11/01/2011
Messi vince il Pallone d'Oro 2010
Messi vince il Pallone d'Oro 2010Battuti xavi e iniesta. il trofeo da quest'anno è unificato con il fifa world player. All'attaccante argentino a sorpresa per il secondo anno consecutivo il premio. Mou giudicato miglior allenatore
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31/10/2010
La Roma c'è, Totti no: espulso, salterà il derby. La Juve espugna San Siro e torna grande, Milan battuto
La Roma c'è, Totti no: espulso, salterà il derby. La Juve espugna San Siro e torna grande, Milan battutoLa squadra di Ranieri batte il Lecce 2-0, ma dovrà rinunciare al suo leader nella sfida contro la Lazio. Il 'Pupone' reagisce allo sgambetto di Olivera e Gervasoni gli mostra il rosso. Esplode la rabbia del capitano, in sei lo allontanano dal campo. Nell'anticipo di sabato sera del 9.o turno di serie A i bianconeri vincono 2-1 grazie alle reti di Quagliarella e Del Piero e si rilanciano in classifica. Non serve ai rossoneri il gol di Ibrahimovic nel finale. Ko Bonera, De Ceglie e Martinez.
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21/06/2010
Il Brasile torna a fare spettacolo
Il Brasile torna a fare spettacoloPartita nervosa nel finale, espulso ingiustamente kakà. Battuta per 3-1 la Costa d'Avorio: i verdeoro già qualificati per la fase ad eliminazione diretta
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| Il terzo gol brasiliano segnato da Elano (Ap) |
JOANNESBURG - C'è una squadra che fa spettacolo. E questa squadra è il Brasile. Niente di nuovo, se non fosse che la partita con la Costa d'Avorio battuta con facilità per 3-1 non arrivasse dopo il successo stentato con la Corea del Nord. Stavolta però il Brasile si è riconciliato con la sua tifoseria, superando nettamente un avversario di spessore come la formazione di Didier Drogba. E facendo vedere diverse azioni di grande livello tecnico. Unico neo della gara dei verdeoro l'espulsione (ingiusta) di Kaká buttato fuori per doppia ammonizione, la seconda delle quali comminata per un fallo inesistente che però ha provocato perfino un accenno di rissa in campo. Alla fine però la squadra di Dunga agguanta la vittoria e la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta.
LA GARA - Inizio equilibrato della partita con la Costa d'Avorio che riesce a imbrigliare il Brasile senza rendersi però mai pericoloso. Sono gli ivoriani a fare la partita, anche se fanno tutto bene sino al momento di concretizzare. E così, la Seleção pare giocare al gatto con il topo, facendo venire avanti gli avversari per colpire di rimessa. Un atteggiamento «italiano» che, al 25', produce i suoi effetti. Kaká lavora un gran pallone per Luis Fabiano, che fa esplodere il suo destro sotto la traversa interrompendo un digiuno che durava da settembre. Il Brasile, sempre solido in difesa, abbozza un forcing ma, prima dell'intervallo, è la Costa d'Avorio a farsi vedere, con una conclusione centrale di Dindane ed un tentativo di Eboué che non avevano comunque impaurito Julio Cesar. Nessun cambio in avvio di ripresa e Brasile che va subito sul 2-0. Il merito è tutto di Luis Fabiano, che al 5' salta avversari come birilli con un paio di «sombreri» prima di battere Barby con un sinistro all'altezza del dischetto. Un'azione da campione, anche se viziata in partenza e prima del tiro da due netti tocchi di mano. Tre minuti dopo, Drogba ha la prima occasione degna di nota ma il suo colpo di testa non centra lo specchio. Elano mette a lato di destro al 15', Kaká al 16' avvia e conclude una splendida azione con un destro respinto da Barby. Sono le prove generali del 3-0: è il 17' quando Kaká scappa sulla sinistra e pesca in area Elano, che non ha problemi a metterla dentro. Iniziano i cambi, con Elano costretto ad uscire in barella e gli ivoriani piuttosto ruvidi. Il Brasile pare aver ancora «fame» ma Drogba è sempre in agguato. Dopo gli spunti di Romaric e Daniel Alves, il fuoriclasse del Chelsea accorcia le distanze al 34', raccogliendo di testa un perfetto lancio di K. Touré. La partita si fa dura, Keita fa la scena dopo un contatto con Kaká, punito dall'arbitro con il secondo cartellino giallo. Il Brasile resta in dieci e subisce nel finale l'assedio degli africani, che però trovano Julio Cesar sempre attento e Juan dominatore della sua area.
