13/09/2010
Gelmini: «Tutti gli anni ci sono proteste Ma ora gli insegnanti raccolgano la sfida»
Gelmini: «Tutti gli anni ci sono proteste Ma ora gli insegnanti raccolgano la sfida»E sul «Sole delle Alpi» nella scuola di Adro: «Per i simboli della sinistra mai lamentele...». Il ministro inaugura l'anno scolastico al policlinico Gemelli: «Precari? Siglati accordi con le Regioni». Meno ore di lezione e tetto alle assenze Parte la nuova scuola. In mille classi salta il limite del 30 % agli immigrati
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12/08/2009
Prof di religione e scrutini, la Cei contro il Tar : «Sentenza vergognosa»
Prof di religione e scrutini, la Cei contro il Tar : «Sentenza vergognosa»
«L'Ora di religione parte integrante della cultura italiana». I vescovi: «Dai giudici decisione che danneggia la laicità dello stato e alimenta diffidenza verso le toghe»
MILANO - Affondo della Cei sulla sentenza del Tar. Il tribunale del Lazio ha stabilito che i crediti scolastici aggiuntivi concessi a chi segue le lezioni di religione sono illegittimi e che i docenti di religione, non avendo diritto a concorrere con il proprio insegnamento alla formazione del voto finale, non possono partecipare a pieno titolo agli scrutini. E i vescovi parlano di «decisione vergognosa» e «pretestuosa». Per monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'Università, la decisione dei giudici è «povera di motivazioni» e «danneggia la laicità dello stato». Monsignor Michele Pennisi, commissario Cei annuncia inoltre che appena i vescovi si riuniranno «a settembre per la commissione episcopale dell'Educazione e della Scuola», il problema sarà «analizzato» e «certamente da parte della Cei ci sarà una netta presa di posizione».
«ORA DI RELIGIONE PARTE DELLA NOSTRA CULTURA» - Per Coletti, dietro la sentenza del Tar c'è «un atteggiamento pregiudiziale anche se non del tutto ideologico», che rischia di «incrementare il sospetto e la diffidenza verso la magistratura». Non solo: il presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica ritiene, spiegandolo ai microfoni di Radio Vaticana, che l'ora di religione non va «a sostenere scelte religiose individuali», ma «è una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane». Coletti parla poi di «bieco illuminismo». «Se per laicità si intende l'esclusione dall'orizzonte culturale formativo civile di ogni identità si cade nel più bieco e negativo risvolto dell'illuminismo che prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle identità».
«NON TOCCA A NOI FARE RICORSO» - «Non credo - afferma poi l’esponente della Conferenza episcopale italiana - che tocchi alla Chiesa come tale fare un ricorso. Tocca a cittadini italiani, più o meno organizzati in partiti o in associazioni culturali, esprimere il loro parere, il loro dissenso, di fronte ad una sentenza così povera di motivazioni. Credo che lo stesso Ministero dovrà fare un ricorso, perché ciò che è stato messo sotto accusa non è un’opinione della Chiesa o dei vescovi, ma è una circolare del Ministero e qualcosa che attiene all’organizzazione della scuola di Stato».
LE CRITICHE DI AVVENIRE - «La decisione del Tar laziale ha già suscitato la legittima protesta dei docenti, per l'evidente tentativo, già per altro portato avanti anche nel recente passato, di emarginare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche italiane», scrive da parte sua il quotidiano cattolico Avvenire. Per il giornale della Cei, siamo davanti a «un tentativo alquanto maldestro. La sentenza del Tar, infatti, arriva dopo la conclusione dei lavori della commissione paritetica Ministero dell'Istruzione-Cei, che ha deciso all'unanimità di passare dalla votazione con gli 'aggettivì (sufficiente, buono...) ai voti numerici. Quando la decisione sarà avallata dal Consiglio di Stato, anche il voto di religione - sottolinea il quotidiano cattolico - farà media e il problema dei crediti sarà quindi superato una volta per tutte».
