10/06/2010

Per le statali «scalone unico», in pensione a 65 anni a partire dal 2012

Per le statali «scalone unico», in pensione a 65 anni a partire dal 2012

E poi dovranno attendere come tutti un anno ancora per lasciare il lavoro. Il limite per le dipendenti pubbliche innalzato di 4 anni in più dai 61 anni del 2011. Risparmi per 1,45 miliardi

 

Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (Eidon)
Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (Eidon)

MILANO - Uno scalone unico, che comporterà risparmi complessivi per 1,45 miliardi e nessuna deroga sulle "finestre" per le dipendenti pubbliche che subiranno l'innalzamento secco dell'età di pensionamento a 65 anni, a partire dal 2012. È quanto dovrebbe prevedere il testo che approderà giovedì in Consiglio dei ministri per far adeguare l'Italia alla richiesta di Bruxelles di equiparare in anticipo l'età di pensionamento delle lavoratrici pubbliche con i colleghi uomini.

PASSAGGIO DIRETTO - Sarà quindi unico lo "scalone" che obbligherà le lavoratrici pubbliche ad andare in pensione di vecchiaia a 65 anni dal 2012, con un innalzamento secco dell'età di pensionamento da 61 a 65 anni. Il risparmio complessivo derivante dall'anticipo al 2012 dell'innalzamento dell'età per andare in pensione sarebbe valutato in 1,450 miliardi tra il 2012 e il 2019, derivante da 2 miliardi di minor esborso per le pensioni compensato dalle maggiori spese che comporterà il mantenimento al lavoro delle impiegate in termini, tra l'altro, di mancato effetto sul blocco turn over e delle rivalutazioni delle liquidazioni. Il provvedimento non dovrebbe inoltre contenere alcuna deroga per le lavoratrici pubbliche che dovranno attendere, come tutti gli altri lavoratori, lo slittamento di un anno per andare in pensione per effetto della finestra unica prevista dalla manovra correttiva.

SALVI I REQUISITI MATURATI ENTRO IL 2011 - La bozza di riforma dell'età pensionabile per le statali prevedrebbe anche una clausola di salvaguardia per le lavoratrici che matureranno i requisiti per andare in pensione entro il 31 dicembre 2011. La norma punta ad evitare una massiccia uscita anticipata dal lavoro, consentendo alle statali - che in base all'attuale normativa potrebbero andare in pensione a 61 anni anche durante il prossimo anno - di poter mantenere il requisito anche negli anni successivi, quando per tutte le altre scatta l'innalzamento a 65 anni di età, come richiesto dalla Ue. (Fonte Ansa)


16/01/2010

Parte la riforma dei licei, iscrizioni entro fine marzo

Parte la riforma dei licei, iscrizioni entro fine marzo

 

SCUOLA. Via libera anche alle iscrizioni per elementari e medie. Critici Pd, Cgil e studenti: rinviare

 

Bambini a scuola (Eidon)
Bambini a scuola (Eidon)

MILANO - Scatta il conto alla rovescia per l'avvio della riforma della scuola superiore voluta dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, anche se Pd, Flc Cgil e l'Unione degli studenti ribadiscono la richiesta di un rinvio di un anno dell'avvio dei cambiamenti.

È comunque finita l'attesa di famiglie e dello stesso mondo della scuola. Viale Trastevere ha dato infatti il via libera alle iscrizioni al prossimo anno 2010-2011, varando l'apposita circolare ministeriale: per la scuola primaria (elementari) e per la secondaria di I grado (le medie) le iscrizioni si svolgeranno entro il 27 febbraio. Per la secondaria di II grado, ovvero licei e istituti tecnici e professionali, le iscrizioni si svolgeranno dal 26 febbraio al 26 marzo, per «consentire un'adeguata informazione alle famiglie sulla riforma delle superiori». L'entrata in vigore della riforma ha avuto un via libera dal Consiglio di Stato che con tre diversi dispositivi ha dato il «parere positivo» sui regolamenti. Tra alcuni giorni, spiega il ministero dell'Istruzione, «dopo il parere delle commissioni parlamentari, sarà resa nota la versione definitiva dei regolamenti con i quadri orari». Lo stesso ministero procederà poi ad una «massiccia campagna di informazione verso le scuole e le famiglie sulle novità introdotte». «La riforma dei licei - spiegano dal ministero della Gelmini - può essere considerata epocale. L'impianto rivede complessivamente la legge Gentile del 1923. Si introducono due nuovi licei: il musicale-coreutico e quello delle scienze umane. Vengono inoltre rivisti e aggiornati i vecchi licei. Si supera la frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni della scuola italiana. Le famiglie sono disorientate dalla miriade di indirizzi sperimentali, addirittura 396. Dal 2010 gli indirizzi saranno solo 6. L'obiettivo è quello di coniugare tradizione e innovazione».

