24/01/2011
Emma fa la maestrina ma è già stata bocciata
Emma fa la maestrina ma è già stata bocciataCon la sua gestione la Marcegaglia ha portato la Confindustria al disastro. E il Sole 24 Ore perde copie perché i lettori pro economia di mercato non ci si ritrovano. Ora cambia cavallo: Tremonti premier
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03/12/2009
Quando Facebook rovina la vita
Quando Facebook rovina la vita
SOCIAL NETWORK. Raccontare i fatti propri sul social network può costare molto caro. Una carrellata di casi più famosi
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MILANO – Una foto inopportuna nel proprio album, un commento fuori luogo, un aggiornamento pubblicato nel momento sbagliato ed ecco che a causa della passione per Facebook ci si ritrova nei guai senza nemmeno rendersene conto. Chi possiede un account all’interno del popolare sito di amicizie e lo utilizza quotidianamente per tenere informati gli amici in merito alle proprie attività o al proprio sentire farebbe bene a prestare attenzione a ciò che dice: Facebook è uno strumento divertente, ma usarlo male può costare caro.
L’ULTIMO CASO - Lo sanno bene Tareq e Michaele Salahi, una coppia dello stato della Virginia assurta alle cronache internazionali per essersi intrufolata alla cena di Stato in onore del primo ministro indiano Manmohan Singh tenutasi alla Casa Bianca. A smascherare i due intrusi sono state proprio le foto dell’evento pubblicate da Michaele sulla propria pagina del «libro delle facce». Nelle immagini si vedono i due mentre posano sorridenti e disinvolti accanto alle varie personalità presenti alla cena, compreso il vicepresidente Joe Biden. Dalla Casa Bianca la conferma che i due non erano nella lista degli invitati; dai Servizi Segreti l’ammissione che qualcosa non ha funzionato nelle procedure di sicurezza; e dagli «amici» di Facebook della coppia una vera e propria valanga di insulti per il modo in cui i due hanno cercato i loro 15 minuti di gloria. Perché quel che è certo è che il loro gesto ha dimostrato a tutto il mondo che mettere in pericolo la sicurezza della Casa Bianca non è poi così difficile. Infatti il Presidente Obama ha ordinato un’indagine per capire come ciò sia stato possibile.
I PRECEDENTI – Quello di Tareq e Michaele è solo l’ultimo caso famoso di «uso improprio» del sito di social networking creato da Zuckerberg. Celebre il caso della 16enne inglese Kimberley Swann, licenziata per aver definito noioso il proprio lavoro in un messaggio pubblicato sul muro di Facebook, come pure quello della giovane canadese Natalie Blanchard, che a causa delle foto sorridenti pubblicate nella pagina del suo profilo si è vista revocare l’assegno di malattia che da quasi due anni riceveva dalla sua assicurazione per via di una grave depressione. È rimasta senza lavoro anche Ashley Payne, insegnante 24enne di Atlanta, colpevole di aver pubblicato delle foto in cui è ritratta mentre sorseggia un cocktail alcolico. Ha avuto la sua bella dose di umiliazione Kevin Colvin, impiegato presso la Anglo Irish Bank che, dopo aver preso una giornata di permesso dal lavoro con la scusa di problemi familiari, ha visto bene di pubblicare le foto della festa di Halloween cui ha partecipato proprio in quel giorno. Il suo capo le ha viste e le ha inoltrate a tutti i superiori. Memorabile la gaffe della mogliettina di Sir John Sawers, Lady Shelley Sawers, che proprio mentre il marito stava per essere nominato capo dei Servizi Segreti britannici ha pubblicato le foto della loro bella casa e dei loro amici, con tanto di dettagli sulle proprie abitudini, mettendo così a rischio la sicurezza del marito. Infine, per restare in casa nostra, vi è il caso del gruppo «Uccidiamo Berlusconi…», che si è guadagnato un fascicolo presso la Procura di Roma in quanto riconoscibile come «istigazione all’odio».
Alessandra Carboni
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04/03/2009
Londra: la supersecchiona Gail diventa un caso nazionale
Londra: la supersecchiona Gail diventa un caso nazionale
Stravince l'University Challenge. E ora si discute: meglio belle o colte? Dei 1.200 punti totalizzati dalla sua squadra, lei ne ha conquistati 800 dimostrando una memoria eccezionale
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| Gail Trimble (da Bbc) |
LONDRA — «Belle o intelligenti: cosa preferite?». Il titolo del sondaggio proposto ai lettori qualche giorno fa dal Daily Mail riassume in poche parole il dibattito che impazza in Gran Bretagna da quando un quiz televisivo della Bbc ha messo in luce un'eroina le cui qualità più spiccate sono un cervello superfine e una memoria praticamente infallibile. Se per giorni la sua foto ha dominato le prime pagine dei giornali — Times, Telegraph e Guardian oltre ai tabloid — non è stato per via di minigonne, labbra rifatte e scollature. Gail è bella, ma «in sordina».
Non si dà arie. Sta finendo un dottorato in filosofia all'università di Oxford. Le piacciono i pantaloni larghi, i golf, gli occhiali dalla montatura semplice. Sarebbe forse passata inosservata, come è successo a migliaia di concorrenti di University Challenge prima di lei, se non fosse per la velocità e l'esattezza con le quali ha risposto alle domande del conduttore Jeremy Paxman, spesso senza neanche lasciarlo finire. Dalla lirica alla matematica, dalla chimica all'arte, nessun argomento è fuori dalla portata di Gail, che ha ammesso di aver sempre adorato i quiz, sin da quando era bambina.
