26/11/2011

Lo sfogo di Laura Antonelli «Delusa e dimenticata, mi basta una torta»

Lo sfogo di Laura Antonelli «Delusa e dimenticata, mi basta una torta»

70 ANNI - L'attrice parla attraverso il legale: la vita terrena non mi interessa più. «Sto bene ma non vedo nessuno». Il vitalizio finito nel nulla.

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09/12/2010

Sondaggio sulla corruzione, un milione di italiani coinvolti

Sondaggio sulla corruzione, un milione di italiani coinvolti

Transparency International: male i partiti politici e i media. Oltre il 40% degli intervistati non ha fiducia in alcuna istituzione. Si salvano onlus, istruzione e forze dell'ordine

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09/10/2010

Bertinotti: "La democrazia è finita, domina l'oligarchia"

Bertinotti: "La democrazia è finita, domina l'oligarchia"

L'ex president della Camera parla a SkyTG24 di Europa, Costituzione e sinistra moderna: "Oggi in Italia il Parlamento conta zero". E su Vendola: "È una promessa per il Paese. Per la sinistra il Pd non è la soluzione al problema, ma il problema"

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19/07/2010

Borsellino, 18 anni dopo tra ricordo e polemiche

Borsellino, 18 anni dopo tra ricordo e polemiche

E' l’anniversario della strage di via d'Amelio in cui morirono il giudice e cinque agenti della scorta. Scarsa la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni. Rita Borsellino: "Forse hanno paura di contestazioni". Napolitano: “Nuove indagini”

 

 

Il presidio delle "agende rosse" ha dato il via alle 8 di questa mattina alle celebrazioni in via D'Amelio, a Palermo, dove diciotto anni fa un'autobomba uccise il giudice Paolo Borsellino e i cinque poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Si salvò solo Antonio Vullo, da allora segnato fisicamente e psicologicamente.
In piazza soprattutto giovani, anche bambini, gruppi di scout. Il presidio proseguirà fino all'ora della strage, le 16.55, quando sarà osservato un minuto di silenzio. Poi partirà il corteo che raggiungerà l'"albero Falcone".

Ma Rita Borsellino eurodeputata del Pd, commenta amaramente la scarsa partecipazione dei palermitani alle manifestazioni organizzate ieri e oggi in via D'Amelio: "Mi sono stufata di contare le persone e di fare confronti con l'anniversario della morte di Falcone. La vera antimafia si fa ogni giorno senza stare attenti ai numeri". Rita Borsellino ha aggiunto che l'assenza di rappresentanti istituzionali in via D'Amelio "è forse da attribuire alla paura di ricevere contestazioni dalla società civile", e che "proprio nelle istituzioni e negli alti vertici ci sono personaggi che hanno perso il diritto di piangere Paolo".
L'atto di vandalismo compiuto contro le statue di Falcone e Borsellino, ha detto ancora Rita Borsellino, "è la dimostrazione di quanto Giovanni e Paolo facciano ancora paura".

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invece auspicato
che vi sia "il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta". In un messaggio alla vedova di Paolo Borsellino, Agnese, Napolitano ha spiegato che "con armonia d'intenti e pieno spirito di collaborazione, le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi". In questo modo, ha aggiunto, si risponderebbe "all'anelito di verità e giustizia che viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi famigliari, è stato colpito negli affetti più cari, ma nello stesso tempo e più che mai dall'intero Paese".


07/03/2010

Cala il consenso per il governo

Cala il consenso per il governo

 

L'OSSERVATORIO. Prosegue la diminuzione di popolarità: 39 per cento. Crollo tra chi vota Lega

 

Come in molti avevano previsto, le convulse vicende di questi giorni riguardo alla presentazione delle liste per le regionali, hanno finito con l'influire negativamente sul grado di popolarità del Governo. Facendolo ulteriormente calare — dopo la diminuzione già rilevata il mese scorso— di altri 4 punti. E assestando l’indice di consenso poco sotto il 39%, quando, a dicembre scorso, subito dopo l'aggressione al Cavaliere in Piazza del Duomo a Milano, esso aveva superato il 50%. Siamo giunti dunque ad uno dei livelli più bassi mai registrati per l'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. Il calo più consistente di popolarità non si è manifestato tra gli elettori di centrosinistra (ove, ovviamente, i giudizi positivi sul Governo sono già molto bassi e non possono decrescere più di tanto), ma, specialmente nel cuore dei segmenti che tradizionalmente sostengono la coalizione del centrodestra. In particolare, tra gli stessi elettori del Pdl la quota di chi esprime un’opinione positiva sull' operato del Governo è scesa dal 93% di inizio febbraio al 76% di inizio marzo, con una diminuzione del 17%.

