10/04/2011
Immigrati, lettore maltese scrive al Giornale.it: "Avete ragione su Sarkozy, ma qui è pure peggio"
Immigrati, lettore maltese scrive al Giornale.it: "Avete ragione su Sarkozy, ma qui è pure peggio"Provocato dal post Le amnesie di Sarkozy (leggi l'articolo), un lettore ci scrive da Malta: "Purtroppo la stampa italiana spara delle grossolane scorrettezze. Questo danneggia sopratutto l'opinione pubblica che si fa una cattiva idea della situazione". E tratteggia le condizioni dell'isola
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10/02/2011
Niente «Caimano» a «Parla con me»
Niente «Caimano» a «Parla con me»La lettera del vicedirettore generale, Antonio Marano. La Dandini doveva riproporre l'intera scena finale, la Rai voleva ridurla: il regista Nanni Moretti dice no
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16/10/2010
Scrive a Carla Bruni la mamma del ragazzo morto in carcere in Francia
Scrive a Carla Bruni la mamma del ragazzo morto in carcere in FranciaLa salma è arrivata in Italia in avanzato stato di decomposizione: difficile l'autopsia. Cira Franceschi, picchiata a Grasse, chiede aiuto alla moglie di Sarkozy per fare chiarezza
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15/10/2010
Lettera di un papà allo stadio: io, nauseato dal mio Paese
Lettera di un papà allo stadio: io, nauseato dal mio PaeseGenova, la notte maledetta. Un lettore scrive al Secolo XIX. Perché c'è chi è andato allo stadio con i suoi bambini, 6 e 10 anni, più il nipote di 13. E lo spettacolo non è stato certo dei migliori. Ecco cosa ha visto.
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03/09/2010
Maddie, pedofilo rivela: "Rapita da zingari e rivenduta"
Maddie, pedofilo rivela: "Rapita da zingari e rivenduta"In una lettera di cui riferisce il 'Sun' l'uomo, sospettato per il rapimento della piccola, dice: "Fu presa da una banda di nomadi, su commissione, per una coppia che non poteva avere figli"
23/08/2010
Fiat, i tre operai reintegrati tornano in fabbrica. Ma per loro vietato lavorare
Fiat, i tre operai reintegrati tornano in fabbrica. Ma per loro vietato lavorareL'azienda: «legittime le misure adottate». la fiom: pronti alla denuncia penale. I lavoratori licenziati sono entrati nello stabilimento. Per l'azienda però possono solo svolgere attività sindacale
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21/08/2010
La Fiat agli operai reintegrati: "Restate a casa"
La Fiat agli operai reintegrati: "Restate a casa"L'azienda ha inviato un telegramma ai tre dello stabilimento di Melfi, licenziati a luglio e reintegrati dal giudice, in cui comunica che "non intende avvalersi delle loro prestazioni". La Fiom: O si adeguano o chiederemo l’aiuto delle forze dell’ordine
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19/07/2010
Napolitano: «Sarà il nuovo Csm a occuparsi della vicenda P3»
Napolitano: «Sarà il nuovo Csm a occuparsi della vicenda P3»Lettera del capo dello stato a Mancino. Il Presidente invita a non gettare ombre sui consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente a favore di Marra
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| Napolitano con Nicola Mancino (Ansa) |
ROMA - Inchiesta P3 e giudici. Interviene Napolitano che, in una lettera a Nicola Mancino, precisa che «sarà il nuovo Csm, quando si insedierà, a occuparsi dei tentativi di interferire sugli orientamenti di alcuni consiglieri per favorire la nomina del presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, come emerge dalle inchieste sulla cosiddetta P3.
LA LETTERA - La lettera è stata letta al Comitato di presidenza del Csm. «La richiesta prende le mosse, in particolare, dalla esistenza di investigazioni su condotte indebitamente tese a interferire sul voto di alcuni componenti di questo Consiglio in occasione della nomina del presidente della Corte di Appello di Milano. La questione, lei mi scrive, dovrebbe essere dibattuta in termini generali e propositivi prescindendo dalla esistenza di indagini penali, disciplinari e amministrative sull'episodio». La lettera così continua: «A parte la seria preoccupazione, che è lecito mantenere, di non interferire in tali indagini, ritengo da un lato che il tema non possa essere affrontato in termini "generali e propositivi" con la necessaria ponderazione nel momento terminale di questa Consiliatura, mentre è corretto lasciare alla prossima le appropriate decisioni in merito, e dall'altro che si debba essere bene attenti a non gettare in alcun modo ombre sui comportamenti di quei consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente, al di fuori di ogni condizionamento, su quella proposta di nomina concorrendo alla sua approvazione».
