14/09/2010
Liberato l'imprenditore rapito
Liberato l'imprenditore rapitoL'uomo sarebbe stato sequestrato da un commando armato. I carabinieri lo hanno trovato incatenato a Marigliano, nel napoletano
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23/08/2010
Torna in libertà Maniero, l'ex boss della mala del Brenta
Torna in libertà Maniero, l'ex boss della mala del Brenta"Faccia d'angelo" a 55 anni torna ad essere un uomo come tutti gli altri. Era stato condannato a 17 anni di reclusione: 11 per associazione per delinquere di stampo mafioso, con rapine, traffico di droga e sequestri, e 14 per sette omicidi
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14/06/2010
Berlusconi in Libia, rilasciato Max Goeldi
Berlusconi in Libia, rilasciato Max GoeldiL'imprenditore svizzero era trattenuto per avere violato le leggi sull’immigrazione. Lungo incontro con Gheddafi: restituiti i tre pescherecci siciliani sequestrati. «Ruolo del premier determinante»
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| Gheddafi accoglie Berlusconi a Tripoli (Epa) |
SOFIA - Lascia di corsa la Bulgaria perché è atteso in Libia. È infatti a un passo dalla conclusione positiva la vicenda del cittadino svizzero Max Goeldi trattenuto dalle autorità di Tripoli assieme a un altro uomo di affari, Rachid Hamdani, per avere violato le leggi sull’immigrazione. E lui Silvio Berlusconi la sblocca, assieme a quella dei tre pescherecci di Mazzara del Vallo trattenuti a Bengasi.
La svolta dopo un faccia a faccia di due ore con Muhammar Gheddafi, e seguito da ulteriori incontri con i ministri degli Esteri di Spagna, di Libia, di Svizzera e con l’ambasciatore tedesco a Tripoli. L’incontro, com’è abitudine del colonnello Gheddafi, avviene in una tenda allestita all’interno della caserma Bad el Azyzyia. Che l’apporto del Cavaliere sia stato decisivo lo riconosce il capo del governo libico, Bagdad Ali al Mahmoudi, che dichiara, quando ormai Goeldi è su un volo di linea che lo riporta a casa, che «il ruolo del premier Silvio Berlusconi per risolvere il contenzioso tra Libia e la Svizzera è stato determinante». Non solo. Al Mahmoudi estende poi i ringraziamenti «all’Italia per tutti gli sforzi messi in atto» ma non dimentica di ricordare quanto siano importanti anche i rapporti «tra Libia ed Unione Europea» e si augura che tra «Svizzera e Libia possa iniziare un dialogo proficuo».
La crisi tra Berna e Tripoli è nata con l’arresto di uno dei figli del colonnello, Hannibal Gheddafi, e della moglie Aline a Ginevra il 15 luglio del 2008 per maltrattamenti nei confronti dei loro domestici di nazionalità filippina. Nel frattempo le autorità libiche arrestano per violazione delle leggi sull’immigrazione Max Goeldi, che verrà successivamente condannato a sedici anni di carcere nel gennaio di quest’anno. Hannibal e moglie vengono rilasciati una decina di giorni più tardi dopo il versamento di una cauzione. Il caso assume proporzioni tali da diventare un vero e proprio incidente diplomatico tra i due governi quando la polizia diffonde le foto segnaletiche di Hannibal scattate dopo l’arresto. Tripoli sospende la concessione di petrolio alla Svizzera, ritira i suoi depositi dalle banche elvetiche e chiude la filiale della Swiss Air a Tripoli. Altre scaramucce. Berna diffonde un elenco di indesiderati, la Libia blocca l’ingresso dei cittadini di Schengen. Ma alla fine si ricompone tutto.
Lorenzo Fuccaro
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19/04/2009
«Il Buccaneer voleva versare in mare rifiuti tossici»
«Il Buccaneer voleva versare in mare rifiuti tossici»«IL SEQUESTRO NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON LA PIRATERIA». L'accusa del governatore della zona Sanag del Puntland: «Non chiediamo riscatti, vogliamo giustizia»
| La Buccaneer (Ansa) |
MOGADISCIO - Le autorità della regione semi-autonoma del Puntland, nel nord-est della Somalia, hanno accusato la nave italiana Buccaneer di voler versare rifiuti tossici al largo della costa somala e altri due pescherecci egiziani di attività illegali. Le tre navi sono state catturate la scorsa settimana dai pirati attivi al largo della costa somala e sono attraccate nel porto di Lasqorey, in Puntland.
