13/01/2012
Articolo 18, il governo ci riprova, all’insaputa del ministro Fornero
Articolo 18, il governo ci riprova, all’insaputa del ministro ForneroNella bozza del decreto novità sui licenziamenti: niente reintegro sotto i 50 dipendenti in caso di fusione tra due mini aziende. La titolare al Welfare: "Non sapevo nulla"
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01/06/2011
La protesta del popolo di destra: "Moriamo tra le tasse e le scartoffie"
La protesta del popolo di destra: "Moriamo tra le tasse e le scartoffie"Imprenditori e artigiani protestano contro l’oppressione fiscale e le mancate riforme: "C’è il rischio che esplodano le tensioni sociali". fisco e burocrazia soffocano le aziende e bloccano la crescita. I nemici: "Semplificazione farsa, erario ed Equitalia ci impediscono persino di espanderci all'estero"
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14/02/2011
Attività parlamentare al minimo Solo una legge dall'inizio dell'anno
Attività parlamentare al minimo Solo una legge dall'inizio dell'annoDa gennaio l'unico iter completato riguarda la conversione del decreto sui rifiuti. Sempre più brevi i Consigli dei ministri: l'ultimo è durato cinque minuti, la media supera di poco un'ora
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09/12/2010
Lingue dei brevetti comunitari, Italia e Spagna si appellano al Consiglio Ue
Lingue dei brevetti comunitari, Italia e Spagna si appellano al Consiglio UeUna decina di stati europei vogliono che si usi solo inglese, francese e tedesco. Lettera di Berlusconi e Zapatero che non vogliono che vada in porto la procedura della cooperazione rafforzata
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13/09/2010
Il monito del Papa: «No a leggi per alternative al modello della famiglia»
Il monito del Papa: «No a leggi per alternative al modello della famiglia»Ricevendo a Castel Gandolfo il nuovo ambasciatore di Germania presso la Santa Sede. Il Pontefice: «Attenti a biotecnologie, non c'e vita indegna. I media? Tutto per far notizia»
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05/09/2010
Tasse e grane legali: quando il blogger finisce nel mirino
Tasse e grane legali: quando il blogger finisce nel mirinoImbavagliati in Italia, inseguiti fisicamente da una task force in California, tassati a Philadelphia e puniti se accettano regali da aziende. La dura vita dei blogger in tutto il mondo
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06/08/2010
Berlusconi: pronto un piano per la fiducia o elezioni
Berlusconi: pronto un piano per la fiducia o elezioniSecondo indiscrezioni riportate da alcuni quotidiani il presidente del Consiglio starebbe preparando un programma in 4 punti (fisco, federalismo, giustizia e Sud) da presentare ai finiani a settembre: o il sì o le urne
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi starebbe preparando un piano in 4 punti da presentare ai finiani per ricucire lo strappo. E’ quanto riportano oggi il Corriere della Sera e La Stampa. Il programma toccherebbe quattro temi cardine: giustizia, fisco, federalismo e Mezzogiorno.
Sul testo, ancora in fase di studio, il premier vorrebbe chiedere la fiducia. Una sorta di test per gli alleati. Un aut aut: “Se rispettano il governo allora si va avanti. Se vogliono logorarmi, si va subito alle elezioni”, scrive il Corriere della Sera.
Secondo quanto riporta La Stampa, “su ciascuno dei capitoli programmatici verrà indicato dettagliatamente che cosa si intende fare, incominciando dalla giustizia, cosicché non potranno esserci equivoci”. Sulla Stampa si spiega che il testo "verrà scritto nelle prossime settimane. Ci lavorerà su Tremonti, ma pure Ghedini e Alfano, Bonaiuti e Cicchitto, Calderoli e Quagliariello verranno mobilitati. Insomma l’intera squadra avrà i compiti per le vacanze". Si tratterebbe di un piano che di fatto farà "cambiare natura al governo perché, rimescolando le carte programmatiche, si proporrà al Parlamento per un nuovo patto con chi ci starà”. Con "un occhio particolare per i cattolici; Casini, ma anche Rutelli e perfino i malpancisti del Pd" per attirarli "in una centralità berlusconiana tutta da reinventare".
L’ipotesi di elezioni anticipate ieri non è stata esclusa da diversi esponenti dalla maggioranza, come il capogruppo al Senato al Pdl Maurizio Gasparri e il leadel della Lega Nord Umberto Bossi.
