25/04/2011
Napolitano apre il 25 Aprile delle tensioni «Non prevalgano scontri accesi e ciechi»
Napolitano apre il 25 Aprile delle tensioni «Non prevalgano scontri accesi e ciechi»A milano il corteo principale: sfilano Bersani e la Camusso. Il capo dello Stato: «Serve unità». Fischi per La Russa. Fini a Herat: «La lotta per la libertà non ha confini»
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31/03/2011
La russa sarà sanzionato dall'ufficio di presidenza per gli insulti a Fini Prescrizione breve, il governo va sotto Fini colpito, Alfano litiga con Di Pietro Giornale lanciato verso il presidente della Camera. Il Pdl: «Si dimetta». Il Pd. «Indecorosi»
La russa sarà sanzionato dall'ufficio di presidenza per gli insulti a Fini Prescrizione breve, il governo va sotto Fini colpito, Alfano litiga con Di Pietro Giornale lanciato verso il presidente della Camera. Il Pdl: «Si dimetta». Il Pd. «Indecorosi»La russa sarà sanzionato dall'ufficio di presidenza per gli insulti a Fini. Giornale lanciato verso il presidente della Camera. Il Pdl: «Si dimetta». Il Pd. «Indecorosi»
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30/03/2011
Prescrizione breve, subito in discussione L'opposizione lascia la Commissione
Prescrizione breve, subito in discussione L'opposizione lascia la CommissionePassa il voto che inverte l'ordine del giorno dei lavori a Montecitorio. Discussione giovedì. Tensione in Aula, Fini minaccia la sospensione. Casini: «Vergogna». Il Pd insorge: «Sit-in di protesta»
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05/07/2010
La mini-naja al via tra le polemiche La Russa: «I fondi? Sono cifre modeste»
La mini-naja al via tra le polemiche La Russa: «I fondi? Sono cifre modeste»I prefetti: «Iniziativa pittoresca e inutile». Il ministro: «i soldi fanno parte del dicastero». In tre anni circa 15 mila giovani avranno la possibilità di indossare la divisa per un periodo di tre settimane
| Ignazio La Russa |
ROMA – I prefetti e i diplomatici la definiscono "pittoresca e inutile", che comporta uno spreco e basta. I poliziotti dicono che quei soldi sarebbero meglio spesi se li dessero a loro. La mini-naja, progetto caro al ministro della Difesa Ignazio La Russa, sta provocando molti malumori. Proprio adesso che l'iniziativa è stata finanziata e ci si prepara al reclutamento dei giovani ammessi a indossare la divisa per tre settimane. I dipendenti pubblici ritengono ingiustificabile che siano impiegati fondi per favorire quelli che sono definiti "novelli balilla", mentre si minaccia il taglio delle tredicesime allo scopo di compiere risparmi.
LE CIFRE - Lo stanziamento approvato per accogliere i giovani nelle caserme ammonta a 19,8 milioni di euro, di cui 6,5 da spendere quest'anno, 5,8 riservati all'anno prossimo e 7,5 previsti per il 2012. Il ministro La Russa domenica pomeriggio stava arbitrando una partita di calcio fra due squadre di bambini. Ha lasciato il fischietto per spiegare che «quei soldi fanno parte del bilancio della Difesa, io non vado a chiedere che i fondi degli altri ministeri vengano dirottati verso il mio dicastero». Ed ha aggiunto: «Voglio che siano spesi prima che facciano una brutta fine. Ho ben presente la sorte che è toccata ai soldi accantonati per il riordino delle carriere. Comunque riguardo alla mini-naja stiamo parlando di cifre modeste, in cambio delle quali riusciremo a ottenere un rapporto migliore dei giovani con le Forze armate».
