03/01/2009

Iervolino:«Elezioni a primavera» Confermati gli arresti per Romeo

Iervolino:«Elezioni a primavera» Confermati gli arresti per Romeo

Scarcerati Gambale e Mautone per un vizio di forma e Cardillo per carenza di esigenze cautelari, annullate alcune ordinanze di custodia nell'inchiesta sugli appalti pilotati a Napoli

 

 

Il palazzo di Giustizia di Napoli (Fotogramma)
Il palazzo di Giustizia di Napoli 
NAPOLI - Tanto tuonò che piovve. Sotto i colpi dell'inchiesta sul presunto sistema di appalti pilotati a Napoli che ruotano intorno all'imprenditore Alfredo Romeo, il sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo al suo rientro a Palazzo San Giacomo, sede del Comune minaccia le dimissioni: «O si finisce con questa tarantella o elezioni a primavera. La mia pazienza dura al massimo fino a lunedì». La Iervolino, dunque, attende l'inizio della settimana. «Ho da difendere una storia e una dignità personale, una responsabilità istituzionale che i cittadini hanno affidato a me e non ad altri». «Credo di aver avuto una infinita pazienza, un grande rispetto innanzitutto per il segretario nazionale del mio partito - ha detto parlando ai giornalisti -. Ho anche da impedire che sia mortificata la volontà di cooperazione di tutte le forze della coalizione che si sono comportate in modo esemplare». «La città ha bisogno di governo - ha affermato - ho sempre detto "amplissimo rinnovamento", ma non sono disposta a fare vendette trasversali attraverso il rinnovamento».

LA TELEFONATA DI VELTRONI - Il segretario nazionale del Pd Walter Veltroni ha telefonato al sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, come annunciato nel pomeriggio di sabato dallo stesso primo cittadino, per affrontare il rimpasto della giunta. «Un cordiale scambio di vedute con l'intenzione di risentirsi presto», ha commentato il sindaco all'Ansa, riferendo della telefonata.

L'INCHIESTA - Intanto si registrano nuovi sviluppi nell'inchiesta che ruota intorno all'imprenditore Alfredo Romeo, finito in carcere il mese scorso. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato gli arresti in carcere per l'imprenditore. Invece, per un vizio di forma lo stesso Tribunale sabato pomeriggio ha annullato le ordinanze di custodia agli arresti domiciliari emesse nei giorni scorsi nei confronti dell'ex assessore Giuseppe Gambale e dell'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise, Mario Mautone. Secondo indiscrezioni, i magistrati della procura intenderebbero emettere nelle prossime ore un provvedimento di fermo nei confronti dei due indagati. Successivamente la dodicesima sezione del tribunale di Napoli ha annullato per carenza di esigenze cautelari il provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari emesso dal gip Paola Russo nei confronti dell'ex assessore alle risorse strategiche al Comune di Napoli, Enrico Cardillo. Cardillo si è dimesso a fine novembre mettendosi così nella condizione di non poter reiterare il reato. Probabilmente si sarà anche fatta una valutazione positiva sull'inesistenza del pericolo di fuga.

 


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21/12/2008

Il Campidoglio è la mia fidanzata

Il Campidoglio è la mia fidanzata

Le intercettazioni sugli affari. Veleni sul procuratore Lepore. Un indagato: chiese un'assunzione

 

 

 

