28/09/2011
Bacio lesbico a bordo, cacciata la Hailey
Bacio lesbico a bordo, cacciata la HaileyLa compagnia aerea si difende: «Punito l'atteggiamento, non ci interessano i gusti sessuali». La protagonista di The L Word allontanata dal personale dopo le effusioni con la compagna. E ora chiede giustizia
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24/10/2010
«Do il mio seme per coppie lesbiche» Due donne senesi accettano l'offerta
«Do il mio seme per coppie lesbiche» Due donne senesi accettano l'offertaL'uomo, un disabile di Cortona, ha aperto un sito web
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05/08/2010
California, il giudice dice no al divieto sui matrimoni gay
California, il giudice dice no al divieto sui matrimoni gaySovvertito l'esito del referendum dei mesi scorsi. «Incostituzionale» proibire le nozze tra persone dello stesso sesso
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| Manifestanti pro-matrimoni tra gay in California |
LOS ANGELES- Un giudice distrettuale della California, Vaughn R. Walker, ha stabilito che è «incostituzionale» proibire i matrimoni gay nello Stato. Nel novembre del 2008 i californiani votarono a favore di un referendum che mise al bando le nozze tra omosessuali. Ora però questo giudice ha ribaltato questa ultimo divieto, definendolo contrario ai principi della Costituzione americana.
ORA LA CORTE SUPREMA - La sentenza del tribunale di Los Angeles ha bocciato la cosiddetta «Proposition 8» che contiene il divieto aille nozze tra omosessuali perché «discriminatorio». La consultazione passò con il 52% di voti a favore appena sei mesi dopo che la Corte Suprema della California aveva annullato una precedente sentenza che confermava il no ai matrimoni omosessuali. Il caso, questo punto, passerà all'esame della Corte Suprema di Washington, il tribunale di ultima istanza negli Stati Uniti.
Redazione online
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30/07/2010
Il partito del sesso scompiglia l'Australia
Il partito del sesso scompiglia l'AustraliaNo a qualsiasi tipo di censura, compresa quella su internet. Sì al diritto all'eutanasia, alla depenalizzazione dell'uso personale di droghe, ai matrimoni omosessuali. Ma soprattutto, un'inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa. Il programma del Sex Party
Si chiama Partito del Sesso e già dal nome si capisce che non ama gli eufemismi. Soprattutto, ha evitato di ricorrere a terminologie sdolcinate (ricordate il Partito dell'Amore di ciccioliniana memoria?). E anche il suo programma elettorale brilla per chiarezza.
Quarto incomodo della campagna elettorale australiana ormai entrata nel vivo - le elezioni si terranno il 21 agosto - l'Australian Sex Party è pronto a scompigliare la scacchiera politica federale, dominata da uno scontro tra i laburisti, attualmente al governo con Julia Gillard e dati per favoriti, e il centro-destra di Tony Abbott, con i verdi a fare da ago della bilancia.
Così, mentre i politici dei principali schieramenti si scannano sull'immigrazione e sulle tasse al settore minerario, il Partito del Sesso cambia le carte in tavola con un programma estremamente libertario, che parte dagli interessi dell'industria erotica, in particolare della Eros Association, di cui la formazione politica è quasi una diretta emanazione, per allargarsi ai diritti civili e ad altre questioni scottanti. "Faremo drizzare i capelli a Tony Abbott, e a Julia Gillard, li faremo ingrigire", ha promesso battagliera la presidente del partito Fiona Patten, quando due giorni fa ha lanciato la campagna nazionale da un bar di Melbourne.
Il programma? No alla censura su contenuti erotiestci, ovviamente. Ma anche una ferma opposizione a filtri e limitazioni che riguardino internet, e ad altre forme di controllo da parte dei fornitori di connettività. E poi la depenalizzazione dell'uso personale di qualsiasi droga; la legalizzazione dell'eutanasia; l'introduzione del matrimonio per gli omosessuali e più in generale la loro completa parità di diritti. Infine, la richiesta di una commissione per indagare sugli abusi sessuali sui minori commessi dalle Chiese australiane (la cattolica e l'anglicana si spartiscono la maggioranza dei fedeli).
