di dieci nuovi album in sette annni

 

Michael Jackson (Ap)
Michael Jackson (Ap)

WASHINGTON - Come era prevedibile, anche ora che non è più in vita Michael Jackson, tramite le sue canzoni, continua ad essere una miniera d'oro per i suoi eredi. La multinazionale Sony Music Entertainment ha infatti firmato con gli amministratori dei beni del cantante un accordo da 250 milioni di dollari, un contratto descritto come «il più lucroso della storia della musica».

DIECI NUOVI ALBUM - Il contratto, firmato da John Branca e John McClain, esecutori testamentari dei beni di Jacko, prevede la distribuzione, nell'arco di sette anni, di almeno 10 nuovi progetti del Re del Pop, tra cui il lancio di canzoni inedite, film e persino videogiochi. L'accordo garantirà ai famigliari di Jacko almeno 200 milioni di dollari.

DEBUTTO A NOVEMBRE - La prima delle nuove produzioni destinate a rendere ancora più immortale la voce di Michael Jackson è prevista per il prossimo novembre. Il debutto della nuova serie sarà affidato, a quanto si è appreso, ad un album di temi inediti. Tra i progetti in cantiere ci sarebbe tra l'altro, la riedizione di «Off the Wall», il quinto album di Jackson prodotto in uno studio e uscito nel 1979. Prima della sua morte, nel giugno scorso, la pop star aveva infatti espresso il desiderio di ripubblicare proprio questa raccolta. Secondo Tmz, «il Re del pop» avrebbe lasciato materiale sufficiente per produrre almeno tre album con materiale nuovo di zecca.

 

Redazione online


23/10/2009

Sarà italo-giordano il maggiore parco solare mediterraneo

Sarà italo-giordano il maggiore parco solare mediterraneo

 

ENERGIA: Siglata ieri a Milano l’intesa tra Solar Ventures e il re Abdullah II. Costruito nel sud della Giordania, avrà una potenza di 100MWp. Ma la capacità arriverà fino a 200MWp

 

L'area in cui sorgerà la centrale in Giordania
L'area in cui sorgerà la centrale in Giordania

Sorgera' in Giordania il parco solare fotovoltaico piu' grande dell'area Mediterranea: 100 MWp realizzati da Solar Ventures con il partner Kawar Energy. L'accordo per l'acquisizione del terreno e' stato firmato a Milano davanti a Re Abdullah II di Giordania. Dopo la prima fase pilota il progetto raggiungera' una capacita' complessiva di 200 MWp. Si chiamera' Shams Ma'an e sara' uno dei parchi fotovoltaici piu' grandi del pianeta: i primi 100 MWp del progetto pilota verranno costruiti nella regione di Ma'an, sud della Giordania, entro il 2012. In uno step successivo la centrale verra' ampliata a una potenza totale di 200 MWp.Il progetto, si legge in una nota, e' frutto della partnership siglata dall'italiana Solar Ventures di Michele Appendino con le societa' giordane Kawar Energy di Karim Kawar e First International for Investment and Trade (che insieme hanno costituito la joint Venture Shams Ma'an Power Generation) e Ma'an Development Company (MDC), organismo per lo sviluppo del paese controllato dal governo giordano che mettera' a disposizione il terreno per realizzare l'impianto. I partner della joint venture si sono conosciuti grazie a YPO (Young Presidents' Organization) di cui anche il Re Abdullah e' socio onorario. L'accordo per la costruzione della mega centrale fotovoltaica e' stato firmato a Milano nel corso del "Jordan-Italy Business Forum" organizzato da Promos, al cospetto del Re di Giordania Abdullah II Al Hussein, in visita ufficiale in Italia.Shams Ma'an sorgera' su una superficie iniziale di 2 km2 (ma arrivera' a occupare un'estensione di 5 km2), che verra' coperta da 360.000 pannelli solari, con una produzione di 168.100 MWh di energia pulita l'anno, pari al fabbisogno di 60.000 famiglie. La centrale evitera' l'immissione in atmosfera di 90.000 tonnellate di CO2, con un beneficio ambientale che corrisponde a piantare circa 9 milioni di alberi ad alto fusto.Michele Appendino, Presidente e Fondatore di Solar Ventures, commenta cosi' l'operazione: "Siamo un'azienda a forte vocazione internazionale e il progetto Shams Ma'an e' un ulteriore passo avanti che Solar Ventures muove nell'area del Mediterraneo, zona strategica per lo sviluppo del nostro business. Iniziative come il Piano Solare del Mediterraneo o le recenti direttive della Comunita' Europea, che consentono l'importazione 'fisica' di energia dai paesi del bacino del Mediterraneo agli Stati Membri, ci incoraggiano a percorrere questa strada". (AGI)tativo di accrescere la propria indipendenza energetica – sta infatti puntando su solare ed eolico.

