04/01/2012

De Magistris cambia manager dei rifiuti. Proteste sul web

De Magistris cambia manager dei rifiuti. Proteste sul web

Polemiche dopo la sostituzione di Raphael Rossi alla guida della municipalizzata napoletana. Il tecnico "anticorruzione", sostituito dal battagliero direttore campano di Legambiente, resta nella squadra di De Magistris

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08/10/2011

Condono: «Simbolo del degrado berlusconiano». Il no delle opposizioni

Condono: «Simbolo del degrado berlusconiano». Il no delle opposizioni

Nel Pdl Cicchitto, Gasparri e Fitto possibilisti: «Nulla è escluso». Di Pietro: «Tomba della democrazia». Rutelli: «Ignominia». Ma da Palazzo Chigi arriva la smentita

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07/06/2011

Il conto alla rovescia dell'Ecomafia

Il conto alla rovescia dell'Ecomafia

Legambiente - il rapporto 2011. Lombardia prima al Nord per crimini ambientali. Napolitano: «Fenomeno insidioso, alzare la guardia»

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04/06/2010

Lazio, boom delle illegalità ambientali Ma il record è di Campania e Calabria

Lazio, boom delle illegalità ambientali Ma il record è di Campania e Calabria

RAPPORTO LEGAMBIENTE. I reati più diffusi: abusivismo edilizio e calcestruzzo. A Roma il 30% dei furti di opere d'arte


 

ROMA - Il Lazio scala la triste classifica delle illegalità ambientali di ben tre posizioni passando dal quinto al secondo posto: è questo il dato più eclatante, quasi dieci illegalità ogni giorno, del «Rapporto ecomafie 2010» di Legambiente. La Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati (15,8% del totale), al secondo la Calabria (12,1%), al terzo il Lazio (11,8%), mentre la prima regione del nord è la Liguria (4%). Abusivismo edilizio e calcestruzzo depotenziato: ovvero, rispettivamente 2 miliardi persi in 27.000 costruzioni (quelle contate) senza regole e «pessima qualità» con conseguente rischio di crollo per strade, ponti, viadotti, scuole e ospedali: questa la fotografia del Rapporto. E crescono gli illeciti sulla fauna e i furti di opere d’arte, soprattutto nella Capitale, dove raggiungono quasi il 30 per cento di tutta Italia. Più stabile la situazione sui rifiuti, mentre è migliorata solo la lotta agli incendi grazie alle azioni di contrasto. Ma è allarmante la situazione soprattutto nel sud pontino perché le agromafie spadroneggiano al mercato ortofrutticolo di Fondi.

 

Discarica a cielo aperto vicino alle ciminiere delle raffinerie di Gianturco, quartiere di Napoli (Ansa)
Discarica a cielo aperto vicino alle ciminiere delle raffinerie di Gianturco, quartiere di Napoli (Ansa)

QUASI 3500 INFRAZIONI - Il Rapporto di Legambiente è basato come ogni anno sul prezioso lavoro delle forze dell’ordine e i dati dicono che nel corso del 2009 nella nostra regione sono state accertate 3.469 infrazioni (1.383 in più rispetto al 2008) pari al 12,1 per cento di quelle accertate su scala nazionale: qualcosa come 9,5 illegalità al giorno. In crescita anche il numero delle persone denunciate, arrivato a 2.248, così come quello dei sequestri che è arrivato a 919. A tirare la volata negativa in questa triste classifica sono stati il forte aumento di illeciti amministrativi in campo faunistico ai quali la Polizia Provinciale di Roma si è dedicata con particolare attenzione: 1.411 le infrazioni . E nella Capitale vi è un allarmante peggioramento delle Archeomafie che raggiungono un primato storico, con i furti d’arte passati da 158 a 227, pari al 20,8 per cento del totale nazionale.