Redazione online
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12/03/2010
La moglie di Kakà contro il tecnico del Real: «Codardo». Poi smentisce
La moglie di Kakà contro il tecnico del Real: «Codardo». Poi smentisce
LA POLEMICA. Carolina Celico rilancia un messaggio scritto su Twitter dal portavoce del giocatore. «Ma non volevo farlo mio»
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| Kakà con la moglie (foto d'archivio) |
MADRID - Il messaggio l'ha scritto il suo portavoce. Ma è stata sua moglie a rilanciarlo su Twitter. In ogni caso, la frase apparsa in Rete contro Manuel Pellegrini rischia di incrinare i rapporti tra Kakà e il Real Madrid. «Un allenatore codardo - aveva scritto Diogo Kotschko sul popolare sito di microblogging - sostituisce sempre un giocatore per sviare l'attenzione dalla propria incompetenza». Un riferimento alla decisione del tecnico della squadra spagnola di togliere anzitempo il fuoriclasse brasiliano nella sfida di Champions League contro il Lione (pareggiata 1 a 1 e costata l'eliminazione al Real). Il messaggio è stato subito rilanciato dalla moglie di Kakà, Carolina Celico, che poi ha negato di averlo voluto far proprio. Lo stesso Kotschko ha minimizzato la sua frase: «Non volevo offendere nessuno, era solo una reazione a caldo». E poi: «Visto che su Twitter non posso parlare da tifoso, da oggi commenterò solo ricette».
LA RABBIA - Quanto a Kakà, uscito dal campo visibilmente contrariato, ha spiegato che non ce l'aveva per la sostituzione ma «per la situazione e perché sapeva di non poterci fare più nulla».
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05/02/2010
Gli spagnoli contro il «bidone Kakà» «È rotto». Galliani: «Un'assurdità»
Gli spagnoli contro il «bidone Kakà» «È rotto». Galliani: «Un'assurdità»
La polemica. L'attacco di "Marca": «Ha la pubalgia cronica. E il Milan conosceva le condizioni del giocatore»
| Kakà (LaPresse) |
MILANO - «Kakà? Un bidone da 70 milioni di euro». I quotidiani sportivi spagnoli prendono di mira il giocatore del Real Madrid a causa dei suoi malanni fisici. Secondo "Marca", il fuoriclasse sarebbe afflitto da pubalgia cronica. Non solo: il giornale sembra insinuare che il Milan fosse a conoscenza delle condizioni del brasiliano al momento della trattativa. E, dunque, che abbia consapevolmente rifilato il "bidone" al Real.
LA REPLICA - Ma Adriano Galliani non accetta queste insinuazioni. L'amministratore delegato rossonero, arrivando in Lega per l'assemblea, definisce la diagnosi del malanno al giocatore «una grande assurdità». «L'anno scorso - sottolinea Galliani - Kakà ha giocato 31 partite di campionato e continuativamente quelle degli ultimi tre mesi. Kakà non ha alcun pubalgia cronica». Ma c'è qualche genere di garanzia? gli domandano. «Non mi va bene che qualcuno pensi che noi abbiamo dato al Real un giocatore infortunato», conclude Galliani.
Redazione online
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03/06/2009
AS: "KAKA' E' DEL REAL MADRID", MA IL CHELSEA RILANCIA
AS: "KAKA' E' DEL REAL MADRID", MA IL CHELSEA RILANCIA
MADRID - Parte la caccia ai 'neo-galacticos'. Appena recuperata, lunedì, la poltrona di presidente del Real Madrid Florentino Perez ha dato il via alla ricostruzione del club merengue, da riportare agli splendori passati, e subito ha puntato Kakà.