REAZIONI - La sentenza continua dunque ad alimentare polemiche. Da una parte, le chiese evangeliche e i Valdesi esprimono viva soddisfazione per la decisione del Tar. Ed esulta Marco Rizzo, dei Comunisti Sinistra Popolare: «Finalmente si riconosce agli studenti il diritto a essere esaminati da docenti scelti con pubblici concorsi e non dal giudizio insindacabile delle curie vescovili». «Il Tar del Lazio ha ragione, la Cei ha torto: abolire l'ora di religione» afferma Franco Grillini, presidente di Gaynet. Dall'altra parte non mancano le critiche alla sentenza, giudizi negativi che arrivano in particolare modo dal Pdl. «Siamo di fronte ad una deriva anticattolica che non ha precedenti nella storia e nella tradizione del nostro paese» ha detto in una nota il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «La Gelmini dia mandato e impugni subito quella incivile sentenza» è la richiesta che viene dal deputato dell'Udc Luca Volontè.
L'ANM - E non è piaciuta all'Anm la presa di posizione della Cei contro la sentenza del Tar. Per il numero uno del sindacato dell toghe Luca Palamara «è legittimo che i provvedimenti giudiziari possano essere criticati e noi non possiamo che ribadirlo, purché - sottolinea - le critiche siano espresse nel rispetto di chi emette i provvedimenti. Colpiscono, nel giudizio espresso da monsignor Diego Coletti, quelle critiche che suonano solo come affermazioni generiche nei confronti di tutta la magistratura, e questa è una cosa che sentiamo molto».
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28/07/2009
Dalla Corsa alla 500, le scuole guida britanniche cambieranno auto
Dalla Corsa alla 500, le scuole guida britanniche cambieranno auto
Torino così spera di vendere oltre 90mila vetture in più all'anno nel regno unito. Accordo tra la Fiat e la Bsm la principale società britannica di corsi di guida userà la piccola auto italiana
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| La nuova Fiat 500 (Archivio Corsera) |
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Dalla Corsa (in versione Vauxhall) alla Fiat 500. Come scrive l'edizione online del Times di Londra, la Bsm (la sigla sta per British school of motoring) la principale società britannica di corsi di guida, ha abbandonato la macchina del gruppo General Motors per quella italiana. Una scelta non da poco visto che questo comporterà per Fiat la cessione di 14.000 nuove 500 in 4 anni alla Bsm.
L'ACCORDO - Ma la decisione potrebbe avere degli effetti benefici anche in futuro per il gruppo automobilistico torinese, visto che, secondo quanto sostiene la stessa Bsm, il 70% dei partecipanti ai suoi corsi tende ad acquistare la stessa vettura con cui ha effettuato la scuola-guida.
E dato che ogni anno frequentano le lezioni della Bsm 130.000 cittadini britannici il conto è presto fatto: per Fiat potrebbero esserci 91.000 vetture vendute in più ogni anno nel Regno Unito.
Nell'ambito dell'accordo tra Fiat e Bsm inoltre, chi, dopo avere frequentato i corsi della società britannica, decidesse di comprare una nuova 500, godrebbe di uno sconto di 500 sterline (circa 581 euro) sul prezzo di listino della vettura, che in Gran Bretagna si aggira in media sulle 8500 sterline (quasi 9.900 euro).
CAMPAGNA DI MARKETING - Come spiega Abu Shafi, direttore generale della Bsm, la British school of motoring ha incontrato ben 17 costruttori negli ultimi tre mesi prima di optare per la Fiat 500. Una campagna pubblicitaria accompagnerà inoltre lo sbarco tra le file della Bsm della 500 e la stessa Fiat parteciperà economicamente all'operazione di marketing indirizzata al mercato britannico.
