02/05/2012
Ottantenne trovato morto legato nudo al letto
Ottantenne trovato morto legato nudo al lettoGENOVA. L'Anziano bloccato da una corda, evidenti segni di attività sessuale. Pensionato trovato dai carabinieri dopo l'allarme dato dai vicini, aveva il volto coperto di ecchimosi
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11/02/2012
Sequestra e picchia assessore: «Non ha tolto la neve dalle strade»
Sequestra e picchia assessore: «Non ha tolto la neve dalle strade»VITERBO. Arrestato in flagrante un abitante di Cellere: stava portando la sua vittima in una grotta, minacciandolo con un coltello
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22/08/2009
Il giallo del maestro «anarchico» morto durante il ricovero coatto
Il giallo del maestro «anarchico» morto durante il ricovero coatto
Francesco Mastrogiovanni, 58 anni, sarebbe stato legato al letto per giorni. Indagati sette medici dell'ospedale di Vallo della Lucania, nel salernitano
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| Francesco Mastrogiovanni |
SALERNO - Legato a un letto, polsi e caviglie. Così sarebbe morto Francesco Mastrogiovanni, maestro elementare di Castelnuovo Cilento. Aveva 58 anni. Il 31 luglio era entrato nell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania: sul suo capo pendeva un'ordinanza di Trattamento sanitario obbligatorio. Quattro giorni dopo, la mattina del 4 agosto, gli infermieri l'hanno trovato morto. Per edema polmonare, secondo il medico legale che ha effettuato l'autopsia. Forse Francesco Mastrogiovanni era legato su quel letto da troppe ore, forse addirittura da giorni. «Nella cartella clinica non viene menzionata la contenzione fisica, ma dall'autopsia è risultato che aveva segni su polsi e caviglie compatibili con lacci di un materiale rigido» spiega Vincenzo Serra, cognato della vittima. Il Tso è un atto medico e giuridico regolamentato da una legge: viene deciso dal sindaco su proposta di un medico e, qualora preveda un ricovero ospedaliero, richiede la convalida di un secondo medico. Della procedura deve essere informato anche il Giudice Tutelare di competenza. Insomma, uno strumento su cui esistono vari livelli di controllo e soprattutto, come impone la legge, «esclusivamente finalizzato alla tutela della salute».
SETTE INDAGATI - La storia del maestro che, come dicono parenti e mici, «non passava inosservato» (anche per i quasi 2 metri di altezza), ha molti punti oscuri. Troppi. Tanto che la Procura di Vallo della Lucania ha aperto un'inchiesta, affidata al pm Francesco Rotondo, e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto di psichiatria (compreso il primario, Michele Di Genio) che hanno avuto in cura Mastrogiovanni. La famiglia ha istituito il comitato «Giustizia per Franco» (è il diminutivo con cui veniva chiamato usualmente), che ha una pagina online per il momento in costruzione (www.giustiziaperfranco.it). Anche l'associazione EveryOne (che si occupa anche di lotta agli abusi psichiatrici) ha preso a cuore il caso. «Abbiamo depositato un'interrogazione parlamentare, insieme ai deputati radicali, rivolta ai ministro degli Interni e della Salute proprio sulla morte di Mastrogiovanni e abbiamo presentato una denuncia in sede europea perché sia finalmente approvata una regolamentazione internazionale contro gli abusi psichiatrici» spiega il co-presidente Roberto Malini.
MISTERI - Ma cosa è successo il 31 luglio? Francesco Mastrogiovanni era a San Mauro Cilento, stava trascorrendo dei giorni di vacanza in un campeggio di proprietà di una sua conoscente. I carabinieri sono andati a prenderlo, hanno circondato il bungalow dove viveva. Lui è scappato verso la spiaggia, spaventato. Lì ha fumato una sigaretta, ha preso un caffè. Forse voleva immaginare che fosse una giornata come le altre. Ma era circondato - a terra i carabinieri, in mare la guardia costiera - e alla fine ha ceduto. Un grosso spiegamento di forze dell'ordine per un uomo solo. I militari lo hanno portato in macchina e quindi all'ospedale di Vallo della Lucania per il ricovero coatto: lì risulta positivo alla cannabis, non all'alcol né ad altri tipi di droghe. A questo punto c'è un mistero. «Il Tso è stato chiesto dal sindaco di un altro Comune, ovvero Pollica Acciaroli - spiega il cognato di Mastrogiovanni -, e non da quello di San Mauro Cilento dove Mastrogiovanni è stato fermato dai carabinieri». Buio anche sulle cause che hanno portato amministratori, medici e forze dell'ordine a optare per un provvedimento urgente ed estremo come il Trattamento sanitario obbligatorio. È trapelata la notizia di un incidente in cui l'uomo, guidando contromano, avrebbe tamponato quattro auto parcheggiate. Episodio di cui non esiste, secondo i familiari della vittima, alcuna prova, denuncia o verbale. «L'ultima versione che circola è quella della guida contromano - spiega Peppino Galzerano, editore e amico di Mastrogiovanni -, prima ne erano state diffuse altre». Ma le spiegazioni di questa morte vanno cercate anche nel passato del protagonista, e nell'immagine di "anarchico" che si era costruita, forse suo malgrado.