LE PREMESSE - Il mandato dell'attuale Consiglio scade il 31 luglio prossimo. Erano stati alcuni consiglieri togati, fra i quali Livio Pepino, a sollevare la questione e a chiedere di metterla all'ordine del giorno. Su una decisione di tale delicatezza Mancino ha ritenuto opportuno acquisire il parere del presidente della Repubblica, che presiede di diritto il CSM e ne fissa l'ordine del giorno. In mattinata l'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica ha reso noto il testo della lettera di Napolitano al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, «in risposta alla informazione ricevuta sulla richiesta avanzata da componenti del Consiglio di porre all'ordine del giorno la questione delle 'regole deontologiche minimè che debbono caratterizzare i comportamenti dei Consiglieri, della quale oggi Š stata data lettura al Comitato di Presidenza del CSM». «La richiesta fa osservare Napolitano - prende le mosse, in particolare, dalla esistenza di investigazioni su condotte indebitamente tese a interferire sul voto di alcuni componenti di questo Consiglio in occasione della nomina del Presidente della Corte di Appello di Milano. La questione, lei mi scrive, dovrebbe essere dibattuta in termini generali e propositivi prescindendo dalla esistenza di indagini penali, disciplinari e amministrative sull'episodio. A parte la seria preoccupazione, che è lecito mantenere, di non interferire in tali indagini, ritengo da un lato che il tema non possa essere affrontato in termini 'generali e propositivì con la necessaria ponderazione nel momento terminale di questa Consiliatura ? mentre è corretto lasciare alla prossima le appropriate decisioni in merito - e dall'altro che si debba essere bene attenti a non gettare in alcun modo ombre sui comportamenti di quei consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente, al di fuori di ogni condizionamento, su quella proposta di nomina concorrendo alla sua approvazione».
IL GIP: «CARBONI TRASFERITO IN OSPEDALE» - Intanto si è saputo che le condizioni di salute di Flavio Carboni sono a rischio e per questo si dispone il trasferimento dal carcere ad un centro diagnostico-terapeutico protetto che dovrà essere individuato dal Dap, direzione affari penitenziari. E’ questa la decisione del gip Giovanni De Donato che ha negato la revoca o la modifica della misura cautelare in atto. Carboni, 78 anni, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle società segrete, ed insieme con l’imprenditore campano Arcangelo Martino e il geometra Pasquale Lombardi, è stato arrestato l’8 luglio scorso. L’istanza era stata presentata dagli avvocati Renato Borzone e Anselmo De Cataldo. Secondo il giudice per Carboni «esiste una severa cardiopatia ischemica multivasale». Al momento, comunque, non è stata definita alcuna incompatibilità con il regime carcerario, ma risulteranno decisivi i prossimi accertamenti clinici e medici.
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07/07/2010
Santoro sfida la Rai : «In onda a settembre, basta ostruzionismo»
Santoro sfida la Rai : «In onda a settembre, basta ostruzionismo»«Togliere sul palinsesto il punto interrogativo che ci riguarda sbloccando tutte le procedure aziendali»
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| Michele Santoro |
ROMA — Primo punto, molto chiaro (secondo l'autore della lettera, cioè Michele Santoro): «Annozero» tornerà in onda il 23 settembre su Raidue. Secondo punto: non ci sono più trattative, quindi bisogna «togliere i punti interrogativi dal palinsesto superando un incomprensibile ostruzionismo». Lo scrive Santoro in una lettera inviata a Paolo Garimberti, presidente della Rai, che ieri ha deciso di non replicare.
Scrive comunque Santoro: «Ho atteso a lungo e invano indicazioni chiare per "Annozero", per me e la mia squadra. Ma è evidente a tutti che le scelte editoriali della Rai non dipendono solo dalla valutazione del prodotto, dalle attese degli spettatori, dalle esigenze degli investitori pubblicitari e, più in generale, dagli interessi del servizio pubblico. "Annozero" è al primo posto tra i programmi della nostra azienda per rapporto costo-ricavi ma il consiglio d'amministrazione non ha ritenuto nemmeno di rispondere alla nostra precedente lettera». Michele Santoro non fa giri di parole e spiega poi a Garimberti: «Le ho scritto per chiederle di comunicare al Direttore generale che Michele Santoro, dopo un anno di duro lavoro, se ne va in vacanza e tornerà a fine agosto per fare "Annozero" che andrà in onda a partire dal 23 settembre. Sarebbe utile quindi provvedere cortesemente a togliere dal palinsesto il punto interrogativo che ci riguarda sbloccando tutte le procedure aziendali attualmente oggetto di un incomprensibile ostruzionismo».
