19/11/2010
Birra e volgarità: ubriachi in chiesa I consiglieri Pdl e Lega in un video
Birra e volgarità: ubriachi in chiesa I consiglieri Pdl e Lega in un video«Un errore, ci pentiamo». Il lumbard: sono pronto a dare le dimissioni. Nella cattedrale di Monaco di Baviera con bottiglie di birra in mano, tra parolacce, rutti e una bestemmia
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22/06/2010
Padania, Fini: “C’è solo l’Italia”. Bossi non ci sta
Padania, Fini: “C’è solo l’Italia”. Bossi non ci staIl presidente della Camera torna sulla polemica: “Non è solo il Nord a pagare le tasse”. Secca la replica del leader del Carroccio: “Ci sono 10 milioni di persone pronte a battersi per la Padania”. Frattini prova a smorzare: "Slogan innocuo della Lega"
MILANO - «Ci sono grosso modo dieci milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che esiste. Non c'è uno Stato padano, ma la Padania esiste». Umberto Bossi risponde a muso duro a Gianfranco Fini. La frase del presidente della Camera («La Padania non esiste, è un'invenzione che va contro l'unità del Paese») non è piaciuto per niente ai leghisti. Se Fini ha detto che andrà più spesso al Nord, non potrà contare su Bossi: «Io non vado ad accogliere uno che spara a zero contro di noi. Ha le gambe e la capacità di prendere il treno da solo, faccia da solo». In fondo, aggiunge, «quella contro la Padania è una polemica che non fa bene alla salute di Fini, perché è difficile che lui prenda i voti dalla nostra parte. Dica quello che vuole: tanto i voti ce li lascia tutti a noi».
CALDEROLI - E così, dopo le repliche a caldo del ministro Calderoli («Noi lavoriamo a mille per il federalismo, mentre altri si dedicano alla filosofia...»), del presidente del Veneto Luca Zaia («Se la Padania è un'invenzione allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale») e del presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, arriva quella del Senatùr in persona. «Fini può dire quello che vuole, ma la Padania esiste - ha detto Cota -. È sempre esistita nella storia; esiste nella realtà socio-economica e la controprova sono i nostri consensi, che aumentano sempre di più». Bossi, in un'intervista a Repubblica, aveva già bollato le frasi del presidente della Camera come «parole senza senso di chi da noi non prende voti».
FINI - Non si fa attendere la contro-replica di Fini. «Ho avuto modo di dire quello che tanti pensano, anche al Nord, anche nella tua Brianza - scrive il presidente della Camera sul sito di Generazione Italia, rispondendo a una lettera di Stefano Basilico, giovane iscritto lombardo dell'associazione «finiana» interna al Pdl. - La Padania non esiste, come ci ha ricordato anche la Società geografica italiana. C'è solo la nostra Italia. Che avrà problemi, differenze tra Nord e Sud, ma è la nostra Nazione. E dobbiamo esserne fieri, non solo quando gioca la Nazionale». Per Fini «non si può dire che è 'Padania' quella parte del paese che lavora e paga le tasse. Per due motivi: non è solo il Nord a lavorare e pagare le tasse e non tutti i cittadini del Nord che lavorano e pagano le tasse si sentono 'padani'. Sono pronto a scommettere». «Perdere tempo a discutere di una cosa che non esiste (la Padania) ci mette fuori strada - continua il presidente della Camera - Se poi, per conservare il primato (indiscusso) del Nord, per poter continuare a gridare contro "Roma ladrona", per insistere con la favola della Padania, si vuole lasciare tutto cosi com'è, questo è un altro discorso. Ma non è il mio». «Infine, caro Stefano, tu mi chiedi di essere più presente al Nord. Accetto la sfida - dice Fini - insieme a tutti gli amici che credono nell'Italia, nel senso di appartenenza ad una comunità nazionale, a un'idea di Nazione, a una storia antica, dolorosa ma affascinante», conclude il presidente della Camera.
IL PDL - Franco Frattini prova a smorzare le polemiche. La Padania, sostiene il ministro degli Esteri, è «uno slogan che la Lega ha inventato tempo fa ed è efficace agli occhi della loro gente e se la si considera in questo senso non mi offende per niente». Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ribadisce poi che «non bisogna mai dimenticare che l'attuale maggioranza si fonda sull'intesa fra il PdL e la Lega. L'alleanza ha delle serie ragioni di fondo ed è anche evidente che essa tiene sulla base di un senso di reciproca responsabilità: la Lega Nord sceglie il federalismo e scarta il secessionismo, il PdL lavora per una linea politica di equilibrio fra Nord e Sud, al netto di eccessi in un senso e nell'altro». «Si tratta - riconosce - di un'alleanza non facile, ma che non ha alternative. Tutto ciò implica anche che, a fronte del federalismo in corso d'opera, la Lega non si deve inventare l'emigrazione in giro per l'Italia dei ministeri, operazione francamente improponibile».