Alfredo Romeo (Ansa)
Alfredo Romeo

NAPOLI — Schizzi di veleno sull'inchiesta, mentre si scopre che tra gli affari romani di Alfredo Romeo c'era anche la gestione di ventimila alloggi. È Vincenzo Mazzucco, l'ufficiale della Dia accusato di essere la «talpa» dell'imprenditore, a mettere in atto quello che appare come un tentativo di inquinamento dell'indagine. «Il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore — dichiara a verbale davanti al gip — mi segnalò un parente di un autista della Procura per farlo assumere da Romeo». A riferirlo, al termine dell'interrogatorio, è il suo legale. Non aggiunge dettagli, ma dopo neanche mezz'ora Lepore reagisce: «È un tentativo di delegittimazione, la segnalazione fu fatta direttamente dall'autista e quando Mazzucco me lo riferì dissi che non volevo saperne nulla ». Non è la prima volta che Mazzucco tenta un depistaggio. Nel gennaio scorso si presentò nell'ufficio di Lepore per informarlo che si sentiva spiato o indagato. Mezz'ora dopo ci fu una telefonata con Romeo che, dice il gip, «era "costruita" e aveva come fine quello di fornire "agli ascoltatori" una versione edulcorata e neutra dei loro rapporti». La rete di contatti dell'imprenditore napoletano — sul quale tra l'altro pende una richiesta di rinvio a giudizio a Bari, per turbativa d'asta e rivelazione del segreto d'ufficio relative a fatti del 2003— è fitta e variegata. E adesso toccherà ai magistrati romani cercare di scoprire chi fossero i suoi interlocutori politici e tecnici nella Capitale, ma soprattutto se davvero, come ritengono i pm partenopei, per aggiudicarsi i lavori abbia usato gli stessi metodi contestati durante questa indagine: avere in anticipo informazioni sui bandi e far preparare al suo staff bandi e delibere, in modo da prevalere sulla concorrenza. Il 27 aprile 2007 Romeo Parla con Luigi Piscitelli, il dirigente del comune di Napoli addetto all'ufficio «Progettazione, realizzazione e manutenzione degli edifici scolastici », anche lui ora ai domiciliari. Ci sono questioni da esaminare ma evidentemente i due non riescono a vedersi e Piscitelli, sia pur ironicamente, se ne lamenta.

Piscitelli: «Pronto?».
Romeo: «Ingegnere buonasera... ».
Piscitelli: «Avvocato, buonasera a voi, però io voglio capire chi o cosa vi trattiene, io penso forse chi, o no?...».
Romeo: «No, no, figuratevi che mia moglie, figuratevi che mia moglie si è insospettita e mi raggiunge domani mattina e sta con me a Roma perché ha detto voglio sapere chi è questa fidanzata...».
Piscitelli: «Sì, però ha fatto l'errore di avvisarvi, perché se veniva improvvisamente, chi lo sapeva...».
Romeo: «Ho detto guarda magari ci stesse una fidanzata, la fidanzata mia adesso in questo momento è il Comune di Roma...».
Piscitelli: «È il Comune di Roma adesso la fidanzata vostra e va bene con 20 mila figli che devono nascere...».

Nonostante una sentenza del Tar avesse sospeso l'aggiudicazione dell'appalto per la manutenzione delle strade, Romeo riteneva che le procedure utilizzate in Campidoglio fossero più efficienti. Lo ha confermato durante il suo interrogatorio di due giorni fa Vincenzo Salzano, il responsabile del progetto Global Service di Napoli finito agli arresti domiciliari. Ha parlato di «pressioni» ricevute da Giorgio Nugnes, l'assessore «fedelissimo» di Romeo che si è suicidato forse per evitare le conseguenze di questa inchiesta: «Per andare a Roma voleva fare un torpedone e invece partimmo ognuno con la propria macchina». Adesso si dovrà scoprire con chi entrarono in contatto.


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19/12/2008

caso napoli - le carte. I pm: stessi rapporti con gli assessori di Roma

caso napoli - le carte. I pm: stessi rapporti con gli assessori di Roma

Romeo e la giunta di centrosinistra. Le telefonate con Lusetti

 

 

NAPOLI — Nell'ordinanza i magistrati lo definiscono «il caso Roma». Perché all'imprenditore Alfredo Romeo contestano di aver utilizzato nella capitale gli stessi metodi che gli avrebbero consentito di «pilotare» gli appalti del Comune di Napoli. O forse addirittura peggio, se è vero che per aggiudicarsi la manutenzione delle strade sarebbe riuscito addirittura a ottenere i favori di un giudice del Consiglio di Stato e così a far ribaltare una sentenza del Tar. Gli accertamenti su questo fronte sono ancora in corso e nei prossimi giorni gli atti saranno inviati per competenza alla Procura di Roma.
                                             