Dopo una giornata di voci e smentite, ieri all'ora di cena sono stati i media spagnoli ad annunciare sicuri: Kakà è del Real per 65 milioni di euro, firmerà un contratto di 5 anni, sarà presentato già la prossima settimana. "Gli offrono tanto, è difficile tenerlo se lui non vuole", aveva detto in contemporanea da Prato Silvio Berlusconi, a un suo sostenitore politico che gli aveva chiesto del futuro del brasiliano. Di sicuro, Galliani oggi è stato a Madrid. Secondo la radio madrilena Cadena Ser, Perez lo avrebbe incontrato già oggi nel suo ufficio dello stadio Santiago Bernabeu a Madrid, insieme con il padre del calciatore brasiliano, Bosco Leite, per parlare del passaggio al Real. Notizia a lungo in sospeso (e per un'ora smentita dallo stesso ad), fino alle parole del Milan: Galliani é sì a Madrid, ma invitato da Perez per festeggiare la sua rielezione.
Secondo As però la trattativa c'era eccome: confermata di fatto dalle parole di Berlusconi, e poi dall'annuncio dei media spagnoli. Sessantacinque milioni al Milan, e un contratto faraonico al giocatore - 9 milioni netti a stagione per 5 anni - che ora dovrà dare la sua risposta definitiva, dopo aver detto no ai fiumi d'oro dello sceicco del Manchester City e aver ribadito stamane a La Gazzetta dello Sport: "lo dico per l'ultima volta. L'ultima. Non voglio andare via dal Milan".
L'ultimo ostacolo sulla via dell'ufficializzazione dell'accordo Real-Chelsea sarebbe però Carlo Ancelotti: secondo Cadena Ser, la radio spagnola più informata sulle vicende Real, una chiamata del neo-allenatore del Chelsea al padre di Kakà avrebbe rilanciato con un'offerta del club londinese di Roman Abramovich. Ultimo thrilling di una telenovela senza fine. Bosco Leite si sarebbe irrigidito e avrebbe chiesto al Real il doppio dei 9 milioni netti a stagione offerti da Perez. Dal ritiro della nazionale brasiliana, dove si trova Kakà, fonti vicine al giocatore fanno peraltro sapere che il passaggio al Real sarebbe imminente. Se il trasferimento venisse ufficializzato in queste ore, potrebbe esserci anche una conferenza stampa del giocatore.
La pietra Kakà sarebbe per Florentino Perez solo la prima del nuovo club madridista che ha in mente, "la migliore squadra del XXI secolo". La prima mossa della ambiziosa campagna acquisti che Perez vuole condurre a passo di carica - "spero di risolvere tutto entro giugno" ha detto a As - è stata questa mattina la presentazione alla tifoseria madridista del nuovo allenatore, il cileno Manuel Pellegrini, prelevato dal Villareal. "Un professionista intelligente, lavoratore, equilibrato" che "propone sempre un calcio elegante" ha detto Perez. Che fra l'altro nell'intervista a As ha ribadito di non avere mai pensato a José Mourinho per guidare il Real. Quanto a Jorge Valdano, tornato al ruolo di dg, è rimasto abbastanza cauto: "Kakà? Abbiamo un progetto, qualsiasi parola potrebbe interferire con la trattativa. Cristiano Ronaldo? Non so". Secondo la stampa spagnola Perez intende rivoluzionare la squadra surclassata in Liga dal Barcelona di Pep Guardiola. Solo tre giocatori - Casillas, Raul e Ramos - sarebbero sicuri di restare. Per tutti gli altri si aspettano le offerte.
Il neo-presidente intanto già si muove per reclutare, secondo il quotidiano El Mundo, i "7 magnifici della nuova era", per i quali sarebbe pronto a spendere più di 300 milioni. Oltre a quello di Kakà sul suo taccuino ci sarebbero, come possibili futuri 'magnifici sette', i nomi di Cristiano Ronaldo, Franck Ribery, Ibrahimovic, David Villa, Diego Forlan. Xabi Alonso, Albiol, Maicon. Kakà, dice la stampa spagnola, è l'obiettivo numero uno di Perez, pronto a inserire nella trattativa con il Milan anche giocatori del peso di Robben e Sneidjer. Su Ribery si muove Zinedine Zidane, da ieri consigliere del presidente del Real, che ha già incontrato a Monaco l' attaccante francese del Bayern. Zidane non nasconde di ritenere l'ex-stella del Marsiglia, un acquisto essenziale per i nuovi 'galacticos' di Perez.
