03/02/2011
La Cassazione dice no all'arresto di Tanzi
La Cassazione dice no all'arresto di TanziLa procura milanese aveva chiesto la misura restrittiva per evitare una possibile fuga. Accolto il ricorso dei legali dell'ex patron di Parmalat. La questione dovrà tornare al tribunale del riesame
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28/07/2010
Piemonte, via al riconteggio dei voti
Piemonte, via al riconteggio dei votiBerlusconi: «Non ribaltare il voto per via giudiziaria». Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dal presidente della Regione Roberto Cota
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| Cota (a sinistra) e Bresso (Ansa) |
TORINO - Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dai legali del presidente della regione Piemonte Roberto Cota, relativa alla decisione del Tar del Piemonte, che ha ordinato il riconteggio elettorale di circa 15 mila schede delle ultime elezioni regionali.
SODDISFAZIONE DEI LEGALI DELLA BRESSO - Soddisfatti i legali dell’ex governatore Mercedes Bresso. «Il Consiglio di Stato - ha spiegato l’avvocato Luca Di Raimondo - ha stabilito che con il riconteggio non c’è alcun danno grave per la Regione Piemonte, la cui attività amministrativa può andare avanti con regolarità. Inoltre - ha aggiunto il legale di Bresso - è stato detto che la certificazione dei voti prevede il contraddittorio tra le parti, che sono quindi entrambe garantite».
BERLUSCONI: NON RIBALTARE VOTO VIA GIUDIZIARIA - Sulla vicenda è intervenuto con una nota anche il presidente del Consiglio: «Mi auguro per il rispetto dovuto alla sovranità popolare, che non si voglia ribaltare per via giudiziaria la scelta dei cittadini piemontesi. La legge è chiara: chi vota una lista con una croce sola dà due voti, uno alla lista e uno al candidato presidente. A meno che non scelga di dare esplicitamente un voto disgiunto.
Redazione online
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21/05/2010
Matteoli: mai avuto conti occulti
Matteoli: mai avuto conti occulti«HO GIÀ DATO MANDATO AI MIEI LEGALI DI PROTEGGERE IL MIO BUON NOME». Il ministro smentisce le notizie apparse sulla stampa di un conto in Lussemburgo a lui riconducibile
ROMA - «Non ho, nè mai ho avuto conti aperti nè disponibilità in banche estere, tantomeno in filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo. Non possono dunque esistere operazioni bancarie direttamente o indirettamente a me riconducibili, ovvero a persone a me collegate». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli smentendo la notizia pubblicata oggi su alcuni quotidiani secondo la quale ci sarebbe un conto riconducibile al Ministro in una banca operante in Lussemburgo. «Quanto riportato da alcuni quotidiani è quindi assolutamente falso e calunnioso, specie per me che all'estero non ho mai messo piede in una banca. Ho già dato mandato al mio legale di proteggere il mio buon nome in ogni sede». Il nome di Matteoli era comparso nell'ambito dell'inchiesta su «appaltopoli» (la gestione degli appalti per i grandi eventi) in relazione al coinvolgimento di un suo collaboratore, Ercole Incalza, capomissione delle Infrastrutture.
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29/01/2010
Nuovo processo per Alberto Stasi: non pagò una parcella da 81 mila euro
Nuovo processo per Alberto Stasi: non pagò una parcella da 81 mila euro
Il suo attuale difensore: «non sono state applicate le tariffe dell'Ordine degli avvocati». La causa dei legali che hanno assistito il ragazzo durante il primo mese d'inchiesta.
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| Alberto Stasi (Ansa) |
VIGEVANO (Pavia) - Un nuovo processo per Alberto Stasi. A poco più di un mese dall'assoluzione per il delitto della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco (Pavia), l'ex studente bocconiano è tornato in un'aula del Tribunale di Vigevano. Stavolta il processo non c'entra con l'omicidio, ma è di natura civile. A intentare causa contro Stasi è l'avvocato Giovanni Lucido con la figlia Eleonora, i due legali che hanno assistito il ragazzo durante il primo mese d'inchiesta, fino alla revoca del mandato che venne poi affidato al professor Angelo Giarda e agli avvocati Giuseppe e Giulio Colli. Per quei 30 giorni di lavoro i Lucido hanno ricevuto dalla famiglia di Alberto solo acconti per poco più di 11 mila euro complessivi e, dopo il mancato saldo di una parcella di 81 mila euro, hanno deciso di citare il giovane in giudizio. Due giorni fa è stata celebrata l'udienza davanti al giudice Chiara Russo del Tribunale di Vigevano. Il processo è stato aggiornato al 2 marzo.