LE ACCUSE - Le accuse sono state mosse oggi dal governatore della zona di Sanag, Mohamoud Said Nur, raggiunto telefonicamente dalla France presse: «Dobbiamo dire chiaramente che il rimorchiatore italiano e i due pescherecci egiziani sono state sequestrate dalle forze di sicurezza locali e la ragione per cui sono state messe sotto sequestro non ha nulla a che vedere con la pirateria. Abbiamo avuto la conferma che il rimorchiatore italiano trasporta due contenitori di rifiuti tossici e che (l’equipaggio) voleva gettarli nelle nostre acque. Dobbiamo fare giustizia e non chiediamo riscatti per la loro liberazione». Alle due imbarcazioni egiziane il governatore ha rimproverato di pescare illegalmente nelle acque somale. «Anche loro devono essere portati davanti alla giustizia», ha aggiunto. Il Buccaneer è stato catturato l’11 aprile scorso nel Golfo di Aden. A bordo si trovano 16 membri di equipaggio: 10 italiani, cinque romeni e un croato. I pescherecci egiziani, con tra 18 e 24 marinai a bordo, sono stati catturati al largo del Somaliland.
LA REPLICA - La Buccaneer, a sentire la Micoperi, la ditta proprietaria del rimorchiatore, sarebbe invece stata «vuota». La risposta alle accuse giunte dalle autorità del Putland non si è fatta attendere. Il general manager della ditta ravennate invita a «rifarsi a quanto detto nei giorni scorsi alle autorità» e cioè che la nave era vuota e non poteva trasportare alcun materiale, tantomeno tossico. O radioattivo, come era stato ipotizzato qualche giorno fa. La Buccaneer, aveva riferito la Micoperi nei giorni scorsi, era priva di carico. Le bettoline sono infatti chiatte galleggianti che trasportano le piattaforme per portarle in mare. Per questo, secondo l'azienda, non potrebbero trasportare rifiuti.
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13/04/2009
PIRATERIA: MINACCE DOPO BLITZ USA, BUCCANEER SULLA COSTA
PIRATERIA: MINACCE DOPO BLITZ USA, BUCCANEER SULLA COSTA

Resta intanto nelle mani della pirateria il rimorchiatore italiano Buccaneer con 16 persone di equipaggio, tra i quali 10 connazionali, sequestrato l'altro ieri nel Golfo di Aden. Al momento l'imbarcazione si troverebbe, alla fonda, di fronte alla costa somala, a circa 10 miglia dal villaggio di Las Qoray nel nord del paese e non sarebbero giunte richieste di riscatto.
L'equipaggio sta bene, secondo le ultime informazioni disponibili raccolte da fonti della Micoperi di Ravenna, la societa' armatrice del rimorchiatore italiano. Sulla vicenda vige comunque lo ''stretto riserbo'' della Farnesina per agevolare la positiva soluzione della vicenda: la situazione e' stata ieri al centro di una riunione interministeriale all'Unita' di Crisi del ministero degli Esteri, per mettere a punto le attivita' di coordinamento.
Anche, ''in prospettiva, con le autorita' del governo di transizione somalo'', ha precisato lo stesso ministero ieri pomeriggio. Ci saranno ritorsioni, annunciano intanto i pirati, contro gli Usa: ''Intensificheremo i nostri attacchi, anche lontano dalle acque somale e la prossima volta che avremo a che fare con gli americani spero che nessuno si attenda pieta' da parte nostra'', hanno fatto sapere.
Per verificare la situazione sul terreno e' giunto oggi in Somalia il parlamentare Usa Donald Payne. Il deputato democratico, esperto d'Africa, e' giunto a Mogadiscio su un piccolo aereo insieme al ministro degli Esteri somalo, Mohamed Abdullah Omaar ed ha incontrato esponenti del governo. La visita, notano alcune fonti, ha avuto lo scopo di dimostrare che sul blitz compiuto ieri dalla marina Usa vi sia sintonia tra Washington e il governo di Mogadiscio.
