18/11/2011
Le azzurre italiane vincitrici della World Cup di pallavolo, grazie al Giappone vittorioso conto gli Stati Uniti
Le azzurre italiane vincitrici della World Cup di pallavolo, grazie al Giappone vittorioso conto gli Stati UnitiIl successo delle nipponiche contro gli Stati Uniti spedisce le ragazze di Barbolini sul gradino più alto del podio. Un trionfo meritato dopo le dieci vittorie conquistate (nove di fila) dalle azzurre: l'ultima contro il Kenya per 3-0
15:51 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: world cup 2011, olimpiadi, londra 2012, italia, italvolley, kenya, sport, volley | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
17/11/2010
La dieta mediterranea diventa patrimonio dell'umanità
La dieta mediterranea diventa patrimonio dell'umanitàGli esperti dell'Unesco, riuniti a Nairobi, hanno inserito nella lista dei beni immateriali anche la gastronomia francese. L'Italia dedica l'evento al sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ucciso dalla mafia in settembre
11:56 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, nairobi, kenya, esperti, unesco, riuniti, votazione, patrimonio immateriale dell'umanità, dieta mediterranea, delegazione italiana, dedica, sindaco di pollica, angelo vassallo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
22/06/2009
Malindi, bruciano le ville degli italiani
Malindi, bruciano le ville degli italiani
La causa un corto circuito, poi un forte vento ha alimentato le fiamme. Oltre 150 abitazioni e 50 automobili in cenere nella zona di Kibokoni, molte appartenevano a nostri connazionali
Un violentissimo incendio è scoppiato nel pomeriggio a Malindi , la località turistica keniota frequentata da un folto gruppo di italiani. Oltre 150 ville e cottage e una cinquantina di automobili (molte appartenenti a nostri connazionali) nella zona di Kibokoni sono andati in cenere. La maggior parte delle abitazioni erano deserte perché la stagione turistica non è ancora cominciata. L'arrivo dei proprietari e dei visitatori è previsto a cominciare dalla prossima settimana.
| Le fiamma a Malindi (foto di Robert Nyagah) |
L'incendio, probabilmente il più grave in questo stazione turistica, è scoppiato alle 13 e si è sviluppato violento e distruttivo fino alle 16. Le fiamme si sono levate altissime giacché la maggior parte dei tetti delle ville sono in makuti, cioè fatti con fascine strette tra loro che lasciano passare l'aria ma non l'acqua della pioggia. Una copertura che prende fuoco facilmente.
Secondo lo stringer del Corriere a Malindi i pochi proprietari italiani che hanno visto la loro casa finire in cenere erano disperati. Hanno cercato di domare le fiamme con estintori ma senza successo. Molti di loro hanno perso tutto.
Il fuoco non ha risparmiato neppure il famoso Palm Tree Club hotel and il prestigioso Kibokoni Riding Center, centro ippico frequentato soprattutto dagli stranieri. La manager Lidia Filini, arrivata due giorni fa dall'Italia per preparare l'apertura estiva del villaggio, era in lacrime e il proprietario, Renato Marini, sotto choc.
Secondo le signora Filini, l'hotel da luglio sarebbe stato completo e la stagione si presentava come ottima. La tragedia ha distrutto tutto. "Ero a pranzo da amici quando ho visto il fumo alzarsi in questa direzione. Sono corsa qui ma non c'era più nulla da fare", ha raccontato allo stringer del Corriere asciugandosi le lacrime. Quattro famiglie di stranieri che, nonostante gli appelli dei vigili del fuoco, si erano barricati nelle loro ville in procinto di essere divorate dalle fiamme sono stati salvati dalla polizia. Secondo Peter Kattam, uno dei capi delle forze dell'ordine, almeno una di esse è italiana. "Abbiano anche arrestato quattro sciacalli che stavano saccheggiando una delle ville semidistrutte", ha raccontato.
Secondo le prime investigazioni, l'incendio è scoppiato a causa di un corto circuito che si è sviluppato a Rajo Villas. Nella zona a quell'ora soffiava un forte vento che ha alimentato le fiamme, facilmente "saltate" da villa a villa. Testimoni hanno detto che si sentivano esplodere le bombole di gas presenti in ogni cucina. L'intera area tra la villa Tamani Jua e il centro medico Rainbow care Center è andata completamente in cenere. Da villa Rajo il fuoco ha raggiunto Temple House e poi il Palm Tree Club, il Red Lion Hotel, la Ngorongoro House, la Bahati House, la Tembo House and il Kibokoni Riding Center. Da lì non è stato più possibile contare le case e i cottage bruciati, probabilmente più di centocinquanta.
