26/12/2010

L'«invasore pro-Cassano» scappa da Abu Dhabi. Preso sulla nave: ora rischia

L'«invasore pro-Cassano» scappa da Abu Dhabi. Preso sulla nave: ora rischia

Era stato fermato alla finale del Mondiale per club Inter-Mazembe. «Ho chiesto aiuto al mio agente Lele Mora. Ma anche l'Italia faccia qualcosa»

Continua...


13/05/2010

iPhone 4G come funghi: spuntano dappertutto

iPhone 4G come funghi: spuntano dappertutto

 

 

Ma com'è che la Apple, solitamente attentissima a preservare la sicurezza dei suoi prodotti prima del lancio, e maestra nel far filtrare poche, discrete informazioni che fanno correre la fantasia dei fan, ora sembra affidare i prototipi del prossimo iPhone (il cosiddetto 4G, quarta generazione) a una banda di intemerati distratti? Già, perché dopo il caso del modello perso in California e finito nelle mani del blog Gizmodostrascichi legali e polemiche), ora un altro Melafonino 4G. Addirittura in (con tanto di Vietnam, dove su un forum locale (non raggiungibile al momento in cui scriviamo questo post, forse per eccesso di contatti) è stata pubbblicata una serie di foto (riprese da centinaia di siti, come Engadget - qui invece c'è un video) che confermano quanto visto su Gizmodo. E per completare il tutto, su YouTube è stato pubblicato un video di - udite, udite! - un terzo iPhone smarrito, in cui il prototipo viene "sezionato" dai tipi di Smartphonemedic, società della Carolina del Sud.

Da questi misteriosi (?) ritrovamenti, non emerge granché di nuovo rispetto allo scoop di Gizmodo. Se non che il prossimo iPhone, che sarà mostrato da Steve Jobs il 7 giugno al Wwdc 2010, ha davvero quelle forme e quel tipo di finiture ormai già note. E che, come
spiega lo stesso Gizmodo, al suo interno batte un processore A4 del tipo già utilizzato sull'iPad. Il resto a fra poche settimane. O al prossimo iPhone smarrito.


28/04/2010

Nuovo iPhone, unità speciali irrompono nell'abitazione del blogger di Gizmodo

Nuovo iPhone, unità speciali irrompono nell'abitazione del blogger di Gizmodo

Sequestrati computer e cellulari. L'editore: «Una perquisizione illegale», il prototipo del nuovo dispositivo era finito nelle mani dei redattori della rivista online

 

Va crescendo negli Usa lo scandalo dell'iPhone 4G: dopo che la settimana scorsa il prototipo del nuovo dispositivo della Mela era finito nelle mani dei redattori della rivista online Gizmodo, la polizia ha fatto ora irruzione nella casa del giornalista Jason Chen ed ha sequestrato computer, server ed altre apparecchiature tecnologiche. La società editrice del blog accusa: violate le leggi a tutela del giornalista.

SCOOP
- L'articolo, le immagini e i video presentati da Gizmodo del nuovo apparecchio Apple, che con ogni probabilità avrebbe visto la luce solamente nel mese di giugno, hanno fatto il giro del mondo. Anche a causa delle circostanze quasi incredibili: il «Melafonino» di nuova generazione era stato perduto incautamente circa un mese fa da un ingegnere della Apple, tale Gray Powell, in una birreria di Redwood City, nei pressi di San Josè in California. Successivamente acquistato per cinquemila dollari, i redattori di Gizmodo lo hanno sezionato ed esplorato, realizzando così lo scoop. Nel frattempo il blog ha restituito il controverso apparecchio alla società di Cupertino. Venerdì scorso, però, intorno alle dieci di sera un'unità speciale della polizia ha fatto irruzione nell'abitazione del caporedattore di Gizmodo, Jeson Chen.

PERQUISIZIONE - Con tanto di mandato in mano gli uomini del Rapid Enforcement Allied Computer Team, un corpo speciale californiano che si occupa di reati legati alla tecnologia, avrebbero sequestrato quattro computer, due server, fotocamere digitali e un cellulare. Al centro del contendere, infatti, c'è la modalità del ritrovamento del dispositivo e la possibilità di aver sdoganato segreti industriali - reati che possono sfociare nel codice penale, soprattutto il secondo, in base alla loro gravità. Chen non era presente all'azione della polizia durata diverse ore, ma si trovava a cena con la moglie. Le forze dell'ordine hanno pertanto dovuto sfondare la porta di casa.