Ma a che risultato puntano? "Al meglio che possiamo fare", commenta a Sky.it il cofondatore del partito Robbie Swan, eclettico lobbista dell'industria erotica e dei diritti civili, giornalista satirico, vegetariano militante e insegnante di meditazione trascendentale ("ho fatto un corso anche in Italia, a Livigno", specifica). "Lo scorso dicembre abbiamo partecipato a due elezioni locali straordinarie in cui siamo diventati il maggiore tra i partiti minori, con circa il 3 e mezzo per cento dei voti. Un 4 per cento quindi sarebbe un risultato eccellente".
La partenza, per il Sex Party, era stata tutta in salita. La registrazione, lo scorso agosto, era avvenuta solo dopo una battaglia durata mesi, in cui i religiosi più militanti sostenevano che usare il termine "sesso" come nome di una formazione politica fosse osceno. Ma il partito si è presto smarcato da un'immagine pruriginosa, per battere l'accento sulle libertà personali, pronto a scontrarsi frontalmente con chiese e confessioni. "Qui in Australia siamo ancora sotto l'influsso di un cattolicesimo retrogrado”, commenta ancora Swan. “Noi riteniamo che la religione non debba influenzare la politica".
Obiettivo del partito è intercettare il voto di protesta e degli indecisi, ma anche di chi, sulle libertà personali, ritenga verdi e laburisti troppo moderati. In quanto alle questioni calde dell'attuale campagna elettorale, il Sex Party non si pronuncia: “Non abbiamo un programma sull'immigrazione o le tasse, ma per il futuro non lo escludo”, dice Swan. “In fondo siamo appena nati”.
Carola Frediani
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20/10/2009
La Piccinini alle Iene: «Da noi niente doping, omosessualità sì»
La Piccinini alle Iene: «Da noi niente doping, omosessualità sì»
PALLAVOLO. La campionessa: «Le donne vincono perché hanno le palle»

MILANO - «L'omosessualità nella pallavolo esiste, conosco delle compagne lesbiche e qualcuna ci ha pure provato con me. Il doping? Nella nostra disciplina non esiste. La cosa più dopante da me assunta è stato un Aulin». Sono alcuni dei passaggi dell'intervista rilasciata dalla neocampionessa europea di pallavolo, Francesca Piccinini, al programma «Le Iene Show», in onda stasera su Italia 1.

I PARAGONI - La Piccinini si è confessata a 360 gradi, rivelando che le donne vincono nello sport, «perché hanno più palle degli uomini». La cosa più affascinante di una pallavolista sarebbero «le mani», per la bella Francesca che gioca a Bergamo. La più tosta? Risposta secca ed esplicita: «Il culo», che è ritenuto dalla Piccinini «più tosto di quello delle giapponesi», ma «se la gioca con quello delle ragazze brasiliane». Sul ruolo di principessa della pallavolo italiana, anche del recente passato, Francesca è stata chiara. Il paragone con Maurizia Cacciatori, fino a qualche stagione addietro sua compagna nella Foppapedretti, sorge spontaneo. «Tra me e Maurizia - ha confessato - non c'è assolutamente rivalità: io gioco meglio a pallavolo, lei è più bella, ma anche più sexy di me».

La copertina dell'autobiografia di Francesca Piccinini
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03/03/2009
Gay e lesbiche, arriva il mutuo agevolato
Gay e lesbiche, arriva il mutuo agevolato
È il primo mutuo di questo tipo nel nostro paese. La Bhw Bausparkasse taglierà lo "spread" dello 0,15% e permetterà di cumulare i redditi di coppie di fatto
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MILANO - Coppie di fatto, comprese quelle omosessuali, considerate come coppie coniugate. Succede nella banca tedesca specializzata Bhw Bausparkasse che proporrà anche in Italia il mutuo agevolato per gay, lesbiche e coppie omosessuali. La Bhw taglierà lo "spread" dello 0,15% e permetterà di calcolare i redditi cumulati. Il mutuo agevolato per gay e lesbiche, che verrà presentato giovedì prossimo in una conferenza stampa a Milano, «è sulla falsariga di quanto la banca tedesca già propone - spiega Riccardo Gottardi, segretario nazionale dell'Arcigay - per forze dell'ordine, dipendenti di ministeri e giornalisti». Oltre al taglio dello spread (il differenziale rispetto al tasso di riferimento scelto) tutto sommato limitato, «si tratta soprattutto di un riconoscimento civile - aggiunge Gottardi - e non dispiace sapere che c'è una banca dove gay e lesbiche non solo sono bene accetti, ma anzi possono ricevere delle agevolazioni».
