12/04/2012

Maria Carmela Lanzetta ci ripensa. Il sindaco pronta a ritirare le dimissioni

Maria Carmela Lanzetta ci ripensa. Il sindaco pronta a ritirare le dimissioni

LA CONFERENZA DEI SINDACI DELLA LOCRIDE. Minacciata aveva annunciato l'addio alla politica. La visita della commissione Antimafia e di Bersani

Continua...


25/09/2010

La Calabria dice no alla 'ndrangheta

La Calabria dice no alla 'ndrangheta

Migliaia di cittadini in piazza a Reggio Calabria per la manifestazione per la legalità promossa all'indomani dell'attentato al procuratore Di Landro. Il governatore Scoppelliti: "C'è voglia di crescita civile".

Continua...


16/11/2009

Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento

Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento

 

Il presidente della camera contestato da un piccolo gruppo di leghisti. Intervento in Consiglio comunale a Prato: «Immigrati, non vi può essere integrazione se non c'è la legalità»

 

Gianfranco Fini con il sindaco di Prato Roberto Cenni (Ansa)
Gianfranco Fini con il sindaco di Prato Roberto Cenni (Ansa)

MILANO - La maggioranza, anche se al governo, non può riscrivere le regole a proprio piacimento. Da Gianfranco Fini arriva una nuova indicazione ad uso e consumo dei colleghi del Pdl. «Sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell'alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani - ha detto durante un intervento alla seduta straordinaria del Consiglio comunale di Prato, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare -. Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l'impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa. Perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano». Secondo il presidente della Camera «è proprio la nostra Costituzione a indicare con chiarezza le modalità attraverso le quali è possibile modificare la Costituzione. È certamente possibile farlo avvalendosi di maggioranze ordinarie, ma in quel caso si è sottoposti all'assenso dell'unico soggetto che in una democrazia è sovrano: il corpo elettorale».

La manifestazione dei leghisti (Ansa)
La manifestazione dei leghisti (Ansa)

IMMIGRAZIONE E LEGALITA' - Il presidente della Camera ha poi affrontato il tema dell'immigrazione, sottolineando che «non ci può essere integrazione senza legalità». «Ci si integra solo se si è disposti a vivere in condizioni di rispetto della legalità. Se è doveroso da parte dell'Italia rispettare la cultura d'origine e le identità delle donne e degli uomini che vengono a partecipare con il loro lavoro alla crescita della nostra società, dobbiamo anche chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole, far proprio il valore della dignità della persona che è alla base della nostra cultura - ha sottolineato -. Non si possono reclamare solo diritti senza essere pronti ad adempiere ad altrettanti precisi doveri». Davanti al Comune un piccolo gruppo di leghisti ha atteso il presidente della Camera, con indosso magliette nere con scritto «No al voto agli immigrati» e «Ora di Islam a scuola, no grazie». Fini si è fermato brevemente per uno scambio di battute con i manifestanti affermando che «sul tema la pensiamo in maniera diversa». La contestazione, pacifica, si è conclusa poco dopo.


18/08/2009

Con il mitra al comizio di Obama «Posso farlo, da noi è ancora legale»

Con il mitra al comizio di Obama «Posso farlo, da noi è ancora legale»

 

Non è la prima volta che gli ultraconservatori si presentano armati alle convention. Un uomo con fucile automatico e pistola tra la folla in attesa del presidente americano: «Posso farlo, è la legge»

 

FUCILE_b1.jpg

PHOENIX (Arizona, Usa) - Ancora americani che si recano armati ad un comizio del presidente Barack Obama. È successo a Phoenix dove, secondo quanto riporta il giornale locale The Arizona Republic, un uomo circolava con una mitraglietta semiautomatica al braccio ed una pistola nella fondina nel luogo dove era atteso il discorso del presidente sulla riforma sanitaria. Ad una diretta domanda del giornalista sul perchè girasse armato, l'uomo ha risposto: «perchè posso farlo, in Arizona ancora ci sono alcune libertà».

Anche la Cnn ha ripreso la scena ed il suo repoter ha raccontato di aver visto almeno un'altra persona armata con una mitraglietta. E di fronte alla denuncia da parte di altri media sulla presenza di diversi armati, la polizia di Phoenix ha ricordato che chi possiede legalmente un'arma non ha bisogno di un permesso speciale per portarla. Nessun crimine è stato commesso e nessuno è stato arrestato, hanno concluso gli agenti dell'Arizona.