GIORNALISTI-BLOGGER - Ora però torna nuovamente alla ribalta la questione che contrappone i giornalisti ai blogger. Secondo Nick Denton, a capo di Gawker Media (editore di Gizmodo), si è trattato di una perquisizione illegale. Denton ha contestato il sequestro dei dispositivi appartenenti al giornalista, sostenendo che la misura non sarebbe valida poiché le informazioni sui computer sono protette da leggi federali e statali a tutela dei giornalisti. Della stessa idea gli attivisti di EFF (Electronic Frontier Foundation), nota istituzione non profit di avvocati e legali, che opera in difesa della privacy e dei diritti civili in Rete: il mandato emesso dal giudice della Superior Court di San Mateo ha violato lo scudo legale vigente in California per la protezione dei giornalisti e delle loro fonti di informazione.

INDAGINI - Tuttora non esiste alcun indiziato e le indagini sono state sospese per riesaminare la posizione di Chen; Gizmodo può incorrere tuttavia nel reato di ricettazione per aver acquisito l'apparecchio sottratto. E per questo reato - riferisce «Techcrunch» - il codice penale della California prevede fino ad un anno di carcere. Le informazioni sui computer, ha comunque affermato il tribunale di San Mateo, non verranno scandagliate fino a che non si chiarirà la situazione giuridica del giornalista-blogger.

Elmar Burchia


21/04/2010

Raid coi kalashnikov, terrore al bowling

Raid coi kalashnikov, terrore al bowling

Pozzuoli (napoli): blitz della finanza, quattro fermi. Irruzione, armi in pugno, ripresa dalle telecamere.

 

 

 

NAPOLI - Sembra Scarface, ma non è un film. Piuttosto, le scene di un raid all’interno della sala giochi “Hollywood Casinò” di Giugliano e nel bowling “Big One” di Pozzuoli. Due raid di una violenza inaudita messi in atto nell’arco di pochi minuti. Sparano alle auto di un parcheggio, alle slot machine, evitando solo per pochi centimetri un uomo. Incendiano piste di un bowling mentre ci sono dei bambini che giocano. Nel marzo scorso, in sei misero le sale di intrattenimento a ferro e fuoco. Oggi, sono stati fermati. Casco in testa, il primo raid è nella sala giochi di Giugliano: è lì che arrivano, armi in mano - pistole e mitragliette - già dalla strada. Puntano le armi alle testa dei clienti e poi iniziano a sparare contro le slot machine: un uomo, steso a terra, trema; i colpi quasi lo sfiorano. Una famiglia, padre, madre e due bimbe, anche loro costretti nel terrore. I criminali entrano, iniziano a spargere liquido infiammabile. Poi danno fuoco a tutto e tutto si riempie di fumo: le bimbe piangono, urlano. Loro, intanto, continuano a mettere a segno il raid. Alla fine, escono spavaldi e con un fucile a pompa devastano le auto nel parcheggio: tanto per lasciare un segno. Un automobilista tenta la fuga: contro di lui il gruppo spara e lo ferisce. Colpi che solo per puro caso non uccidono. Le indagini congiunte di carabinieri e guardia di Finanza dei comandi provinciali di Napoli hanno permesso di identificare i sei autori delle spedizioni, tra le quali vi è anche un minorenne. Tutti sono ritenuti affiliati al clan camorristico dei Nuvoletta, egemone a Marano. Nel corso delle investigazioni, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, è stato accertato il movente dei raid: dissidi personali e di carattere economico tra uno dei fermati, Giuseppe Palumbo, di 34 anni, mandante ed esecutore delle spedizioni punitive, la moglie ed uno zio di quest’ultima. Gli investigatori hanno accertato che la donna si era separata dal marito ed era stata accolta nella casa di un suo zio, il proprietario dei due locali, che a giudizio di Palombo erano stati acquisiti a discapito di un fratello e di un nipote (quest’ultimo è legato da vincoli di parentela e di amicizia proprio con Giuseppe Palumbo).

