30/03/2012

Operai in nero anche per i concerti di Giorgia

Operai in nero anche per i concerti di Giorgia

PRECARIATO E SPETTACOLO. Quattordici lavoratori extracomunitari scoperti a Livorno, pagati 6 euro all'ora senza tasse e contributi

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29/03/2012

Recupero evasione, incassati 12,7 miliardi nel 2011: +15,5% rispetto all'anno precedente

Recupero evasione, incassati 12,7 miliardi nel 2011: +15,5% rispetto all'anno precedente

FISCO. Befera: «continueremo con i blitz in stile Cortina». L'Eurispes: l'economia sommersa in Italia vale 540 miliardi

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05/10/2011

Barletta, "le vittime lavoravano in nero per 4 euro l'ora. Senza contratto, 14 ore al giorno"

Barletta, "le vittime lavoravano in nero per 4 euro l'ora. Senza contratto, 14 ore al giorno"

Il laboratorio - Il sindacato: era una delle centinaia di aziende che qui lavorano in nero. I parenti: pagate 3,95 euro l'ora. Il sindaco: non criminalizzare

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24/01/2011

Stop caporalato: per vincere la "schiavitù" serve una legge

Stop caporalato: per vincere la "schiavitù" serve una legge

Gli intermediari di manodopera, ad oggi, rischiano 50 euro di multa se colti in flagrante. Da qui nasce la proposta di Cgil, Fillea e Flai per far sì che il caporalato diventi un reato.

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19/11/2010

Inps, nel 2010 scoperti 55mila lavoratori in nero

Inps, nel 2010 scoperti 55mila lavoratori in nero

L'equivalente degli abitanti di città come Cuneo o Matera, per un'evasione contributiva di oltre 930 mila euro. Secondo i dati forniti dall'Istituto, inoltre, le aziende italiane utilizzano meno della metà delle ore di cassa integrazione autorizzata

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28/01/2010

Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»

Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»

 

CDM A REGGIO CALABRIA: APPROVATO ANCHE IL PROVVEDIMENTO CONTRO IL LAVORO NERO. Il Cdm approva il piano anti-mafie e l'Agenzia per i beni confiscati. Il premier: «Meno clandestini, meno crimini»

 

Berlusconi davanti alla prefettura di Reggio (Ansa)
Berlusconi davanti alla prefettura di Reggio (Ansa)

REGGIO CALABRIA - Un piano in dieci punti per combattere la criminalità. Il Consiglio dei ministri che si è svolto a Reggio Calabria ha dato il via libera al piano straordinario di contrasto alla criminalità organizzata.

L'esecutivo ha approvato il ddl con le nuove norme antimafia, in dieci punti, e varato un decreto che istituzionalizza l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati, con sede nella città calabrese. Ecco le misure previste dal disegno di legge: l'istituzione di un codice antimafia, un testo unico che raccoglie e razionalizza tutte le leggi approvate in materia dal 2001 a oggi; la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali; la realizzazione di un sistema di informazione sulle cosche attraverso un desk interforze; interventi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti.

«MENO IMMIGRATI, MENO CRIMINE» - Nella conferenza stampa al termine del Cdm, Berlusconi ha parlato del codice delle leggi antimafia: «Abbiamo fatto un grande lavoro per riassettare tutti gli impianti legislativi per combattere la criminalità organizzata. Il codice ha una veste utile ed efficace per tutti, forze di polizia e magistratura, per una maggiore attività di contrasto alla mafia». Attività che, spiega, avrà tra i principali obiettivi la confisca dei patrimoni mafiosi. Facendo riferimento ai fatti di Rosarno (da cui è scaturita la volontà di organizzare il Cdm in Calabria), il premier spiega: «I risultati sui nostri contrasti all'immigrazione clandestina sono molto positivi e una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Ma il governo chiede anche il sostegno economico all'Europa nel contrasto all'immigrazione clandestina: «Stiamo facendo un'azione molto forte nei confronti dell'Unione europea che deve caricarsi il costo della vigilanza che la Libia e altri Paesi sopportano per fermare e rimpatriare gli immigrati».

