24/05/2009

Corrotto da due giornalisti in incognito: sospeso l'autista di Buckingham Palace

Corrotto da due giornalisti in incognito: sospeso l'autista di Buckingham Palace

 

Elisabetta II e la sicurezza. Dipendente del Palazzo Reale ingannato da due reporter del News of the World. Ha accettato mille sterline

 

Un frame del video del News of the World in cui si vede l'autista della regina che mostra yuna delle auto di Sua Maestà a due intrusi, giornalisti del tabloid in incognito
Un frame del video del News of the World in cui si vede l'autista della regina che mostra yuna delle auto di Sua Maestà a due intrusi, giornalisti del tabloid in incognito

LONDRA - Un autista di Buckingham Palace è stato sospeso. Il motivo? Ha fatto entrare due intrusi - giornalisti del News of the World in incognito - nei garage reali in cambio di 1.000 sterline. La sospensione dell'autista è stata confermata dal un portavoce di Buckingham Palace alla Cnn, il quale ha precisato che il dipendente del palazzo reale, identificato come Brian Sirjusingh, «è stato sospeso per tutta la durata dell'inchiesta» avviata per accertare le circostanze della violazione delle misure di sicurezza. I due giornalisti-intrusi, ha detto il domenicale (che pubblica foto e video sul suo sito), si sono spacciati per ricchi uomini d'affari mediorientali e hanno offerto i soldi all'autista, un ex militare di origine caraibica, che venerdì li ha fatti entrare ed accomodare nelle vetture del garage reale, senza alcun controllo.

COME È ANDATA - I due finti uomini d'affari si sarebbero introdotti nelle Royal Mews, le scuderie reali, dove sono custoditi i veicoli e le carrozze di Elisabetta II, passando senza problemi davanti alla garitta di una guardia di sicurezza, scrive il giornale, precisando che i giornalisti avevano documenti falsi. Uno dei due è stato filmato mentre provava la Bentley che la regina utilizza nei suoi spostamenti ufficiali. L’autista avrebbe permesso inoltre ai due reporter di filmare e fotografare l’auto privata della regina, compresa la targa, una Daimler V8, e la Bentley verde della principessa Anna. Non è la prima volta che la stampa dimostra la mancanza di sicurezza a Buckingham palace: nel 2003 un giornalista del tabloid Daily Mirror si introdusse come valletto con false referenze, riuscendo ad avere accesso al tavolo dove la regina fa colazione e alla camera riservata all’ex presidente americano George W.Bush e alla consorte per la loro visita di Stato. L’intrusione più pericolosa, tuttavia, fu quella del marzo 1982, quando Michael Fagan si infilò nella stanza della regina, che, al suo risveglio, trovò l’uomo seduto sul letto.


05/05/2009

Troppi abusivi nelle case popolari E gli inquilini ora entrano con il badge

Troppi abusivi nelle case popolari E gli inquilini ora entrano con il badge

 

Stanchi di protestare, i residenti si sono tassati per tenere alla larga spacciatori e abusivi e sentirsi più sicuri

 

Le case popolari di via Lope De Vega (Del Puppo)
Le case popolari di via Lope De Vega (Del Puppo)

MILANO — Siccome puntano in alto, molto in alto, si son fatti fare il preventivo per un sistema sofisticatissimo di telecamere. Il preventivo era, decisamente, fuori bilancio. Hanno ripiegato sul badge. Che comunque resta una rivoluzione. Anche economica, nonostante gli appena 41 euro annui versati dalle 240 famiglie affinché in ciascuna delle 14 scale si possa entrare soltanto strofinando il tesserino magnetico.

