25/03/2009

Greenpeace: legno "protetto" rischia di finire nel metrò di Roma

Greenpeace: legno "protetto" rischia di finire nel metrò di Roma

 

Blitz degli ambientalisti a Ravenna blocca un carico proveniente dalla Liberia. Il materiale è stato acquistato dalla società che ha vinto , il bando per la fornitura a MeT.Ro Roma Spa

 

Greenpeace davanti alla Metro di Roma
Greenpeace davanti alla Metro di Roma

ROMA - Dal 23 settembre 2002 Roma è una “città amica delle Foreste”, avendo aderito alla campagna di Greenpeace che prevede un'attenta verifica sulla provenienza delle materie prime utilizzate nei lavori pubblici, per evitare ogni provenienza che non abbia una certificazione ambientale. Ma, proprio secondo Greenpeace, adesso c'è qualcosa che non va: potrebbe essere infatti in corso un acquistato di legno venduto illegalmente dalla Liberia, che potrebbe finire nella manutenzione e nell'ampliamento delle metrò A e B della capitale. Attivisti dell'associazione ambientalista hanno srotolato un enorme striscione alla stazione metro del Colosseo a Roma con il messaggio “African forest destruction sponsored by Metro” per informare i cittadini del rischio che per i lavori di ristrutturazione e ampliamento della metropolitana di Roma si usi legno illegalmente tagliato in Liberia.

BLITZ AL PORTO DI RAVENNA - Nel frattempo al porto di Ravenna gli attivisti dell'associazione ambientalista sono intervenuti per marchiare le oltre 660mila tonnellate di legname arrivate sulla nave “Rio mare” di una compagnia italiana di trasporti marittimi, lo scorso 17 febbraio. Questo legno è stato tagliato illegalmente durante la guerra civile in Liberia e messo al bando dall’embargo stabilito dalle Nazioni Unite, nei confronti del legno proveniente dal Paese. A causa della storia sanguinosa che questi tronchi rappresentavano l'Autorità Liberiana per lo Sviluppo delle Attività Forestali decise che questo legno doveva essere venduto ed utilizzato solo ed esclusivamente a livello locale. Ma le cose evidentemente non sono andate così e 600mila tonnellate sono arrivate in Italia, acquistate dall’azienda Interwood Srl. E questa società, proprio il 17 febbraio, ha vinto un appalto di 720 mila euro con MeT.Ro Roma Spa, responsabile della gestione e dell’ampliamento della metropolitana di Roma, in parte controllata proprio dal comune della "Città amica delle foreste». Secondo Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace, proprio qui sta il problema centrale: «Nel bando del Comune di Roma, vinto dalla Interwood, non c'è nessun riferimento alla certificazione ambientale, a differenza di quanto prevede l'adesione al progetto di Greenpeace». Quindi, vista la coincidenza di date, nessuno può escludere che quel legno liberiano arrivato a Ravenna, finisca nelle traversine della metropolitana di Roma. Anzi, sono molti a credere che, se nessuno interviene, sia probabile che ci finisca.

LA INTERWOOD: «QUEL LEGNO NON VA ALLA METROPOLITANA» - Questa ipotesi è smentita invece categoricamente da Paolo Giampa, uno dei tre soci di Interwood: «L'acquisto di questa partita di legname, che abbiamo fatto attraverso la società intermediaria Unitimber, che peraltro ci ha fornito regolare documentazione delle autorità liberiane, è avvenuto nell'agosto 2008, quindi molto prima che sapessimo di aver vinto il bando per la fornitura alla metropolitana di Roma»

CORPO FORESTALE - Dopo il blitz di Greenpeace al porto di Ravenna e alla metro Colosseo di Roma il corpo forestale dello Stato ha accolto formalmente le accuse di Greenpeace e Fsc Italia, impegnandosi a presentarle alla Procura generale della Repubblica. Lo ha reso noto un comunicato degli ambientalisti.

 

Stefano Rodi

 



01/09/2008

BONASSOLA: RITROVATA SULLA RIVIERA LIGURE UNA STATUA DI LEGNO

BONASSOLA: RITROVATA SULLA RIVIERA LIGURE UNA STATUA DI LEGNO
A dir poco curioso il ritrovamento avvenuto sabato scorso su una spiaggia della località turistica di Bonassola, sulla riviera ligure in provincia di La Spezia. I turisti alle prese con le ultime calde giornate di sole hanno visto arrivare lentamente dal mare un’enorme scultura di legno, ricoperta di alghe e consumata dall’acqua che ha finito per “spiaggiarsi” sul bagnasciuga. Nel giro di poche ore un capillare passaparola ha letteralmente mandato in tilt il lungomare della località ligure e centinaia di curiosi hanno affollato il piccolo lembo di terra della provincia spezzina. Dai primi accertamenti è subito sembrato un gigantesco busto di legno, simile ad un antico totem di una divinità della Polinesia, con incisioni su tutta la superficie lignea, che richiamano alla memoria i motivi tipici di numerosi tatuaggi.E’ questo ciò che sostengono gli internauti che per primi hanno caricato le immagini sul web, convinti che la gigantesca statua provenga da molto lontano, addirittura dalle isole Fiji. E, come sempre accade in questi casi, si scatena la mania sul web e fioccano le leggende.Sì perché, da sabato, in moltissimi hanno cliccato per vedere i video amatoriali caricati dagli internauti su YouTube, mentre il primo a riportare la notizia e le immagini del misterioso ritrovamento, condito dalle prime ipotesi, è stato il nostro quotidianoCerto è che nessuno si spiega come una scultura di legno di tali dimensioni possa essere giunta sulla spiaggia di Bonassola.LE IPOTESI- Diverse ipotesi restano in pista al momento, come ad esempio quella secondo cui si tratterebbe di una burla sullo stile delle famosissime teste di Modigliani, gettate nel fosso da tre studenti livornesi nel lontano 1984 e attribuite da media e critici al famoso artista ligure o, ancora, di un relitto caduto da una imbarcazione. Tutte le ipotesi sono aperte sebbene non appaiano del tutto convincenti. 
 
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http://video.libero.it/app/play?id=0529dae3b8aa032267976eae0f072dee
 

La più plausibile sembrerebbe quella di una particolare concomitanza di correnti marine che avrebbe portato la statua sulle rive liguri. L’esploratore norvegese Thor Heyerdahl ha infatti dimostrato come la civiltà polinesiana potesse attraversare gli oceani, percorrendo migliaia di chilometri su zattere di legno e fasciame di palma. A provarlo fu lui stesso che nel 1947 partì a bordo di una imbarcazione rudimentale chiamata “Kon Tiki”, navigando per più di 100 giorni dall’America Latina alla Polinesia.La zattera, costruita così come si faceva ai tempi della civiltà Incaica, dimostra che un interscambio culturale tra popolazioni molto lontane tra loro era possibile già a quell’epoca.Per quanto riguarda il relitto di Bonassola, che alcuni hanno già soprannominato il “Tiki”, per ora restano aperti diversi interrogativi. Quello che è certo è che i disegni scolpiti sulla statua lignea sono riconducibili a simboli della cultura delle Isole Fiji, visto che alcuni turisti curiosi presenti sulla scena hanno riscontrato la similarità dei propri tatuaggi polinesiani con alcuni disegni scolpiti sulla statua

 


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