FAREFUTURO - Da segnalare anche la posizione di Ffwebmagazine, rivista online della fondazione Farefuturo (vicina al presidente della Camera): «In realtà - si legge in un corsivo del direttore Filippo Rossi - i leghisti danno sostanzialmente ragione a Fini, smentendo il loro Dna culturale e derubricando la Padania a semplice area socio-culturale». «Basta leggere la risposta di Luca Zaia - afferma. - "La Padania intesa come area socio-culturale, economica e politica - dice il governatore del Veneto - è una realtà censita a livello nazionale e internazionale dai più autorevoli osservatori". Un'apparente risposta a Fini diventa in realtà la più forte smentita della vulgata leghista: nelle parole di Bossi e dei suoi uomini la Padania finisce di essere una nazione e rientra nei ranghi di una regione. Come d'altra parte ha confermato senza rendersene conto lo stesso Zaia, pensando di segnare a porta vuota: "se la Padania è un'invenzione - ha detto - allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale". Qualcuno forse ha negato l'esistenza di un Nord e di una questione settentrionale? Quello che è stato detto - conclude il corsivo - è che la Padania come identità nazionale non esiste. E da oggi sappiamo che anche i leghisti sono d'accordo».
Redazione online
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07/04/2010
Leghisti si tassano contro i rapinatori
Leghisti si tassano contro i rapinatoriLa proposta arriva dopo una serie episodi criminali avvenuti a Lesmo, in Brianza
MILANO - In Brianza - nel Comune dove Silvio Berlusconi ha una delle sue residenze - sono in arrivo le taglie sui rapinatori. L'assessore alla Sicurezza di Lesmo, Flavio Tremolada, ha proposto agli altri due leghisti in giunta (il sindaco e parlamentare Marco Desiderati e l'assessore ai Servizi sociali Paola Gregato) di autotassarsi per creare un fondo e istituire le taglie. "Li ho già sondati - ha spiegato Tremolada - e daremo atto alla proposta. Lesmo non è il Far-West ma è anche vero che non possiamo più tollerare una situazione di terrore come quella con cui siamo costretti a convivere in questi giorni con rapine continue. Abbiamo anche chiesto un incontro al prefetto". Che Arcore sia a pochi chilometri e che nel comune di Lesmo si trovi villa Gernetto, dove il premier ha intenzione di aprire l'università della Libertà, ha raccontato Tremolada, non ha fatto desistere i rapinatori nonostante la presenza delle forze dell'ordine. "Penso di aver fatto ricorso vanamente a tutti gli strumenti che le leggi ci consentono. Adesso basta" ha concluso lanciando l'idea della taglia.
La proposta arriva dopo una serie episodi criminali, in particolare rapine, avvenuti nel territorio di Lesmo. Si tratta di fatti su cui stanno indagando i carabinieri coordinati dalla Procura di Monza ma che, secondo gli inquirenti, non sarebbero legati specificamente a quella zona. Si tratterebbe infatti di una coppia di rapinatori che, a volte insieme, talora uno alla volta, fanno irruzione in esercizi commerciali, di preferenza farmacie e tabaccai, mettendo a segno piccoli colpi da poche centinaia di euro. I rapinatori, oltre che a Lesmo e Peregallo hanno colpito anche a Monza, Brugherio e in altri centri della Brianza e quindi le indagini coprono un territorio piuttosto vasto. Quanto alla proposta della taglia gli investigatori fanno notare che simili misure non sono mai servite a risolvere un caso delittuoso.
PD, COLLETTA PER FORZE ORDINE NON TAGLIE - L'idea di autotassarsi per mettere una taglia sui criminali lanciata oggi da Flavio Tremolada, l'assessore alla Sicurezza di Lesmo, in Brianza, non piace a Giuseppe Civati, che è stato coordinatore nazionale della campagna di Ignazio Marino e come consigliere regionale del Pd é stato eletto proprio a Monza. "Prima di inventarsi un far west collinare - ha commentato - bisognerebbe fare qualcos'altro. L'assessore, il sindaco di Lesmo e il ministro dell'Interno Roberto Maroni, anche lui leghista, dovrebbero fare una colletta per pagare la benzina alle auto delle forze dell'ordine". "Ripeto - ha concluso - chiamino Maroni, visto che hanno il numero".
DE CORATO, A MILANO TAGLIE NON SERVONO - In un piccolo paese le taglie possono essere utili ma in una metropoli come Milano non sono praticabili, secondo il vicesindaco Riccardo De Corato che così ha commentato l'idea lanciata dall'assessore alla Sicurezza di Lesmo (Monza). "Io amministro una grande città - ha spiegato De Corato, che è deputato del Pdl - se fossi assessore in un paese con settemila abitanti, magari l'avrei fatto. A Milano è una strada non percorribile". "Noi - ha aggiunto - abbiamo un ottimo prefetto, questore e comandante dell'Arma. I reati in città si sono ridotti del 18%". Uno strumento di questo tipo, secondo il vicesindaco, però può servire se "si mette dove non ci sono forze dell'ordine".