Stefano Piedimonte

IL VIDEO

 


11/04/2010

Thailandia, 19 vittime negli scontri Il governo: usati solo proiettili di gomma

Thailandia, 19 vittime negli scontri Il governo: usati solo proiettili di gomma

I feriti sono oltre ottocento. Il portavoce del premier Vejjajiva: «Ribelli armati di lanciagranate, kalashnikov, bombe. Ci siamo difesi»

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BANGKOK - Mentre il bilancio delle vittime degli scontri a Bangkok è salito a 19 morti (15 sono civili, tra loro un reporter giapponese della Reuters) e oltre 800 feriti, il governo giustifica la dura reazione dell'esercito parlando di legittima difesa. I soldati avrebbero usato solo proiettili di gomma (ma nei muri sono ben visibili fori di proiettili veri - ascolta l'audio di Marco Del Corona), mentre le camicie rosse - ha dichiarato il portavoce del primo ministro Abhisit Vejjajiva in tv - erano armate di «lanciagranate M79, kalashnikov, bombe a mano e altre armi artigianali».

«SPARATO PER AUTODIFESA» - Panitan Wattanayagorn, che ha confermato il bilancio di 4 morti e 200 feriti tra i soldati, ha ribadito che l'esercito ha agito seguendo le regole di ingaggio e sparando solo per autodifesa, negando l'uso di proiettili veri. Il governo, ha aggiunto, ha intanto ordinato alle truppe di far ritorno alle proprie basi, rimanendo in allerta per ulteriori operazioni se saranno necessarie. Ma anche oggi intere zone della capitale sono in mano alle camicie rosse e si temono nuovi scontri. È in programma anche una veglia di preghiera per le vittime.

CIRCONDATA SEDE TV - Alcune migliaia di ribelli hanno poi nuovamente circondato la sede di Thaicom, la società dal cui satellite passa la trasmissione del "Canale del popolo" oscurato dalle autorità, alla periferia nord di Bangkok. Secondo il reporter di una tv locale, ci sono stati tafferugli con le forze di polizia schierate a difesa del complesso, teatro di scontri già venerdì. Intanto almeno quattro soldati sono tenuti in ostaggio dalle camicie rosse. Mentre Bangkok conta le vittime di quello che è stato ribattezzato "Bloody Saturday", nella capitale sono parzialmente riprese le corse della metropolitana sopraelevata Skytrain, sospese sabato. Quattro stazioni del centro, nella zona occupata dai manifestanti, rimangono però chiuse.

Redazione online


07/04/2010

Thailandia, è stato di emergenza. Politici in fuga

Thailandia, è stato di emergenza. Politici in fuga

A Bangkok continua la protesta contro il primo ministro Vejjajiva. Una parte dei manifestanti ha assediato il Parlamento. I deputati evacuati in elicottero.

 

 

 

Le "camicie rosse" dell'opposizione thailandese, guidate dal loro leader Arisman Pongruangrong, hanno fatto irruzione nel parlamento di Bangkok utilizzando un camion per sfondare il cancello di ingresso. "Centinaia di loro sono dentro il complesso" ha detto Pitoon Pumhiran, segretario generale della Camera, "hanno usato un camion per buttar giù il cancello, ma fino ad ora non ci sono stati altri atti di violenza". Circa 150 agenti di polizia sono stati posti a guardia del Parlamento dopo le proteste dei sostenitori del leader dell'opposizione, Thaksin Shinawatra, che chiedono nuove elezioni subito. Sul tetto, è atterrato un elicottero Blackhawk con alcuni militari a bordo. Ministri e deputati sono saliti a bordo e sono stati evacuati. Altri parlamentari sono fuggiti a piedi. Il governo è corso ai ripari dichiarando lo stato d'emergenza a Bangkok e nelle provincie limitrofe.


15/03/2010

Rapina in sala giochi, freddato 23enne

Rapina in sala giochi, freddato 23enne

 

L'irruzione in un locale a Casamassima nell'entroterra barese. Il giovane è stato ucciso di rimbalzo da un proiettile sparato dai rapinatori

 

BARI - Un giovane di 23 anni è stato ucciso da un proiettile sparato da rapinatori in una sala gioco a Casamassima nell'entroterra barese. A quanto è stato accertato per ora dai carabinieri, che conducono le indagini, il giovane è stato colpito di rimbalzo dal proiettile sparato mentre era in corso la rapina. Soccorso e condotto in ospedale, il 23enne è morto mentre veniva sottoposto a intervento chirurgico.