LA CONDANNA - Mastrogiovanni insegnava alle elementari da una ventina d'anni. Per un lungo periodo aveva vissuto nel Nord Italia per lavoro, poi era tornato nella provincia di Salerno, e aveva trovato un posto nella scuola della sua città, Castelnuovo Cilento. Non era un uomo tranquillo: la sua vita era stata segnata da una serie di eventi traumatici che hanno acuito la sua sensibilità, rafforzando in lui delle paure violente. «Alla fine degli anni '90 aveva rotto una lunga relazione con una ragazza bergamasca, poi è morto suo padre - racconta il cognato -. Dunque ha deciso di tornare nella sua terra madre. Nel '99 a Salerno il primo "incontro" con i carabinieri, per una causa futile: viene portato in caserma, processato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, condannato in primo grado a tre anni. Nella requisitoria il pm lo definisce "noto anarchico". Sconta un mese di carcere e cinque di arresti domiciliari, ma intanto c'è il ricorso in Appello: in secondo grado viene pienamente assolto per non aver commesso il fatto e persino risarcito per ingiusta detenzione». Mastrogiovanni sviluppa negli anni un terrore profondo verso le forse dell'ordine, in un paio di occasioni scappa alla semplice vista di una divisa. Viene considerato un soggetto patologico, ma spesso si rifiuta di assumere i farmaci che gli vengono prescritti. Ha paura anche di quelli. Fobie che accrescono la sua fama di "anarchico", di insofferente alla società, al sistema.
IL CASO FALVELLA - C'è un'altra vicenda, che risale a molti anni prima e che ha profondamente segnato il maestro: l'omicidio di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte universitario d’unione nazionale di Salerno, nel '72. Mastrogiovanni era con Giovanni Marini e altri "compagni". «Marini stava raccogliendo notizie per far luce sull’omicidio di cinque anarchici calabresi morti in quello che dicono essere stato un incidente stradale nei pressi di Ferentino (Frosinone) dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un’inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo» spiega Peppino Galzerano, amico del maestro. C'è uno scontro tra militanti di destra e sinistra: Falvella muore. Nel processo Matrogiovanni è assolto, mentre Marini è condannato a nove anni.
PASSIONE PER I LIBRI - «Attorno alla sua figura si è costruita un'immagine di persona violenta, ma non era assolutamente pericoloso per la società - dice il cognato Vincenzo Serra -. Nella cartella clinica c'è scritto che era "aggressivo verbalmente": spesso si arrabbiava, parlando di politica, ma non passava mai alle vie di fatto. Era sempre dedito alla lettura, collezionava libri, non era un "bombarolo". Diceva semplicemente che non si fidava di nessuno, solo di se stesso. Negli anni 2002-2003 è stato sottoposto ad altri due Tso, poi negli ultimi quattro anni è stato tranquillo». I familiari non si aspettavano dunque un epilogo così tragico e fitto di elementi inquietanti. L'amico Peppino Galzerano non riesce a farsi una ragione di quanto accaduto: «È inaccettabile, un'offesa alla dignità umana, non è possibile che un uomo muoia in ospedale, cioè proprio nel luogo dove dovrebbe essere curato».
CARTELLA CLINICA - Uno, fondamentale, riguarda la cartella clinica. Il medico legale che ha effettuato l'autopsia, Adamo Maiese, ha riscontrato segni evidenti di lacci su polsi e caviglie della salma. «Nella cartella clinica non è stata annotata la contenzione né la motivazione di essa, come invece prevede la legge - afferma Caterina Mastrogiovanni, cugina della vittima e legale della famiglia -. Dunque bisogna capire se la contenzione c'è stata e quanto è durata. Nella cartella clinica c'è poi un vuoto dalle 21 del 3 agosto alle 7 del 4 agosto: in questo lasso di tempo non è stato fatto nulla. Infine, nelle ultime due sere - quelle del 2 e 3 agosto - non gli sarebbero stati somministrati medicinali perché il paziente dormiva. Ma se Mastrogiovanni dormiva che bisogno c'era di tenerlo legato?».