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29/05/2010
Berlusconi e la manovra: «Firmo dopo che il Colle darà la sua valutazione»
Berlusconi e la manovra: «Firmo dopo che il Colle darà la sua valutazione»LE MISURE ANTi-CRISI. Il premier venerdì da Napolitano ma senza il provvedimento
| Il premier Berlusconi (Ap) |
ROMA - La manovra? «E’ all’attenzione del Capo dello Stato». Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha risposto, all’uscita da Palazzo Grazioli, ai giornalisti che gli chiedevano a che punto fossero i lavori sulla manovra economica e se, a differenza di quanto aveva detto venerdì l’avesse firmata. «La manovra viene firmata quando il Colle avrà dato la sua valutazione», ha concluso il premier. Questo dopo che sabato pomeriggio c'è stato il colloquio di circa un'ora tra il Capo dello Stato e Silvio Berlusconi al Quirinale con all'ordine del giorno la nomina dei Cavalieri del lavoro in occasione della festa del 2 giugno. Il Cavaliere è salito al Colle nelle vesti di ministro dello Sviluppo ad interim, ma l'occasione è servita anche per fare il punto su altri temi come, per esempio, la manovra economica. Il presidente della Repubblica si sarebbe informato con il premier sul testo che fino a venerdì sera non è stato ancora trasmesso dal governo ai suoi uffici. Berlusconi, nel corso dell'incontro avrebbe spiegato a Napolitano, così come ha fatto successivamente conversando con i giornalisti, di non averla ancora firmata. Questione di ore, si spiega in ambienti parlamentari della maggioranza, per consentire poi al Quirinale di fare le opportune valutazioni prima di dare il via libera al documento che il governo auspica possa essere messo in Gazzetta già lunedì prossimo. Provvedimento di «difficile composizione» perché ancora si devono aggiustare alcune voci all'interno della stessa maggioranza.
IL DICASTERO DELLO SVILUPPO - Durante il lungo colloquio, il Cavaliere avrebbe accennato anche al nodo della successione a Claudio Scajola spiegando al Capo dello Stato di sperare ancora di poter trovare un tecnico di rango per quel ruolo. Anche se, avrebbe ammesso, la ricerca fino ad ora non ha dato esiti positivi.
Tra i nomi che circolano per il ministero dello Sviluppo ci sarebbe anche quello di Antonio Catricalà, presidente dell'Antitrust, che però ha precisato che la sua candidatura è nata solo sui giornali. In mattinata si era recato a Palazzo Grazioli il presidente dell'Eni Paolo Scaroni, una visita che aveva alimentato altre voci, ma che anche in questo caso non hanno trovato conferme.
Redazioen online
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11/02/2010
Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"
Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"
Vigilanza: Dal 28 febbraio al 28 marzo salteranno le trasmissioni di approfondimento. Il premier: legge da abolire. Il Pd: decisione da rivedere. Garimberti: «Approfondiremo». Giovedì Cda Rai
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| Pier Luigi Bersani ospite a «Ballarò» (Eidon) |
MILANO - Michele Santoro parla di «abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». Giovanni Floris si scaglia contro «l'ingordigia della politica che si mangia l'editore, l'azienda, i conduttori, i giornalisti, gli ospiti e i telespettatori che pagano il canone». Anche Bruno Vespa, pur sottolineando di aver sempre rispettato la par condicio, definisce «molto grave» l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e si augura che ci possano essere spazi di mediazione. Un mare di polemiche dunque ha sommerso il regolamento sulla par condicio approvato martedì dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che stabilisce la sospensione delle trasmissioni di approfondimento nel mese precedente le elezioni regionali, dal 28 febbraio al 28 marzo. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la decisione del Parlamento sui talk-show è da rispettare: «Non è una decisione scandalosa di cui doversi preoccupare», anche perché alcune sono «trasmissioni-pollaio. Per una questione di decoro credo sia un bene che le trasmissioni siano diverse, non parlo di quella di Bruno Vespa ma di altre». Per il premier comunque la par condicio è una legge «liberticida e assurda». «Continuo a ritenere - è l'opinione del Cavaliere - che si deve abolire la par condicio reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti».
«LA DECISIONE VA RICONSIDERATA» - L'opposizione dal canto suo chiede una rapida inversione di rotta. «La decisione della commissione va rapidamente riconsiderata» è l'auspicio del leader del Pd Pier Luigi Bersani, secondo cui «non c'è incompatibilità alcuna tra le trasmissioni di approfondimento giornalistico, che ricadono sotto la responsabilità dei conduttori e il controllo della commissione di Vigilanza, e l'apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettono tutte le forze in parità di condizione». Ancora più critico il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni: «I programmi di informazione non sono i pollai di cui parla Berlusconi, ma uno degli spazi di libero confronto sanciti dalla Costituzione. Cancellare l'autonomia dei programmi di informazione, costringendoli nelle regole della comunicazione politica, non solo contrasta con dieci anni di regolamenti della Vigilanza e di Agcom, ma anche con la sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale».