Abusi sul litorale campano (Controluce)
Abusi sul litorale campano (Controluce)

LEGAMBIENTE - «Il Lazio è dilaniato tra piccoli e grandi reati, si rischia un allargamento del senso di illegalità mentre continua la pericolosa ascesa delle mafie – ha detto Lorenzo Parlati, il presidente di Legambiente di Roma e del Lazio - In particolare su cemento e rifiuti la Regione deve dare un forte impulso alle amministrazioni locali con una nuova stagione per la gestione dei rifiuti che incrementi riduzione e raccolta differenziata, facilitando sul fronte dell’abusivismo edilizio il riavvio delle ruspe per gli abbattimenti. L’Ecomafia – ha aggiunto – nel Lazio ha una doppia faccia: da un lato quella dell’illegalità ambientale diffusa che va sempre più denunciata e repressa, dall’altro quello della criminalità organizzata e delle mafie che si conferma ben oltre i livelli di guardia nel sud pontino». «I casi legati alla presenza delle Ecomafie in particolare nel settore del cemento – ha aggiunto Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – fanno ormai parte della quotidianità delle cronache laziali. Ma quel che colpisce è che l’abusivismo nella nostra regione si nasconde nelle pieghe dell’urbanistica “ufficiale”: i grandi sequestri riguardano troppo spesso lottizzazioni nate legali e diventate nella loro attuazione abusive. E per questo servono più controlli da parte dei comuni ed è necessario agire sul piano educativo, favorendo il diffondersi di una cultura della legalità». E Legambiente ricorda il numero dell’Osservatorio sulla legalità: numero verde 800-911856.

Lilli Garrone


07/08/2009

Nevica cemento sulle Alpi Dieci seconde case ogni una di residenti

Nevica cemento sulle Alpi Dieci seconde case ogni una di residenti

 

Dossier di legambiente e del ministero dell'Ambiente sulle località di montagna. E' il rapporto registrato in un Comune del Cuneese: ma il record è di Bardonecchia, con 7892 alloggi di vacanza

 

Bardonecchia Alta Val Susa

Se i dati generali sulla cementificazione del territorio in Italia sono agghiaccianti, con un'area pari a Lazio e Abruzzo sepolta in 15 anni sotto case, capannoni e strade, anche prendendo in esame una zona che si immagina "vergine" come quella dell'arco Alpino, la situazione non migliora. Anzi.

CEMENTIFICAZIONE - Il cemento è dilagato anche tra le valli, infilandosi attraverso un pertugio che in alcuni casi è diventato un fiume in piena: le seconde case. In una località del cuneese, Frabosa Sottana, si è arrivati anche a stabilire il record di dieci abitazioni di vacanzieri di fronte a una di residenti, che probabilmente non ha uguali in altri parti del mondo, o almeno non in mezzo alle montagne. Sul sito del Comune, a scanso di equivoci, si legge infatti che «Frabosa ha un territorio molto esteso di 37kmq dai 490 metri di Gosi, la frazione al confine con il comune di Villanova Mondovi per arrivare agli oltre 2280 metri del Mondolè e comprende le frazioni di Pianvignale, Alma Ressia, Riosecco S. Giacomo e Miroglio. Il comune conta circa 1500 abitanti residenti, ai quali occorre aggiungere oltre seimila seconde case, che pongono il comune piemontese ai primi posti in Italia per numero di alloggi stagionali».
Nonostante l'indubbio impegno messo sul fronte dell'edilizia "turistica" da questo comune del cuneese, il record nazionale assoluto di seconde case sull'arco alpino resta ancora saldamente a un'altra località piemontese: Bardonecchia, che nel suo territorio ospita ben 7892 seconde case, a fronte di 1429 abitazioni occupate da residenti. Sono dati contenuti in un rapporto curato Legambiente, realizzato con il contributo del ministero dell’Ambiente, che si concentra proprio sulla qualità turistica delle località alpine dal particolare punto di osservazione costituito dalla quantità di seconde case, dette anche "letti freddi", per il fatto di essere alloggi chiusi e inutilizzati per gran parte dell'anno.