REDDITI CUMULATI - «Consideriamo - spiega Giulio Peruzzi, area manager di Bhw - le coppie di fatto come coniugate, anche quelle dello stesso sesso. La questione maggiore credo sia quella della possibilità di cumulare i redditi per calcolare l'importo del mutuo: l'unica cosa che chiediamo è che la coppia si co-intesti la casa e viva sotto lo stesso tetto», conclude Peruzzi.
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01/01/2009
A Colonia il centro residenziale omosex
A Colonia il centro residenziale omosexI 35 appartamenti saranno affittati a gay e lesbiche, ma anche ad alcuni etero per sfuggire all'accusa di «ghetto», ma alcuni gruppi neonazisti hanno dichiarato guerra al progetto
COLONIA – «Né un ospizio né un ghetto, Villa Anders è un'iniziativa pionieristica che in futuro potrebbe essere imitata da altre grandi città europee». Mostra fiducia e ottimismo Lisa Weiß, portavoce di «Gay and lesbian living association», organizzazione che dal prossimo novembre darà vita a Colonia al primo centro residenziale per omosessuali, realizzato dalla Gag immobilien Ag, società tedesca posseduta in maggioranza dal Comune di Colonia. Il progetto, partito all'inizio del 2008, costerà complessivamente 7,6 milioni di euro e prevede la creazione di 35 appartamenti di tre tipi (monolocali di 33 metri quadrati con un fitto sociale di 340 euro, bilocali e trilocali rispettivamente da 650 e 800 euro) che saranno affittati a gay e lesbiche residenti nella città tedesca. Già diciannove abitazione di Villa Anders (che in tedesco significa «Villa Alternativa») sono state affittate e gli organizzatori prevedono che entro novembre del 2009 tutti gli appartamenti saranno occupati. Solo un alloggio non sarà abitato, ma diverrà una sorta di spazio comunitario dove l'associazione omosessuale intende organizzare eventi e riunioni.
ASSOCIAZIONE - Incontriamo alcuni membri dell'associazione nella pizzeria italiana «Da Vinci»» che si trova nel quartiere di Ehrenfeld, a pochi passi dal luogo dove sorgerà Villa Anders: il locale è gestito dal siciliano Salvatore Vinci, originario di Palma di Montechiaro (Agrigento), emigrato in Germania nel 1973. Vinci plaude all'iniziativa: «Per me è un esperimento positivo - dichiara -. Ma penso che in Italia sarebbe difficile anche solo proporre una cosa del genere». La cinquantenne Lisa Weiß racconta come è nata l'idea del centro residenziale per omosessuali: «Un giorno mi sono incontrata con alcune amiche lesbiche. Dopo aver fatto quattro chiacchiere, ci è venuta un po' di nostalgia per i tempi andati e abbiamo pensato che stavamo diventando vecchie e sarebbe stato confortante vivere in una comunità dove ci si possa aiutare reciprocamente. Quindi abbiamo immaginato Villa Anders e abbiamo presentato la proposta a diversi finanziatori ricevendo numerose offerte, tra cui una dalla Chiesa evangelica. La più vantaggiosa è arrivata da questa società presieduta dal Comune». Lisa ci tiene a far sapere che Villa Anders non sarà una casa di riposo, ma ospiterà omosessuali di tutte le età. «Recentemente una coppia di trentenni ha preso in affitto uno degli appartamenti. Si tratta di due lesbiche originarie della Turchia che sono stanche di nascondersi nella loro comunità. La maggioranza degli inquilini ha tra i 40 e i 50 anni, lavora ed è costituita principalmente da single».
