11/10/2008

Pechino «riabilita» Bruce Lee Da rinnegato a icona della Nuova Cina

Pechino «riabilita» Bruce Lee Da rinnegato a icona della Nuova Cina


Bandito da Mao come «inquinamento culturale», ora arriva in tv. L'emittente di Stato trasmetterà 50 episodi sul maestro di kung fu morto nel 1973

 

 

PECHINO (CINA) - Servirà a smussare le angosce della crisi finanziaria. E peccato che Bruce Lee non possa arrivare a cacciare indietro il mostro del tracollo globale. Meglio che niente: domani è l'ora del kung fu, Cctv1 — rete di punta della tv di Stato — trasmetterà i primi due episodi della sterminata serie dedicata all'uomo che negli anni Settanta lanciò in Occidente un genere cinematografico, le arti marziali made in Hong Kong. Senza «Dalla Cina con furore » e pellicole analoghe l'ispirazione di un Quentin Tarantino sarebbe stata un po' meno ricca, senz'altro. Soprattutto, Lee gettò i semi di un orgoglio cinese che si scopriva globale: il linguaggio che allora rimbalzava fra Hong Kong e le comunità della diaspora— la California e la Malaysia, Singapore e l'Australia… — funzionava ovunque e affratellava. Bruce Lee è morto nel 1973 a 32 anni. Altri tempi. Un'altra Cina.

 

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I FILM DI KUNG FU - La Rivoluzione culturale stava per imboccare la sua china terminale ma Mao Zedong aveva già marchiato i film di kung fu come inquinamento spirituale, robaccia reazionaria. Adesso quella stessa Cina che fino agli anni Ottanta aveva praticamente ignorato l'esistenza di Bruce Lee e dei suoi 46 film (ce n'erano anche di girati da sosia) metterà in onda 50 episodi costati, tutti insieme, 5 milioni di euro. Una ventina di Paesi si sono messi in fila per acquistarli. «La leggenda di Bruce Lee» doveva essere trasmesso sull'ottavo canale della Cctv prima delle Olimpiadi. Rinviato a causa del terremoto in Sichuan, è stato promosso al primo, per di più nella fascia definita l'«ora d'oro», ovvero il prime time, che qui va dalle 18 alle 22. Audience massima per l'eroe. La nuova Cina ha da anni assorbito l'estetica e l'etica delle arti marziali, la letteratura di genere è stata sdoganata e vende milioni di copie. Bruce Lee, che in realtà era nato a San Francisco, è stato incorporato, il suo orgoglio è ormai patrimonio comune dei cinesi tutti, per i quali è irrilevante che il loro eroe fosse di Hong Kong. Non a caso schiantava con speciale soddisfazione biechi giapponesi. «E' il Picasso o il Van Gogh delle arti marziali», sentenzia uno dei produttori, Yu Shengli. Girato fra Macao, la Thailandia, gli Usa e persino l'Italia, il serial ha come protagonista Danny Chan Kwok Kuen, attore che anche alla figlia di Lee, Shannon, appare identico al padre. Giurano i creatori che un terzo di quanto si vedrà in tv è frutto dell'immaginazione, due terzi è fedele alla verità (e la verità dovrebbe includere anche la sua fobia per gli scarafaggi e i suoi trionfi come campione di ballo da sala). Il mito Lee è tale che il regista Zhang Yimou, ora in vacanza dopo le fatiche delle regie olimpiche, medita un film sullo stesso tema. Di questi 50 episodi si dibatte già fra appassionati. La produzione avverte che «il finale è aperto», come se non si chiudesse con la morte per emorragia cerebrale, un destino che l'epica vorrebbe invece più misterioso. Ciò che turba, più che altro, sono le voci di una scena in cui Lee verrebbe battuto da un americano. «Schifezze», si lamentano gli ultrà. Secondo indiscrezioni inverificabili sul web si tratterebbe di un momento edificante «per far vedere che bisogna essere umili».


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11/09/2008

AGGREDISCE UNA RAGAZZA, MA LEI LO METTE KO

AGGREDISCE UNA RAGAZZA, MA LEI LO METTE KO

«Nessuno dei passanti mi ha aiutata». Lara Liotta era appena arrivata alla stazione Termini. L'uomo, romeno, è finito al pronto soccorso

Lara Liotta
Lara Liotta
Ha aggredito una ragazza di 29 anni appena scesa da un treno, con tanto di presa al collo per tentare una rapina, ma la reazione della «vittima», ex nazionale di karate e quattro volte campionessa italiana, lo ha fatto finire al pronto soccorso e poi in carcere. È successo ad un romeno senza fissa dimora che all'uscita della stazione Termini ha fermato Lara Liotta, cintura nera terzo dan, tesserata delle Fiamme Azzurre e quattro volte campionessa italiana nella categoria -55 kg, con il pretesto di chiederle una sigaretta. Alla risposta negativa («gli ho detto che non fumo»), ha messo le mano sul collo della donna, appena arrivata in treno da Velletri. Lei però ha reagito con due colpi di karate che hanno centrato il romeno in bocca e lo hanno spedito in terra. Visto che ha trascinato con sé la ragazza afferrandola per i capelli, ne è nata una colluttazione («nessuno dei passanti mi ha aiutata o si è fermato, eppure a quell'ora c'è un viavai continuo», sottolinea la Liotta), dopo la quale, con il romeno ancora dolorante, l'azzurra del karate è corsa ad avvisare gli agenti del posto di Polizia di Termini.

VIOLENZA PRIVATA - Il romeno, che aveva provato a darsi alla fuga, è stato bloccato nei pressi di Castro Pretorio, poi c'è stata da parte del giudice la convalida del fermo, con l'accusa di violenza privata e lesioni. «Ha tentato di rapinarmi e si vede che non sta tanto bene di testa... - ha spiegato la Liotta -. Ora spero che non esca subito. Ciò che veramente mi fa pensare è cosa sarebbe successo se questa persona, invece che me che ho fatto parte nel 2000 e nel 2003 anche della nazionale e quindi so difendermi bene, avesse aggredito una ragazzina...Non ho parole». Se è per questo nemmeno io visto la stupidità della gente che ignora qualsiasi cosa accada davanti ai propri occhi fregandosene di tutto, tanto mica è un problema loro.


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