15/05/2009

Via libera alla «rivoluzione Brunetta» Rientra la minaccia di dimissioni

Via libera alla «rivoluzione Brunetta» Rientra la minaccia di dimissioni

 

Il premier: «Tattica birichina con ottimi risultati». Dal Cdm l'ok al decreto anti-fannulloni, per il quale il ministro aveva detto di esser pronto a lasciare l'esecutivo

 

 

Il ministro Renato Brunetta (Ap)
Il ministro Renato Brunetta (Ap)

ROMA - «Brunetta? Ha usato una tattica da birichino, ma ha ottenuto un ottimo risultato». Silvio Berlusconi non se la prende con il ministro della Pubblica amministrazione, che aveva minacciato le dimissioni qualora non fosse stato approvato il testo per la riforma della Pubblica amministrazione. Minaccia rientrata, visto che alla fine il Consiglio dei ministri ha dato il via libera. Il provvedimento sarà presentato alle Camere lunedì. Prima del via libera definitivo, previsto per fine giugno, il ministro ha indicato come essenziale l'esame di Cnel, sindacati e Conferenza Stato-Regioni.

BERLUSCONI - Il presidente del Consiglio ringrazia il ministro parlando di «rivoluzione Brunetta». «Si tratta di una grande riforma - ha spiegato Berlusconi - che ammodernerà il sistema delle famiglie italiane e le imprese. Da casa con il proprio computer si potranno collegare nei siti delle istituzioni e fare le pratiche che oggi si fanno negli uffici». «Non solo: viene introdotta la meritocrazia - ha rivendicato il premier - così gli impiegati pubblici saranno motivati perché si vedono riconosciuti compensi economici che normalmente si danno a chi lavora nel privato. Questo è il nostro fine: far sì che 3,5 milioni di persone che lavorano nella P.A. non abbiano un morale diverso da chi lavora nel privato, e siano più motivati nel rapporto con i cittadini».

CLASS ACTION - Dal canto suo, Brunetta ha annunciato che la class action nella pubblica amministrazione «partirà dal primo gennaio 2010». «È la prima volta - ha sottolineato - che si introduce l'azione collettiva nella pubblica amministrazione». Quanto ai tempi, Brunetta ha spiegato che «occorrerà dare vita agli standard della PA nei prossimi mesi».

SCONTRO BRUNETTA-LANZILLOTTA - Proprio su questo tema, è però polemica con il Pd. «Il Ministro Brunetta - afferma Linda Lanzillotta - cede alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici. Rinuncia alla class action che lui stesso aveva indicato come la rivoluzione che avrebbe finalmente tutelato i cittadini nei confronti dei soprusi delle amministrazioni e di tutti coloro che erogano servizi pubblici. Come un punto chiave della sua 'rivoluzione'. Ma, nonostante gli annunci, a dimettersi il Ministro non ci pensa per nulla. No, caro Ministro. Speravamo che avrebbe avuto più coerenza e più coraggio. Ma così non è stato». Immediata la replica: «La Lanzillotta ha perso un'altra occasione. Invece che fare della sterile polemica, valuti i fatti. I fatti sono che, come da impegno del presidente del Consiglio Berlusconi, l'azione collettiva nel settore pubblico entrerà in vigore dal primo gennaio 2010». «Che il relativo schema di decreto legislativo -prosegue Brunetta- è già predisposto e sarà mandato al Consiglio di Stato nei prossimi giorni e che sulla base di questo parere il secondo decreto legislativo comincerà il suo iter parlamentare probabilmente già prima della pausa estiva. Nessun cedimento, solo volontà di fare presto e bene».


08/05/2009

Approvato decreto Brunetta sulla Pa: è scontro tra governo e sindacati

Approvato decreto Brunetta sulla Pa: è scontro tra governo e sindacati

 

Varato il provvedimento in materia di efficienza e di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, cgil e cisl furibonde con l'esecutivo: non c'è stata nessuna trattativa

 

Renato Brunetta (Olycom)
Renato Brunetta (Olycom)

ROMA - Il Consiglio dei ministri approva il cosiddetto «decreto Brunetta» sulla pubblica amministrazione ed è subito polemica tra governo e sindacati. Lo schema di decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge n.15 del 2009 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni dovrà passare ora al vaglio delle parti sociali, attraverso il Cnel, della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari per il parere previsto, ma le organizzazioni sindacali già lo bocciano.

LA RABBIA DEL SINDACATO - «L'approvazione dello schema di decreto delegato di attuazione della legge Brunetta da parte del Consiglio dei Ministri è avvenuta in assenza di qualsiasi confronto con le Organizzazioni Sindacali» denuncia il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, che chiede «un confronto necessario per un provvedimento che è destinato a stravolgere il sistema di relazioni sindacali e contrattuali, con effetti sulla efficacia delle Pubbliche Amministrazioni tutti da verificare». «Chissà - aggiunge - se tutti i ministri interessati dal provvedimento ne hanno preso conoscenza o se, invece, siamo alla ripetizione del famoso consiglio dei ministri dei 9 minuti e mezzo dello scorso anno e che poi portò ad un provvedimento nefasto ed emanato molto tempo dopo».
Anche il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni invita il governo a «tornare indietro» sullo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri. «Le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato - ha detto Bonanni ai giornalisti a margine di un convegno a Napoli - o Berlusconi torna indietro o noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria». «Siamo molto irritati per questa invasione di campo della politica, che, su una partita come quella del pubblico impiego se la canta e se la suona» ha aggiunto il segretario della Cisl. «Se il governo ha interesse a modificare l'andamento del pubblico impiego deve avviare una discussione trasparente, e non procedere con proclami e decreti».