L'ex-numero 10 di Juventus e Real, collabora con la nuova direzione madridista come "ambasciatore del club" e "non vuole danaro": è, ha spiegato Perez, la persona più disinteressata del mondo".
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16/05/2009
Ancelotti ha deciso Vuole andarsene
Ancelotti ha deciso Vuole andarsene
Vicenda milan. Il pressing di Berlusconi su Ronaldinho alla base della fuga. La mediazione di Galliani
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| Ancelotti e Berlusconi (Lapresse) |
UDINE—È altamente probabile che, a dispetto del desiderio di non muoversi dal suo habitat naturale (Milanello e dintorni), quella di stasera a Udine possa essere la terzultima presenza di Carlo Ancelotti sulla panchina del Milan dopo 8 stagioni e 418 partite ufficiali. La svolta è certamente clamorosa perché nelle ultime settimane, in coincidenza con l’intensificarsi degli spifferi provenienti da Londra, il tecnico rossonero si era impegnato in una spasmodica difesa del contratto che lo lega al club «più titolato al mondo» fino al 30 giugno del 2010, addirittura fornendo pubblicamente e con la solita scanzonata ironia l’identikit dell’allenatore per la prossima stagione: aziendalista, profondo conoscitore delle dinamiche del club, paffutello, «comunque un bel ragazzo»: cioè lui. Ora tutto questo non ha più valore perché le esternazioni da Bar Sport di Silvio Berlusconi hanno provocato una frattura insanabile tra proprietà e conduzione tecnica. Incolpando platealmente il suo allenatore di essere l’unico responsabile della mancata conquista di uno scudetto che nessuno quest’anno è mai realmente riuscito a insidiare all’Inter, il patron rossonero ha fatto traboccare un vaso già ricolmo di incomprensioni e sfuriate. Quella in terra d’Egitto non è stata infatti una sparata fine a se stessa ma è risultata essere l’ultimo anello di una serie di rilievi mossi da un presidente che si sente allenatore a tutto tondo.
È da parecchie settimane, diciamo da metà marzo, da quando è tornato disponibile dopo un infortunio, che Berlusconi rimprovera ad Ancelotti lo scarso utilizzo di Ronaldinho. E questo nonostante gli sia stato spiegato come l’ex Pallone d’oro non sia presentabile a certi livelli perché i suoi allenamenti non sono ritenuti soddisfacenti. È a partire da Siena Milan (1-5) del 15 marzo che il premier fa pressing sul suo allenatore affinché mandi in campo un giocatore che ormai soltanto lui si ostina a considerare decisivo ma Ancelotti, elmetto in testa e il conforto dello zoccolo duro dello spogliatoio, ha sempre resistito in trincea. Né a Siena e neppure nelle successive 8 partite di campionato il brasiliano è stato infatti titolare e a Catania, due settimane fa, è rimasto addirittura incollato alla panchina. E del resto quali siano le sue condizioni attuali lo hanno mostrato in maniera impietosa gli spezzoni conclusivi di Milan-Juve. Se ne sono resi conto tutti meno il capo del governo che, rinchiuso nella sua campana di vetro calcistica, vive nell’utopia che con Ronaldinho in campo il Milan avrebbe potuto vincere lo scudetto. Così, al di là delle concilianti versioni di facciata, Ancelotti ha detto basta: ritiene conclusa la sua avventura in rossonero per la mancanza dei presupposti minimi di fiducia e di sintonia con il suo datore di lavoro. Anche il più sprovveduto degli osservatori di cose rossonere non può infatti non essersi reso conto di quanto poco convinte siano state le smentite berlusconiane al polverone scatenato da quella frase («Se abbiamo perso lo scudetto la colpa è solo di Ancelotti») destinata a lasciare tracce profonde nella storia minima del club.