I nuovi tecnici si divideranno in 2 settori (economico e tecnologico) e 11 indirizzi. «Più inglese, più ore di laboratorio, maggiore sinergia con il mondo del lavoro. I nuovi istituti professionali saranno articolati in 2 settori (Servizi e Industria e artigianato) e 6 indirizzi. Ci saranno più ore di laboratorio, saranno previsti tirocini e ore dedicate all' alternanza scuola-lavoro, per superare la sovrapposizione con l'istruzione tecnica e garantire una formazione immediatamente spendibile nel mondo del lavoro». Per Manuela Ghizzoni e Giovanni Bachelet del Pd, che chiedono il rinvio di un anno della riforma, «dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, si rafforza la richiesta già avanzata dal Pd di rinviare di un anno l'entrata in vigore della riforma della scuola superiore. Se questo non accadesse, la riforma comincerebbe nell'incertezza più assoluta, alimentando le preoccupazioni dei docenti, delle famiglie e degli studenti».

Per Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, «è opportuno il rinvio di un anno dell'entrata in vigore dei regolamenti sulla secondaria superiore e che i ritardi accumulati, i cambiamenti ordinamentali di orari e programmi, in assenza di un quadro certo producono conseguenze negative sulle scelte degli alunni e delle famiglie, anche per l'impossibilità di definire un piano di offerta formativa serio». Critica anche l'Unione degli studenti: «Ulteriore rinvio delle iscrizioni a marzo, parere del Consiglio di Stato con molte negatività, parere delle commissioni parlamentari ancora non pervenuto: cosa altro deve succedere perchè il ministro Gelmini si renda conto che la riforma delle scuole superiori non può partire dal prossimo anno? L'insistenza con cui il ministro vuole avviare da subito la riforma dimostra come l'unico scopo di tutta questa operazione sia solo finalizzato al risparmio, senza nessun obiettivo didattico o educativo» concludono.

(Fonte Ansa)


08/01/2010

La Gelmini: «Basta classi ghetto» Tetto del 30% di stranieri per classe

La Gelmini: «Basta classi ghetto» Tetto del 30% di stranieri per classe

 

Dal prossimo anno scolastico il limite previsto entrerà in vigore in modo graduale. Il ministro: «Favorirà l'integrazione»

 

Mariastella Gelmini (Ansa)
Mariastella Gelmini (Ansa)

MILANO - Dal prossimo anno scolastico scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. Lo prevede una nota inviata dal ministero dell'Istruzione a tutte le scuole.

QUANDO - Il limite previsto entrerà in vigore in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria sia della scuola secondaria, di primo e di secondo grado. «Stabilire un tetto - ha spiegato Mariastella Gelmini - è un modo utile per favorire l'integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di «classi ghetto» con soli alunni stranieri».

IL PROVVEDIMENTO - La nota («Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana») prevede che il ministero assegnerà risorse finanziarie ad hoc alle scuole per l'inserimento di bambini stranieri e ulteriori finanziamenti saranno previsti per le scuole dei territori con alta presenza di cittadini stranieri. Nella nota si ribadisce che i minori stranieri sono soggetti all'obbligo d'istruzione e che le modalità di iscrizione sono le stesse previste per i minori italiani. Per evitare concentrazioni di iscrizioni di alunni stranieri si dovranno realizzare accordi di rete tra le scuole e gli Enti locali.

