15/05/2009

Imperia, morto bimbo di 17 mesi Era coperto di lividi: sentita la madre

Imperia, morto bimbo di 17 mesi Era coperto di lividi: sentita la madre

 

Interrogato anche il convivente della donna, un italiano. Il piccolo deceduto in ospedale dopo la chiamata un po' confusa al 118 della madre, una giovane lettone

 

GENOVA — Troppi lividi su quel cor­po senza vita e troppe contraddizioni nella storia che la madre, una giovanissi­ma lettone, ha raccontato alla polizia di Imperia durante un interrogatorio di ore. Sulla morte improvvisa di un bambi­no di 17 mesi gravano molti sospetti.

È successo ieri a Imperia, poco dopo le sei di sera: una chiamata un po’ confu­sa di una giovane donna al 118: «Il mio bambino sta male». Sullo sfondo si sen­tono altre voci, di più persone, concita­te. Qualcosa sembra da subito poco chia­ra e il 118 allerta la polizia. Nella casa di via Costamagna interviene la Croce Ros­sa, trova la madre, ventenne, e il convi­vente, un commerciante di Imperia (ha un negozio di vernici) che, però, non è il padre del piccolo.

Il bimbo è nato in Let­tonia da una precedente relazione della giovane. La situazione appare gravissi­ma: il bambino è esanime, con gli occhi sbarrati, rigido, respira a stento. Biso­gna intervenire sul posto, i medici lo in­tubano e tentano un massaggio cardiaco mentre lo trasportano all’ospedale. Ci ar­riva agonizzante: spirerà dopo poco. «È caduto» dice la madre, poi si cor­regge, stava male da qualche giorno, ma non sa spiegare i lividi sul corpo. L’inter­vento dei sanitari per effettuare il mas­saggio cardiaco è stato energico, potreb­be aver lasciato qualche segno su un’epi­dermide delicata come quella di un bim­bo piccolo. Loro, però, avrebbero detto alla polizia che i segni erano visibili pri­ma del massaggio. La Procura ha seque­strato la cartella clinica del bambino e di­sposto l’autopsia. Gli agenti hanno senti­to i vicini di casa della coppia, molto ri­servata, per ricostruire le ore precedenti alla tragedia. A notte, la madre del picco­lo e il convivente erano trattenuti in Que­stura.

Erika Dellacasa