Da sinistra: Alfano, Maroni, Bossi, in piedi, e Berlusconi (Ap)
Da sinistra: Alfano, Maroni, Bossi, in piedi, e Berlusconi (Ap)

MARONI: «AGGREDIRE I PATRIMONI MAFIOSI» - L'altro versante fondamentale dell'intervento riguarda la criminalità organizzata. E l'arma di attacco più efficace, accanto alle operazioni di polizia, principale è quella economica, spiega il ministro dell'Interno Maroni. «La Direzione Investigativa Antimafia è una struttura di eccellenza, che ha tanti compiti, ma da ora in avanti avrà come priorità l'aggressione ai patrimoni mafiosi - dice -. Credo che fra 15 giorni potremo tornare a Reggio Calabria per insediare qui l'Agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie». Prospettiva che deriva dal pacchetto contro la criminalità, suddiviso in un Ddl e in un decreto. Quest'ultimo proprio per la creazione dell'Agenzia sui beni confiscati. «Nel decreto - dice Maroni - si prevede l'immediata costituzione dell'Agenzia dei beni confiscati perchè abbia visione complessiva» e che possa rendere «immediatamente utilizzabili i beni» sequestrati alla criminalità organizzata. Il ministro evidenzia i risultati fin qui raggiunti: «Nei 19 mesi del governo Berlusconi sono stati sequestrai 12.111 beni mobili e immobili alle organizzazioni criminali, per un controvalore di 7 miliardi di euro (+100% rispetto allo stesso periodo precedente) e sono stati confiscati 3.122 beni per un controvalore di circa 2 miliardi di euro (+345%)». Il tema della messa all'asta dei beni confiscati è stato controverso nei mesi scorsi: il rischio è che mafia e 'ndrangheta se ne riappropino. «Qualche bello spirito - dice a questo proposito Berlusconi - ha detto che i criminali sono pronti a ricomprare i beni sequestrati messi all'asta. Molto bene, vuol dire che noi così li sequestreremo un'altra volta». Il premier afferma poi che «la mafia, la 'ndrangheta, la camorra e le altre organizzazioni criminali sono una terribile patologia per il Paese: ne paghiamo le conseguenze anche per l'immagine che diamo all'estero per la brutta abitudine di programmi sulla mafia che portano in giro per il mondo questa immagine negativa. Una moda - sottolinea il premier - che spero sia ormai finita». Berlusconi affronta, poi, in generale, anche il tema dell'attuale scenario politico, affermando che non c'è «nessuno scontro con nessuna istituzione. Non c'è mai stato e non c'è».

LAVORO NERO - A Reggio è stato deciso anche il via libera al piano straordinario Sacconi contro il lavoro nero in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Prevede che 550 ispettori effettuino controlli in 20mila aziende. Nel mirino i settori dell'agricoltura e dell'edilizia. La task force sarà formata da personale del ministero del Lavoro, dell'Inps e carabinieri. Le ispezioni riguardano in particolare l'uso di mano d'opera anche stagionale, il fenomeno del caporalato e le truffe ai danni dell'Inps attraverso fittizi rapporti di lavoro, attività gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali. Obiettivo: verificare 10mila aziende agricole (2mila in Calabria, 2.500 in Campania, 3mila in Puglia e 2.500 in Sicilia) e altrettanti cantieri (1.346 in Calabria, 3.814 in Campania, 2.564 in Puglia e 2.276 in Sicilia). Nell'edilizia, le ispezioni riguarderanno sia gli appalti privati che quelli pubblici.