In questo scenario turbolento si muove Adriano Galliani, consapevole del fatto che il panorama nazionale ed internazionale non offra al momento allenatori funzionali al progetto milanista. Il vicepresidente vicario sta cercando di mediare e di ricucire ma lo strappo è difficile da sanare. Ancelotti se ne vuole andare, a Roman Abramovich ovviamente tutto questo non sembra vero, e stavolta per riuscire nella sua missione (mantenere Carletto a Milano almeno per un’altra stagione), il plenipotenziario di Berlusconi dovrà davvero dare fondo a tutte le sue capacità di diplomatico, consapevole del fatto che non ci sia peggior sordo di chi non voglia sentire, soprattutto se il sordo in questione non soltanto è convinto di essere un eccellente politico ma pure un abile stratega calcistico. «In questi ultimi giorni Ancelotti con noi si è chiuso a riccio ma se davvero dovesse andarsene sarebbe un dispiacere e una delusione». Nelle parole di Rino Gattuso, coscienza critica di uno spogliatoio speciale, c’è tutta l’amarezza di una squadra che stavolta fatica a condividere le scelte del proprio presidente. Anche se è Silvio Berlusconi e anche se è a capo del governo.
«Kakà ingaggiato dal Real Madrid». Il padre: «Falso, nessun accordo». Le speculazioni sul contratto: «percepirà 9.120.000 euro netti all'anno». I giornali spagnoli «As» e «Marca» titolano a tutta pagina: accordo concluso. Ma arriva la smentita.
«Le ore di Kakà come giocatore del Milan ormai sono contate». Lo scrive, sia nell'edizione in edicola che in quella online, il quotidiano sportivo spagnolo «As», secondo cui Florentino Perez, candidato alla presidenza del Real Madrid (e grande favorito di queste elezioni) ha già un accordo con Kakà per il trasferimento in Spagna dell'ex Pallone d'Oro brasiliano. «Ingaggiato», titola a tutta pagina in prima e nell'apertura dell'edizione online anche l'altro quotidiano sportivo spagnolo, «Marca», sottolineando che Kakà è già del Real Madrid. Ma a smentire la stampa spagnola ci pensa il padre del calciatore, dal sito del Milan: «Non c'è nessun accordo con il Real Madrid».
I DETTAGLI - «As» scrive che «l'accordo è già stato assolutamente concluso, ed è stato raggiunto dal club con il giocatore ed il suo agente e padre Bosco Leite». Il giornale sportivo spagnolo è anche prodigo di dettagli: «E' vicina la conclusione dell'accordo anche con il club italiano, che ha già dato il via libera alla trattativa. La società, in particolare Adriano Galliani, è cosciente che data la sua cattiva situazione ha bisogno di vendere giocatori». Quindi, scrive ancora «As», se il 14 giugno Perez sarà il presidente del Real Madrid, Kakà firmerà un contratto quinquennale per il quale percepirà 12 milioni di euro a stagione«. E qui il giornale spagnolo scende appunto nei particolari spiegando che «trattandosi di un giocatore extracomunitario che arriva per la prima volta nel nostro Paese, la ritenuta che verrà applicata dal Fisco sarà del 24%, quindi Kakà pagherà in tasse 2.880.000 euro. Ciò vuol dire che il primo Galattico della nuova era di Florentino percepirà 9.120.000 euro netti all'anno, diventando il calciatore meglio pagato del Real Madrid. Finora lo è Raul, che prende 6.840.000 euro netti a stagione (agli spagnoli viene applicata una tassazione del 43%)». «As» chiude il suo pezzo spiegando che «le smentite fatte finora da Kakà sul suo trasferimento al Real sono state una strategia per evitare il malcontento dei tifosi rossoneri».
LA SMENTITA - Bosco Leite, padre e legale del fuoriclasse brasiliano, in una nota pubblicata sul sito del Milan fa sapere che «non c'è nessun accordo con il Real Madrid, e non costituisce verità l'affermazione secondo cui il giocatore ha già firmato un contratto con il club spagnolo. Kakà - spiega Bosco Leite - è sempre concentrato sulle ultime partite della stagione ed è sempre molto legato al Milan. Qualunque informazione sulla carriera dell'atleta è da considerarsi credibile e ufficiale, solo se avviene attraverso il suo legale rappresentante o attraverso il Milan. Qualsiasi altra fonte di infomazione è da considerarsi inattendibile».