COME FUNZIONA - L'abolizione della leva, secondo il ministro La Russa, ha tolto ai giovani la possibilità di un'esperienza che aiuta a crescere. Di qui l'idea di offrire a chi ne ha voglia almeno un assaggio di vita militare. A titolo di esperimento l'iniziativa prese avvio l'anno scorso. Furono selezionati 145 ragazzi e ragazze ai quali fu permesso di trascorrere quindici giorni nella caserma degli alpini del 6° reggimento di San Candido. Lo stage andò bene, i partecipanti furono entusiasti. E ora si attende che la mini-naja diventi operativa con un provvedimento in via di approvazione. Si calcola che in tre anni circa 15 mila giovani avranno la possibilità di indossare la divisa per un periodo di tre settimane. Una divisa che, però, in base a un emendamento presentato dal relatore di maggioranza Antonio Azzolini, potranno ricevere dietro versamento di una «modesta cauzione», un paio di centinaia di euro. Saranno ammessi giovani di età fra i 18 e i 30 anni, idonei a un'attività sportiva agonistica. Al termine dei corsi verrà loro riconosciuto lo status di militare.
Marco Nese
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11/03/2010
Contestatore "placcato" da La Russa
Contestatore "placcato" da La Russa
Un uomo interrompe il premier durante la conferenza, il ministro lo blocca e lui annuncia: «Lo querelo». Rocco Carlomagno non è nuovo a episodi del genere. nel 2008 fece infuriare Pannella
| Il ministro La Russa e il contestatore Rocco Carlomagno (Afp) |
MILANO - Momenti di tensione e convulso finale di conferenza stampa, mercoledì nella sede del Pdl a Via dell'Umiltà gremita per l'intervento di Silvio Berlusconi sul caos delle liste. Il clima si è acceso quando, per la terza volta consecutiva, un attivista politico, Rocco Carlomagno, ha interrotto il premier, togliendo la parola anche ad altri giornalisti e domandando conto a gran voce dei soldi spesi in Abruzzo e dell'inchiesta che coinvolge Bertolaso. «Si vergogni, questa è la sinistra» è stato lo sfogo del Cavaliere, che ha chiesto diverse volte ai suoi collaboratori di fare uscire l'uomo dalla sala stampa, mentre il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, che già in un primo momento aveva raggiunto l'uomo seduto tra i giornalisti, si è nuovamente avvicinato a Carlomagno e dopo averlo energicamente invitato a parole a smetterla, lo ha preso per il bavero della giacca e lo ha strattonato, sotto gli occhi di telecamere e macchine fotografiche che hanno ripreso l'intera scena (GUARDA IL VIDEO). A questo punto, l'uomo ha iniziato ad accusare il premier e il governo, mentre Berlusconi lasciava la sala, visibilmente irritato. All'uscita, il contestatore, che è iscritto al Pd (come spiega su Facebook il candidato democratico alle elezioni regionali a Roma, Livio Ricciardelli) e fa parte del coordinamento nazionale contro i siti di stoccaggio nucleare e del coordinamento «aiutiamo l'Abruzzo», è stato preso di mira dai militanti del Pdl, che manifestavano fuori dal palazzo, diventando l'ultima «attrazione» di telecamere e giornalisti.
LA QUERELA E LA NOTA DEL PDL - «Mi chiamo Rocco Carlomagno e querelerò il ministro Ignazio La Russa per aggressione perché la libertà di stampa si difende anche così» ha detto il contestatore, quando, finita la conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi, è stato accompagnato all'esterno della sede del Pdl in via dell'Umiltà dalla security del Pdl. Rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse successo ha spiegato: «Quando La Russa si è accorto che volevo fare domande diverse da quelle preconfezionate fatte fino a quel momento ha cercato di chiudermi la bocca, è venuto subito a sedersi vicino a me per impedirmi di parlare e ha alzato le mani su di me». «Il ministro La Russa mi ha dato due pugni nello sterno. Del resto lui era un picchiatore» ha aggiunto Carlomagno intervenendo telefonicamente a una trasmissione di Radio2. «Verdini - ha raccontato Carlomagno - mi ha pregato di non querelare La Russa e mi ha detto "Facciamo che la cosa finisce qui"». D'altra parte il Pdl, attraverso una nota, ha bollato Carlomagno come «una persona non nuova a simili gesti provocatori», spiegando che «alla conferenza stampa che si è significativamente tenuta nella sede del Pdl in Via dell'Umiltà e a cui erano ammessi a partecipare i giornalisti di tutte le testate, si è introdotto indebitamente, con una palese violazione, un soggetto che ha ripetutamente dato in escandescenza e che provocatoriamente ha più volte disturbato e interrotto la conferenza stampa».