I PROBLEMI - Colonia è una delle città più tolleranti del mondo. Ogni anno ospita il Gay Pride a cui partecipano centinaia di migliaia di persone (secondo l'Arcigay all'edizione del 2008 c'erano più di un milione di persone) e oggi conta una comunità di omosessuali di 120 mila membri. Tuttavia non mancano i problemi di convivenza: «Quando si è saputo della nascita del primo centro residenziale per gay non sono mancate le minacce - dichiara Gabriele Wedde, membro dell'associazione -. Su due blog neonazisti è stato scritto che, se fosse nata Villa Anders, le teste rasate avrebbero portato a termine azioni punitive. Nei mesi scorsi più di un omosessuale è stato aggredito nei dipartimenti di Kalk e Mulheim. Inoltre a rendere la situazione ancora più incandescente a Ehrenfeld è arrivata la decisione del Comune di costruire qui la più grande moschea d'Europa. I neonazisti, che a Colonia sono un'esigua minoranza, non sopporterebbero che una zona della città fosse in mano ai musulmani e ai gay».
ESPERIMENTO - Se all'inizio il progetto era destinato unicamente a omosessuali, adesso i membri dell'associazione - per sfuggire all'accusa di voler creare un ghetto - sono pronti ad accettare un 15% di eterosessuali. «Non si crea un ghetto con 35 appartamenti - taglia corto Helmut Kleot, uno dei promotori dell'iniziativa -. Tuttavia siamo pronti ad accettare una minoranza di eterosessuali, a patto che siano d'accordo a vivere in armonia e pace con noi». Ai futuri inquilini di Villa Anders torna il sorriso quando immaginano il loro centro residenziale fra dieci anni : «Purtroppo noi saremo più anziani e più acciaccati - dichiara Lisa Weiß -, ma se avremo un po' di fortuna ci ricorderanno come i pionieri di un esperimento davvero innovativo. Probabilmente gli anziani resteranno a lungo qui, ma i giovani dovrebbero viverci solo qualche anno ed essere sostituiti da altri ragazzi. Se nel tempo ci sarà un ricambio generazionale e più in là vedremo dei bambini all'interno della comunità allora vorrà dire che il nostro progetto è riuscito».
12:11 Scritto in SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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17/09/2008
BRUNETTA LANCIA I "DIDORE"
BRUNETTA LANCIA I "DIDORE"
E Brunetta lanciò i «DiDoRe»:coppie di fatto, diritti ma senza costi «una riflessione da professore che porto avanti con rotondi». Il ministro: «Lo Stato tuteli gli altri legami, non mi interessa se etero oppure omo»
| Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, con la fidanzata |
«Se invece ne nascono divisioni e lacerazioni, la straccio. Abbiamo ben altre cose da fare. Però...». Però ai «Didoré», come li chiama, Brunetta non ha ancora rinunciato. Non vorrebbe parlarne. La prima preoccupazione è evitare polemiche, non replicare alle critiche del mondo cattolico, espresse prima da Avvenire e ora da Famiglia Cristiana. Però il ministro della Funzione pubblica non rinuncia a chiarire meglio il suo progetto. «Né Dico, né Pacs. Con il pretesto dei diritti, la sinistra intendeva puntare alla roba. Assalire la diligenza del welfare. In particolare, le pensioni di reversibilità; su cui l'Italia ha già le norme più generose al mondo, che però non affondano il sistema perché di solito un coniuge sopravvive all'altro di una manciata di anni. Ma con i Dico il superstite avrebbe percepito la pensione per venti o trent'anni: un disastro. Al contrario, i Didoré — DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi — non prevedono oneri per lo Stato. Non un solo euro a carico del contribuente. Non welfare; diritti individuali. La sinistra, nascondendosi dietro le coppie omosessuali, aveva progettato un colpo grosso, un imbroglio. Paradossalmente, meglio Zapatero, per cui le due tipologie di convivenza si equivalgono. Per me, così non è, così non può essere e non voglio che sia».
«Ecco l'altro punto importante: nessuna mimesi, nessuna imitazione riduttiva del matrimonio. La mia visione della famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione, e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. La famiglia è un bene pubblico, e come tale destinatrice di welfare. Lo stesso vale per una coppia con figli. Ciò non toglie esistano altri legami che non sono beni pubblici, ma possono essere considerati beni meritevoli. Cioè beni che meritano l'attenzione e la tutela dello Stato. A me pare che in questa categoria rientrino legami di affettività, di reciprocità solidaristica, di mutua assistenza; a prescindere dal sesso. Da buon laico, non voglio uno Stato che si infili in camera da letto e guardi sotto le lenzuola. Se due persone decidono di vivere insieme — non mi interessa se vadano a letto o no, se siano etero o omo; purché si scambino affettività e solidarietà —, credo possa essere considerato positivo».