DUE MILIONI DI EURO - Particolare attenzione sarà riposta sulla correttezza delle procedure di appalto e subappalto e sul rispetto della normativa antimafia, argomento toccato sia da Maroni sia dal ministro della Giustizia, Alfano. Il piano prevede risorse aggiuntive per quasi due milioni di euro, destinate alle spese di viaggio, vitto e alloggio per gli ispettori provenienti da altre regioni (50, «per assicurare una maggiore trasparenza»). In occasione della riunione del Cdm sono stati presentati i risultati dell'azione ispettiva nel 2009: a fronte di una diminuzione delle violazioni di carattere formale (-28% per la tenuta del libro unico del lavoro), sono fortemente aumentate le violazioni accertate in materia di lavoro nero (+44%), di appalti e somministrazione (+193%), di orario di lavoro (+118%), di rispetto dello Statuto dei lavoratori (+208%), di truffe nei confronti degli Istituti (+483%), di sicurezza sul lavoro (+53%).

ALFANO: 'NDRANGHETA NELLA LEGISLAZIONE - «Da domani la parola 'ndrangheta farà parte della legislazione nazionale» ha spiegato il ministro della Giustizia . «Siamo intervenuti per introdurre nella legislazione italiana la parola 'ndrangheta che prima non figurava. La modifica andrà inserita nel decreto in vigore domani». Si è dunque seguito l'esempio del 1982, quando nel 416 bis si inserì il riferimento alla mafia. «È una grande operazione di natura culturale, ma anche di natura tecnica» che darà maggiori strumenti ai magistrati, ha detto Alfano.

La manifestazione dei lavoratori (Afp)
La manifestazione dei lavoratori (Afp)

BERLUSCONI CONTESTATO - Arrivando in prefettura, il premier Berlusconi si è rivolto ad alcuni cittadini che attendevano il suo arrivo: «Siete contenti che abbiamo portato qui il Cmd? Così vi facciamo vedere quello che stiamo facendo contro la criminalità». Ma non c'erano solo sostenitori: così come avvenuto per il pullman che ha portato i ministri, anche il corteo di auto del premier è stato contestato davanti all'ingresso posteriore della prefettura. Tra i manifestanti diversi lavoratori a rischio licenziamento e alcuni che sono già in cassa integrazione. «La nostra azienda non ha più accesso al credito e sta per chiudere. Siamo un centinaio» ha spiegato il capo delegazione della De Masi costruzioni. E un portuale di Gioia Tauro: «In due anni 500 persone hanno perso il posto di lavoro. Siamo qui a chiedere un intervento serio al governo. La 'ndrangheta si sconfigge con il lavoro, non solo con le chiacchiere e potenziando le forze di polizia. Se non c'è occupazione la manovalanza della mafia crescerà».

«MANTERREMO LE PROMESSE» - Il premier si è rivolto ai calabresi anche con un messaggio pubblicato sul quotidiano La Gazzetta del Sud: «La riunione a Reggio Calabria del Consiglio dei ministri è un'altra promessa mantenuta. Il governo, con questo gesto, ribadisce che anche in Calabria lo Stato c'è. La sconfitta della 'ndrangheta e di tutte le altre mafie costituisce per noi l'emergenza più importante, in assoluto. Per questo dobbiamo ripristinare il controllo dello Stato su tutto il territorio, come premessa indispensabile per la riuscita degli interventi sull'economia e sulle infrastrutture che abbiamo già predisposto e in parte già avviato».

Redazione online


03/09/2009

Guida alla sanatoria delle colf e badanti

Guida alla sanatoria delle colf e badanti

 

Colf e badanti: guida per la sanatoria

C'è tempo fino al 30 settembre per mettere in regola colf e badanti che finora hanno lavorato in nero. Ma l'iter è decisamente più lungo e dipende dal numero di domande che verranno presentate.
Scarica i moduli necessari.

Quali badanti e colf possono essere messi in regola
Sono "regolarizzabili" i lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari che svolgono irregolarmente mansioni di collaboratori familiari in qualità di colf, prestatori di assistenza a persone affette da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza, cuochi, giardinieri, custodi, baby sitter…

Per i lavoratori italiani e comunitari non esistono vincoli particolari oltre a quelli, validi per chiunque, relativi al periodo di impiego antecedente la domanda di emersione. Per i lavoratori extracomunitari regolarmente in Italia, la regolarizzazione è ammessa solo se sono in possesso di un titolo di soggiorno che consente di svolgere un lavoro subordinato. I titoli di soggiorno validi sono:

  • lavoro subordinato (non stagionale);
  • lavoro autonomo;
  • ricongiungimento familiare;
  • ingresso al seguito del lavoratore;
  • motivi umanitari;
  • integrazione del minore;
  • studio;
  • permesso CE per soggiornanti di lungo periodo.