Massimo A. Alberizzi
07:16 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: malindi, kenya, incendio, corto circuito, fiamme, ville, italiani, distrutte, abitazioni, vento forte | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
05/02/2009
Kibera, i volti della baraccapoli che si vedono dallo spazio
Kibera, i volti della baraccapoli che si vedono dallo spazio
In kenya il progetto del fotografo parigino JR. Tuguri «vestiti» con immensi poster che ritraggono gli sguardi delle donne africane

Il suo volto è sconosciuto, misterioso. Forse perché la missione del fotografo parigino JR è quella di rivelare i volti degli altri, delle persone che incontra nei luoghi più diversi del mondo. Proprio come la baraccopoli di Kibera, in Kenya, "sede" del suo ultimo progetto – talmente grande da essere visibile perfino da Google Earth. Meglio, «persino dallo spazio», spiega l’artista sul suo sito.

BARACCOPOLI «VESTITA» - Due giorni fa, dopo un anno di pianificazione, JR è riuscito a «vestire» duemila metri quadrati della più grande baraccopoli africana (oltre un milione di abitanti) con immensi poster dei volti e dei sorrisi delle donne di Kibera. Il materiale utilizzato, spiega l’artista, è resistente all’acqua: saranno dunque le fotografie stesse a proteggere le fragili case su cui sono montate, specialmente durante la stagione delle piogge. JR ha anche montato dei poster sul treno che passa, due volte al giorno, dalla baraccopoli, e sulla massicciata che separa la ferrovia dalle case: ogni volta che i convogli passeranno, completeranno i volti, rendendoli perfettamente visibili.



IMPRESE SPERICOLATE - JR non è nuovo a imprese spericolate: in passato (oltre a conquistare la prima pagina del New York Times), ha "pubblicato" foto sui muri di baraccopoli in Brasile, sull’Hotel de Ville a Parigi, sul muro di separazione tra Israele e Territori Palestinesi. Questa nuova tappa del suo progetto l’ha portato in Africa, in zone poverissime o devastate dalla Guerra, dove s’è concentrato sul volto delle donne, «testimoni della voglia di vivere». E ora, prima di spostarsi in India e in Asia, ha deciso di far testimoniare i volti e gli occhi "invisibili" delle donne di Kibera.
11:52 Scritto in ARTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: kibera, artista, volti, africa, baraccopoli, spazio, kenya | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/11/2008
Kenya, rapite due suore italiane
Kenya, rapite due suore italianeLa farnesina conferma la notizia. attivata l'unita' di crisi. Il sequestro è avvenuto al confine con la Somalia. Le due donne, 61 e 67 anni, prelevate da un commando armato
![]() |
| El Wak, Kenya: il luogo del rapimento (da Google Maps) |
OLTRE FRONTIERA - «Sono due suore molto esperte che si trovano in Kenya da parecchi anni», hanno raccontato all'agenzia Misna alcune consorelle delle due donne sequestrate. Sono in Kenya da 35 anni e da 25 prestano la loro missione nella casa di fraternità di El Wak, zona colpita da una grave siccità da alcuni mesi. Secondo fonti giornalistiche somale, le due religiose sarebbero state prelevate in territorio keniano da un gruppo di uomini armati non identificati che successivamente le avrebbero portate oltre frontiera in territorio somalo. Le due suore fanno parte del Movimento contemplativo missionario Charles de Foucauld di Cuneo. Suor Caterina Giraudo, per tutti Rinuccia, è originaria di Boves (Cn), suor Maria Teresa Oliviero è di Centallo, sempre in provincia di Cuneo. «Nella fraternità di El Wak», spiega don Pino Isoardi, responsabile del movimento De Foucauld, «è stato creato un piccolo ambulatorio e una casa di accoglienza dove vengono assistiti disabili, epilettici, malati di tubercolosi Abbiamo avuto notizia del rapimento la scorsa notte», conferma don Isoardi. «Le autorità ci hanno pregato di essere molti riservati perchè, grazie agli anziani del posto, si sta cercando di individuare i sequestratori e di avere un contatto con loro».