Renzo Lusetti, 50 anni, è deputato del partito democratico
Renzo Lusetti, 50 anni, è deputato del partito democratico
 
 
 
 
La «rete» dei romani
 
È un rapporto consegnato dai carabinieri di Caserta e allegato agli atti di indagine a svelare come si sia mosso l'imprenditore partenopeo. Il suo referente viene individuato in Felice Laudadio, l'assessore all'edilizia del Comune di Napoli ora agli arresti domiciliari. Scrivono i pubblici ministeri: «Felice Laudadio viene personalmente coinvolto per intervenire sui suoi omologhi romani. Gli assessori del Comune di Roma — con cui è verosimile ritenere che Romeo intrattenga i medesimi rapporti accertati nella presente indagine — vengono compulsati da Romeo affinché si interfaccino con gli amministratori napoletani per "perorare" la causa Romeo». I pubblici ministeri sono convinti che esista «un percorso programmatico tutto improntato a favorire gli interessi di Alfredo Romeo e delle sue imprese e l'abbattimento di eventuali ostacoli dovessero frapporsi alla realizzazione degli obiettivi prefissati. Quella che fa capo a Romeo è una struttura che trova sponda in soggetti apparentemente "estranei" allorquando si verificano eventi a cui l'organizzazione da sola non è in condizione di far fronte».

L'appalto della Capitale

Ed ecco che i pubblici ministeri rivelano come Romeo «attraverso un disponibile Lusetti e la "garanzia" di Francesco Rutelli, cerchi contatti con esponenti del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea che dovevano decidere la delicatissima controversia tra la Romeo Gestioni e la Manital per la gestione dei servizi integrati del patrimonio stradale del comune di Roma». È il 2006, quando un'azienda di Romeo si aggiudica l'appalto. La «rivale» Manital fa ricorso al Tar. E vince. Si arriva alla primavera del 2007: la vicenda approda al Consiglio di Stato. L'imprenditore si affanna per ottenere aiuti. Scrive il gip di Napoli nella sua ordinanza di arresto eseguita due giorni fa: «La persona su cui devono intervenire è il consigliere di Stato Paolo Troiano, componente del segretariato generale della giustizia amministrativa, l'omologo del Csm». E poi cita la telefonata del 3 maggio 2007 tra Romeo e Lusetti. Romeo: «Ti sei scordato di me». Lusetti: «No, no sto lavorando invece... Sto lavorando per te». R.: «No, volevo sapere quella cosa di quello lì, Troiano». L.: «Quale Troiano?». R.: «Quello della giustizia amministrativa». L.: «Ah! No... Capito? Però domani mattina c'ho un incontro operativo alle otto... Direttamente con il grande capo e parliamo di tutto». R.: «Ah con il grande capo». L.: «Esatto, c'è anche Troiano... Su tutto». R.: «Eh perché se chiama il grande capo mi risolve il problema». L.: «Lo so, stai tranquillo». R.: «Me lo farebbe? Lui per me farebbe questa cosa?». L.: «Certo che lo farebbe». R.: «Perché per me è questione di vita o di morte». Secondo il giudice «il grande capo è proprio Rutelli». Dice oggi il legale della Manital Gianluigi Pellegrino: «Con i nostri ricorsi siamo stati i primi a svelare il "sistema Romeo". Ora bisogna chiedersi come mai la giunta Veltroni si sia ostinata a non revocare l'aggiudicazione di quell'appalto ritenuto illegittimo».