IL TETTO - Gli Uffici scolastici regionali, di intesa con gli Enti territoriali, comunque, potranno autonomamente definire quanti bambini stranieri per classe si potranno iscrivere alle scuole del proprio territorio. Il limite del 30% potrà essere innalzato a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche. E lo stesso limite potrà, invece, essere ridotto a fronte della presenza di alunni stranieri che dimostrino all'atto dell'iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all'attività didattica, e comunque a fronte di particolari e documentate complessità. A

STRANIERI PROBLEMA DIDATTICO - Per il ministro Gelmini, la presenza di alunni stranieri nella scuola italiana «non è certo un problema di razzismo ma un problema soprattutto didattico» aggiungendo come spesso nel dibattito sul tema ci si è divisi «agitando una ingiustificata polemica di tipo ideologico». «La scuola deve essere il luogo dell'integrazione. I nostri istituti - assicura il ministro - sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese». La presenza di stranieri in classe ha risvolti prevalentemente didattici. «Lo sanno - osserva Mariastella Gelmini - le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due velocità, con alcuni studenti che rimangono indietro e altri che riescono ad andare avanti meglio». «I bambini stranieri devono essere inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte città - prosegue - che si formino scuole e classi composte solo da stranieri. Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi integrare al meglio. Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano d'accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali». Oltre al tetto, secondo il ministro, è fondamentale prevedere «classi di inserimento» di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia. «Questi momenti di inserimento - spiega il ministro - si svolgeranno sia la mattina sia il pomeriggio, mentre nella scuola media una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio dell'italiano». «È necessario aiutare gli studenti stranieri a imparare bene la nostra lingua, perchè questa - conclude Mariastella Gelmini - è l'elemento fondamentale che consente ai ragazzi stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione».


02/10/2009

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

 

La denuncia di Eugenio Sarno dopo l'ennesimo suicidio di un poliziotto delle carceri: situazione disperata, «ci offende il silenzio delle istituzioni»

 

Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre
Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre

ROMA - «Tre suicidi in appena cinque giorni. Quattordici in poco meno di due anni. Non si tratta di coincidenze, ma di concreti segnali del profondo malessere dei poliziotti penitenziari sempre più depressi e arrabbiati per le condizioni in cui sono costretti ad operare. È una vera e propria emergenza». Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, è sconvolto dalla notizia che l’agente di polizia penitenziaria Domenico Apicella, 48enne di Serre di Salerno, ha prima ucciso entrambi i genitori ed il cane e poi si è tolto la vita.

I MORTI - Domenica scorsa un assistente capo a Monza si è tolto la vita in caserma. Lo stesso giorno, anche l'omicidio-suicidio di un ex ispettore appena andato in pensione a Venezia. Uomini che condividevano un lavoro stressante e svolto in condizioni quasi di emergenza. «Apicella lo conoscevo personalmente – racconta il sindacalista –. Era un uomo tranquillo che svolgeva il suo lavoro nel carcere di Eboli, uno di quelli in cui la situazione non è nemmeno disperata. Per questo sono scosso e arrabbiato: abbiamo più volte lanciato l’allarme, anche con una manifestazione lo scorso 22 settembre davanti a Montecitorio. Il ruolo di Cassandra non ci fa piacere soprattutto quando si tratta di vite umane. E il silenzio del ministro Alfano ci offende e ci indigna».

LE CIFRE - Sono i numeri ad ancorare le parole. Nelle carceri italiane vivono, o meglio sopravvivono, circa 64.700 detenuti: le strutture, infatti, ne potrebbero contenere solo 43.218. A vigilare su di loro, solo 38.500 divise, cinquemila in meno di quanto sarebbe necessario: «Il risultato – spiega Sarno - è che se va bene, un agente ha la responsabilità di 80-100 detenuti. Se va male, invece, e soprattutto la notte, deve controllare due o tre padiglioni, ovvero dalle 200 alle 450 persone». I dati nel Lazio «raggiungono il paradosso». L’organico nella nostra regione arriva a 5.166 unità, a fronte di un numero previsto di 4136. «Un esubero apparente – aggiunge il segretario - perché negli istituti di vigilanza lavorano solo 3.327 persone. Ne mancano all’appello 1.839 che sono impiegati nei palazzi del potere. Noi valutiamo che almeno 700 di loro facciano gli acchiappamosche, i reggiombrelli o i camerieri nei corridoi ministeriali. La politica dovrebbe riportarli subito al loro servizio nelle carceri».