Di fatto Santoro accantona per sempre l’ipotesi di una trattativa con Mauro Masi per la sua uscita dall’azienda e chiede pubblicamente (e polemicamente) a Garimberti di spiegare al direttore generale che la sua trasmissione tornerà regolarmente in onda: «Le ricordo che "Annozero" è in onda grazie ad una sentenza del giudice confermata in appello e che chiunque ne ostacolerà la regolare programmazione ne sarà personalmente responsabile». Visto che Garimberti non ha replicato, è probabile che se ne discuterà in Cda, convocato per oggi. E ieri chi è vicino a Masi assicurava che oggi il direttore generale dovrebbe chiarire il futuro del conduttore di «Annozero». Un altro consiglio di amministrazione è previsto per giovedì. In programma le nomine per le consociate. Giuliano Urbani non dovrebbe più presiedere la Sipra, come era stato immaginato, ma la Newco Rai International dove Claudio Cappon sarà amministratore delegato. Alla presidenza Sipra dovrebbe restare Roberto Sergio con amministratore delegato Aldo Reali e Nicola Sinisi alla direzione generale. A Rai Cinema Franco Scaglia presidente con Paolo del Brocco amministratore delegato e un solo direttore generale, non due come ipotizzato.
Paolo Conti
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27/06/2010
Sicari, tangenti e affari a Chinatown I tre omicidi che scuotono Prato
Sicari, tangenti e affari a Chinatown I tre omicidi che scuotono PratoOmertà e dialogo ridotto tra le comunità. Su mille clandestini solo sette rimpatriati. I misteri dietro il trionfo del mercato sommerso. L’ambasciatore cinese in visita: troppi controlli
Per dirla con Mao, la trasferta pratese di venerdì 25 del nuovo ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei, non è stato un pranzo di gala. Le notizie che filtrano parlano di un confronto piuttosto acceso tra il diplomatico e il prefetto della città toscana, Maria Guja Federico. Anche il colloquio con il sindaco di centro- destra Roberto Cenni è stato a tal punto «franco» che la Lega Nord di Prato ha emesso un comunicato nel quale invita il ministro dell'Interno Roberto Maroni a protestare con Pechino e a chiedere il richiamo in patria dell'ambasciatore. Mai, nei pur delicati rapporti tosco-cinesi, la corda si era tesa tanto e il motivo è lampante: nel giro di pochi giorni a Prato si sono verificati tre omicidi, prima due sicari incappucciati hanno sparato alla testa di un imprenditore cinese e pochi giorni dopo alle 17 nella centrale via Strozzi un commando di giovani asiatici è entrato in una tavola calda e ha ammazzato a colpi di machete due connazionali.
Le indagini sono in corso e poco si sa. Non ci sono elementi fondati sul collegamento tra i due fatti di sangue e non c’è nemmeno una vera interpretazione su cosa stia succedendo nella Chinatown del Bisenzio, quali equilibri di potere si siano rotti. La sensazione però in città e in Procura è che dall’illegalità merceologica si stia marciando a grandi passi verso un sistema radicato di criminalità economica. E martedì 22 parlando in pubblico a 300 suoi concittadini (piuttosto preoccupati) il sostituto procuratore Laura Canovai ha usato parole molto dure: «La comunità cinese non ci aiuta, non collabora con le istituzioni». Xu Qiulin, l'unico imprenditore cinese iscritto alla Confindustria pratese, espressione di una borghesia asiatica in passato propensa al dialogo, parlando con la stampa locale ha espresso dubbi sull'ipotesi di uno sbarco in Toscana di cosche mafiose dall'Asia ma ha detto che ci sono in città «tanti giovani che sono sbandati, non si rendono conto nemmeno di dove vivono, anzi pensano di essere in Cina».
La visita dell’ambasciatore, seppur improvvisa e non sufficientemente preparata, avrebbe dovuto gettare acqua sul fuoco e porre le basi di una collaborazione. Invece ha sortito l’effetto contrario perché Ding Wei si sarebbe innanzitutto lamentato per i controlli anti-illegalità messi in atto dalle autorità di polizia e avrebbe espresso preoccupazioni per l’incolumità dei cinesi di Prato. Il prefetto non ha nascosto la sua irritazione e il successivo ping pong durato un’ora e mezza, a differenza dei tempi di Richard Nixon, non è stato sinonimo di diplomazia.