IL CROLLO FRA I LEGHISTI - Tra i votanti per la Lega il calo è ancora più sensibile: dall’83% del mese scorso al 57% di oggi. Ciò significa che circa un elettore del Carroccio su quattro ha in qualche misura maturato in quest’ultimo periodo una qualche delusione nei confronti dell’esecutivo sostenuto dal suo partito. Non a caso, dal punto di vista territoriale, la zona che maggiormente manifesta una crescita di sfiducia è il nord est, una delle roccaforti del partito del Premier e della Lega. Gli strati sociali che più si sono allontanati dal sostegno al Governo sono quelli cui sin qui quest'ultimo si è maggiormente appoggiato: le casalinghe (-13% di valutazioni positive), gli imprenditori e i lavoratori autonomi. Ma anche nel settore cruciale degli indecisi—l'ambito da convincere in vista delle prossime elezioni regionali — il decremento di consenso è significativo e pari a circa il 10%. A questo andamento negativo ha certo contribuito moltissimo l’immagine di «pasticcione» e di approssimativo offerta dal Pdl nella vicenda delle firme da sottoporre per l'ammissione alle elezioni amministrative. Ma questo triste episodio non ne è l'unica causa. Come sempre accade, il formarsi delle opinioni non è determinato da un solo motivo, ma dal sedimentarsi progressivo delle impressioni ricavate nel tempo da più episodi e accadimenti.

GLI SCANDALI - Così, hanno certo «contato» nel trend sfavorevole al Governo gli scandali e le vicende delle ultime settimane, che hanno visto coinvolti esponenti del PDL o comunque legati alla maggioranza. Ancora, può aver avuto un effetto sul calo di popolarità del Governo, il dissenso verso alcune decisioni che sono apparse comunque legate a quest’ultimo. Ad esempio, il divieto imposto dalla Rai (con il voto dei consiglieri di maggioranza, perlopiù espressione dei partiti di centrodestra) alla messa in onda dei talk show più importanti sino alla data delle elezioni ha incontrato una forte disapprovazione nella popolazione. Quasi il 60% degli italiani dichiara di non condividere questa decisione: il dissenso è ovviamente maggiore tra gli elettori del centrosinistra, ma si trova in dimensione cospicua anche nel seguito del centrodestra, ove grossomodo il 40% esprime la propria contrarietà al provvedimento. Nell'insieme, il clima di opinione appare dunque sempre più negativo per l'esecutivo. Senza che, però, l'opposizione ne guadagni più di tanto in termini di popolarità. Ciò che emerge prevalentemente è, come già si è avuto modo di sottolineare, un clima di sfiducia generalizzato verso la politica e le sue istituzioni. È l'intero sistema che appare sempre più fragile e messo sotto accusa da strati crescenti di cittadini. Ciò potrà avere un effetto nel comportamento di voto alle prossime elezioni. Non solo con il possibile calo di consensi per il Pdl, anticipato peraltro dai sondaggi più recenti, ma, forse, con un incremento delle astensioni.

Renato Mannheimer


25/02/2010

Indagine sulle coperture politiche In una telefonata citato Fini

Indagine sulle coperture politiche In una telefonata citato Fini

 

Verifiche sull'autorizzazione all'arresto del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo negata nel 2008

 

Il senatore Nicola Di Girolamo (Fotogramma)
Il senatore Nicola Di Girolamo (Fotogramma)

ROMA - Quindici interrogatori. Molti silenzi. Prime ammissioni. E adesso c’è un nuovo filone nella maxi inchiesta sulla colossale truffa ai danni dello Stato che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle, pezzi di istituzioni e pezzi della 'ndrangheta decisi a scendere in politica facendo eleggere il proprio candidato, il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo. È il filone delle coperture politico-istituzionali. I magistrati sono a caccia della verità sulla mancata autorizzazione all’arresto di Di Girolamo del giugno 2008 e sul «no» alla sua decadenza da senatore per assenza dei requisiti: non era residente all’estero come aveva dichiarato e dunque non era eleggibile. Secondo la procura esponenti politici e sostenitori di destra, o di una componente di Alleanza nazionale, avrebbero «protetto» Di Girolamo.