UNITÀ DI CRISI - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, segue costantemente la vicenda. Frattini ha immediatamente attivato l'Unità di crisi del ministero, con la quale si mantiene in stretto contatto e ha dato istruzioni perché agisca, attraverso l’ambasciata in Kenya, in stretta collaborazione con le autorità locali. L'ambasciatore italiano a Nairobi, Pierandrea Magistrati, riferisce la Farnesina, opera anche in raccordo con il nunzio apostolico in Kenya, e il capo di gabinetto della Farnesina ha preso contatto con il nunzio apostolico a Roma. Come accaduto per analoghe vicende, la Farnesina, che «intende seguire una linea di stretto riserbo sul caso, rivolge agli organi di informazione, nell'interesse delle due connazionali sequestrate, l'appello ad adottare un atteggiamento di responsabile cautela e ad astenersi dal divulgare notizie non adeguatamente riscontrate e verificate».
GLI ALTRI RAPIMENTI - Il rapimento delle suore italiane è solo l'ultimo episodio di una lunga serie di sequestri e violenze nei confronti di operatori umanitari. Domenica, ad esempio, nella cittadina di Jamame, a nord di Chisimaio, in Somalia, roccaforte dei miliziani fedeli alle deposte Corti islamiche, è stato assassinato Mohamud Sakow, responsabile locale della fondazione benefica americana 'Mercy Corps'. Una decina di giorni fa quattro cooperanti della ong francese 'Azione contro la fame' (Acf) - due donne francesi, una bulgara e un belga - sono stati rapiti insieme ai due piloti kenioti che li accompagnavano a Dhusa Mareb, cittadina della Somalia centrale, vicino al confine con l'Etiopia. Negli ultimi mesi sono aumentati gli omicidi e i rapimenti di operatori umanitari stranieri in Somalia: quello dei sequestri è un business molto redditizio. A praticarlo sono perlopiù bande criminali che agiscono autonomamente da clan e miliziani fedeli alle deposte Corti islamiche, anche se alcuni recenti sequestri sono stati compiuti dall'ala più estrema di Shebab. Tuttavia, nella maggioranza dei casi gli ostaggi vengono rilasciati dopo il pagamento di un riscatto. Nelle mani di gruppi somali ci sono ancora una dottoressa giapponese e un'assistente all'infanzia olandese dell'organizzazione francese 'Medicins du Monde', che da settembre dovrebbero trovarsi in Etiopia. Un altro gruppo tiene in ostaggio due giornalisti stranieri.
15:00 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: kenya, suore, rapite, italia, ribelli, sequestro, commando armato | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
21/09/2008
Kenia: italiano accusato di pedofilia
Kenia: italiano accusato di pedofiliaGravemente malato di cuore e con un forte enfisema polmonare. Medardo Caretta, 73 anni, architetto di Alba, condannato a 5 anni per adescamento di minori e molestie.

MALINDI – Magrissimo, tremante, il volto emaciato, il respiro ansimante e gli occhi persi nel vuoto. Il polso è incatenato al letto con una manetta che gli blocca i movimenti. Così un architetto di Alba, 75 anni, Medardo Caretta, gravemente malato di cuore e con un forte enfisema polmonare, giace in un letto dell’infermeria dalla prigione Shimo La Tewa di Mombasa. È stato condannato a 5 anni di reclusione per adescamento e molestie ai danni di due ragazzini. Assolto invece dall’imputazione più grave: sodomia dopo che il medico ha accertato che l’accusa era infondata. Lui si è sempre proclamato innocente. Da un paio di giorni dall’ospedale di Malindi è stato trasferito alle carceri di Mombasa, dove ha potuto vedere brevemente la figlia Daniela. Per ora è in infermeria, ma non si sa fino a quando potrà restarci. Lo attende una cella assieme ad altri detenuti comuni.
I FATTI NEL 2004 - I fatti per cui Caretta è stato condannato risalgono al 2004. Il 23 luglio due ragazzini, John e Brian, si presentano davanti alla sua casa di Malindi. Chiedono l’elemosina. E qui le versioni divergono. Lui dice di averli fatti aspettare fuori dal cancello e di avergli portato 200 scellini (un paio di euro). Loro sostengono di essere stati trascinati in casa e fatti oggetto di attenzioni a scopo sessuale. Un mese dopo al cancello della villa dell’architetto si presenta la polizia: lo portano al comando e gli notificano che è stata presentata una denuncia contro di lui per sodomia. Caretta scoppia in una risata: «Tutto era così inverosimile», racconta. «In quel momento nella stanza arriva una signora, la madre di John. Davanti ai poliziotti mi spiega che è disposta a ritirare la denuncia se le pago un risarcimento di 5 mila euro. Naturalmente rispondo che non ci penso neanche, non accetto ricatti. Andiamo in corte e la verità salterà fuori. Resto una notte nella stanzetta della polizia e due in carcere. Soffro molto ma sono deciso a resistere all’estorsione. Esco su cauzione».