«La persona in questione - specifica la nota del Pdl - è subito risultata non essere iscritto all'Albo dei giornalisti professionisti, né essere neanche semplicemente pubblicista. All'ingresso ha fugacemente esibito, contando sulla buona fede degli addetti alla reception un tesserino tipo pass per il Senato, qualificandosi falsamente come ufficio stampa del Senato, circostanza risultata falsa». «Nonostante ciò e nonostante fosse stato poi riconosciuto come persona non nuova a simili gesti provocatori, solo alla fine è stato invitato a fornire spiegazioni e generalità, che aveva l'obbligo di fornire stante l'arbitrario ingresso in un luogo privato - si legge ancora -. Il soggetto si è rifiutato, producendosi anzi in insulti anche verso il ministro La Russa che era intervenuto proprio per calmarlo ed evitare che durante la conferenza fosse allontanato dagli addetti alla sicurezza, cosa che avrebbe cresciuto il disturbo». Lo stesso La Russa, in serata, è tornato su quanto accaduto con Carlomagno in conferenza stampa: «Io sono andato da lui perché ha esagerato con gli insulti. Dice che gli ho dato due pugni? Magari mi denuncia e lo dice davanti a un giudice, perché in quel caso c'è la mia controquerela e rischia fino a 4 anni» ha spiegato il ministro.
QUANDO FECE INFURIARE PANNELLA - In effetti, Rocco Carlomagno (che ad appena due ore dal battibecco col premier vantava già doversi gruppi di fan su Facebook) non è nuovo a questo genere di episodi: è infatti un frequentatore assiduo di conferenze stampa e manifestazioni di partito. Disturbatore di professione (L'Unità lo definisce «il Paolini della politica»), compare spesso nei dibattiti politici per porre domande irriverenti e fuori dagli schemi. Walter Veltroni, Massimo D'Alema, da ultimo Luciano Violante dieci giorni fa, sanno qualcosa del cipiglio argomentativo di Carlomagno che è iscritto al Pd, è vicino al Popolo viola (GUARDA IL VIDEO) e tra le sue vittime illustri annovera nientemeno che Marco Pannella. In una infuocata assemblea dei Radicali a Torre Argentina, con il leader radicale in sciopero della sete contro le candidature veltroniane alle politiche del 2008, Carlomagno chiese il microfono per urlare il proprio sdegno sulle liste «piene di indagati». Pannella gli diede la parola e il contestatore si sfogò per diversi minuti, dimostrando di non volere riconsegnare il microfono. Anche il pacifista guru radicale a quel punto perse la pazienza: «Ooooohhhh!!! Hai finito!?», urlò a Carlomagno che, mesto, riconsegnò il microfono.