Alberto Costa
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25/04/2009
I tabloid britannici insistono: «Kakà allo United, Ronaldo al Real Madrid»
I tabloid britannici insistono: «Kakà allo United, Ronaldo al Real Madrid»
I procuratori dell'attaccante del milan avrebbero incontrato la dirigenza del manchester. Per il «Sun» sarebbe pronto già un quinquennale da 38 milioni di euro
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| Kakà in azione (Sportimage) |
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - C'è chi lo vuole la prossima stagione al Real Madrid. Ma per i giornali inglesi non ci sono dubbi: Kakà andrà al Manchester United, dato che le trattative sarebbero molto avanzate e si parla già di stipendio. Secondo il tabloid «Sun» i procuratori della stella brasiliana del Milan avrebbero incontrato la dirigenza dei Red Devils per discutere dell'ingaggio: si parla di circa 38 milioni di euro complessivi.
LE VOCI - Una fonte del tabloid vicina al Milan conferma: «È stato un incontro positivo, sebbene non ci sia ancora un accordo. Il giocatore vuole un contratto di 5 anni di almeno sette milioni l'anno. È molto preso dall'idea di andare al Manchester e queste sono cifre accessibili per lo United». L'eventuale trattativa per Kakà è comunque legata alla cessione di Cristiano Ronaldo al Real Madrid.
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20/01/2009
I media inglesi: «City umiliato da Kakà» Il club: «Pressioni politiche dietro il no»
I media inglesi: «City umiliato da Kakà» Il club: «Pressioni politiche dietro il no»
Marca: «Il brasiliano vuole il real». Delusione tra i tifosi e sui giornali. E Robinho lascia il ritiro della squadra
| Kakà mostra la maglia rossonera ai tifosi |
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Berlusconi: «Kakà resta al Milan Per lui i soldi non sono tutto»
Berlusconi: «Kakà resta al Milan Per lui i soldi non sono tutto»
Il campione brasiliano: «ho scelto con il cuore». Il Milan aveva trovato l'accordo con il club inglese per una cifra di poco inferiore ai 130 milioni di euro
| Kaka |
I SOLDI NON SONO TUTTO - «Siamo tutti quanti felici» ha detto Silvio Berlusconi a Sky Sport 24 ricordando che, come con Shevchenko, non si poteva negargli l'opportunità. «Ma non ha voluto nemmeno che si perfezionasse l'offerta del Manchester e ha detto di no anche senza conoscere l'offerta che sarebbe stata credo molto elevata. E quindi resta con noi e noi non possiamo che essere felici perchè i soldi sono importanti ma ci sono delle cose che sono più importanti dei soldi». Ha tirato anche lei un sospiro di sollievo? «Come tutti i tifosi rossoneri, non solo in Italia ma nel mondo perchè il Milan è stato subissato di messaggi da tutto il mondo dai tifosi rossoneri che naturalmente inneggiavano a Kakà e volevano che restasse». Presidente, quanto si deve aver paura di questo sceicco? «Fin quando il petrolio entra con i suoi soldi che scorrono da terra nei vari mercati, porta scompiglio evidentemente. Però credo che questo episodio abbia dimostrato che non ci sono soltanto i soldi e credo che possa essere veramente qualcosa di cui tutti dobbiamo essere contenti». Ma il Milan aveva accettato l'offerta del Manchester City? «No il Milan aveva detto a Kakà di riflettere su questa offerta: come con Shevchenko, avevamo detto di non voler vietare a qualcuno di mettere da parte un patrimonio ingente magari il doppio di quello che il Milan poteva arrivare a dare, anche perchè è chiaro che noi non avremmo potuto fare una contro offerta in aumento, perchè altrimenti avremmo dovuto farla a tutti i giocatori della rosa e questo non sarebbe stato assolutamente logico e compatibile con i nostri bilanci. Kakà non ha neppure aspettato che l'offerta fosse formalizzata. Da tifoso devo dire che sono molto felice».