CITY'S ANGELS, CI VUOLE CERTEZZA PENA -"Non bisogna tornare al Far West, le leggi ci sono, quello che manca è la certezza della pena". Lo ha detto Mario Furlan, fondatore dei City's Angels, commentando l'idea di una taglia sui criminali lanciata dall'assessore alla Sicurezza di Lesmo (Monza). "Mi sembra una reazione emotiva forse sulla scia di troppi fatti di cronaca nera - ha detto Furlan -. Certi paesi sembrano tranquilli ma quando poi capita qualcosa le reazioni alle volte sono spropositate". "Credo proprio che la proposta delle taglie non possa trovare concreta applicazione - ha aggiunto - E' un'idea che significa anche scarsa fiducia nelle forze dell'ordine che invece lavorano bene". "Ci vuole invece certezza della pena - ha ripetuto -. I cittadini vogliono essere sicuri che chi ha commesso dei reati non abbia sconti e resti in galera"(Ansa)
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30/12/2009
Il baby sindaco ivoriano nel paese guidato dalla Lega
Il baby sindaco ivoriano nel paese guidato dalla Lega
Bergamo. David N'doua, 13 anni, eletto «sindaco dei ragazzi» a Stezzano

STEZZANO (Bergamo) — «Per noi è facile, siamo tutti amici...»: Chiara, anni 13, si stringe nelle spalle e regala un sorrisone. Ma sì, per le nuove generazioni forse sarà più facile il dialogo tra persone che provengono da terre e culture diverse. E Stezzano nel suo piccolo è lo spaccato dell’Italia che verrà: in questo comune di 12 mila abitanti, a salda maggioranza Pdl-Lega, la scuola media locale ha eletto il consiglio comunale dei ragazzi. Risultato? Su 7 eletti, 4 sono stranieri e il baby sindaco sarà David N’doua, originario della Costa d’Avorio. Con lui siederanno l’argentina Camila, la marocchina Nora e l’albanese Brahimi, tutti nati a Bergamo e dintorni esattamente come l’italiana Chiara che col suo candore «detta la linea politica ».
Il consiglio comunale — quello degli adulti—ha affidato loro il compito di suggerire come dovrà essere la nuova scuola media in fase di progettazione. Ma intanto — sempre gli adulti—discutono se piazzare o no all’ingresso del paese i cartelli con la scritta «Stezà», Stezzano in dialetto bergamasco.
Qui la percentuale di extracomunitari residenti è dell’8%, non certo un record per la Lombardia; la scuola dell’obbligo, su mille iscritti, conta 120 stranieri. «Il consiglio comunale dei ragazzi—spiega il dirigente scolastico Giovan Battista Sertori—è un progetto voluto proprio per mettere a confronto culture differenti, per far capire che la diversità è una ricchezza ma che occorre trovare una sintesi. Un caso che la maggioranza degli eletti sia straniera? Forse no: in questi ragazzi vedo una voglia di farsi apprezzare e conoscere maggiore rispetto ai loro coetanei italiani ».
Tutto bello, tutto destinato a un radioso futuro? Magari fosse così, come ci tiene a puntualizzare Elena Poma, leghista e sindaco di Stezzano: «Il progetto messo in piedi dalla scuola è sicuramente un ottimo esempio di integrazione. Ma purtroppo non esaurisce il problema: il terreno difficile è quello che riguarda gli adulti. Difficile qui parlare di integrazione quando abbiamo a che fare con il fenomeno della clandestinità, con persone che non possono uscire allo scoperto perché vivono in Italia in condizioni di illegalità».
E David, fresco baby sindaco, cosa ne dice? Ha scelto il basso profilo e se ne è andato a sciare con la famiglia: «Per ora mi godo le vacanze».
Claudio Del Frate
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16/11/2009
Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento
Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento
Il presidente della camera contestato da un piccolo gruppo di leghisti. Intervento in Consiglio comunale a Prato: «Immigrati, non vi può essere integrazione se non c'è la legalità»
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| Gianfranco Fini con il sindaco di Prato Roberto Cenni (Ansa) |
MILANO - La maggioranza, anche se al governo, non può riscrivere le regole a proprio piacimento. Da Gianfranco Fini arriva una nuova indicazione ad uso e consumo dei colleghi del Pdl. «Sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell'alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani - ha detto durante un intervento alla seduta straordinaria del Consiglio comunale di Prato, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare -. Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l'impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa. Perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano». Secondo il presidente della Camera «è proprio la nostra Costituzione a indicare con chiarezza le modalità attraverso le quali è possibile modificare la Costituzione. È certamente possibile farlo avvalendosi di maggioranze ordinarie, ma in quel caso si è sottoposti all'assenso dell'unico soggetto che in una democrazia è sovrano: il corpo elettorale».