Dietro gli omicidi e i ferimenti di questi giorni (un altro giovane cinese che fa da interprete per i carabinieri è stato aggredito all’uscita dalla discoteca Siddharta), c’è la realtà del distretto tessile parallelo, di una Prato che si lecca le ferite della sua industria declinante e vede invece fiorire il business dei confezionisti cinesi, che importano il tessuto dal loro Paese e grazie all’attività dei laboratori clandestini riescono a vendere jeans e maglie a prezzi stracciati a camionisti e intermediari dell’Est europeo. Il tutto nell’apoteosi dell’economia sommersa: ogni giorno aprono 4 aziende cinesi e 2 chiudono, partite Iva che vanno e vengono, un giro d’affari di 2 miliardi di euro per più della metà in nero. A tingere di mistero e corruzione l’attività cinese è arrivata a fine marzo anche un’inchiesta della magistratura ribattezzata Permessopoli, che ha portato in carcere due capi della comunità, Bangyun Dong e Zhouwen Ye, il vice questore Fabio Pichierri, quattro poliziotti e due carabinieri. I ricchi cinesi, secondo l’accusa, pagavano i funzionari italiani per il rilascio di permessi di soggiorno e per avere soffiate sui controlli programmati dalle forze di polizia. I due stranieri sono ancora in carcere mentre Pichierri resta indagato ma è in libertà.
In tanto bailamme e in pochi mesi quasi tutti i protagonisti delle vicende sino-pratesi sono saltati. Sono cambiati da poco sia l’ambasciatore cinese a Roma (Sun Yuxu) sia il console a Firenze e anche in Questura sta arrivando da Livorno un nuovo capo al posto di Domenico Savi. Questo tourbillon non sembra però finora aver prodotto risultati, cambiando la formazione il risultato resta però lo stesso. L’unica buona notizia è che, in virtù del calo dell’euro, i prodotti tessili pratesi hanno ricominciato ad avere un po’ di mercato e le esportazioni nel primo trimestre del 2010 hanno fatto segnare +7,3%. Per il resto si naviga nel buio. L’idea avanzata qualche mese fa dal sindaco Cenni, proprietario dell’azienda di abbigliamento Sasch e quindi ottimo conoscitore del settore, di integrare i due distretti obbligando i cinesi a comprare il tessuto da Prato e impegnandosi a vendere i loro prodotti pronto moda a una grande catena internazionale tipo H&M non ha fatto nessun passo in avanti. Anzi, oggi sembra totalmente irrealistica. Ma anche la strada di un dialogo politicamente corretto tra le due borghesie, sostenuta con forza dal presidente della Provincia Lamberto Gestri (centro- sinistra) sembra sbarrata. Il tavolo italo-cinese non si riunisce più e anche le cinque associazioni della comunità si sono limitate, dopo gli ammazzamenti, a emettere un comunicato ma nessun cittadino asiatico ha collaborato finora con gli investigatori.
Visto che le Chinatown esistono dovunque e tutti hanno da imparare dai casi-limite ogni tanto arriva a Prato un inviato di testate internazionali. I francesi de Le Point, il New York Times e il Financial Times, persino Al Jazeera e se ne vanno (stupefatti) scrivendo che gli uffici di money transfer ogni giorno movimentano da Prato 1,2 milioni di euro diretti in Cina, un flusso continuo a fine anno dà la bella cifra di 500 milioni. Nel 2009, che per noi italiani è stato l’anno della recessione, il distretto cinese di Prato ha visto crescere del 13% le aziende, del 20% le importazioni di tessuti dall' Asia e del 25% le rimesse verso casa. Cifre record nonostante da un anno si siano intensificati i controlli e su 156 ispezioni effettuate nei primi mesi del 2010 tutti i 156 laboratori sono risultati fuorilegge. Ma, come ha detto sconsolatamente il magistrato Canovai, dopo 5 anni di sequestri il fenomeno non è in diminuzione. Su mille clandestini fermati nel 2009 si è riusciti a rimpatriarne solo 7. Una beffa continua perché non declinando i lavoratori fermati nome e cognome e non potendo essere identificati, hanno di fatto l’opportunità di tornare nella clandestinità. L’unico spiraglio che la visita di Ding Wei ha aperto riguarda l’intenzione annunciata da parte della comunità cinese di stilare una lista di connazionali pericolosi da trasmettere al console fiorentino Zhou Yunqi e poi all’ambasciata per poterli rimpatriare. Una concessione che a Prato è stata interpretata come un’implicita ammissione di come nella Chinatown toscana si siano infiltrate bande criminali. In città comunque le autorità non hanno intenzione di mostrarsi buoniste e quindi è facile arguire che i controlli continueranno. Il lungo travaglio di Prato non conosce tregua.
Dario Di Vico
13:00 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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