«HO SCELTO CON IL CUORE» - Tutti i messaggi che mi arrivavano dicevano di scegliere con il cuore e penso che alla fine questa scelta è stata così. Non è assolutamente economica». Così Kakà ha commentato a Milan Channel la sua decisione di non cedere alle lusinghe del Manchester City e restare al Milan. «Ci sono state delle notizie, delle voci, tante speculazioni, che in questi giorni fanno fatto anche una brutta idea di mio papà. Non è così, io non ho mai litigato con mio papà. Le mie decisioni sono sempre in famiglia, mia moglie è stata bravissima, mi ha aiutato, mi ha sempre sostenuto in tutte le mie decisioni. La mia famiglia è stata bravissima e in nessun momento mi ha spinto ad andare da una parte o dall'altra. Alla fine ha contato la mia storia, dove sono legato e dove è in realtà il mio cuore».
Kakà ha sottolineato che «sono uscite poi anche delle dichiarazioni secondo cui tutte le volte che vengono delle offerte è perchè voglio rinnovare il contratto. Questo non è vero. Tutte le volte che sono arrivate delle squadre a propormi qualcosa è sempre stato il Milan ad accontentarmi. Di questo io devo ringraziare tutti quelli che lavorano nel Milan». E ha citato Galliani, Silvio Berlusconi che «sono delle persone straordinarie» e Leonardo «che è più di un amico, una persona che è sempre vicina». «In questo momento non voglio assolutamente cambiare niente, voglio solo star tranquillo» ha aggiunto il campione brasiliano, che ha ricordato di essere un «credente», che in questi giorni ha «pregato molto» e da Dio gli è venuta un'indicazione. Ha parlato della gara di sabato sera contro la Fiorentina, giocata in un clima da addio mentre i tifosi gli facevano sentire tutto il loro affetto: «È stata una serata molto emozionante, indimenticabile». Ma anche tutta la squadra gli è stata vicina. «I compagni sono stati bravissimi, mi hanno sostenuto, mi hanno veramente emozionato». Kakà ha comunque escluso di essersi sentito, anche solo per poco un giocatore del Manchester City, anche se ha ammesso che lo stesso Milan era rimasto «stupito» dell'offerta inglese.
LA FESTA - E i tifosi milanisti che si trovavano sotto l'abitazione di Kakà quando è arrivata la notizia che il brasiliano non avrebbe lasciato il Milan hanno reagito con esultanza e cori da stadio. Il tam-tam attraverso i cellulari aveva restituito l'entusiasmo ai circa 50 sostenitori rimasti, che erano ormai rassegnati, e che invece hanno ricominciato a cantare con ancora più entusiasmo. A quel punto Kakà si è affacciato a una delle finestre del suo appartamento, ha fatto gesti di esultanza, ha applaudito e poi lanciato una sua maglietta ai tifosi. Lacrime, abbracci, cori e un fortunato è riuscito a prendere al volo la maglietta lanciata dalla finestra dal fantasista rossonero, che questa volta si è affacciato esultante. Accanto a lui anche la moglie Caroline con i pugni alzati e contenta, nonostante un pomeriggio passato cercando di calmare il figlio di otto mesi spaventato dal frastuono. Il volume, per la disperazione degli abitanti della via, è arrivato a livelli da stadio, e piano piano sono arrivati oltre 300 tifosi. Dietro lo striscione della Curva Sud hanno cantato cori di ringraziamento per Kakà e contro lo sceicco. «Se non scendi non ce ne andiamo», cantavano verso le finestre per la gioia del brasiliano, ma non degli altri condomini, a dire il vero un po' arrabbiati.
LA DELUSIONE DEL CITY - Alla gioia dei tifosi rossoneri faceva da contrasto la delusione della dirigenza del Manchester City. «Interrotta la trattativa per Kakà»: così il sito internet del Manchester City annunciava la chiusura dell'affare che avrebbe potuto portare l'attaccante del Milan in Inghilterra. «Dopo un incontro a Milano - si legge ancor oggi sul sito ufficiale - il club si è reso conto che è improbabile che le due parti riescano a raggiungere un terreno comune per un accordo. Le discussioni hanno raggiunto soltanto una fase preliminare e in nessun momento il calciatore è stato coinvolto».
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