Le sentenze «ribaltate»

Nell'ordinanza di arresto il gip di Napoli scrive: «Alla luce delle conversazioni intercettate non può che assumere ora una valenza diversa la decisione del Consiglio di Stato che, sovvertendo l'esito della decisione del Tar accoglieva in toto l'appello proposto dalla Romeo che risultava così la definitiva aggiudicataria dell'appalto. Decisione che, proprio in ragione del chiaro e inequivoco contenuto delle conversazioni, appare frutto della palese "influenza" esercitata sull'organo giudicante da Romeo e soprattutto dai suoi "sponsor parlamentari", primo fra tutti Renzo Lusetti». Del resto la capacità di Romeo di influire sulle decisioni giudiziarie attraverso l'amicizia con i magistrati sarebbe già emersa analizzando i rapporti con Italo Bocchino e con il giudice Antonio Panico: «Fu proprio lui nel 1993 a scrivere la sentenza sulla controversia tra la Romeo Gestioni e il Comune di Napoli che conferma all'azienda il monopolio di fatto sulla gestione e manutenzione degli immobili comunali».

 


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17/12/2008

Iervolino a Veltroni: «Io vado avanti»

Iervolino a Veltroni: «Io vado avanti»

«Siamo di fronte a un fatto nuovo. Mi riservo di parlare con gli altri miei assessori e i partiti che mi sostengono». Idv fuori da giunte campane? «uno di meno, ma la decisione di di pietro  è strana»

 

 

Rosa Russo Iervolino (Ansa)
Rosa Russo Iervolino
NAPOLI - «Ho comunicato con orgoglio al segretario che io ho intenzione di andare avanti e gli ho detto che sono pronta a segnali forti di rinnovamento. E lui mi ha detto: "Auguri, buon lavoro"». Così il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha sintetizzato l'incontro a Roma con il leader del Pd Walter Veltroni dopo gli arresti dell'inchiesta «Global service» che ha sconvolto il Comune partenopeo. Alla domanda se pensa a un azzeramento della giunta, Iervolino ha risposto: «Non è detto, ci saranno segnali forti di rinnovamento che possono coesistere con alcune presenze che io ritengo assolutamente indispensabili». D'altra parte - ha sottolineato - un rimpasto di giunta è necessario «perché quattro ne mancano» (i due assessori dimissionari e i due arrestati, «subito sospesi» ha detto il sindaco).

«DI PIETRO? UNO DI MENO» - Veltroni è «rispettosissimo dell'autonomia del sindaco e della città» e l'incontro è andato «come doveva andare, cioè benissimo, come vecchi compagni di lavoro e di partito» dice soddisfatta. E non si scompone alla notizia che Di Pietro ha deciso di ritirare i propri rappresentanti dalle giunte campane. «Uno di meno e noi andiamo avanti affrontando tutti i nodi che possono esserci», anche se - sottolinea - «la decisione di Di Pietro mi pare un pochino strana. Lui stesso ha designato con me il membro della giunta che abbiamo scelto tra un docente universitario di alto profilo. Comunque rispetto Di Pietro anche perché è mezzo paesano del mio defunto marito».

«IO NON USO IL VINAVIL» - Entrando nella sede del Pd di largo del Nazareno, il sindaco di Napoli aveva annunciato la propria intenzione di non dimettersi «per dare un segnale di chiarezza» e aveva risposto ai cronisti con una battuta: «Se me lo chiede il segretario del partito... il Vinavil non lo uso io». Iervolino ha però ammesso che la questione morale all'interno del Partito democratico esiste: «C'è in tutto il mondo e al Senato Usa c'era un senatore che si stava vendendo il seggio di Obama. Qualche mela marcia ci sarà anche da noi, ma il cestino del Pd è ancora bello e pieno». «Qualcuno si ricorderà che io ho fatto dure lotte nel mio partito sulla questione morale - ha detto -. Si ricorderà che quando io ero segretario reggente del Partito popolare e presidente del consiglio nazionale ho firmato di mio pugno tutti i provvedimenti di espulsione. I potenti di allora sono rimasti fuori perché li ho buttati fuori io, figurarsi se ora non mi batterò per una questione morale».