I LEGALI - «Per quella parcella non sono state applicate le tariffe dell'Ordine degli avvocati - commenta l'avvocato Giulio Colli, che assiste Alberto nel nuovo processo civile -. Il giudice ha già respinto l'istanza dei legali con cui chiedevano l'esecuzione di un'ingiunzione di pagamento». Giovanni Lucido, invece, spiega di «non aver applicato nemmeno il massimo stabilito dall'Ordine»: «Non chiediamo niente di più di quello che ci spetta - aggiunge l'avvocato - Per un mese intero mia figlia e io abbiamo vissuto tra Garlasco e Vigevano, con numerose trasferte a Parma per assistere agli accertamenti al Ris». Il risultato è un fatto di cifre: 50 mila euro per la parcella di Lucido padre, 31 mila euro e rotti per il compenso della figlia. Somma a cui vanno aggiunte anche le spese per la causa. (Fonte Ansa)
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04/03/2009
CASSAZIONE: VANNA MARCHI, CONFERMATA CONDANNA 9 ANNI E 6 MESI
CASSAZIONE: VANNA MARCHI, CONFERMATA CONDANNA 9 ANNI E 6 MESI
ROMA - Gli amuleti non hanno salvato Vanna Marchi dalla condanna definitiva a 9 anni e 6 mesi di reclusione emessa dalla Seconda sezione penale della Cassazione. I Supremi giudici hanno, infatti, dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dalla 'teleimbonitrice' contro la sentenza pronunciata dalla Quarta Corte d'Appello di Milano il 27 marzo 2008. E' diventata definitiva anche la condanna a 9 anni, 4 mesi e 9 giorni di reclusione per Stefania Nobile, figlia della Marchi. Confermata la colpevolezza anche di Francesco Campana - ex compagno della Marchi - che ha ricevuto la convalida dei 3 anni di reclusione che gli erano stati inflitti e che non sconterà perché coperti dall'indulto.
Tutti e tre sono stati ritenuti colpevoli di associazione a delinquere finalizzata alla truffa per la televendita di pietre dai poteri miracolosi alla quale collaborava anche il sedicente mago Mario Pacheco do Nascimento, latitante in Brasile dopo la sentenza di secondo grado che gli aveva comminato un mese e 20 giorni in continuazione con una sentenza definitiva a 4 anni. In primo grado la Marchi e la figlia erano state condannate a 12 anni e 6 mesi in due processi distinti. Si calcola che siano state circa 300 mila le vittime delle 'televendite patacca'. Complessivamente madre e figlia devono risarcire le persone alle quali hanno venduto gli amuleti con circa 2 milioni e 300 mila euro. Adesso per loro si apriranno le porte del carcere e il loro legale, avvocato Liborio Cataliotti, ha annunciato che madre e figlia "sono pronte a costituirsi".
Durante le indagini hanno scontato circa un anno di custodia cautelare che non basta affinché possano ottenere l'affidamento in prova ai servizi sociali. In prigione dovrebbero passare - in base ai conteggi di Cataliotti - circa "5 anni e 4 mesi e poi potrebbero uscire per applicazione dell'indulto che dovrebbe condonargli tre anni di pena". Senza successo il legale, nella sua arringa innanzi ai giudici di piazza Cavour, aveva sostenuto che 43 episodi di truffa, su un totale di 111 calcolati nel processo, doveva "essere dichiarato prescritto e le condanne andavano, pertanto, diminuite". Ma questa tesi non ha convinto la Cassazione che ha, invece, accolto la richiesta del sostituto procuratore generale della Suprema Corte Antonello Mura che, nella sua requisitoria, aveva chiesto la conferma del verdetto d'Appello. "Tante povere persone - ha ricordato il pg - hanno abboccato all'amo di questa sorta di pesca miracolosa fatta dalla Marchi e dai suoi complici". Per il pg le truffe non si erano prescritte e l'associazione a delinquere è "ampiamente provata".
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03/03/2009
Aggiotaggio, Lotito condannato
Aggiotaggio, Lotito condannato
Due anni al patron della Lazio per un’operazione sui titoli azionari del club. Un anno e 8 mesi a Mezzaroma, i legali della difesa: «restituire il processo al giudice naturale che è a Roma»
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| Claudio Lotito (LaPresse) |
MILANO - I giudici della Seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato il presidente della Lazio, Claudio Lotito, a due anni di reclusione e al pagamento di 65 mila euro di multa. Un anno e otto mesi di carcere e 55 mila euro di multa è invece la pena inflitta dal tribunale al costruttore Roberto Mezzaroma. I due erano accusati di aggiotaggio manipolativo e informativo e di ostacolo all'attività agli organi di vigilanza.