In questo clima si riascoltano con attenzione telefonate intercettate. E ne spuntano alcune con riferimenti a nomi di politici: l’ex leader di An, e ora presidente della Camera, Gianfranco Fini; il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il senatore Pdl Aldo Scarabosio. Il nome di Fini viene speso in una telefonata del 16 aprile del 2008. Cominciano a giungere le prime notizie relative all’elezione di Nicola Di Girolamo. Il boss della ’ndrangheta Franco Pugliese parla con il neo-senatore. Poi chiama Gennaro Mokbel, il dominus dell’operazione, e si lamenta di non essere stato informato della vittoria: «Ho perso la voce pe ste c... e votazion... e voi non mi chiamate manco».. Mokbel si giustifica. E aggiunge che Di Girolamo sarebbe stato chiamato dal leader di An: «Mo’ ha chiamato Fini... stamattina...». Il nome di Scajola viene fatto da Gianluigi Ferretti (uno degli «istigatori» della falsa residenza di Di Girolamo). A Di Girolamo, riassume il gip, propone «un pranzo o una cena con il senatore Scarabosio che, essendo amico di Scajola, probabile futuro presidente del Senato, gli potrebbe essere molto utile per i futuri rapporti parlamentari».

È Mokbel, invece, in una telefonata con Paolo Colosimo a fare il nome di Alemanno: «C’ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa’ delle telefonate... di Gianni ... di Alemanno». Tra gli ex An la notizia dei sospetti dei magistrati suscita sorpresa. Il relatore del provvedimento che avrebbe fatto decadere Di Girolamo da senatore era Andrea Augello. Ma se l’aula avesse approvato la sua relazione Di Girolamo sarebbe fuori dal Senato. Venne votata invece una mozione «garantista» che rinviava il voto a dopo che le indagini della magistratura si fossero chiuse. Ma ci sono anche altri versanti delicati nell’inchiesta. Ci sono riferimenti a uomini del Sisde. Come un certo «Alessandro» del quale avrebbe parlato Luca Berriola, il finanziere finito in manette. Ieri a Regina Coeli molti arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, compreso Mokbel. Gli interrogatori riprenderanno venerdì.

Virginia Piccolillo


08/02/2010

«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket

«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket

 

Avevano smascherato con un video la «Signora Gabetti», boss delle case Aler occupate. Terza intimidazione in pochi mesi per il presidente Frediano Manzi: «Siamo stati abbandonati»

 

Frediano Manzi (Salmoirago)
Frediano Manzi (Salmoirago)

MILANO - Dopo l'ennesimo atto intimidatorio, il presidente di Sos Racket e Usura Frediano Manzi ha deciso di sciogliere l'associazione attiva da 13 anni. Domenica mattina ignoti hanno dato fuoco con liquido infiammabile al suo furgone per la consegna dei fiori a Caronno Pertusella (Varese). Manzi che ha poi contattato i sette membri del Consiglio direttivo e insieme hanno deciso la chiusura dell'associazione. «Negli ultimi tre mesi - spiega - questo è la terza pesante intimidazione che riceviamo, dopo che hanno sparato contro un chiosco a Parabiago e hanno messo una bomba carta nel chiosco di Nerviano, senza contare ovviamente le telefonate ricevute. Ma non è per paura che chiudiamo, ma per la totale impossibilità di lavorare in condizioni di sicurezza». Manzi spiega di non sapere da dove provengano tutti questi atti intimidatori «viste le decine d'inchieste aperte in tutta Italia in conseguenza alle nostre denunce» ma non intende mettere a rischio «le decine di volontari che collaborano con un'associazione alla quale non è stata trovata neanche una sede sicura».

LA «SIGNORA GABETTI» - Una delle ultime denunce di Sos Racket e Usura ha portato all'arresto di Giovanna Pesco, detta «la signora Gabetti», e di altre persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'occupazione abusiva di appartamenti, alcuni di proprietà dell'Aler, in via Padre Luigi Monti, nella periferia nord di Milano. «Dopo questa denuncia - ricorda Manzi - si sono interrotti completamente i rapporti con la Regione Lombardia, mentre da gran parte delle istituzioni milanesi non abbiamo mai avuto nessun appoggio: il sindaco Moratti non ha mai detto una parola, il vicesindaco De Corato ci ha delegittimati in pieno».

