07/05/2010

Gran Bretagna, parla David Cameron:

Gran Bretagna, parla David Cameron:

Parla il vincitore delle elezioni inglesi.

 

 

Gordon Brown è pronto a concedere a conservatori e liberaldemocratici il tempo di discutere un accordo di governo, ma nel caso in cui la trattativa fallisse, il premier uscente e leader laburista è pronto a parlare con gli uomini Nick Clegg. "Se i negoziati tra David Cameron e Nick Clegg dovessero fallire, mi renderò subito disponibile a discutere con il leader dei Lib-Dem per cercare un punto d'intesa". Lo ha detto il premier Gordon Brown in un punto stampa davanti a Downing Street.

Parlando di possibile terreno comune con i liberaldemocratici, il primo ministro ha detto che un punto in comune potrebbe trovarsi sulla necessità "di un sistema elettorale più giusto, e la possibilità di un referendum su quale sistema si voglia adottare".


Nelle elezioni che si sono svolte ieri i Conservatori di David Cameron sono diventati il primo partito del paese, senza però ottenere la maggioranza assoluta dei seggi alla camera. Era dal 1974 che non si verificava una situazione simile che apre ora diverse possibilità. Nick Clegg, leader dei Liberal democratici, ha già dichiarato che spetta ai conservatori l'onere di formare un nuovo governo, ma, se i Tories non vogliono arrischiarsi in un governo di minoranza, la coalizione tra Tories e Lid-Dem sembra ora intevitabile.


Cameron davanti ma senza maggioranza «Ma con questi risultati posso governare»

Cameron davanti ma senza maggioranza «Ma con questi risultati posso governare»

GRAN BRETAGNA: Exit Poll. Ai conservatori 307 seggi mentre ai laburisti ne andrebbero 255. Delusione per Nick Clegg fermo a 59

 

David Cameron con la moglie Samantha lascia il seggio dopo il voto (Lapresse)
David Cameron con la moglie Samantha lascia il seggio dopo il voto (Lapresse)

LONDRA - La Gran Bretagna chiude l'epoca dei laburisti di Blair e sceglie i Tory, i conservatori di David Cameron. Ma non lo fa con sufficiente decisione per assicurarsi un futuro tranquillo. Si profila infatti una vittoria senza maggioranza. Alle 23 in punto, con un conto alla rovescia scandito al secondo, la Gran Bretagna ha conosciuto infatti il risultato del primo exit poll dopo la chiusura dei seggi per le elezioni politiche. I dati assegnano ai conservatori di David Cameron 307 seggi, 19 in meno della maggioranza di 326 parlamentari necessari per governare da solo configurando al momento l'incubo del parlamento paralizzato (Hung Parliament) privo di una netta maggioranza. Non accadeva dal 1974 al conservatore Edward Heath. I laburisti di Gordon Brown sono il secondo partito con 255 deputati. Alla fine, deludente il risultato dell'astro nascente, il liberal-democratico Nick Clegg fermo a 59 seggi.

CAMERON: «POSSIAMO GOVERNARE» - Il primo commento di David Cameron, rilasciato a Sky News è stato comunque di grande soddisfazione: «Questa è una vittoria decisiva per i conservatori, con questo risultato possiamo governare. Il risultato è un deciso rifiuto dei Laburisti e rappresenta il più grande cambiamento per la Gran Bretagna dal 1931».

«DISPONIBILI AD ACCORDI» - I conservatori, secondo il ministro dell'Interno Alan Johnson, sembrano essere andati meglio di quanto prevedevano i sondaggi: «Rispettiamo il volere degli elettori britannici». Il laburista Johnson, intervistato da Sky News ha aggiunto: «Non abbiamo problemi a fare accordi o coalizioni», lasciando aperto ogni scenario. Secondo il ministro tuttavia, è ancora prematuro dare per certo il risultato delle elezioni. Riguardo a cosa farà Gordon Brown, Johnson ha detto che il premier uscente «merita almeno di essere lui a prendere la decisione».

LO SCENARIO - Se i numeri provvisori degli exit poll troveranno conferma nello scrutinio nessun partito riuscirà a raggiungere la maggioranza assoluta, né i conservatori con i loro 307 seggi, né la somma di Labour e Lib-dem, che arriverebbero a 315. Ne esce un parlamento «appeso», paralizzato, una circostanza prevista ma anche molto tenuta, perché la Gran Bretagna a una instabilità del genere non è certo abituata. Se la regina Elisabetta assegnerà a Cameron il compito di formare un governo, questi avrà tempo fino al 25 maggio per convincere altre formazioni a fornirgli i 19 voti di cui ha bisogno, magari come appoggio esterno. Quel giorno infatti Sua Maestà leggerà il suo discorso al Parlamento, di fatto il programma del nuovo governo scritto dal premier designato e su quel testo i Comuni e i Lord voteranno la fiducia a Cameron.