 


25/06/2009

Accordo tra Dada e Sony: la società Rcs distribuirà canzoni del loro catalogo

Accordo tra Dada e Sony: la società Rcs distribuirà canzoni del loro catalogo

 

Previste anche opzioni put e call e intese relative alla governance aziendale. Il colosso nipponico acquisisce il 13% del capitale: i contenuti digitali diffusi via web e telefonino

 

MILANO - Dada, società del gruppo Rcs attiva nel settore dei servizi di community e intrattenimento via web e mobile, e Sony Music Entertainment rafforzano la loro partnership. In una nota congiunta le due società comunicano di aver raggiunto un accordo strategico che prevede l'acquisizione da parte di Sony di una partecipazione nel capitale sociale di Dada.net in cambio della cessione della quota in Dada Entertainment Llc, la joint-venture paritetica attiva negli Usa nei servizi di entertainment digitale. L'intesa prevede inoltre la sottoscrizione di un accordo globale di distribuzione (con l'eccezione del Giappone) che consentirà a Dada di accedere al catalogo dei contenuti digitali di Sony Music da diffondere sia via web che via telefonino.
«A due anni dalla costituzione della joint venture con Sony Music, con cui abbiamo collaborato con successo allo sviluppo di servizi innovativi di digital entertainment negli Stati Uniti e in Canada, abbiamo deciso di consolidare ulteriormente la nostra partnership strategica - sottolinea Paolo Barberis, fondatore e presidente di Dada -. Il rafforzamento dei rapporti con un partner prestigioso come Sony Music dimostra ancora una volta la forza del progetto Dada Music: una "open platform" musicale sempre più centrale all'interno di una rete che sta operando rapidi cambiamenti e registrando crescenti record di utilizzo».

L'ACCORDO - Il gruppo prevede per quest'anno un fatturato a 160 milioni di euro (in caso di consolidamento di Dada Entertainment dal 1 giugno 2009) o 175 milioni di euro (in caso di consolidamento dal 1 gennaio 2009) contro le previsioni comunicate a fine 2008 di 190 milioni. Il mercato punta quindi i riflettori sul rafforzamento della partnership con Sony Music Entertainment, annunciata sempre stanotte, attraverso l'acquisto da parte di Sony del 13% del capitale sociale di Dada.net. L'acquisizione verrà realizzata tramite il conferimento a Dada della propria quota nella joint venture paritetica in Dada Entertainment LLC, oltre alla stipula di opzioni put e call nei confronti di Dada spa e di accordi relativi alla governance di Dada.net.

COSA SONO LE OPZIONI PUT & CALL

 

L’opzione è uno strumento derivato, ovvero una particolare tipologia di contratto il cui valore risulta collegato al valore di mercato di uno strumento sottostante (azioni, tassi di interesse, valute, indici, ecc.).

Nello specifico, l’opzione è un contratto che, dietro pagamento di un premio, garantisce al possessore la facoltà di acquistare o vendere una certa attività finanziaria o reale ad un prezzo convenuto (strike price) a una certa data o entro un determinato periodo di tempo.

E’ opportuno ribadire che le opzioni, a differenza di quanto accade con altri strumenti derivati, non obbligano il possessore ad acquistare o a vendere l’attività finanziaria sottostante; si tratta, al contrario, di una possibilità che questi può esercitare nell’eventualità in cui possa trarne un vantaggio economico.

L’attività finanziaria o reale sottostante all’opzione può essere di varia natura, purché questa abbia un mercato con quotazioni ufficiali e pubblicamente riconosciute: si possono avere, a questo proposito, azioni, tassi di interesse, materie prime, obbligazioni, futures, swaps, commodities, ecc.

La possibilità di vendere o acquistare lo strumento sottostante prevista dall’opzione può essere solitamente esercitata in una certa data futura o entro una certa data futura: nel primo caso si è in presenza di opzioni europee, nel secondo di opzioni americane.

Esiste una ricca terminologia relativa all’argomento opzioni che è bene conoscere:

  • L’attività finanziaria o reale sottostante all’opzione viene chiamata “underlying
  • Lo “strike price” (o “exercise price”) è il prezzo fissato dal contratto al quale il possessore dell’opzione può vendere o acquistare il sottostante in o entro una certa data futura
  • Le opzioni possono essere di tipo “call” o di tipo “put”. Le opzioni call (call option) conferiscono al possessore il diritto di acquistare l’attività sottostante alle condizioni previste dal contratto e al prezzo stabilito al momento della transazione. Le opzioni put (put option) offrono al possessore la facoltà di vendere l’attività sottostante a o entro una certa data futura al prezzo stabilito al momento della transazione. All’interno delle rispettive sezioni, ci si propone di offrire una descrizione più dettagliata delle opzioni call e delle opzioni put.
  • L’acquirente di un’opzione call o put è anche detto “buyer”, “holder” o “taker”; il venditore di un’opzione call o put può anche essere indicato con il termine “writer”.

L’acquisto di un’opzione (call o put, a seconda che l’investitore scommetta sul rialzo o sulla discesa del valore dell’underlying in una data futura) comporta per il buyer il pagamento di un premio, che costituisce il prezzo dell’opzione e che può essere stabilito percentualmente in relazione all’importo oggetto del contratto.

Nell’eventualità in cui la scommessa del buyer risulti vincente, quest’ultimo ha diritto a incassare la differenza tra il prezzo dell’attività finanziaria ed il prezzo di esercizio. In presenza di andamento sfavorevole del mercato, la massima perdita che potrà subire il buyer sarà l’ammontare del premio pagato (più le eventuali commissioni di negoziazione dell’intermediario).

Diversa è la situazione del venditore di un’opzione put o call, per il quale il massimo profitto possibile è costituito dal premio pagato dal buyer per l’acquito dell’opzione, mentre la perdita è potenzialmente illimitata (dipendentemente dall’andamento del valore del sottostante).