Fonte: Corriere.it
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05/11/2009
Ignazio La Russa interviene a rai uno
Ignazio La Russa interviene a rai uno
Il ministro La Russa intervistato alla vita in diretta su Rai uno sulla sentenza della corte europea di togliere il crocifisso dalle aule delle scuole italiane
In un'intervista del presentatore Lamberto Sposini al ministro della difesa Ignazio La Russa, ospite alla vita in diretta su rai uno, si scalda e non poco alla notizia della corte europea che sentenzia che il crocifisso nelle aule scolastiche va tolto per non offendere le altre religioni non cattoliche in uno sfogo a dir poco esasperato contro chiunque, nel nostro paese voglia dettare legge. Non commento basta guardare il video per rendersi conto che non ha tutti i torti se accettiamo imbecilli nel nostro paese, li ospitiamo ed alla fine che cosa ci ritroviamo che voglio addirittura comandare ed imporre a noi italiani le loro culture e tradizioni. Non credo che debbano insegnarci come si vive anzi credo che loro stessi debbano apprendeere da noi, che siamo un popolo aperto a tutte le culture e religioni, come si possa vivere integrandosi con altre culture. La signora finlandese che ha chiesto di togliere il crocifisso dalle scuole per non offendere i propri figli può pure andarsene nel su paese se crede che questo la possa offendere. A noi non dispice se ci togliamo di mezzo certi elementi che non fanno altro che agitare le masse contro le nostre culture.
17:28 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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30/10/2009
Caso Cucchi, La Russa: «Militari corretti»
Caso Cucchi, La Russa: «Militari corretti»
Lividi e ferite sul cadavere del 31enne. l'Osapp: «Arrivò così a Regina Coeli». Appelli bipartisan sul giovane morto dopo l'arresto: «Verità». L'Idv: «Via dallo Stato le schegge deviate»
| Una foto di Stefano Cucchi |
ROMA - Il caso di Stefano Cucchi, il 31enne morto in circostanze ancora da chiarire sei giorni dopo l'arresto (è stato fermato con 20 grammi di droga), scuote anche il mondo politico e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, interviene nel dibattito. «Non c'è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo - spiega La Russa - ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione».
«LE OMBRE UCCIDONO» - «Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha perso una buona occasione per tacere» è la replica del segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece. «Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti connessi all'arresto di Stefano Cucchi, però sostiene che l'intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?» chiede Capece, indicando come priorità il «massimo rispetto per il dolore dei familiari» ma anche «consentire alla magistratura - senza alcun tipo di influenze e di dichiarazioni "a prescindere" - di compiere come sempre con serenità ogni accertamento ed atto che potrà chiarire le ragioni della morte del ragazzo». Sulla stessa linea Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria, secondo il quale, «secondo fonti attendibili, Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi». L'Osapp protesta con Michele Santoro, per come è stato trattato il caso ad Annozero. «Quali rappresentanti di un'istituzione autorevole che qualcuno tenta di annientare strumentalizzando il "caso" - prosegue Beneduci - siamo disgustati da una vicenda grave che sta via via assumendo le fattezze di un fatto politico e che rischia di disonorarci: come per il caso Bianzino, il caso Aldovrandi. Le ombre ci uccidono, uccidono l'intera categoria alla quale ci esaltiamo di appartenere, ed è triste che fino adesso siamo stati l'unica organizzazione sindacale ad avere il coraggio di dire la propria con grande chiarezza ed onesta».
«TROPPI SILENZI» - Netta la presa di posizione la Camera penale di Roma: «Non può essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano Cucchi abbia potuto subire una fine così orrenda mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto; poi del pubblico ministero del giudice e del suo difensore di ufficio nel corso della udienza di convalida; poi ancora della direzione del carcere di Regina Coeli; poi dei medici del penitenziario e quelli del reparto controllato all’ospedale Sandro Pertini». «Lo scandalo - scrive in una nota l’organismo di rappresentanza degli avvocati, presieduto da Giandomenico Caiazza - è che questo ragazzo abbia subito questo pestaggio mortale, con segni orrendamente evidenti sul corpo e sul volto, senza che nessuno di coloro che hanno avuto contatto con lui abbia sentito - a quanto risulta a tutt’oggi - il dovere innanzitutto morale di conoscere la verità, e comunque di segnalare immediatamente e con forza la evidenza dei fatti».