Da qui l'idea — «dell'economista», precisa Brunetta — di un testo unico che possa migliorare la vita di molti cittadini senza spese per lo Stato. Prevedendo il diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo. Di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Di succedergli nel contratto di locazione. Diritti, ma anche doveri: ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. È una proposta su cui Brunetta non cerca lo scontro, anzi. «Semplicemente, alla teoria del piano inclinato, per cui qualsiasi spiraglio può aprire una deriva che si sa come comincia e non come finisce, preferisco la teoria della barriera. Della diga. Di qua la famiglia. Di là una situazione diversa, disciplinata da poche e chiare regole, che sono pur sempre meglio dell'impasse, dell'ipocrisia, del caos di oggi. Se si può creare un terreno di convergenza tra laici e cattolici, bene. Non sono credente. Ma credo nel rispetto reciproco, nel confronto, nella collaborazione. Se invece si va alla rottura, io rinuncio. Il paese ha ben altri problemi, e il lavoro non ci manca».
Quel che gli sta davvero a cuore, dice Brunetta, è proseguire le riforme. «Questo governo rappresenta la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana. Il vero erede della tradizione di centrosinistr ». Addirittura? «Forza Italia mette insieme tutte le anime riformiste del vecchio centrosinistra: noi socialisti lib-lab, i repubblicani di La Malfa, i liberali di Biondi, i socialdemo-cratici, i cattolici liberali. Insomma, il centrosinistra che ha governato il boom economico e poi il pentapartito che ha salvato il paese dall'inflazione ai tempi di Craxi e in seguito di Amato e Ciampi. Dopo il diluvio di Tangentopoli, Berlusconi ha avuto la geniale intuizione di allearsi con il riformismo padano, che porta al federalismo fiscale, e con il riformismo nazionale della nuova destra di Fini, che ha fatto un lavoro straordinario, pur se è troppo generoso quando rinuncia a ribadire che molti antifascisti non erano democratici. Di là ci sono la sinistra democristiana, le frange extraparlamentari e gli ex comunisti. Che sono sempre stati dalla parte opposta al riformismo: contro la Nato, contro l'Europa, contro lo Statuto dei lavoratori, contro il decreto di San Valentino, contro la politica dei redditi. Quando sento D'Alema definirsi socialista mi vengono i brividi. Non a caso, votano per noi i colletti blu e le partite Iva: l'Italia che lavora e quella che rischia. Votano per la sinistra i settori protetti, in particolare pezzi di pubblico impiego, e la rendita. Per troppi anni i salari del settore privato non sono cresciuti, e di conseguenza è calata la produttività; la dinamica salariale è stata vivace solo nei settori protetti. La Cgil ha scambiato moderazione salariale con potere politico. Noi dobbiamo liberare i salari dalla moderazione. Una parola che a me non piace».
La prossima settimana, anticipa Brunetta, è in arrivo un'altra novità. «Tutto in rete. Il primo accordo sarà con la Gelmini: la scuola. Il secondo con Alfano: la giustizia. Poi toccherà alla Lombardia e alla Campania, quindi a Milano e a Napoli. Alla fine la pubblica amministrazione farà sessanta convenzioni — con gli altri ministeri, con le Regioni, con i comuni capoluogo — per digitalizzare e collegare tutti in rete. Addio carta; via mail si faranno pratiche, certificati, licenze; andranno su Internet anche la pagelle ». E la crisi Alitalia? Quanti licenziati fineranno sul groppone dello Stato? «Neanche uno. La pubblica amministrazione deve diventare un'eccellenza, non fare da ammortizzatore sociale. Mi rifiuto di credere che il mercato non possa assorbire 3200 esuberi. Se ne arriva uno solo, me ne vado io. Ma Berlusconi ha già detto che non accadrà».
16:37 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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