«Un blitzkrieg intellettuale», ha detto ammirato Paxman, noto come giornalista dotato di intelletto e lingua supersonici e capace di ammutolire politici di ogni rango. Dei 1.200 punti totalizzati dalla sua squadra, il Corpus Christi College di Oxford, Gail — ormai definita da tutti la «super secchiona» — ne ha conquistati 800 da sola. E se dopo la vittoria in finale contro l'università di Manchester il suo team è stato squalificato perché uno dei quattro membri al momento della registrazione delle ultime tre puntate non era più uno studente, l'onore di Gail ne è uscito intatto. Tanto che una grossa fetta dell'opinione pubblica ora chiede un secondo duello. Che squalifichino chi non ha rispettato le regole, ma permettano a Gail di dimostrare quanto vale. Sicuramente incollati davanti al televisore ci sarebbero ancora più dei 5,2 milioni di telespettatori che hanno seguito la finale.
Con l'intelligenza dimostrata durante il gioco, Gail si è detta sorpresa e allo stesso tempo leggermente amareggiata da tanta attenzione: «Se fossi stata un maschio — ha sottolineato — nessuno si sarebbe interessato a me, sicuramente non sarebbe stato tirato in ballo il mio aspetto fisico». Già: perché la povera Gail, che il giorno di San Valentino si è ufficialmente fidanzata con l'aspirante avvocato che frequenta da cinque anni (finendo, chiaramente, ancora una volta in prima pagina), è stata contattata anche da Nuts, una rivista per uomini un po' osé che le ha offerto «un servizio fotografico di buon gusto». Un make-over, in pratica.
No grazie, ha risposto Gail. Senza trucco, i lunghi capelli castani raccolti sulla nuca con una molletta, è affascinante così com'è: nei suoi piani futuri non c'è una nuova carriera in televisione, bensì la conclusione del dottorato. Dopo, spera, un posto all'università. È l'anti-Jade Goody, l'anti-Paris Hilton. Come ha titolato il Telegraph: «Evviva l'intelligenza».
Paola De Carolis
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02/10/2008
I ragazzi leggono più dei genitori
I ragazzi leggono più dei genitori
Le aziende al governo: fondi dimezzati. La Gelmini: testi gratis alle elementari solo ai bisognosi. Il dossier agli Stati generali dell’editoria: boom delle librerie online
ROMA — I giovani italiani leggono più dei loro genitori, soprattutto al nord, ma meno dei coetanei europei. E sono in maglia nera fra gli studenti del continente per quanto riguarda competenze scolastiche, consumi culturali e utilizzo di tecnologie. Ed è inevitabile, perché gli investimenti nell’istruzione incidono sul Pil nazionale molto meno (4,5%), rispetto a Danimarca (8,3%), Svezia (7%), Francia (5,7%) e Regno Unito (5,5%). Intanto è boom per le librerie on line: nel 2007 hanno segnato una crescita del 36,9% anche se il canale resta una nicchia con il 5% delle vendite.
E cresce l’uso delle nuove tecnologie in Italia, la cui penetrazione è passata dal 35,6 al 38,8 in un solo anno, sebbene nel 2007 il 60% dei cittadini con più di 3 anni abbia dichiarato di non utilizzare mai internet. Sono questi alcuni dei dati Pisa-Ocse che emergono dalla lettura Libro bianco presentato ieri a Roma nella prima giornata dei lavori degli Stati generali dell’editoria, organizzati dall’Associazione italiana editori (Aie) e dedicati quest’anno al tema «Scommettere sui giovani ».
Le aziende del settore hanno puntato il dito contro il governo: «A due anni dall’emanazione delle norme e l’assegnazione di fondi nulla è diventato operativo - ha affermato Federico Motta, presidente dell’Aie -. Il Centro per il Libro non è partito, i fondi per i non vedenti sono fermi, del Progetto Industria 2015 sui beni culturali si sono perse le tracce, i decreti ministeriali che consentono di sbloccare il diritto di prestito non sono stati ancora emanati. Quel governo è caduto, e siamo all’oggi. E le prime mosse del nuovo governo non ci hanno incoraggiato: i fondi del Centro del Libro, già miseri, sono stati dimezzati per il 2008 e cancellati dal 2009».
Motta ha criticato anche l’assenza di Confindustria, di cui l’Aie è l’associazione più antica, alla manifestazione. Nei Paesi dove la diffusione dei libri è maggiore, del resto, ci sono politiche più incisive. E maggiori investimenti. In Italia la spesa universitaria per studente è scesa fra il 2001 e il 2005 da 7300 a 6800 euro, mentre in Spagna è salita da 6.600 a 8.600 euro. E in Regno Unito e Spagna la diffusione dei libri e dei centri di cultura, è emersa nel corso dei lavori, favorisce l’integrazione sociale dei giovani e delle fasce deboli. Giorgia Meloni, ministro per le Politiche giovanili, ha colto l’appello delle imprese: «Dobbiamo fare uno sforzo maggiore per investire sempre di più nella lettura e nell’istruzione - ha detto - in Italia si investe poco sui libri per ragazzi. Ma bisogna ridare alla lettura le dimensioni dello svago e della socializzazione».
Mariastella Gelmini, ministro per la Pubblica istruzione, chiudendo i lavori della giornata ha invece escluso benefici a pioggia per i testi scolastici delle elementari: «I contributi possono andare solo a chi ne ha veramente bisogno, magari anche oltre le elementari per la prosecuzione degli studi dopo l’età dell’obbligo ». Oggi la seconda e conclusiva giornata con la partecipazione, fra gli altri, del ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi.
17:57 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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