I PRECEDENTI - Non è la prima volta che gli ultraconservatori, sostenitori del diritto a girare armati che sostengono sia sancito dalla costituzione, scelgono questo modo minaccioso ed intimidatorio di protestare contro l'amministrazione democratica ed in particolare la riforma sanitaria. Una settimana fa un uomo è stato arrestato nel New Hampshire dopo che la polizia lo ha trovato in possesso di un'arma non denunciata poco prima dell'arrivo di Obama ad una riunione cittadina sulla riforma. E sempre all'esterno della town hall del New Hampshire un uomo armato ha protestato brandendo un cartello con la famosa frase di Jefferson: «L'albero della libertà deve essere innaffiato ogni tanto con il sangue dei patrioti e dei tiranni».


27/01/2009

Quando il bordello chiede di pagare le tasse e il governo non vuole

Quando il bordello chiede di pagare le tasse e il governo non vuole

 

Polemica in Nevada tra le Associazioni che hanno la licenza alla prostituzione. «In un momento di grave crisi finanziaria, noi vogliamo aiutare lo Stato: che ci tassi come meritiamo!»

 

WASHINGTON – In America non era mai accaduto che delle aziende chiedessero di pagare più tasse e lo Stato dicesse loro di no. Ora è successo nel Nevada, nell’ex selvaggio west, dove si trova Las Vegas, la capitale americana del gioco d’azzardo. Le aziende in questione sono i bordelli, che nelle contee del Nevada con meno di 400 mila abitanti sono perfettamente legali. I bordelli, 25 in totale con 10 ragazze l’uno in media, pagano le tasse alle contee, ma non allo Stato, che riscuote soltanto 100 dollari annuali per la licenza alla prostituzione. George Flint, il direttore della Associazione dei bordelli del Nevada, ha protestato: «In un momento di grave crisi finanziaria ed economica, noi vogliamo aiutare lo Stato: che ci tassi come meritiamo!».

IL NO DEL GOVERNO - Flint sembra avere l’appoggio delle patriottiche «girls», ma è stato decisamente respinto sia dal governo che dal Parlamento locali. Grazie no, hanno riposto Jim Gibbons, il governatore repubblicano, e Barbara Buckley, la speaker democratica della Camera. Parrebbe un musical boccaccesco, ma nasconde retroscena politici. Nelle due contee principali del Nevada, quelle di Clark con Las Vegas e di Washoe con Reno, la capitale dei divorzi, i bordelli sono vietati perché ciascuna conta più di 400 mila abitanti. Il Parlamento del Nevada, inoltre, è diviso sulla prostituzione legale, che data al 1971: circa metà dei parlamentari vorrebbe abolirla. La richiesta di Flint di pagare le tasse allo Stato è una mossa preventiva: se lo Stato, che ha un enorme passivo di bilancio e deve tagliare la spesa pubblica, accettasse, diverrebbe molto più difficile chiudere i bordelli.

 

Dennis Hof on le ragazze del «Moonlite bunny ranch» (dal web)
Dennis Hof on le ragazze del «Moonlite bunny ranch»
MANOVRA SCANDALOSA - Ma in America infuria la polemica sulla prostituzione, legale o illegale che sia, e la manovra di Flint ha destato scandalo. Tra i tenutari di bordelli Flint ha qualche critico. Dennis Hof, quello del «Moonlite bunny ranch», sostiene ad esempio che andrebbe in bancarotta se dovesse pagare le tasse anche allo Stato: «Pago già 78 mila dollari all’anno alla contea e 25 mila dollari all’ufficio sanitario per le ragazze». Il direttore della Associazione dei bordelli del Nevada ha tuttavia un poderoso alleato nel sindaco di Las Vegas, Oscar Goodman, un politico controverso che ha chiesto al Presidente Obama sussidi federali per l’apertura del primo Museo della mafia del Paese. Goodman vuole aprire in città quelle che un tempo in Italia si chiamavano «case chiuse» per motivi, dice, non solo fiscali, ma anche di sicurezza e sanitari. «Ogni notte dobbiamo combattere nelle strade la prostituzione illegale e il crimine che essa si trascina dietro, droga inclusa» ha affermato il sindaco. «C’è un pericoloso turismo del sesso, bisogna controllarlo. Il bordello legale più vicino a Las Vegas è altre cento km di distanza, nella contea di Nye».