DETERMINANTI I FILMATI - All’autopsia effettuata il 12 agosto, poche ore prima dei funerali, hanno assistito i legali della famiglia, Caterina Mastrogiovanni e Loreto D’Aiuto. L’ipotesi di reato cui devono rispondere i sanitari è al momento omicidio colposo, ma saranno determinanti per le indagini le riprese girate nella camera durante il trattamento e subito dopo la sua morte dell'uomo. I legali dei medici indagati parlano di «falsità»: «Contestiamo quanto finora pubblicizzato a mezzo stampa perché destituito di qualsiasi fondamento - ha detto Antonio Fasolino, insieme a Francesca Di Genio legale del primario Michele Di Genio -. Il professor Mastrogiovanni è giunto in ospedale a seguito dell'emanazione di un'ordinanza di Trattamento sanitario obbligatorio da parte del comune di Pollica. I sanitari dell'ospedale di Vallo della Lucania hanno seguito il protocollo previsto per casi come questo».
Laura Cuppini
Fonte: Corriere della Sera
17/05/2009
Uccisero anziano durante una rapina Fermati due rom: uno ha 14 anni
Uccisero anziano durante una rapina Fermati due rom: uno ha 14 anni
Il ragazzino, che ha confessato, aveva rapporti sessuali con uomini in cambio di regali. Vivevano in un campo nomadi vicino a Poggioreale. Salvatore D'Angelo era morto nella sua villa a Posillipo
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| Teodor Florin Milea, uno dei due arrestati (Ansa) |
NAPOLI - Vivevano in un campo rom di via Nuova del Campo, nei pressi del cimitero di Poggioreale alla Doganella, i due romeni fermati la scorsa notte per l’omicidio di Salvatore D’Angelo, il pensionato morto in seguito a una rapina nella sua casa di Posillipo a Napoli. Uno dei due ha 25 anni mentre l’altro 14.
CONFESSIONE - Il venticinquenne e il quattordicenne non sono stati trovati nel campo nomadi, ma bloccati nei dintorni di piazza Garibaldi a Napoli. I due hanno tentato anche la fuga inutilmente. C.F.H., 14 anni, già sposato, ha anche confessato l'assassinio di Salvatore D'Angelo, per il quale 2-3 volte la settimana faceva piccoli servizi a casa; secondo quanto riferiscono i magistrati, il minorenne aveva anche rapporti sessuali con uomini in cambio di regali. Il venticinquenne Teodor Florin Milea, l'altro arrestato, si è valso invece della facoltà di non rispondere. Secondo le ricostruzioni della polizia, C.F.H. aiutava D'Angelo nelle pulizie; qualche giorno fa, però, lo ha tradito, portandogli in casa Milea, ritenuto molto violento. Dalle indagini è venuto fuori che il venticinquenne aveva in passato già rapinato D'Angelo, facendolo finire in ospedale, alla clinica Mediterranea. A portare gli inquirenti sulla pista giusta il passaggio di mano dei telefoni cellulari rapinati alla vittima. Un rom rintracciato venerdì scorso, e trovato in possesso di uno dei telefonini e di una collanina d'oro che apparteneva al pensionato, ha indicato chiaramente da chi aveva acquistato gli oggetti. Altri particolari utili alle indagini sono arrivati da un infermiere che curava l'anziano, che era stato ricoverato in una clinica privata di Napoli dopo essere stato malmenato.
13/05/2009
Napoli: pensionato ucciso in casa
Napoli: pensionato ucciso in casa
Nel quartiere di Posillipo. La polizia non esclude la rapina. Aveva le caviglie legate da un pezzo di lenzuolo ed era accanto al letto
| L'ingresso della casa della vittima |
NAPOLI - Salvatore D’Angelo, 78 anni, è morto a Napoli in seguito a una probabile rapina compiuta nella sua casa in via Marechiaro nel quartiere Posillipo. L’uomo è stato trovato da un amico che, insospettito dal fatto che non rispondesse e dall'alto volume della radio, è entrato in casa e l’ha trovato riverso a terra. D’Angelo aveva le caviglie legate da un pezzo di lenzuolo ed era accanto al letto, ma ancora vivo. Ha riportato un evidente stato di choc e una commozione cerebrale per una frattura allo zigomo sinistro. È stato ricoverato presso l’ospedale napoletano Fatebefratelli e poi trasportato a Caserta presso il Trauma Center, dov’è deceduto.