CRESCE IL MALESSERE TRA I RESIDENTI - «Abbiamo cercato di quantificare le dimensioni di un fenomeno, associato alla speculazione immobiliare, che nella percezione dei residenti è diventato sempre più un elemento di malessere – ha spiegato Damiano Di Simine, responsabile dell'Osservatorio Alpi di Legambiente – troppe seconde case producono degrado del paesaggio, oneri a carico delle amministrazioni locali, e spesso concorrono al declino delle stazioni turistiche montane, oltre che al generale scadimento delle condizioni di vita di paesi in cui, per gran parte dell'anno, le case chiuse prevalgono su quelle abitate dai residenti». Il problema dell'eccesso di seconde case è presente in tutto l'Arco alpino ma mentre altrove, soprattutto nei Paesi di lingua tedesca, si sta cercando di arginare il fenomeno attraverso vincoli urbanistici e misure fiscali di disincentivo, da noi la speculazione immobiliare d'alta quota pare inarrestabile, ed è assecondata da provvedimenti come i condoni edilizi e l'attuale Piano casa. «Siamo estremamente preoccupati per le conseguenze che il Piano casa, per come attuato da regioni come Lombardia, Veneto e Friuli, potrebbe determinare sulla crescita insostenibile delle volumetrie e degli alloggi utilizzati come seconde case, e per questo ci appelliamo ai sindaci affinché, ove possibile, introducano limiti all'applicazione di questa norma per tutelare non solo l'ambiente, ma anche la qualità turistica del proprio territorio» ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri.

L'ESEMPIO POSITIVO DELL'ALTO ADIGE - Se parte delle Alpi si è "innevata" di costruzioni, spesso anche brutte e comunque lontane dalle tradizioni dell'architettura locali, secondo la fotografia offerta da Legambiente ci sono ancora zone dove si è saputo salvaguardare il rapporto tra turismo residenziale e paesaggio. Esistono intere regioni, come l'Alto Adige, dove le seconde case sono una presenza assolutamente marginale. La provincia sudtirolese è indicata infatti da Legambiente come un modello turistico di successo con una dotazione di posti letto superiore a un terzo dell'intera accoglienza turistica alpina, ma distribuita in modo così capillare da portare benefici all'intera comunità, e con una presenza di seconde case ridotta al 20% del patrimonio immobiliare delle 75 località turistiche altoatesine esaminate dal rapporto. Anche qui qualche nota dolente c'è, come in Val Badia e a Nova Levante, dove le seconde case hanno numeri simili o superiori alle residenze. Ma sono comunque "rose e fiori" rispetto al quadro nazionale che vede le località più cementificate concentrate nelle regioni del Nord-Ovest: i 25 comuni "top" per quantità di seconde case sono Piemontesi (8), lombardi (7), veneti (5), valdostani (3) e trentini (2).

Stefano Rodi


26/06/2009

Il mare italiano affonda tra gli abusi: uno ogni due chilometri di costa

Il mare italiano affonda tra gli abusi: uno ogni due chilometri di costa

 

Nuovo dossier di Legambiente. Solo nel 2009 ci sono state 3.674 infrazioni e sono scattati 1.569 sequestri e 4.697 denunce

 

Meta di Sorrento, 30 anni e mai concluso l'albergo "Alimuri". Un mostro di deturpazione ambientale degli anni '80

Le coste italiane si stanno trasformando, nemmeno troppo lentamente, in un grande blocco di cemento: quasi sempre illegale oppure “legalizzato”. Nel cantiere Italia si impasta senza sosta ai danni del mare: tra villette per le vacanze, grande alberghi a strapiombo sul mare o porti turistici con ristoranti e shopping center sono migliaia i nuovi edifici che ogni estate spuntano lungo le coste italiane. Solo nel 2009 intorno al ciclo del mattone selvaggio si sono registrate esattamente 3.674 infrazioni, sono scattati 1.569 sequestri e 4.697 denunce. Una situazione che non accenna a migliorare perché gli abbattimenti rimangono ancora episodi isolati e sporadici, e non riuscono a scoraggiare la piaga dell’abusivismo edilizio. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel nuovo dossier di Legambiente.

UN ABUSO OGNI DUE KM - Ma il mare italiano non soffre solo il mal di cemento, è afflitto anche da tanti altri guai: scarichi illegali, cattiva depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione sembrano, infatti, non passare mai di moda. Crescono, quindi, le infrazioni accertate che passano da 14.315 nel 2007 a 14.544 (+1,6), quasi 2 reati a chilometro lungo i 7.400 di costa del Belpaese. Aumentano anche le persone denunciate che da 15.756 arrivano a 16.012 (+1.6%) mentre, parallelamente, diminuiscono i sequestri che da 4.101 scendono a quota 4.049.