QUARTIERI «PROIBITI» - Da quando Sos Racket e Usura si è occupata del racket delle case popolari a Milano, «non possiamo più entrare in alcuni quartieri della città senza essere bersagliati da insulti e minacce», prosegue Manzi. «Questo non è tollerabile in un paese civile, come non è tollerabile che parte delle istituzioni milanesi abbiano con noi avuto un atteggiamento non d'appoggio ma di scontro e delegittimazione, dopo che noi abbiamo dimostrato che, per la loro inerzia, hanno creato a Milano dei quartieri ghetto, permettendo di fatto alla criminalità organizzata di sostituirsi allo stato». Collaborazione è arrivata dalle forze dell'ordine ma «per il resto siamo stati totalmente lasciati allo sbando. Non ce la sentiamo più di andare avanti in questo stato - aggiunge - sembra di essere nel quartiere Zen di Palermo, non a Milano». Sul sito dell'associazione, un video che proviene dagli abitanti di via Padre Luigi Monti: «Questo sarà l'ultimo documento che noi pubblicheremo». Cancellato anche il presidio per la legalità organizzato dall'associazione per sabato 13 febbraio in via Ciriè a Milano.

Redazione online

 

 


30/01/2010

Toghe, il giorno della protesta

Toghe, il giorno della protesta

 

LA CERIMONIA DELL'ANNO GIUDIZIARIO nelle ventisei sedi italiane di Corte d'appello. I magistrati decidono di lasciare le aule con la Costituzione in mano. Ma non all’Aquila

 

MILANO - Ieri la Cassazione, oggi le 26 Corti di Appello. Si completa la tradizionale due giorni di cerimonia che apre il nuovo anno giudiziario in Italia. E protagonista, ancora una volta, non sarà solo la relazione di procuratori generali e presidenti delle Corti del Belpaese ma anche la protesta dell’Associazione nazionale magistrati. Una protesta che anche quest’anno l’Anm intende manifestare con clamore, per palesare a tutti il «disagio» di fronte a iniziative giudiziarie di governo e maggioranza bollate come «distruttive» della giustizia, mentre mancano interventi per assicurare che il sistema funzioni con efficienza.

SEDIE VUOTE - E per dire basta ad «insulti e aggressioni», a cominciare da quelli del presidente del Consiglio. Come è scritto nel documento della Magistratura associata. I giudici iscritti all'Anm saranno presenti alle cerimonie con indosso la toga e con in mano una copia della Costituzione. Ma dalle aule di Giustizia i magistrati usciranno in massa per protesta quando prenderà la parola il rappresentante del governo. Non è successo ieri in Cassazione, presenti Napolitano e Berlusconi, per rispetto alle massime Istituzioni e ai doveri costituzionali di lealtà fra Istituzioni. E non succederà, unico caso, oggi all’Aquila dove a prendere la parola è il Guardasigilli Angelino Alfano. Una distinzione, quest’ultima, decisa in segno di rispetto per una regione e un palazzo di Giustizia così dolorosamente colpiti dal terremoto.

«PROCESSO BREVE? SI', MA...» - Intanto però arrivano nuove aperture al processo breve, seppure con tutta una serie di distinguo. Il presidente facente funzione della Corte d'Appello di Milano, Ruggero Pesce, spiega ad esempio nella ua relazione che «è un ottimo intendimento, ma se lo si attuasse senza la preventiva realizzazione dei presupposti strutturali, normativi e finanziari, si offrirebbe solo il fianco a dure polemiche, come si è visto». Per il magistrato, quindi, attuare una riforma come quella del processo breve senza mezzi «sarebbe come chiedere a un malato di guarire semplicemente imponendoglielo per regolamento». «È consolante che la politica si sia finalmente accorta dell'inefficienza del sistema Giustizia e che abbia assunto concrete iniziative per velocizzare il processo civile e penale - fa invece notare il presidente della Corte d'appello di Palermo, Vincenzo Oliveri -. È sconfortante invece che queste iniziative si muovano su uno scenario di scontro istituzionale, in un clima avvelenato, caratterizzato da ripetuti e scomposti attacchi ai giudici».

MESSINA E IL «PIZZO» - Quando ai dati sull'attività svolta, da Messina viene lanciato un allarme: siamo la città più cara d'Italia, a parità di paniere di spesa. Nicolò Fazio, primo presidente della Corte di Appello, spiega la sua analisi motivandola con il pizzo diffuso imposto dalla criminalità organizzata . «Il taglieggiamento -ha spiegato Fazio - rappresenta un costo aggiuntivo che si trasferisce sui consumatori e nel contempo disincentiva la creazione di nuove imprese e il potenziamento di quelle esistenti».