Fonti della flotta americana nell'area sottolineano comunque che l'operazione di ieri - a 48 ore di distanza da un altro blitz, compiuto dai soldati francesi per liberare i passeggeri di uno yacht - accresca il pericolo che i pirati adottino per il futuro metodi piu' violenti. ''Sono molto contento che il capitano Phillips sia stato liberato'', ha intanto commentato il presidente Usa, Barack Obama, dopo l'intervento dei militari, da lui stesso autorizzato. ''Siamo determinati - ha aggiunto - a fermare l'insorgere della pirateria nella regione: dobbiamo continuare a lavorare con i nostri partner per prevenire attacchi futuri'' ed ''essere preparati a impedire atti di pirateria''.
18:18 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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16/10/2008
La figlia di Guido Rossa ai giudici: liberate il killer di papà, è cambiato
La figlia di Guido Rossa ai giudici: liberate il killer di papà, è cambiatoGenova La figlia dell’operaio ucciso: ci diamo del tu. L’appello di Sabina Rossa, figlia dell'uomo ucciso dalle Br nel 1979. «Guagliardo si è ravveduto»
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| Sabina Rossa |
Sabina Rossa ripercorre quei giorni di novembre del 2004, da quella prima telefonata di rifiuto cui lei fece seguire una lettera: «Gli ho scritto che me lo doveva, che non poteva tirarsi fuori: con me, ho scritto, non te lo puoi permettere. Mi richiamò lui». Sabina racconta del tempo passato a leggere «venti faldoni sull’omicidio di mio padre. Per la prima volta vidi le fotografie. Dopo tanto tempo in cui non avevo voluto sapere, ora volevo sapere tutto. Nei dettagli, chi aveva sparato, i fori di entrata e di uscita dei proiettili...». Guagliardo aveva sparato per primo: «Volevo sapere perché quello che doveva essere un ferimento era diventato un omicidio. Ma su questo non mi seppe rispondere ». Un incontro apparentemente piano, ma crudo, senza finzioni: «Ci siamo dati del tu. Mi ha detto: io sono quello che ha sparato alle gambe. Gli ho risposto: non ti preoccupare, lo so».
Sabina Rossa è chiara nel giudizio e nelle parole: «Io non cerco vendetta, né mi compiaccio della sofferenza degli altri. Per me gli ex brigatisti sono persone e non reati. Sono contraria al fine pena mai, il carcere deve mirare alla riabilitazione e credo che Guagliardo abbia pagato, con 28 anni di carcere, il debito con la società. Quello che ha fatto ame è un’altra cosa, è su un altro piano e appartiene a me. Non abbiamo parlato di perdono, è una parola che mi infastidisce, riduce tutto a vuote formule e spettacolo, lui non l’ha chiesto né io l’avrei dato. Mi ha detto: davanti a te mi sento in colpa». E ora, per lui, la figlia del sindacalista ucciso chiede la libertà. Eppure due giorni fa si è dichiarata offesa dalla decisione di Sarkozy di non estradare l’ex terrorista Petrella: «Non c’è contraddizione—risponde —. È necessario riconoscere le responsabilità, anche individuali, e ognuno deve pagare il suo debito. Guagliardo l’ha fatto. Io... io rispetto il suo percorso umano ».
Rossa non approva la legge che prevede l’incontro delle vittime con gli ex terroristi prima di concedere certi benefici: «Trovo che sia una forzatura. È qualcosa di molto pesante chiederci una cosa simile. Ma visto che la legge c’è, allora è giusto che ci stiano a sentire e il nostro parere deve contare. Non lo penso soltanto per Guagliardo. Sono già andata a parlare con un giudice perché concedesse la libertà condizionale a un altro ex terrorista». Ha ottenuto un risultato? «Sì». Si trattava di Luca Nicolotti, uno dei capi della colonna Br di Genova, ex responsabile dell’Italsider, la fabbrica dove Guido Rossa era delegato sindacale. Sabina Rossa lo ha incontrato. «Voglio la verità—dice—soltanto così, con la verità e la giustizia si potranno superare quegli anni».
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