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08/04/2009
Lezione antidroga in classe, ma il preside dice: «Ragazzi, la marijuana non fa male»
Lezione antidroga in classe, ma il preside dice: «Ragazzi, la marijuana non fa male»
Il capo di istituto, in un liceo di barletta, rinviato a giudizio dal tribunale di Trani per istigazione all’uso di stupefacenti nei confronti di minori
TRANI — Mentre i carabinieri fanno lezione di legalità agli studenti di una scuola superiore, spiegando loro gli effetti nocivi delle sostanze stupefacenti sulla salute, interviene affermando che non è provato scientificamente che le droghe leggere abbiano effetti nocivi. Autore dell’intervento che destò molto scalpore fu, poco più di due anni fa, il preside in persona del liceo scientifico Cafiero di Barletta, l’oggi 64enne Ruggiero Dicuonzo, che a partire dal prossimo 24 giugno sarà giudicato dal tribunale di Trani per istigazione all’uso di stupefacenti nei confronti di minori o comunque persone affidategli per ragioni di istruzione ed educazione. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri dal gup del tribunale di Trani, Grazia Caserta, su richiesta del pm Giuseppe Maralfa che ha coordinato le indagini sul caso venuto fuori durante un’assemblea d’istituto del liceo nel gennaio 2007. In quell’occasione, l’allora capitano della compagnia dei carabinieri di Barletta, Michele Zampelli, nell’ambito di un incontro con gli studenti delle quinte classi, stava illustrando gli effetti nocivi derivanti dall’assunzione di sostanze stupefacenti e i canali del loro approvvigionamento e del successivo riciclaggio del denaro proveniente da questi traffici illeciti.
Il professor Dicuonzo interruppe l’ufficiale dei carabinieri, affermando che non concordava sulla pericolosità delle sostanze stupefacenti cosiddette leggere, in quanto non erano scientificamente provati gli effetti nocivi delle stesse sull’individuo e il fatto che possano dare, se assunte regolarmente e a lungo, assuefazione. E per di più aveva affermato di averne provato di persona gli effetti e citato anche il caso di un suo amico che viveva in India e faceva uso, abitualmente, da anni di hashish e marijuana: la persona citata non solo non aveva problemi di salute, ma anzi dimostrava particolare sensibilità nella musica e nella cultura. Si era detto, infine, contrario al fatto di vietare la coltivazione della cannabis per uso personale. Di lì alla denuncia da parte dell’ufficiale dei carabinieri il passo fu breve. Il professore davanti agli agenti di polizia, che vennero incaricati delle indagini per ovvie questioni di opportunità essendo il denunciante un carabiniere, negò di aver mai asserito di aver lui stesso usato sostanze stupefacenti leggere. Ma spiegò di aver semplicemente fatto presente, in occasione di quell’incontro a scuola, che esistevano altre correnti di pensiero in materia di stupefacenti.
Ma quanto sostenuto dall’ex capitano dei carabinieri di Barletta, venne confermato anche da alcuni studenti ascoltati dai poliziotti. Sebbene non si concordasse sulla circostanza in cui le dichiarazione erano state rese: secondo l’ufficiale durante un incontro sulla legalità, secondo il professore e anche gli studenti ascoltati durante una giornata informativa per il reclutamento nell’Arma. Ma indipendentemente dal contesto, non cambiava comunque la platea: ragazzi dell’ultimo anno di scuola superiore, la maggior dei quali minori. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio sostenuta dal sostituto procuratore Maralfa, accolta ieri dal gup Caserta che ha ritenuto la necessità di approfondire la questione attraverso il dibattimento, rinviando il professore a giudizio davanti al tribunale in composizione collegiale. Tutto questo nonostante la difesa, rappresentata dagli avvocati Rinaldo Alvisi e Arcangelo Cafiero, abbia sostenuto che in questo non si possa parlare di istigazione al consumo di stupefacenti da parte del preside. In seguito al rinvio a giudizio, la condotta del professor Dicuonzo, che esercita ancora l’incarico di dirigente al liceo scientifico statale di Barletta, sarà segnalata - come da prassi - dall’autorità giudiziaria al ministero dell’Istruzione perché assuma i provvedimenti disciplinari del caso.
11:38 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: lezioni, scuola, preside, denunciato, istigazione, uso di stupefacenti, droga, rinviato a giudizio, tribunale, trani, barletta, minorenni | OKNOtizie |
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