I lavoratori extracomunitari presenti irregolarmente in Italia possono comunque essere regolarizzati se sono in possesso del passaporto o di un altro documento valido per l'espatrio e il loro datore di lavoro deve aver presentato la domanda di nulla osta con i flussi non stagionali 2007/2008, che sarà archiviata dal ministero dell'Interno.

Datori di lavoro
Possono accedere alla procedura di regolarizzazione i datori di lavoro domestico che almeno dal 1° aprile scorso occupano, in modo irregolare, ma senza interruzione, personale per lavori in famiglia. Possono presentare la domanda di regolarizzazione anche i componenti familiari non conviventi con i soggetti che necessitano di assistenza, per esempio un figlio per i genitori.

Per poter assumere una colf bisogna aver avuto, nel 2008, un reddito imponibile (quello che risulta al rigo 9 del 730-3) oltre una certa soglia: 20.000 euro nel caso di un single, 25.000 euro se il nucleo familiare è composto da più soggetti. Non esistono invece vincoli di reddito se l'assunzione riguarda prestatori di assistenza o badanti. Ma in tal caso occorre presentare la documentazione che attesti la limitazione dell'autosufficienza del soggetto per il quale si richiede l'assistenza al momento dell'inizio del rapporto di lavoro irregolare: documentazione rilasciata dalla Asl o dal medico di base, nel caso di invalidi civili basta la certificazione della commissione medica rilasciata in qualsiasi momento.

In ogni caso, un nucleo familiare può richiedere la regolarizzazione al massimo di tre soggetti, cioè una colf e due prestatori di assistenza: per questi ultimi la documentazione medica deve indicarne la necessità, altrimenti si può regolarizzarne uno solo.

Allegati








21/08/2009

Immigrazione, sanatoria al via per le colf e le badanti

Immigrazione, sanatoria al via per le colf e le badanti

 

Secondo il viminale potrebbero arrivare 750 mila domande. Con il contributo di 500 euro nelle casse dello Stato potrebbero entrare fino a 1,6 miliardi

 

Al via la sanatoria per le badanti

MILANO- Un sospiro di sollievo per le 750 mila badanti irregolari. E quindi possibili a espulsioni dopo l'approvazione del pacchetto sicurezza. Una sanatoria voluta e annunciata che parte da oggi. Infatti i datori di lavoro potranno avviare la procedura di emersione dal lavoro irregolare. Il contributo di 500 euro a lavoratore (modulo F24), potrebbe portare nelle casse dello Stato tra gli 1,2 e 1,6 miliardi di euro.

LA PROCEDURA- Tutti in coda agli sportelli. O almeno i datori di lavoro che al 30 giugno 2009 hanno impiegato irregolarmente da almeno 3 mesi lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari. La domanda di regolarizzazione per lavoratori extracomunitari dovrà essere presentata dall'1 al 30 settembre in via telematica attraverso il sito del ministero del'Interno. mentre per quelli italiani o comunitari va presentata all'Inps. Non ci sono graduatorie a tempo né quote d'ingresso. La compilazione e l'invio del modulo on line sono completamente gratuiti. La richiesta potrà essere fatta per un massimo di tre lavoratori (una colf e due badanti). I datori di lavoro delle colf dovranno avere un reddito non inferiore a 20.000 euro l'anno nel caso di famiglia composta da un solo soggetto che percepisce reddito o 25.000 euro per i nuclei familiari con più soggetti che percepiscono reddito. Per le badanti, invece, è necessaria una certificazione sanitaria che attesti la non autosufficienza della persona da accudire.