IL TUMORE DEL CIVILE - Nella Capitale, invece, «la giustizia civile continua a restare la più malconcia. Mortificata da un enorme mole di arretrato, si trova da anni in uno stato di grave e profonda crisi che sta sfociando in una vera e propria paralisi della relativa attività, che nuoce agli interessi dei cittadini». Non usa mezzi termini, Giorgio Santacroce, presidente della corte d'appello di Roma, quando nella sua relazione sullo stato della giustizia nel distretto di Roma e Lazio, afferma che «il contenzioso civile si estende in modo quasi tumorale perchè c'è un incremento della domanda di giustizia, che è spesso frutto di uno spiritio litigioso schizofrenico e incontrollato, strumentale e dilatorio».

 

Redazione Online


04/11/2009

La democrazia «dal vivo» della Bbc: ecco il «grande fratello» della politica

La democrazia «dal vivo» della Bbc: ecco il «grande fratello» della politica

 

Nella banca dati audiovisiva le sedute delle istituzioni britanniche e dell'Europarlamento. Nasce Democracy Live, un sito da cui seguire in video tutte le attività parlamentari in diretta e in differita

 

Uno scorcio dell'home page di Democracy Live
Uno scorcio dell'home page di Democracy Live

Le dirette parlamentari non sono il programma più eccitante del palinsesto televisivo. Ore di interventi fiume più adatte ai maniaci della politica che a cittadini desiderosi di tenersi aggiornati sulle posizioni dei propri rappresentanti. Ma cosa succederebbe se tutta l’attività parlamentare fosse visionabile sul web, in diretta e in differita, con la possibilità di andare direttamente a sentire i discorsi, gli spezzoni, addirittura le frasi che interessano? Democrazia dal vivo. O, come hanno fatto quelli di Bbc, Democracy Live. L’emittente inglese ha infatti creato un sito web che permette a tutti di assistere alla politica istituzionale del Paese. Vedere la homepage è come essere seduti in una cabina di regia: 8 monitor puntati sulla Camera dei Comuni, la Camera dei Lord, l’Assemblea gallese e quella dell’Irlanda del Nord, il Parlamento scozzese, eventuali commissioni, e il Parlamento europeo. Insomma, tutte le istituzioni che interessano ai britannici.

RICERCA MIRATA - I video possono essere in diretta o registrati. Ma l’aspetto più interessante consiste nella possibilità di cercare contenuti e momenti specifici dell’attività parlamentare. Attraverso il motore di ricerca del sito si può frugare il materiale video per parole specifiche e i risultati porteranno esattamente in quel punto, quando il tal deputato ha pronunciato una frase determinata. Senza doversi sorbire la precedente ora di dibattito. Tutto ciò è possibile, spiega la Bbc nel suo blog, grazie a una tecnologia avanzata di speech-to-text che crea delle trascrizioni delle parole pronunciate nei video. Non mancano sul sito alcuni elementi tipici dell’era partecipativa del web: da un lato c’è la lista dei video più visti; dall’altro la frase del giorno, pronunciata da qualche politico. Soprattutto, gli utenti possono decidere di prendersi le clip preferite per ripubblicarle sui propri blog, che – nota la Bbc– «sono ormai parte del dibattito politico quanto i media tradizionali».

SERVIZIO PUBBLICO - Quella della Bbc è sicuramente una convinta ridefinizione dell’idea di servizio pubblico ai tempi di Internet; tra l’altro Democracy Live è ricco di informazioni utili per capire i meccanismi e il funzionamento della politica inglese, e comprende pure un dizionario di «politichese». Notevole anche la sezione Historic Moments, che raccoglie i video storici più significativi del dibattito parlamentare: in primo piano spicca l’appassionante discorso di dimissioni tenuto nel 2003 da Robin Cook, l’allora leader dei Comuni (ministro per i Rapporti col Parlamento) in seguito alla decisione di entrare in guerra in Iraq.