INTERPOSIZIONE - Il pm Laura Pedio aveva chiesto un anno e otto mesi per Lotito e un anno e quattro mesi per Mezzaroma. Secondo l'accusa, il costruttore avrebbe acquistato il 30 giugno 2005, un pacchetto del 14,6% di azioni della Lazio, per conto dell'attuale presidente del club biancoceleste. Attraverso questa interposizione, che avrebbe tratto in inganno il mercato, Lotito avrebbe evitato di entrare in possesso del 30% delle azioni della società, percentuale che costringe al lancio di una Opa. Il tribunale ha concesso le attenuanti generiche sia a Lotito che a Mezzaroma.
«MERAVIGLIATI» - «Siamo meravigliati e confidiamo che la corte d'appello voglia restituire il processo al giudice naturale che è a Roma e riconosca l'inesistenza delle accuse contestate» hanno detto i difensori di Lotito e Mezzaroma, gli avvocati Gian Michele Gentile e Matteo Uslenghi dopo la lettura del dispositivo. Le difese poco prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio avevano di nuovo chiesto il trasferimento del processo nella Capitale. Tale istanza era già stata respinta dal tribunale l'anno scorso.
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19/09/2008
Berlusconi senza legali. In campo la 28enne Chiara
Berlusconi senza legali. In campo la 28enne ChiaraCASO MILLS: UDIENZA rinviata al 27 settembre
«C'è da difendere un cliente particolare». Chiara, il più giovane legale del premier. Assenti gli avvocati Ghedini e Longo, tramite call center è stata contattata la 28enne Zardi
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| Chiara Zandi (in un'immagine del Tg3) |
CHIARA - Poco prima, si era presentato l'avvocato d'ufficio, rintracciato attraverso il call-center, Chiara Zardi: 28 anni, avvocato da meno di due anni, è il più giovane legale che abbia mai difeso Berlusconi. «C'è da difendere un cliente un po' particolare», gli è stato detto e lei, scusandosi perché non aveva con sé la toga, si è presentata in aula e ha fatto l'unica cosa che poteva fare: chiedere dei termini a difesa per esaminare la situazione. «Non credo che Berlusconi mi terrà come avvocato - ha poi commentato - Ha altri difensori, sono comunque contenta di aver prestato la mia collaborazione. All'inizio credevo fosse uno scherzo». Legale dell'associazione dei consumatori 'Assoutenti', capelli lunghi, viso da ragazzina, tailleur nero con pantaloni, al suo arrivo in aula ha deciso di chiedere i termini a difesa. «So poco di questo processo» ha spiegato. Ha poi assistito per tutta l'udienza fino a quando si è associata alla richiesta di rinvio per legittimo impedimento dei due avvocati 'titolari' di Berlusconi. Incassato il rinvio, Chiara Zardi ha lasciato l'aula ed è tornata alla sua attività in tribunale, tra udienze, cancellerie e appuntamenti.
PUBBLICO MINISTERO- Il pm, Fabio De Pasquale, si era invece opposto all'istanza di rinvio: «Non sono esperto di interna corporis nel Parlamento - aveva detto nel suo intervento - ma per fatto notorio e per mia esperienza so che le commissioni si riuniscono al mertedì, mercoledì e giovedì. Quindi, una commissione convocata di venerdì è molto sorprendente. Mi chiedo se il comportamento di Berlusconi sia in linea con la leale collaborazione e il dovere di fare in modo che il processo si svolga, indicati dalla giurisprudenza costituzionale. La difesa di Berlusconi avrebbe potuto organizzarsi diversamente».
LA SPIEGAZIONE - Con una istanza depositata nei giorni scorsi al Tribunale di Milano, i difensori di Berlusconi sostenevano di ritenere sospesi, fin dal 26 luglio scorso, data di entrata in vigore del lodo Alfano, tutti i procedimenti a carico del premier. Per l'udienza di venerdì, in particolare, i due avvocati avevano comunicato al Tribunale di essere impegnati in commissione Giustizia. Per di più i due legali avevano scritto che «non vi è la possibilità di nominare un sostituto essendo tutti i colleghi di studio impegnati e nel caso in cui non si ritenesse la sospensione già effettiva dal 26 luglio, chiediamo al Tribunale di rinviare l'udienza».
IL PROCESSO - Al centro del processo, che ha preso il via nel marzo 2007, c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600.000 dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone - e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla - le informazioni su due società off-shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e il gruppo di Segrate ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.
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