LO SPORTELLO- E dal primo ottobre la domanda (previo consenso della questura) i datori di lavoro e le badanti saranno convocati allo Sportello unico per l'immigrazione. È necessaria una verifica sulle dichiarazione rese via internet e sul versamento di 500 euro. Successivamente si procederà alla stesura del contratto di soggiorno attraverso la sottoscrizione dell'apposito modello da parte del datore di lavoro e del lavoratore.

I NUMERI- Secondo il Censis per il 10 per cento delle famiglie in Italia colf e badanti sono indispensabili. Dal 2001 ad oggi il loro numero è aumentato del 37 per cento. In totale sono circa 1 milione e mezzo, di cui il 71,6 per cento è di origine immigrata. Una sanatoria richiesta perché indispensabile visti, appunto, i numeri. Ed ecco che secondo una stima del Viminale arriveranno tra le 500 e le 750mila domande. Questo significa che con il pagamento del forfait di 500 euro che sana i tre mesi di lavoro clandestino da aprile a giugno, lo Stato incasserà entro un mese tra i 300 e i 450 milioni.

 

 


07/05/2009

Ristrutturazioni, boom del «nero»

Ristrutturazioni, boom del «nero»

 

Inchiesta dal 2006 ad oggi sugli interventi che beneficiano di sgravi fiscali. La guardia di finanza scopre cinquemila imprese edili che non hanno dichiarato un solo euro di reddito

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - Sono oltre cinquemila le imprese edili che negli ultimi tre anni hanno eseguito lavori di ristrutturazione senza dichiarare un euro di reddito. La Guardia di Finanza ha scovato 5.246 evasori totali nell'ambito del progetto «Pandora», l'operazione avviata nel 2006 sulle ristrutturazioni per le quali sono stati richiesti sgravi fiscali e sviluppata dal Nucleo Speciale Entrate delle Fiamme Gialle in stretta sinergia operativa con i reparti territoriali.

TRE MILIARDI FANTASMA - L'inchiesta ha evidenziato che i redditi non dichiarati sono pari a circa 3 miliardi di euro. I controlli sono stati possibili partendo dal controllo sugli sgravi fiscali chiesti dai contribuenti (36% sull'Irpef) nelle loro dichiarazioni dei redditi. In pratica le ditte coinvolte emettevano fatture per consentire ai proprietari di casa di avere gli sgravi previsti dalla legge ma poi nella loro dichiarazione occultavano i redditi. Nell'ambito di questi controlli risultano anche circa 500 milioni di euro di Iva non versata all'erario.

LAVORATORI IN NERO - Questa grande evasione è stata possibile anche perché attorno a queste attività ruota un'ampia fascia idi lavoro nero. Sono circa 10.000, in particolare, le posizioni lavorative irregolari scoperte dalle Fiamme Gialle nei controlli effettuati tra le imprese edili. Anche in questo caso, oltre che per i lavoratori direttamente coinvolti, ne deriva un danno per l'erario dovuto ai mancati versamenti dell'irpef dei lavoratori e dei relativi contributi sanitari e previdenziali.

 


03/04/2009

Portaborse, 6 su 10 in «nero» L’Italia non imita l’Europa

Portaborse, 6 su 10 in «nero» L’Italia non imita l’Europa

 

Fini e Schifani: prassi inaccettabile. Ma basterebbe copiare la nuova norma Ue. Disattesi gli impegni presi nella scorsa legislatura. Il presidente del Senato giura: soluzione in arrivo

 

«Il portaborse», film di Luchetti con Nanni Moretti e Silvio Orlando
«Il portaborse», film di Luchetti con Nanni Moretti e Silvio Orlando

Evidenziare tutto, copia­re, incollare. Ecco cosa dovrebbero fare, Camera e Se­nato, per dare una prova di se­rietà sui portaborse: prende­re le nuove regole dell'Ue e adottarle uguali identiche. L'immagine offerta ancora una volta in questi giorni, con centinaia di assistenti sot­topagati che lavorano in nero dentro i «templi della demo­crazia », infatti, non fa onore ai nostri rappresentanti. I quali, in questa faccen­da, sono recidivi.