Carola Frediani


16/10/2009

Berlusconi rilancia sulla giustizia: «Riforma costituzionale e referendum»

Berlusconi rilancia sulla giustizia: «Riforma costituzionale e referendum»

 

Fini: «istituzioni di garanzia non devono essere oggetto di polemiche di natura politica». Il premier: «Prendere il toro per le corna». Sul lodo Alfano: «La Consulta riapre la caccia all'uomo»

 

Silvio Berlusconi (Afp)
Silvio Berlusconi (Afp)

SOFIA - «Bisogna prendere il toro per le corna». Silvio Berlusconi rilancia il tema della riforma della giustizia. «C'è un grande lavoro da fare» spiega il premier, secondo il quale una «democrazia vera» non può essere «soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale». Per questo, continua il presidente del Consiglio da Sofia (dove ha affrontato anche il tema Rai), c'è bisogno di una «riforma costituzionale». «Ricorreremo al popolo - annuncia il premier - Siamo pronti al referendum». E a chi gli chiede se ricercherà larghe intese in Parlamento replica: «Faremo come sarà possibile fare». Tempi lunghi, in ogni caso? «Non è che le rivoluzioni si possono fare in tempi brevi» afferma Berlusconi. E gli alleati? Sono tutti concordi? «Penso di sì, siete voi che vedete discordie».

SECONDO GRADO - Il capo del governo ribadisce poi un suo vecchio «pallino»: in caso di assoluzione è sbagliato portare un cittadino ancora nelle aule giudiziarie. «Ricordo - afferma - una decisione del Parlamento che a me pare doverosa e giusta. Ossia quella in base alla quale un cittadino sottoposto all'accusa di aver commesso un reato e ritenuto innocente non possa essere richiamato da un pubblico accusatore in una ulteriore fase di processo e magari ancora in un'altra fase ancora che riguarda la Corte costituzionale». Il premier ripete più volte il concetto: «Ora, naturalmente, per un pm questo è il suo mestiere. Normalmente succede che i pm quando non vedono accolta dai giudici la loro tesi accusatoria ricorrono in appello e se quell'appello respinge la loro tesi ricorrono in Cassazione. Per loro è il mestiere, per un cittadino è la distruzione della propria vita per se e per la propria famiglia».

LODO ALFANO - Berlusconi torna poi sulla bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale: «Una decisione assolutamente non condivisibile» afferma. «Praticamente la Corte - spiega il premier - ha detto ai pm rossi di Milano: 'riaprite la caccia all'uomo nei confronti del premier'».

FINI - Più tardi, è Gianfranco Fini a dire la sua sulla possibilità di riformare la giustizia. «Quando si fanno le riforme - afferma il presidente della Camera - bisogna ricordare che le Istituzioni sono di tutti» e non dimenticare «che una riforma a maggioranza è già stata fatta e poi è stato attivato il referendum», previsto dalla Costituzione, «che l'ha bocciata». «Ci sono alcuni elementi come la fine del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, il Senato delle Regioni su cui c'è la possibilità di fare riforme condivise. Se c'è la volontà, lo si fa». Fini quindi ricorda: «I costituenti hanno previsto le modifiche costituzionali attraverso l'articolo 138, che include anche un referendum, nel caso in cui la maggioranza sia inferiore ai due terzi e, quindi, non sia più ampia di quella di governo». A proposito delle polemiche degli ultimi giorni, il presidente della Camera aggiunge: «Ci sono istituzioni di garanzia che non devono essere oggetto di polemiche di natura politica. Ci sono altre istituzioni che invece naturalmente interagiscono tra di loro, dando così vita alla dialettica politica».

SCHIFANI - Interviene anche il presidente del Senato, Renato Schifani: «Sul tema della giustizia occorre tutti insieme, maggioranza e opposizione, chiudere la lunga fase di transizione che ormai dura da 15 anni, per ristabilire attorno a tutte le istituzioni, nessuna esclusa, prestigio, autorevolezza, rispetto». «Il rinnovamento e la riforma della giustizia - prosegue - non sono contro la magistratura, ma devono essere da tutti interpretati e indirizzati verso l'obiettivo di esaltare e valorizzare il ruolo, l'autorevolezza e il prestigio di chi assolve la propria missione di servitore dello Stato. Riformare la giustizia non contro qualcuno, ma a favore di tutti i cittadini».

DONADI - Dura la reazione alle parole del Premier del capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi: «Tutte le forze democratiche devono essere unite nell'opposizione a Berlusconi. Il capo del governo vuole distruggere la credibilità delle istituzioni e le garanzie costituzionali. Un'operazione in puro stile peronista che punta ad instaurare la dittatura della maggioranza, eliminando il sistema di pesi e contrappesi tra poteri dello Stato».