10/02/2009

Israele, Livni in testa. Likud vicino Destra decisiva, laburisti sconfitti

Israele, Livni in testa. Likud vicino Destra decisiva, laburisti sconfitti

 

Dopo gli exit poll entrambi i favoriti reclamano la vittoria. Il partito centrista Kadima in vantaggio sul conservatore Netyanahu. L'estrema destra di Lieberman decisiva

 

Tzipi Livni (Emmevi)
Tzipi Livni
TEL AVIV - È stato un successo personale inaspettato quello di Tzipi Livni e del suo partito centrista Kadima ereditato da Ariel Sharon. Il voto ha decretato il sorpasso in extremis sul Likud di Bibi Netanyahu, ma il blocco delle destre è complessivamente in vantaggio (con 65 seggi sui 120 della Knesset) mentre la sinistra sionista ha registrato il peggior risultato della sua storia.

EXIT - Questo il quadro delineato dai primi exit poll riferiti alle elezioni politiche israeliane caratterizzate anche dalla conferma dell'ascesa di Israel Beitenu, il partito arabofobo ultrà di Avigdor Lieberman capace di scavalcare i Laburisti per il terzo posto. Un verdetto che non impedisce a Netanyahu di rivendicare la poltrona di primo ministro a dispetto della maggioranza relativa sfumata. E che, sul fronte palestinese, fa già gridare alla minaccia di «paralisi» del processo di pace, o di ciò che ne resta. Ma che per molti osservatori può significare solo esecutivo di unità nazionale o ingovernabilità.

LIVNI - «Israele ha scelto Kadima», ha scandito il ministro degli Esteri. Così Kadima prova a giocare le sue carte annunciando di volerle sparigliare fino a non escludere di riconoscere a Lieberman un ruolo da arbitro pur di far diventare Livni la seconda premier donna del Paese 36 anni dopo Golda Meir. Il voto ha visto una partecipazione superiore al previsto dopo una campagna elettorale segnata da un generale pessimismo, dall'ombra della sanguinosa guerra di gennaio nella Striscia di Gaza e dall'inquietudine per i programmi atomici dell'Iran.

I RISULTATI - Alla chiusura dei seggi, salutata dall'ennesimo razzo (a vuoto) sparato dalla Striscia verso Sderot, le indicazioni degli exit poll hanno dato unanimemente in testa Kadima, con un bottino di 28-30 deputati insperato alla vigilia. Lasciando il Likud con un paio di seggi in meno: in forte recupero rispetto a tre anni fa (quando fu penalizzato proprio dalla scissione con Sharon, contestato da Netanyahu per il ritiro dei coloni da Gaza) e in linea con i sondaggi, ma pur sempre alle spalle del maggiore contendente. A 16 seggi salirebbe il partito di Lieberman, protagonista dei comizi delle ultime settimane con i suoi slogan bellicosi e la promessa di un test di lealtà al milione e mezzo di cittadini arabi israeliani. Mentre i Laburisti di Ehud Barak, eredi dei fondatori dello Stato sionista, si fermano a quota 14 (mai così in basso), seguiti da un nugolo di partiti e partitini di destra (religiosa e laica), dalle liste della minoranza araba (nove seggi fra comunisti e nazionalisti) e, al penultimo posto, dalla sinistra pacifista-intellettuale del Mertez.

LE ALLEANZE - «Sarò io il prossimo primo ministro di Israele». ha detto Netanyahu. Il messaggio è uno solo: la maggioranza relativa non conta, solo il leader del Likud può formare una coalizione. Da quello di Kadima la risposta è però altrettanto netta: spetta alla Livni provarci, come ha detto in tv il suo consigliere Eyal Arad, perché «non ci potrà essere un governo senza Kadima». In realtà un potenziale gabinetto delle sole destre non sembra affatto escluso dai numeri, sommando forze laiche e confessionali. Anche se si tratta per ora solo d'una somma aritmetica tutta da confermare nella conta dei voti reali. La palla, del resto, sarà da mercoledì nel campo del presidente, Shimon Peres, che non potrà non tener conto dei rischi di un governo condizionato dall'ultradestra.