Ricordate cosa assicurava­no le notizie di agenzia del 13 marzo 2007, dopo lo scop­pio dello scandalo dovuto ai servizi delle «Iene» che ave­vano dimostrato come dei 683 collaboratori accreditati alla Camera solo 54 avessero un contratto regolare? Te­stuale: «La Presidenza della Camera ha approvato sta­mattina la delibera che met­te fine all’anarchica situazio­ne dei collaboratori parla­mentari. L’impegno a sana­re i numerosi casi dei 'porta­borse in nero' era stato pre­so dai presidenti delle due Camere, Fausto Bertinotti e Franco Marini». Tutto già fatto, pareva: «I deputati hanno due mesi di tempo per conformarsi alla nuova procedura: dovranno, cioè, consegnare una copia del contratto stipulato e appro­vato da un consulente del la­voro. Il contratto potrà esse­re stipulato anche con quei collaboratori che abbiano già un rapporto di lavoro con un soggetto terzo legato a sua volta al deputato, al partito o al gruppo parla­mentare di riferimento».

Chiacchiere. Promesse fat­te per guadagnare tempo aspettando che l’indignazio­ne dei cittadini si placasse. Esattamente come era già successo con l’intimazione ai deputati di due anni pri­ma: «I rapporti di collabora­zione a titolo oneroso do­vranno essere attestati, al momento della richiesta di accredito, mediante la conse­gna agli uffici di copia del re­lativo contratto». Pochi me­si e come previsto, nel luglio 2007, arrivò infatti l’aggiu­statina: oltre a quelli con re­golare contratto avrebbero potuto avere il tesserino di accesso ai palazzi della politi­ca anche «persone che svol­gano attività di tirocinio for­mativo» e poi «soggetti tito­lari di reddito da pensione» e poi «dipendenti di enti pubblici o privati che dichia­rino di svolgere attività di collaborazione a titolo non oneroso in favore del deputa­to... ». Insomma: tutti.

Il servizio di Marco Occhi­pinti e Filippo Roma per il programma di Italia Uno è sferzante. Spiega che certo, ci sono diverse eccezioni. Come quella dell’assisten­te di Santo Versace, che si chiama Massimo Migliosi e dice che sì, è vero, lui è in regola: «Ma sono uno dei pochi». E gli altri? La mag­gior parte lavora in nero. Guadagnando dai tre ai set­tecento euro. Su 516 porta­borse accreditati, solo 194 hanno un contratto e quin­di uno stipendio Gli altri 322, cioè il 62 %, non hanno un contratto e quindi niente stipendio.

Proprio come due anni fa. Quando, per esempio, il na­zional- alleato Carlo Ciccioli spiegava romanescamente: «La politica ha dei grossi co­sti. Quindi ognuno s’aran­gia ». Cioè? Rispose che lui «s’arangiava» allungando ai collaboratori qualche bi­gliettone: «Quattro o cin­quecento euro ar mese pe’ fa ’na cosa. Quattro o cin­quecento pe’ fanne ’n’an­tra... ». Eppure, in aggiunta all’indennità e a tutte le al­tre voci, i parlamentari pren­dono ogni mese 4.678 euro al Senato e 4.190 alla Came­ra proprio perché paghino dignitosamente i collabora­tori. Il guaio è che, di fatto, nessuno chiede loro di di­mostrare che girano effetti­vamente quei soldi agli assistenti. Tanto che il senatore di An An­tonio Paravia, avendo chiesto lu­mi al segretario generale di Palaz­zo Madama An­tonio Malaschi­ni, si era visto ri­spondere che «il contributo per il supporto di attività e compiti degli onore­voli senatori connessi con lo svolgimento del mandato parlamentare, ero­gato mensilmente, non ha alcun vincolo di destinazio­ne rispetto a eventuali pre­stazioni lavorative rese da terzi o a possibili configura­zioni contrattuali». Tradu­zione: la scelta di come com­portarsi spettava solo al par­lamentare.