«VERITA' E LEGALITA'» - «Verità» è la parola d'ordine usano da molti in queste ore. «Verità. Naturalmente verità. Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice» si legge in un corsivo di Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, all'indomani della pubblicazione voluta dalla famiglia del giovane deceduto delle foto del cadavere. «Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici - continua il corsivo -. Perché verità e legalità devono essere "uguali per tutti", come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una "terra di mezzo" in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un "codice" non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale». «Nell'esprimere tutto il mio cordoglio alla famiglia del giovane Stefano Cucchi in questo momento di profondo lutto e di terribile dolore, auspico vivamente che da parte di tutti i soggetti coinvolti si impieghi il massimo sforzo nel fare chiarezza al più presto sull'intera vicenda» è l'auspiscio del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.
«VIA LE SCHEGGE DEVIATE» - Anche dall'opposizione, come era preventivabile, si sono levate voci contro quanto accaduto. Per Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, le foto del corpo di Cucchi «orribilmente deturpato da evidenti percosse, destano orrore». «Il governo - aggiunge la senatrice democratica - deve fare tutto quanto in suo potere perchè si arrivi presto a conoscere la verità su questa vicenda umana sconcertante e per ora misteriosa». «Lo Stato non può avere paura di se stesso- sottolinea invece Luigi De Magistris, europarlamentare dell'Idv -, non può temere di individuare e punire quei corpi estranei e parassitari che pure ci sono al suo interno, tra le forze dell'ordine che svolgono un lavoro prezioso per il Paese. Identificare e allontanare queste schegge deviate è l'unica risposta per garantire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e la giustizia, oltre che per proteggere la credibilità di quanti operano con coraggio per la sicurezza comune fornendo un servizio prezioso a noi tutti».
L'APPELLO A NAPOLITANO - «Presidente Napolitano, le foto diffuse ieri coraggiosamente dalla famiglia di Stefano Cucchi meritano verità e giustizia» chiedono infine in un appello inviato al capo dello Stato i giovani della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci, e dei Giovani Comunisti del Prc. «Gli italiani, tutti, hanno bisogno di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nel rispetto della legalità da parte di chi è chiamato a far sì che non venga mai violata» dice Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd.
16:48 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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30/06/2009
Gita in gommone, ma dimentica la patente: multato La Russa junior
Gita in gommone, ma dimentica la patente: multato La Russa junior
Il caso. Per il figlio del ministro della Difesa sanzione da cento euro a Portofino: «Semplice dimenticanza, nessun reato»
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| Geronimo La Russa (foto d'archivio) |
GENOVA - Una gita in gommone nel mare di Portofino, ma senza la patente, rimasta a casa. Per questo la Capitaneria di Porto ha multato Geronimo La Russa, figlio primogenito del ministro della Difesa. Il giovane, sorpreso sull'imbarcazione nel pomeriggio di sabato scorso, ha chiarito di essere in possesso della licenza, di cui era però momentaneamente sprovvisto. E per questo ha subito una sanzione di cento euro.
LA MULTA - A bordo del natante, di sua proprietà, c'erano anche alcuni amici del giovane, anch'essi senza licenza. A comminare la multa, gli uomini della capitaneria di porto di Santa Margherita Ligure che hanno intercettato l’imbarcazione nelle acque antistanti la nota località turistica.
«NESSUN REATO» - Geronimo La Russa, contattato dal Corriere.it, ha tenuto a precisare di «non avere commesso alcun reato» e che si è trattato di una «semplice dimenticanza». In un primo momento si era diffusa la notizia di una sanzione compresa tra 2mila e 8mila euro per aver condotto un unità da diporto senza possedere la patente. «L'entità della multa - ha dichiarato - è molto più contenuta, cento euro, la patente nautica era semplicemente rimasta a casa».