CONFRONTO CON LA COALIZIONE - Commentando a caldo gli arresti il sindaco aveva parlato della necessità di aprire un confronto con il suo partito e la coalizione. «Mi riservo di parlare con gli altri miei assessori e i partiti che mi sostengono. Ho avuto nei giorni scorsi ampio sostegno sia dal mio partito che dal resto della coalizione, ma ora siamo di fronte a un fatto nuovo». Ma fin da subito ha sottolineato la propria estraneità ai fatti: «Per fortuna nessun rilievo di carattere penale viene fatto al sindaco. Queste - dice indicando le mani - sono pulitissime. Anche da queste intercettazioni di 500 pagine non c'è una riga che mi riguarda». Elemento confermato dal procuratore Giovandomenico Lepore.

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Napoli, assessori in manette Coinvolti due parlamentari

Napoli, assessori in manette Coinvolti due parlamentari

L'operazione è stata condotta dalla Dia e dai Carabinieri di Caserta. In totale sono 13 le persone coinvolte nell'inchiesta. Tra di loro anche gli onorevoli Bocchino (Pdl) e Lusetti (Pd)

 

 

L'imprenditore Alfredo Romeo (Pressphoto)
L'imprenditore Alfredo Romeo
NAPOLI - Operazione della Dia che segna un duro colpo al Comune di Napoli: due assessori sono stati arrestati. In carcere è finito l'imprenditore Alfredo Romeo, coinvolto nell'indagine sulla delibera «Global service», approvata dal Comune di Napoli. Altre 12 persone sono invece agli arresti domiciliari: tra essi due assessori della giunta comunale di Napoli, due ex loro colleghi e un ex provveditore alle opere pubbliche. L'operazione è stata condotta dalla Dia e dai Carabinieri di Caserta, che hanno eseguito le ordinanze cautelari firmate dal Gip di Napoli, che ha accolto le richieste della Direzione distrettuale antimafia napoletana, guidata dal procuratore Franco Roberti. I provvedimenti riguardano l'indagine sulla delibera «global service» approvata dal comune di Napoli per la manutenzione delle strade e del patrimonio pubblico oltre che per la gestione di mense scolastiche.

QUATTRO GLI ASSESSORI COINVOLTI - Sono quattro gli assessori del Comune di Napoli, già dimissionari oppure attualmente in carica, coinvolti nell’indagine. I quattro esponenti politici sono stati raggiunti mercoledì mattina da un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari. Enrico Cardillo è l’ex assessore al Bilancio (dimessosi il 28 novembre scorso, ndr) mentre Giuseppe Gambale era l’ex assessore alle Scuole. Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, invece, sono ancora nella giunta Iervolino rispettivamente con le deleghe al Patrimonio e all’Edilizia.

I NOMI DEGLI ARRESTATI - Questi i nomi dei altri destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Napoli nell'ambito dell'inchiesta sul global service, coordinata dal procuratore Giovandomenico Lepore, dal procuratore aggiunto e coordinatore della Dda Franco Roberti e dai pm Raffaello Falcone, Enzo D'Onofrio, Pierpaolo Filippelli. Alfredo Romeo, imprenditore napoletano, titolare della Romeo Service, unico per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Agli arresti domiciliari sono Paola Grattani, sua collaboratrice; Guido Russo, ex funzionario dell'Arpa di fatto collaboratore di Romeo; l'ex assessore comunale all'istruzione ed ex parlamentare Giuseppe Gambale; l'ex assessore al bilancio del comune Enrico Cardillo; gli assessori comunali in carica Ferdinando Di Mezza (sue le deleghe al patrimonio e alla manutenzione degli immobili) e Felice Laudadio (edilizia); l'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania Mario Mautone; il colonnello della guardia di finanza già in forza alla Dia Vincenzo Mazzucco. Destinatari di ordinanze sono inoltre Vincenzo Salzano e Luigi Piscitelli.

COINVOLTI ANCHE I DUE PARLAMENTARI BOCCHINO E LUSETTI - Ci sono anche due parlamentari in carica tra le persone coinvolte nell'inchiesta della Dda di Napoli. Sono Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd). Per entrambi l'accusa è associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta. Sarebbe, inoltre, stata chiesta l’autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati anche per poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che vedrebbero il coinvolgimento di Bocchino e Lusetti.

 


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