GIRONE INFERNALE - La prigione di Malindi è un girone dantesco: un’ottantina di detenuti (assassini, stupratori, rapinatori) tutti nella stessa cella. Pochi giorni dopo scatta un’altra denuncia. La madre di Brian accusa l’architetto di adescamento e molestie. Stessa trafila e seconda cauzione. Comincia la causa di merito. È difficile leggere le 144 pagine di verbali: ci sono continue contraddizioni dei testimoni. Occorre andare avanti e indietro nelle pagine per rendersi conto, per esempio, che non sono certe neppure le date della presunta sodomizzazione o della visita in ospedale dei ragazzini. Sette testimoni, sette date diverse. Sorprende che l’avvocato della difesa, Ole Kina, un uomo che si è arricchito nelle cause tra italiani a Malindi, non faccia rilevare al giudice le incongruenze. I bambini, la cui capacità di intendere e di volere viene testata chiedendo loro se conoscono i 10 comandamenti, raccontano di colluttazioni con l’architetto che li trattiene, li insegue quando scappano, li spoglia, li obbliga a rapporti sessuali. «Peccato che a Medardo venga il fiatone appena muove pochi passi», racconta Giancarlo Cecchetti , un vicino di casa. Rincara la dose il dottor Arnold Wambejo, un medico chiamato dall’accusa a testimoniare se c’è stata sodomia: «Un uomo che da trent’anni ha un enfisema polmonare e problemi cardiaci come Caretta», conferma, «rischia la vita persino quando cammina».
TESTIMONIANZE - «Siamo stati portati in casa», spiega John durante l’interrogatorio. «Era vuota, non ho visto mobili, ad eccezione di un letto senza materasso». Eppure casa Caretta è un mezzo museo. «C’erano parcheggiate tre macchine, due a sinistra e una a destra. Nessuna piscina», aggiunge il ragazzino. Ma in quella villa c’entra a mala pena solo un’auto, proprio perché il giardino è occupato da una grande vasca. Al referto medico presentato in aula vengono aggiunte alcune righe con penna e calligrafia diversa apposta per fare in modo che le condizioni dei ragazzini dopo la presunta violenza appaiano più gravi. L’infermiera che ha firmato il certificato, chiamata alla sbarra dei testimoni, dopo aver esaminato il documento, dichiara: «Quelle note in più non sono mie. I ragazzini tutto sommato stavano bene».
PROCESSO - Il processo viene rimandato ben 40 volte. Già all’inizio i genitori di Brian si ritirano. Nel 2005 il procuratore Kisio, il primo incaricato a seguire il caso, rinuncia al mandato «senza una ragione» e, nel maggio 2006, stessa scelta la fa il procuratore C.I. Munene che l’ha sostituito: «Con questo caso mi sto giocando la reputazione. Arrivederci», dichiara in aula. Anche il faldone della polizia sul caso sparisce. Nell’aprile 2007 l’architetto torna in Italia per un’operazione di ernia. «Confidavo nella giustizia e così sono tornato in Kenya», racconta. Per almeno nove volte Caretta viene sollecitato dalla madre di John a pagare 5 mila euro per ritirare la denuncia. A una delle richieste assiste anche il console onorario italiano a Malindi, Roberto Macrì che racconta l’episodio al giudice e affigge nella bacheca del consolato una lettera di spiegazioni di quanto sta accadendo. Neanche la sua testimonianza serve a stabilire l’innocenza di Caretta. Kenga Ngonyo è un amico kenyota del professionista piemontese e ha assistito a quasi tutte le udienze: «Una volta fuori dal tribunale sono stato avvicinato dalla madre di John. Mi ha chiesto di convincere Medardo a pagare i 5 mila euro». Salta fuori un giardiniere licenziato da Caretta meno di un anno prima perché trovato ubriaco: Anthony Nyala. Conosce bene la madre di John. I loro figli vanno nella stessa scuola e sono amici: «Era tornato più volte per farsi riassumere, ma Medardo non l’aveva più voluto. Alla fine aveva giurato che gliela avrebbe fatta pagare. Per carità non metta il mio nome altrimenti fanno fare la stessa fine di Caretta anche a me».
23:46 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: italiano, kenya, accusato, carcere, pedofilia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook