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| La manifestazione dei leghisti (Ansa) |
IMMIGRAZIONE E LEGALITA' - Il presidente della Camera ha poi affrontato il tema dell'immigrazione, sottolineando che «non ci può essere integrazione senza legalità». «Ci si integra solo se si è disposti a vivere in condizioni di rispetto della legalità. Se è doveroso da parte dell'Italia rispettare la cultura d'origine e le identità delle donne e degli uomini che vengono a partecipare con il loro lavoro alla crescita della nostra società, dobbiamo anche chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole, far proprio il valore della dignità della persona che è alla base della nostra cultura - ha sottolineato -. Non si possono reclamare solo diritti senza essere pronti ad adempiere ad altrettanti precisi doveri». Davanti al Comune un piccolo gruppo di leghisti ha atteso il presidente della Camera, con indosso magliette nere con scritto «No al voto agli immigrati» e «Ora di Islam a scuola, no grazie». Fini si è fermato brevemente per uno scambio di battute con i manifestanti affermando che «sul tema la pensiamo in maniera diversa». La contestazione, pacifica, si è conclusa poco dopo.
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15/09/2009
La denuncia di due camerieri albanesi «Aggrediti da quattro leghisti»
La denuncia di due camerieri albanesi «Aggrediti da quattro leghisti»
VENEZIA. L'episodio è stato confermato dalla Questura. I Verdi: «Si tratta di un episodio a sfondo razzista»
VENEZIA - Due camerieri albanesi di un ristorante dietro Piazza San Marco, a Venezia, hanno denunciato di essere stati aggrediti da un gruppetto di 4 persone vestite di verde, con una delle quali avevano avuto poco prima un litigio. L'episodio, confermato dalla Questura di Venezia, è stato reso noto dal consigliere comunale dei Verdi, Beppe Caccia, per il quale si è trattato di una aggressione a sfondo razzista messa in atto da «squadristi militanti della Lega».
LE FERITE - I due camerieri avrebbero riportato lesioni giudicate guaribili l'uno in 30 giorni, l'altro in 7 giorni. Le vittime, così come il titolare del locale, un egiziano, si sono riservati di presentare denuncia alla polizia.
13/09/2009
Base di Vicenza, attivisti bloccati ai piedi del campanile di S. Marco
Base di Vicenza, attivisti bloccati ai piedi del campanile di S. Marco
Alcuni giovani del Presidio No Dal Molin volevano srotolare uno striscione. Scontro con alcuni leghisti
VENEZIA - Una ventina di attivisti del Presidio No Dal Molin sono stati bloccati ai piedi del Campanile di San Marco, a Venezia. Secondo quanto riferito da fonti della Polizia, che vigilava l'area come gli altri obiettivi sensibili della città, il gruppo avrebbe avuto intenzione di introdursi dentro il campanile per srotolare dalla sua cima alcuni striscioni. Sette attivisti avevano addosso l'imbragatura per potersi calare dal campanile, numerosi fumogeni e tre striscioni, in uno dei quali la testa del leone alato, che compare nella bandiera di San Marco, era stata sostituita da quella di Marcos. I giovani sono stati accompagnati in questura per essere identificati.
SCONTRO VERBALI - I poliziotti hanno sequestrato il materiale trovato in loro possesso dei giovani. Un'altra dozzina di esponenti No Dal Molin sono stati invece identificati e rilasciati sul posto. Successivamente il gruppo - che alla fine contava oltre 100 persone - ha raggiunto il Ponte di Rialto, dove è avvenuto uno scontro - solo verbale, hanno precisato in un secondo tempo le forze dell'ordine - con alcuni simpatizzanti della Lega. I due gruppi sono stati immediatamente divisi dalla Polizia.
IL SINDACO - La protesta è avvenuta all'indomani delle dichiarazioni di Achille Variati, sindaco di Vicenza: «La base americana al Dal Molin si farà, la battaglia contro la sua realizzazione è finita, ora bisogna cominciare a pensare alle compensazioni. È stata una battaglia coraggiosa - ha aggiunto il sindaco - e non tutti hanno fatto tutto quello che si poteva fare, ma noi sì. Ora arriva il momento della responsabilità». Variati ha chiesto quindi al movimento di accettare quella che considera ormai una realtà incontrovertibile e di non proseguire con la protesta fine a se stessa. «È arrivato il momento di parlare di compensazioni e di ciò che Vicenza può ottenere in cambio del sacrificio che è chiamata a compiere».
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