L'APPELLO A ZAVOLI - Dentro la Rai i consiglieri di opposizione - Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - hanno rivolto un appello al presidente Sergio Zavoli e all'intera commissione di Vigilanza perché il regolamento venga riformulato in modo da garantire «l'autonomia del servizio pubblico anche in occasione di importanti consultazioni elettorali». Il testo approvato, spiegano, «sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a essere informati». Secondo i tre consiglieri è a rischio l'autonomia editoriale della Rai e «le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull'intera programmazione e quindi sul fronte dei ricavi pubblicitari».
«IMMEDIATO APPROFONDIMENTO» - Dal canto suo il presidente della Rai Paolo Garimberti sottolinea che l'azienda è tenuta al rispetto delle decisioni della commissione, ma che «le novità in materia di comunicazione e informazione politica introdotte dal regolamento presentano aspetti che richiedono un immediato approfondimento». Dunque non si escludono ulteriori sviluppi. Giovedì il Consiglio di amministrazione dell'azienda di viale Mazzini si riunirà «per valutare l'impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli».
CONDUTTORI - Come si diceva, i conduttori dei principali approfondimenti televisivi della Rai sono sul piede di guerra. «Non credo sia il ruolo dei parlamentari quello di disegnare i palinsesti, fare gli inviti per il martedì sera, selezionare gli argomenti da trattare - dice Giovanni FlorisBallarò) -: i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d'altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri». Bruno Vespa (Porta a porta) difende la sua trasmissione: «L'esperienza di quindici anni ci insegna che Porta a porta ha sempre rispettato la par condicio ed è stata guardata al microscopio dentro e fuori le campagne elettorali. Ad altri è stato concesso il diritto di scorreria. Pur con questa premessa trovo molto grave l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione». Per Michele Santoro (Annozero) la decisione della Vigilanza «è un abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». (
EMITTENTI PRIVATE - Il regolamento sulla par condicio sarà valido anche per le emittenti private, ma solo nella prima fase della campagna elettorale, dall'11 al 28 febbraio. Lo ha deciso la commissione Servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Una scelta prudente, legata alla necessità di approfondire alcuni questioni relative alla seconda fase della campagna elettorale. Da prassi, il regolamento che l'Agcom vara per le tv commerciali rispecchia quello che la commissione di San Macuto mette a punto per il servizio pubblico.
Redazione online
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04/02/2010
Nucleare, il governo contro le Regioni
Nucleare, il governo contro le Regioni
L'esecutivo intende aprire nuove centrali, il veto dei governatori lo ostacolerebbe. Impugnate le leggi con cui Puglia, Campania e Basilicata hanno detto no a nuovi siti. Realacci: «Debole ritorsione»
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| La centrale nucleare mai entrata in funzione di Trino Vercellese |
ROMA - Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori. Lo riferiscono fonti governative. La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d'intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.
CONFLITTO GOVERNO-REGIONI - Il governo ha più volte ribadito l'intenzione di riavviare un programma nucleare per l'Italia, dopo che la vittoria del referendum del 1987 aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso frenando anche i progetti già avviati a Montalto di Castro e Trino Vercellese. Ma alcune regioni avevano deciso di opporsi vietando con delle proprie leggi la destinazione del proprio territorio all'eventuale insediamento di nuovi siti nucleari. L'esecutivo chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di fatto, comporterebbero - soprattutto se poi seguiti da iniziative analoghe da parte delle altre regioni - l'impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali.
LE MOTIVAZIONI - «L'impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito», ha spiegato il ministro Scajola. «In punto di diritto - ha aggiunto - le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perchè si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese». «Nel merito - ha continuato il ministro - il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Il ministro Scajola ha inoltre ricordato che «al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci sarà l'approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l'altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari». Scajola ha poi preannunciato che «il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese».
«RITORSIONE DEBOLE» - La prima reazione politica è di Ermete Realacci, deputato Pd ed ex presidente di Legambiente: «È una debole ritorsione, visto che già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale per l'inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori. Quello del governo - ha aggiunto l'esponente democratico - è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco; non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata». Per il presidente dei Verdi, Bonelli «la decisione di impugnare le leggi delle tre Regioni che avevano detto no al nucleare è un atto fascista e fuori dalla democrazia. E' sempre più evidente, ormai, la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l'esercito ed ignorando completamente la democrazia e le scelte delle regioni. Viene da chiedersi dov'è finito il tanto declamato federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il proprio oggetto sociale».
Redazione Online
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