RAPINA - Sul fatto sta indagando la polizia che non esclude la pista della rapina, dal momento che la casa dell’uomo, un monolocale al piano terra, era completamente a soqquadro e mancavano portafogli e il telefonino cellulare. Il bottino sarebbe di modesto valore. D'Angelo viveva da solo nello stesso quartiere nel quale furono uccisi i coniugi Ambrosio nella villa in discesa Gaiola lo scorso 15 aprile.
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14/04/2009
Costruttore trovato morto nel siracusano
Costruttore trovato morto nel siracusano
Un imprenditore edile, Ignazio Morello, 47 anni, rinvenuto cadavere in un pozzo a Lentini, l'uomo era scomparso mercoledì. il corpo ritrovato con dei mattoni legati alla pancia
LENTINI (SIRACUSA) - Ora si dovrà stabilire se si è trattato di un omicidio o di un suicidio. Il cadavere di un piccolo imprenditore edile di Palagonia nel Catanese, Ignazio Morello, di 47 anni, è stato ritrovato questa notte in un pozzo, di proprietà dell'ex suocero, in contrada San Giovanni, nel territorio di Lentini nel Siracusano. L'uomo era scomparso dalla sua abitazione mercoledì scorso. Il corpo senza vita è stato ritrovato in posizione verticale e con dei mattoni legati intorno alla pancia. Indagano i carabinieri.
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01/01/2009
Giovane legato a un albero e bruciato vivo nel Catanzarese: è gravissimo
Giovane legato a un albero e bruciato vivo nel Catanzarese: è gravissimoCURINGA (CATANZARO) - Un giovane, Cristian Galati, 24 anni, fratello di un ragazzo scomparso dal dicembre 2006, è stato legato e bruciato vivo, ma si è salvato, anche se le sue condizioni sono molto gravi, perché le fiamme si sono spente da sole. Il fatto è successo a Curinga, un paese del lametino. Il giovane, originario di Filadelfia (Vibo Valentia), è stato portato nell'ospedale di Lamezia Terme ma sarà trasferito nel Centro grandi ustioni di Catania per la gravità delle sue condizioni avendo riportato ustioni di terzo grado su tutto il corpo. «Sono stati in due. Mi hanno preso a Filadeldia e poi portato qui e picchiato». Sono state queste le uniche parole dette ai soccorritori. Il ragazzo non ha potuto dire altro a causa della gravità delle sue condizioni.
RITROVAMENTO - È stato un agricoltore che ha sentito i lamenti del giovane, a chiamare i soccorsi. Quando i sanitari del 118 e i carabinieri della Compagnia di Girifalco sono giunti sul posto, una zona boscosa nelle campagne di Curinga, hanno trovato il ragazzo legato e coperto di ustioni. Sul luogo del ritrovamento stanno lavorando adesso i carabinieri della scientifica alla ricerca di elementi utili a rintracciare gli aggressori. Al momento non è ancora chiaro se chi ha dato fuoco a Cristian Galati lo abbia fatto pensando di averlo già ucciso o abbia deliberatamente cercato di bruciare vivo il giovane.
LA VICENDA - La storia di Galati è legata a 5 cinque casi di lupara bianca che si sono verificati nella zona compresa tra Filadelfia, Francavilla Angitola, Acconia di Curinga e Pizzo su cui ha indagato un giornalista della Gazzetta del Sud, Antonio Sisca (subendo minacce e percosse) che ha ripercorso le vicende di Domenico Serraino, di Francavilla Angitola, di Francesco Aloi di Pizzo, di Francesco Stillitano di Francavilla, di Santo Panzarella di Acconia di Curinga e appunto di Valentino Galati di Filadelfia il cui caso era anche finito a «Chi l'ha visto». Valentino Galati , appassionato d'informatica, fino a poco prima della scomparsa, nel dicembre del 2006, faceva il seminarista e poi aveva lavorato come custode di un locale notturno. L'ultima volta che è stato visto, usciva dalla sua abitazione per andare al lavoro e da allora non si è più saputo nulla di lui. La sua auto fu ritrovata dai carabinieri nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo Valentia-Pizzo. Nonostante gli appelli dei genitori e la mobilitazione di tutta la comunità di Filadelfia, centro del vibonese, di Valentino Galati non si è saputo più niente. Su quest'ultimo caso in un articolo Sisca ha scritto i nomi dei presunti responsabili di quello che si ritiene un caso di sequestro a cui sarebbe seguito l'omicidio dell'ostaggio.
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