PREOCCUPATE LE SIGLE DELLE FORZE DELL'ORDINE - Proteste anche da parte delle sigle sindacali che rappresentano le forze di polizia. «No al tentativo del ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, di limitare il nostro ruolo». Lo affermano i sindacati di polizia Siulp, Sap, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Ugl ps, Consap, Coisp e Uilps. «Dopo aver dichiarato guerra ai sindacati, alla libertà dei lavoratori e alla democrazia delle rappresentanze - denunciano i sindacati - Brunetta intende passare ai fatti: con la proposta di modifica dell'impianto della 195/95, che contiene le norme base per l'esercizio dell'azione sindacale, il ministro propone la durata di tre anni sia per il rinnovo della parte economica che per quella normativa, e, soprattutto, l'anticipo del 90% di quello che il Governo ritiene debba essere l'aumento retributivo in caso di vacanza contrattuale superiore a 60 giorni. Questo - sottolineano - vuol dire che, passati i 60 giorni dalla scadenza del contratto che regola gli stipendi degli operatori di polizia, il Governo decide da solo quale debba essere l'aumento, e di questo aumento "concede" il 90% all'operatore di polizia. Lasciando che il sindacato lotti con ogni mezzo nella speranza di strappare una "mancetta" superiore al restante 10%».

BRUNETTA - Per il ministro Brunetta l'approvazione del decreto è invece «una rivoluzione copernicana al servizio del cittadino, che potrebbe essere operativa già da giugno. Valutazione, contrattazione, dirigenza, class action - ha detto Brunetta - sembrano cose lunari; invece sono legge dello Stato». Per Brunetta, il decreto significa «trasparenza, valutazione, merito, nuovo tipo di contrattazione, azione collettiva nelle mani dei cittadini per controllare l'operato della pubblica amministrazione». «Lo abbiamo approvato oggi - ha aggiunto Brunetta -, ora inizia l'iter parlamentare con i pareri della conferenza Stato-Regioni, Cnel, parti sociali, poi tornerà per la valutazione definitiva in consiglio dei ministri e conto che entro giugno sia operativo così da partire».


02/04/2009

Statali, Brunetta alle impiegate: basta spesa durante gli orari di lavoro

Statali, Brunetta alle impiegate: basta spesa durante gli orari di lavoro

 

LA CARFAGNA IN PLATEA REAGISCE: «NO A FACILI PROVOCAZIONI». Richiamo del ministro: «Cerco di rompere un equilibrio perverso». Proteste delle donne

 

Renato Brunetta (Omega)
Renato Brunetta (Omega)

ROMA - Basta con le donne che durante l'orario di lavoro fuggono dal ministero per andare a fare la spesa: parola del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, secondo il quale «il lavoro pubblico deve essere al servizio dei cittadini e non può essere un ammortizzatore sociale di genere». Questo è, secondo Brunetta, ciò che le lavoratrici del servizio pubblico hanno spesso fatto in passato. Il ministro parlava dinanzi a una platea composta quasi esclusivamente da donne, nel corso di un convegno sulle pari opportunità. E le sue parole hanno scatenato vivacissime reazioni. «Protestate pure - ha risposto il ministro - ma è così. Io non voglio più che le donne scappino dall'ufficio per fare la spesa, per poi tornare a casa all'una e mezza e avere difficoltà a gestire la famiglia e tutto il resto». «Vi siete chiesti il perchè della femminilizzazione della scuola e del lavoro ministeriale? E come mai ci siano poche donne ai vertici? I controlli sull'assenteismo per malattia è una lotta di liberazione per le donne. Far finta di essere malate per accudire i figli o i mariti vuol dire buttare via la propria professionalità: bisogna rompere queste compensazioni perverse».

CARFAGNA- Ma le dichiarazioni di Brunetta hanno provocato la reazione del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna presente in sala, che ha polemizzato con il collega sul richiamo di quest'ultimo alle dipendenti pubbliche che vanno a fare la spesa durante l'orario di lavoro. Alle donne in platea, che avevano duramente contestato il ministro Brunetta, Mara Carfagna ha detto: «non fatevi scoraggiare. Non cadiamo nelle facili provocazioni». Ha poi aggiunto, sempre polemizzando con il collega che aveva parlato di «chiacchiere sulla parità», che «i gap esistono, non sono chiacchiere, soprattutto nel mondo del lavoro».

PENSIONI - Anche il tema delle pensioni al femminile torna di nuovo d'attualità. Entro l'estate la sentenza dell'Unione europea sull'aumento dell'età di pensionamento per le donne del pubblico impiego «dovrà essere rispettata» ha aggiunto Brunetta sottolineando che «dopo si aprirà il dibattito sul resto del sistema». Successivamente quindi potrebbe cominciare la discussione su una possibile armonizzazione del settore pubblico con quello privato, elevando anche in quest'ultimo l'età delle donne lavoratrici. Brunetta ha affermato comunque di non essere sicuro «di avere la maggioranza nel resto del governo e nel resto del paese. Il ministro della Funzione Pubblica ha sottolineato che tutti i risparmi che dovessero venir fuori dalla equiparazione dell'età di pensionamento di vecchiaia per uomini e donne dovranno essere investiti nel settore, ad esempio nell'aumento degli asili nido. «Se si rompe l'equilibrio - ha detto Brunetta - tutto ciò che si risparmia deve essere usato nel ciclo di vita della donna. Se si rompe questo modello bisogna ristrutturare l'intero modello».