Le cose, da allora, sono ri­maste sostanzialmente intat­te. L’unica vera differenza è che questa volta, quando si sono trovati sotto il naso il microfono delle «Iene» (che mandano in onda le intervi­ste stasera) i presidenti del­la Camera e del Senato han­no almeno evitato di manife­stare lo stupore che due an­ni fa mostrò Fausto Berti­notti dicendo: «Non lo sape­vo». Loro sì, ammettono di saper bene qual è l’andazzo. Gianfranco Fini, dopo aver riconosciuto che «da un punto di vista morale è un comportamento poco onore­vole, una formula molto di­plomatica per dire che è un comportamento inaccettabi­le», dice che occorre «verifi­care che chi entra alla Came­ra, dichiarando di essere col­laboratore di quel tal depu­tato, abbia un contratto di lavoro» perché «non devo­no esserci volontari. O me­glio... in molti casi il volon­tario è un lavoratore in nero e questo è inaccettabile». Quanto a Renato Schifani, giura che proprio «in questi giorni» stanno «discutendo in commissione» una legge da far approvare in commis­sione «senza che passi dal­l’aula, quindi in tempi mol­to brevi», per regolamenta­re la faccenda «una volta per tutte». Magari introdu­cendo un «albo» dei porta­borse e imponendo final­mente un «contratto di tem­po determinato e di lavoro subordinato» con «diritti e doveri e funzioni» e «regole contrattuali», limiti di ora­rio, retribuzione minima e massima...

Auguri. Manca però, pare di capire, un punto centrale. Quello adottato dall’Euro­pa. Dopo varie polemiche, come sui casi di Giles Chi­chester (il capogruppo dei conservatori inglesi costret­to a dimettersi perché aveva trovato il modo di passare i soldi a una società di paren­ti) o di Umberto Bossi (che aveva fatto assumere da due eurodeputati leghisti suo fratello Franco e suo fi­glio Riccardo), l’Europarla­mento ha infatti deciso di svoltare. E se già il sistema era più rigido che in Italia vi­sto che l’europarlamentare doveva presentare le pezze d’appoggio (tipo un contrat­to di assunzione o di consu­lenza) per avere i soldi desti­nati agli assistenti, da giu­gno sarà ancora più difficile da aggirare.

Il parlamento Ue ricono­sce che chi viene eletto a Strasburgo ha diritto a sce­gliersi dei collaboratori di fi­ducia. Non sempre il deputa­to sa le lingue, non sempre è padrone dei regolamenti d’aula, non sempre conosce le diverse materie. Ed è giu­sto che si porti dietro qual­cuno di cui si fida. Di più: l’Europa, sapendo quanto sono costosi i viaggi e gli af­fitti a Strasburgo e tutto il re­sto, è generosa. E arriva a dare 17 mila euro al mese (uno sproposito, se fossero dati a Roma) per lo staff di ogni deputato. Ma, ecco il nodo, il parlamentare quei soldi non li vedrà più nean­che in transito. Le persone di fiducia da assumere con un contratto a tempo legato al mandato dell’eurodeputa­to dovranno avere la laurea (o almeno il diploma e una buona esperienza), verran­no inquadrate con stipendi stabiliti in base a 19 diversi livelli di professionalità. Ma soprattutto saranno pagate direttamente dal Parlamen­to. Risultato, per il parla­mentare rispettoso delle re­gole non cambierà nulla ma quello furbo non potrà più giocare: i soldi per i collabo­ratori devono andare ai col­laboratori.

Sono anni che gli assisten­ti parlamentari italiani chie­dono esattamente questo. E su questo si vedrebbe davve­ro una svolta anche a Roma. Ma quanti, al di là delle pa­role, vorrebbero davvero darsi queste regole europee rinunciando a quella voce che di fatto, per tanti, è vi­sta come un benefit in più in busta paga?

Gian Antonio Stella