LA CLASSIFICA - A guidare la classifica dell’illegalità costiera è la Campania, con 2.776 infrazioni accertate dalle Forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, seguita da Sicilia (2.286), Puglia (1.577) e Calabria (1.435). È questo in sintesi il quadro che emerge Mare Monstrum 2009, il dossier di Legambiente presentato questa mattina a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta per salutare la partenza della ventiquattresima Goletta Verde, erano presenti Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente e Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico di Legambiente.

«FONDAMENTALI LE DEMOLIZIONI» - «Abbattere diviene la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste e che nelle regioni del sud è diventato, negli ultimi decenni, una vera e propria piaga – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente –. Scalfire questa situazione, spesso incentivata proprio dalle amministrazioni comunali compiacenti, in un quadro caratterizzato da assenza di regole, dominio della criminalità organizzata, condoni e sanatorie nazionali diviene difficile senza un vero e proprio scatto di reni degli amministratori locali, a cominciare da quei sindaci che dovrebbero trovare la determinazione e il coraggio per dare il via alle demolizioni. Eliminare concretamente gli ecomostri è infatti l’unico modo per disincentivare nuove illegalità ed è per questo che Legambiente ha deciso di scrivere ad alcuni sindaci, chiedendo ragione della mancate demolizioni».

I 5 ECOMOSTRI PEGGIORI - Legambiente ha stilato una Top Five degli ecomostri di cui chiede l’abbattimento in via preferenziale: l’hotel di Alimuri a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), Palafitta a Falerna (Cz), il villaggio abusivo di Torre Mileto (Fg) e la “collina del disonore” a Pizzo Sella alle porte di Palermo, un centinaio di ville abusive costruite dalla mafia negli anni ’70. Ma la cementificazione della costa si concretizza anche in moltissimi altri modi: ci sono gli accessi negati dagli stabilimenti balneari, che appena comincia la bella stagione “blindano” i lidi e non consentono di arrivare al mare senza l’acquisto del biglietto d’ingresso. E c’è poi l’assalto ai nuovi porti, il nuovo escamotage per urbanizzare la costa, derogando e aggirando i piani urbanistici. Un business da milioni di euro che ruota intorno alla costruzione di una miriade di posti barca inutili e ingiustificati con relative strade, bar, negozi, parcheggi e centri commerciali.


05/05/2009

Legambiente: «L'ecomafia ha un giro d'affari di 20,5 miliardi di euro»

Legambiente: «L'ecomafia ha un giro d'affari di 20,5 miliardi di euro»

 

Quasi 26mila reati, uno ogni tre ore. Più del 48% è concentrato in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia: regioni a tradizionale presenza mafiosa

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - L’ecomafia è un business ch non conosce crisi con un giro d’affari stimato attorno ai 20,5 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal Rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente. Sono 25.776 gli ecoreati accertati: quasi 71 al giorno, uno ogni tre ore. Circa metà, più del 48%, si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio nazionale.

RIFIUTI PERICOLOSI - Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Tutti soldi sporchi - si legge nel Rapporto - accumulati avvelenando l’ambiente e i cittadini. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla «Rifiuti Spa» in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna. Non è mai stata così alta (31 milioni di tonnellate è la stima nel Rapporto). Questi gli impressionanti numeri dell’Italia sfregiata dal malaffare nella foto puntuale del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato martedì a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata, il presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella, il responsabile Ambiente del PD Ermete Realacci, Enrico Fontana del direttivo Legambiente, il presidente del Copasir Francesco Rutelli e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente.

LE FORZE DELL'ORDINE - Dal dossier, in positivo emerge la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle Forze dell’ordine. Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e i sequestri: dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%), mentre diminuiscono il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell’ordine a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità, tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi più severi, come l’arresto e il sequestro.

 


18/10/2008

Rifiuti: scoperto traffico Slovenia

Rifiuti: scoperto traffico Slovenia

GdF di Trieste sequestra 14 mezzi di una ditta gia' indagata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRIESTE, 18 OTT - I Gico della Gdf ha sequestrato 14 mezzi utilizzati per un traffico illecito di rifiuti speciali da Trieste alla Slovenia. Il provvedimento completa un primo sequestro di altri due camion della ditta responsabile del traffico. Il materiale, fanghi provenienti da una darsena in costruzione a Monfalcone (Gorizia), era diretto verso la zona di Nova Gorica (Slovenia). Il titolare della ditta e proprietario dei camion e' gia' indagato per la gestione di una discarica abusiva.