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| Tag: politica, la russa, vacanze, portofino, figlio, multa, gommone, patente, dimenticanza, ministro della difesa | OKNOtizie |
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28/05/2009
Tenta di aggredire La Russa e viene colpito da un senatore
Tenta di aggredire La Russa e viene colpito da un senatore
L'uomo è stato fermato. A Genova un giovane tenta un «assalto» ministro. Bornacin interviene e sferra un pugno al contestatore
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, richiama gli agenti della sua scorta per bloccare un giovane che ha cercato di avvicinarglisi con fare minaccioso, nel centro storico di Genova (Ansa)
GENOVA - Momenti di tensione durante la visita del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel centro storico di Genova. Secondo una prima ricostruzione, un giovane spagnolo si sarebbe avvicinato in modo minaccioso al ministro e avrebbe tentato di aggredirlo.
Il giovane, un anarchico spagnolo, è stato fermato dagli uomini della scorta del ministro ed è stato anche colpito con un pugno dal senatore Bornacin (Ansa)
L'INTERVENTO - A quel punto il senatore genovese Giorgio Bornacin, che accompagnava La Russa, ha colpito il ragazzo con un pugno mentre gli uomini della scorta lo mettevano in un angolo contro la vetrina di un negozio. L'aggressore è stato fermato e accompagnato in caserma per l'identificazione: si tratta di un anarchico spagnolo, S.J.A. sulla trentina, da anni residente in Italia, pluripregiudicato. L'uomo fu arrestato in passato per fatti analoghi a Bologna. «Nel corso del giro ci avevano avvertito che c'era uno scalmanato - ha commentato il sen. Bornacin - per questo volevo che finisse presto. E ora mi chiedo se ci sia venuto da solo o se lo abbiano mandato. Siamo in un'Italia dove un ministro della Repubblica viene aggredito in un centro storico. Questo non era avvenuto neanche negli anni più pesanti».
IL MINISTRO - Il ministro La Russa ha minimizzato l'episodio: «Spero che non arrestino quell'uomo. Prima voglio capire se è sano di testa, e se lo è vorrei parlargli. Mi farò spiegare la motivazione di questo suo tentativo». «Fossero questi i pericoli - ha aggiunto. - Sono ben altri quelli che ho corso nella mia vita quando facevo politica negli anni Settanta. Ringrazio i carabinieri e gli agenti per essere intervenuti senza ricorrere all'uso della violenza». «Il pugno di Bornacin? Non l'ho visto. Però cinque minuti prima che accadesse mi diceva 'c'è un tipo che non mi piace. Finiamo il giro'. È stato il primo ad accorgersene» ha concluso il ministro, che con tono scherzoso ha poi osservato: «Diciamo che ha voluto dimostrare che è un baldo giovane, gli crediamo sulla parola».
29/10/2008
La Russa, gli affondi e «Concitina»
La Russa, gli affondi e «Concitina»Non basta essere bella e gentile, nella politica italiana; appena fai un'obiezione ti danno addosso, lo scontro in tv tra il direttore de l'unità e il ministro
| Ignazio La Russa e Concita De Gregorio nel fermo immagine da Sky Tg24 |
Urla, insulti, condiscendenza, e anche un bel «Concitina» ( fanno merenda insieme? Sono stati fidanzati? Posso garantire di no; e allora perché?). Però il clip è istruttivo. Mostra un dato evidente che ormai, per esasperazione, per paura di venir bollate come femministe carampane, fingiamo di ignorare. Non basta essere una femmina bella e gentile, in Italia, nella politica italiana; appena fai un'obiezione ti danno addosso trattandoti come un pedalino (no, sul serio: credete che ‘Gnazio si sarebbe comportato in quel modo con un direttore uomo? Non mentitevi). Ce n'è di strada da fare. Forse le Concite e le Black Mambe dovrebbero prenderne atto e agire/reagire insieme, ogni volta che qualcuno fa numeri del genere. Però che vergogna, che fatica (io preferivo quando Concita lavorava per tutte e due, ad esempio).
15:50 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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