Siamo in via Lope de Vega, Sud di Milano, non lontano dai Navigli. In un complesso popolare con mille abitanti dei quali l'80% anziani. Pensioni minime. E palazzi invasi dagli abusivi. E box riempiti dagli spacciatori. E incursioni di vandali, «mio dio, animali», che lasciano il segno lanciando i propri escrementi contro le vetrate. I residenti si sono tassati. Ed ecco il badge. «La nostra arma contro i cattivi». Funzionerà? Per adesso, il badge è attivo in cinque scale. Se qualcheduno lo perde, per riaverlo deve andare a far denuncia dai carabinieri. In via Lope de Vega ci sono certe fedine penali che non finiscono più e ci sono certi traffici sporchi che è meglio lasciare nascosti. Dunque, per evitare una visita dai carabinieri, i meno diciamo santerellini evitano di cedere il tesserino a estranei (sia mai vada perduto) o quantomeno ci pensano prima due volte. Il complesso popolare, di proprietà dell'Aler, l'azienda lombarda di edilizia residenziale, prende tutta la via, parte dal civico 1 e arriva al 27, presenta alla vista questo cortile peraltro non in piano bensì con leggeri pendii che formano pozzanghere- laghi. Il cortile è circondato da facciate imponenti, compatte, serrate, che tolgono fiato e cielo.

Sorto negli anni Settanta, il complesso divenne noto ancor prima di iniziare a vivere: i muratori dovevano finire di mettere il tetto che gli appartamenti già erano andati occupati. Capite come mai qui gli abusivi siano questione genetica? Oggi resistono una ventina di famiglie. «Non pagano l'affitto? Però almeno, la luce potrebbero pagarla» dice un'anziana con gli occhi grandi e azzurri. Una volta un abusivo per far andare la televisione al plasma s'inventò un collegamento ai cavi elettrici dell'ascensore. La tivù girava a mille. L'ascensore rischiò di precipitare con la gente dentro. Ieri pomeriggio, erano le 17, due vecchiette si sono schiantate a terra. Travolte dalla fatica. Sorreggevano una panchina che ragazzini del cortile hanno sradicato da un parco. Una si è fatta scappare una parolaccia, si è vergognata, ha chiesto scusa, tutta rossa in viso. «Proviamo a riportarla al suo posto». Non ce la faranno. «Abbiamo chiesto ai vigili di venire a prendersela. Non sono venuti» dice Romano Attilio Zeppilli, nel frattempo comparso. Zeppilli, 52 anni, un gran personaggio, è l'anima del comitato di autogestione degli inquilini. È stato Zeppilli a inventarsi il badge.

«Ci lamentiamo per la mancanza di sicurezza? Noi non parliamo e basta. Noi facciamo. Ci proviamo». A Milano, la Milano dell'Expo e della caccia ai clandestini, Regione, Comune e Provincia hanno stanziato appositi fondi per la sicurezza nei quartieri popolari. Il comitato, le cui tenere e testarde crociate contrastano cattivi di nazionalità italiana — una minoranza, gli immigrati, tra i balordi — ha chiesto che una parte dei fondi venisse utilizzata per installare le telecamere accompagnandoci una presidio fisso di una guardia giurata. «L'Aler ha detto no» ripete Zeppilli, e mostra le email dell'azienda, con risposte interlocutorie, burocratiche. Nel cortile d'un tratto si sentono rumori da effetti speciali, è una moto che nei box compie sgommate tremende. «È rubata». Due bimbi applaudono. Dietro i bimbi, una parete con un po' di scritte. Le scritte raccontano di amori appena nati e soprattutto di amori finiti, e finiti male, con rabbia; ci sono poi disegni sconci e messaggi di morte. Quant'è dura resistere? «Eh... Capita che ti inseguano per pestarti». Ma tanto la città è pronta a prestare soccorso. A dicembre il Comune decise di premiare il comitato con un attestato di benemerenza. Zeppilli fu invitato. Nel salone d'onore lo aspettava il sindaco Letizia Moratti. Lui arrivò in ritardo bestiale. Vive su una carrozzella, quel giorno rimase intrappolato in metrò: nelle stazioni vicine al Comune non funzionavano montascale e ascensori per disabili.

Andrea Galli