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05/06/2008

IL DOSSIER LEGAMBIENTE:MAGLIA NERA DA 14 ANNI. ALLARME SCORIE NOCIVE, SPARITE MILIONI DI TONNELLATE

IL DOSSIER LEGAMBIENTE:MAGLIA NERA DA 14 ANNI. ALLARME SCORIE NOCIVE, SPARITE MILIONI DI TONNELLATE

Ecoreati, tocca ancora alla Campania - per il 14° anno consecutivo - il triste primato nella classifica dell’illegalità che come di consueto Legambiente ha diffuso sulla base dei numeri forniti da forze dell’ordine e magistratura. Sotto esame i reati che vanno dal ciclo dei rifiuti a quello del cemento, dal racket degli animali alla cosidetta «archeomafia» la Campania è prima con un vistoso incremento degli illeciti accertati (+56 per cento). E precede la Calabria, Puglia e il Lazio. Mentre la prima regione del Nord è anche quest’anno la Liguria. Notizie che arrivano nel giorno in cui nel Foggiano i carabinieri scoprono una mega discarica, forse la più grande d’Europa, riempita da una massa di circa 500mila tonnellate di rifiuti che hanno invaso un’area vastissima nelle campagne di Castelluccio dei Sauri, fino a deviare il corso del fiume Cervaro: agli arresti 12 imprenditori coinvolti a vario titolo nel traffico di rifiuti speciali e pericolosi e accusati anche di disastro ambientale. I dati di Legambiente in particolare accendono i riflettori su un’autentica montagna di rifiuti speciali scomparsi nel nulla: si tratta di 143 milioni di tonnellate di cui nel giro di nove anni si sono perdute le traccie nella semplice sottrazione delle quantità smatite ufficialmente e quelle sicuramente prodotte. Praticamente una montagna che soltanto per il 2005 (anno al quale sono aggiornati i dati) è alta all’incirca 14mila metri (con base tre ettari). In particolare la Campania è prima con 4.695 infrazioni accertate, 1.526 infrazioni in più rispetto al 2006, quando erano state 3.169. Ovvero qui si concentra il 15,6 per cento del totale nazionale, ossia quasi un reato su sei viene commesso in Campania, alla media di tredici reati al giorno, praticamento uno ogni due ore. Le persone denunciate per reati ambientali sono state 3.245, mentre i sequestri operati dalle forze dell’ordine sono 1.463. Mentre sono 222 le discariche abusive scoperte (il 40 per cento nel Napoletano). Si calcola che in tutto il Paese il business dell’ecomafia sia di circa 18 miliardi e 400 milioni di euro nel solo 2007. E se i dati ufficiali stimano in circa 100 miliardi il fatturato annuo delle cosche, ecco che quasi un quarto arriva da questo tipo di attività illecite: a questa somma poi vanno aggiunti gli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia), laddove esiste un serio rischio di infiltrazione criminale negli appalti in opere pubbliche e nella gestione dei rifiuti urbani. Non a caso negli anni i livelli di attenzione di forze dell’ordine e magistratura si sono alzati: sono 95 le indagini che hanno contestato l’articolo 260 el Codice dell’ambiente, che colpisce l’organizzazione di traffico illecito di rifiuti; 600 le ordinanza di custodia cautelare emesse, 2.186 le persone denunciate, 520 le aziende coinvolte, 56 le procure impegnate, 19 le regioni e 10 le nazioni coinvolte. Il «sistema» è gestito da circa 239 cosche (75 in Campania): si va dagli ecomafiosi storici dei Casalesi a quelli nuovi del clan Gaeta con Cosa nostra che entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti ed emerge la «multifunzionalità» del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall’agricoltura al racket degli animali. Da qui la necessità per Legambiente di rinnovare l’appello «di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro Codice penale» ha detto il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza ricordando che ci sono già proposte condivise ma che ora serve «volontà politica e tempo». Dalla Campania intanto c’è il presidente regionale Michele Buonomo che osserva: «Nel nome dell’emergenza per decreto si autorizza a sversare rifiuti pericolosi nelle discariche, caso unico nel panorama europeo, si crea una superprocura che ridimensiona totalmente il lavoro di tanti magistrati operanti sui territori dell’ecomafia».


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