LA VITTIMA - Il giovane ucciso si chiamava Francesco Giordano ed era di Bari. La rapina è avvenuta a notte inoltrata, intorno alle 4, in un locale di Casamassima, il "Red and Black Casino", una sala giochi sulla strada per Noicattaro. Il giovane è stato colpito da uno dei proiettili sparati dai rapinatori per spaventare i giocatori che erano nella sala. Il colpo non era diretto a lui ma - a quanto si è saputo - lo ha raggiunto all'addome dopo che era rimbalzato sul pavimento. Arraffato denaro, i rapinatori sono fuggiti. Il giovane è stato condotto in ospedale con un'ambulanza del 118, ma è morto stamattina mentre veniva sottoposto a un intervento chirurgico. (fonte Ansa).


29/08/2009

Napoli, rapina choc a Posillipo Spari e ostaggi al ristorante

Napoli, rapina choc a Posillipo Spari e ostaggi al ristorante

 

Gang in azione nella notte in via Manzoni. Pistole puntate alla testa dei clienti

 

 


NAPOLI - «Ha tentato di salvare l’orologio, questo maledetto. Lo ha sfilato dalpolso, lo ha nascosto sotto il tavolo. Sparagli in testa. Fai presto, spara». E così per lunghi, interminabili secondi, un anziano docente universitario si è trovato con una pistola puntata alla testa da un bandito, il cui complice lo esortava a fare fuoco.


È una delle cruente scene di una rapina messa a segno l’altra sera a Posillipo, nel ristorante «Manzoni», sull’omonima strada - alla confluenza con via Stazio - da una gang di feroci malviventi che hanno razziato danaro, soldi e gioielli, terrorizzando gli avventori con spari in aria, percosse e minacce. Sono le 23,30 in punto quando, nel locale posillipino, fanno irruzione due banditi. Impugnano pistole e hanno il volto coperto da caschi integrali.

Sulla strada attendono due complici, in sella ad altrettante rombanti moto, pronte a schizzare via a tutta velocità. Anche costoro sono resi irriconoscibili dal casco. Nel locale i tavoli occupati sono quattro. Una dozzina complessivamente, gli avventori. L’atmosfera è tranquilla.

Quasi tutti sono al dessert. L’incursione dei criminali scatena il panico. Alla cassa c’è una giovane donna, nelle cucine tre dipendenti. I banditi - che sotto il casco hanno parte del viso coperto da bandane colorate - sono decisi. Urlano, imprecano. Non sono giovanissimi, venticinque, trent’anni al massimo, diranno poi ai carabinieri i clienti del ristorante. Sotto la minaccia delle armi gli avventori iniziano a consegnare le proprie cose.

Un avvocato si sfila dal polso un Tudor d’oro. Una signora di mezza età sgancia un bracciale in oro e diamanti. Un altro cliente consegna un portafogli. E denaro in contante. Diverse migliaia di euro in banconote di medio taglio. Poi uno dei banditi si accorge che un anziano ha fatto scivolare sotto il tavolo un orologio. Si tratta di un Vacheron Constantin.

Ed è a questo punto che si teme il peggio. I rapinatori perdono la testa. Uno esorta l’altro a uccidere l’uomo, un docente universitario, titolare di cattedra alla Federico II. Sotto il tavolo c’è il suo cagnolino che, nel vedere i due rapinatori accanirsi contro il padrone, inizia ad abbaiare. A questo punto la donna che è alla cassa, temendo che il bandito uccida il cliente urla con quanto fiato ha in gola. Un avventore seduto ad un altro tavolo reagisce e affronta i criminali. Uno dei malviventi lo percuote, sferrandogli il calcio della pistola sul volto.

Nel frattempo, richiamati dal trambusto, escono dalla cucina cuochi e camerieri. I banditi si rendono conto che le cose possono mettersi male, arraffano danaro, oggetti e gioielli (tralasciano l’incasso del ristorante) e scappano. Sparando in aria e terrorizzando ulteriormente i presenti. Raggiungono i complici e in una manciata di secondi fanno perdere le proprie tracce.

Dal locale la cassiera telefona al 113. Arrivano i carabinieri che raccolgono la denuncia dei depredati.


05/08/2009

Entra in palestra e spara Uccide 4 donne e poi si toglie la vita

Entra in palestra e spara Uccide 4 donne e poi si toglie la vita

 

STATI UNITI. Folle entra in un fitness center di Pittsburgh e fa fuoco . Tra i feriti, una decina, anche la sua ex fidanzata

 

La palestra della sparatoria (Ap)
La palestra della sparatoria (Ap)

PITTSBURGH (Pennsylvania) - Sono almeno quattro le vittime di un uomo che martedì sera ha fatto irruzione in una palestra nei sobborghi di Pittsburgh aprendo il fuoco su una classe di aerobica composta da tutte donne per poi suicidarsi. Secondo il Pittsburgh Post-Gazette l'uomo, di cui non è stato ancora reso noto il nome, è entrato da una porta sul retro nella palestra LA Fitness Center di Collier, utilizzando la sua carta di socio, è rimasto fermo in un angolo per circa un minuto, ha posato in terra un borsone sportivo, ha spento le luci, ha estratto due pistole ed ha cominciato a sparare. Ha ucciso quattro donne e ferito almeno dieci altre prima di spararsi.

L'EX FIDANZATA DEL KILLER TRA I FERITI - Tra le donne colpite, secondo il giornale di Pittsburgh che cita due diverse fonti, c'è anche la ex fidanzata dell'uomo, rimasta ferita ad una coscia. I feriti sono stati portati in tre diversi ospedali della città della Pennsylvania. Secondo la polizia, il folle - un bianco di mezza età - era deciso a suicidarsi. «Da come si è comportato - ha affermato il sovrintendente della polizia di Pittsburgh, Charles Moffatt - non si aspettava di uscire vivo da lì». La polizia sta lavorando per identificare le vittime: «Erano in una palestra. Come potete immaginare non avevano documenti di identità indosso». Secondo la polizia, quando è arrivata la chiamata al 911 la sparatoria si era già conclusa. Una testimone, Stacey Falk, ha raccontato al Pittsburgh Post-Gazette che la classe di aerobica era composta da 30-40 donne. «Le ragazze hanno solo cercato di schivare i colpi - ha detto - Tutto quello che ho sentito sono stati spari e grida». Un'altra testimone ha parlato di 12-15 colpi.


24/07/2009

Blitz di un dipietrista, la Gelmini lascia la sala stampa

Blitz di un dipietrista, la Gelmini lascia la sala stampa

 

MOTIVO DELL'IRRUZIONE IL MANCATO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI FONDI. Pedica irrompe a Palazzo Chigi. Il ministro, interrotto, va via: «L'Idv forza democratica, complimenti.. »

 

ROMA - Blitz del parlamentare Stefano Pedica a Palazzo Chigi. L’esponente dell'Italia dei Valori ha preso la parola in sala stampa subito dopo l’arrivo del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che intendeva illustrare l’approvazione del pacchetto università in Consiglio dei ministri. Scopo del blitz di Pedica avere delucidazioni dalla Gelmini sui motivi del mancato via libera del Consiglio dei ministri allo scioglimento del Comune di Fondi, in provincia di Latina, per infiltrazioni mafiose.

«DOBBIAMO PARLARE ANCHE SE OSCURATI» - Di fronte all’insistenza di Pedica, il ministro Gelmini, pur assicurando che della questione si occuperà «uno dei prossimi Consigli dei ministri», ha preferito comunque lasciare la sala stampa, «occupata» dal senatore Idv, senza nemmeno iniziare la prevista conferenza stampa. «L'Idv è sempre una forza molto democratica, complimenti...» ha detto ironicamente il ministro rivolgendosi al senatore dipietrista. La conferenza è stata così trasferita presso la sala verde di Palazzo Chigi, mentre Pedica ha «occupato» la sala stampa, dove sono state spente le luci. «Ci oscurano - ha detto il senatore Idv - ci tolgono la voce in Parlamento e in televisione. Noi siamo come in Iran, dobbiamo parlare anche se oscurati, dobbiamo fare come Mousavi». Mentre raggiungeva la sala verde con i giornalisti per la conferenza stampa, il ministro Gelmini ha sdrammatizzato l'episodio con una battuta: «Dopo aver toccato il fondo con Fondi - ha detto scherzando - ora parliamo di altri fondi... dell'università». Intanto, Palazzo Chigi nel consueto comunicato stampa al termine del Cdm ha confermato che la decisione di rinviare alla prossima riunione la decisione sullo scioglimento del consiglio comunale di Fondi.

«ESCALATION DI ARROGANZA» - Il Pdl ha duramente condannato l'irruzione di Pedica, accusando l'Italia dei Valori di «prepotenza». «Il blitz contro la Gelmini è solo l'ultimo atto di una escalation di arroganza che, fra girotondi intorno al Quirinale, offese quotidiane, appelli inverosimili lanciati all'estero, dimostra la chiara volontà di porsi fuori dal sistema e dalle civili regole democratiche» ha detto in una nota Barbara Saltamartini, deputata e responsabile delle Pari opportunità del Pdl.