LE CARCERI - Nelle carceri, appunto, dove «l’ambiente è fetido, le strutture fatiscenti sovraffollate oltre ogni immaginazione e la sopraffazione impera – denuncia Sarno -. Se il detenuto sta bene, sta bene anche l’agente. Ciò che vediamo nelle carceri ogni giorno ci affligge. Il sistema penitenziario sta trasformando la pena in supplizio e il lavoro in tortura». Di fronte a tutto ciò, i lavoratori tornano a chiedere impegni concreti. «Siamo stanchi delle promesse vuote mentre la gente si ammazza ed ammazza – conclude Sarno -. Ionta ed Alfano diano un segno della, loro presenza e si dimostrino capaci di individuare soluzioni immediate. Altrimenti ne traggano le conseguenze e rimettano i rispettivi mandati».

Carlotta De Leo


02/07/2009

Platini: «Nuove regole per il mercato»

Platini: «Nuove regole per il mercato»

 

«Ronaldo? Non capisco come si possano spendere 90 milioni di euro per un giocatore». Il presidente della Uefa «infastidito» dal Real Madrid

 

Michel Platini, Presidente Uefa
Michel Platini, Presidente Uefa

 

 

 

 

 

 

 

Nuove regole. È la promessa di Michel Platini per cercare di arginare l'egemonia sul mercato dei club più ricchi. Nel mirino del presidente della Uefa c'è soprattutto il Real Madrid che in meno di un mese ha speso circa 220 milioni di euro per acquistare quattro giocatori. Platini, «infastidito», ha promesso un intervento della confederazione europea per rimediare ad una situazione che, a suo dire, ha oltrepassato i limiti del ragionevole

LA CAMPAGNA ACQUISTI- La squadra spagnola ha acquistato Cristiano Ronaldo, Ricardo Kakà, Karim Benzema e Roul Albioli. «Il trasferimento di Ronaldo mi fa sorgere delle domande, ma se il Real ha le garanzie delle banche...», ha detto Platini. Ma in ballo c'è anche la questione morale. «A titolo personale non capisco come si possa spendere 90 milioni di euro per un giocatore è un qualcosa mi infastidisce». Il presidente dell’Uefa, che recentemente si era appellato ai club domandando un «fair play finanziario». E ha quindi annunciato contromisure da parte della confederazione: "Qualcosa si farà ci lavoreremo sopra. Ma ci vorrà un po’ di tempo, forse due o tre anni. Voglio istituire delle regole».

SALARY CAP E LIMITE SPESA MERCATO - Così l’esecutivo della Uefa ha accolto l’allarme lanciato da, Michel Platini e al termine di una riunione a Vilnius, in Lituania, l’esecutivo Uefa ha ribadito, indicando come obiettivo ««un calcio più giusto e trasparente», l’importanza del «principio chiave di un calcio che ricompensi quelle società che vivono con i propri mezzi».


08/05/2009

Viaggiare più veloci della luce

Viaggiare più veloci della luce

 

Due fisici statunitensi stanno studiando la possibilità di superare realmente questo limite, «come in star trek»

 

Un'immagine da «Star Trek»
Un'immagine da «Star Trek»

MILANO - Avete mai pensato di viaggiare a bordo dell’Enterprise alla velocità della luce? O addirittura di superarla? Il vostro sogno potrebbe diventare realtà. Mentre cresce la febbre per l’uscita al cinema dell'undicesimo film della saga di Star Trek, due scienziati americani stanno studiando una nuova possibilità per raggiungere la «propulsione a curvatura». E per il momento non avrebbero trovato alcun impedimento che vada a scontrarsi con le leggi della fisica.

PROPULSIONE A CURVATURA - Per chi non fosse un seguace della celebre saga televisiva e cinematografica, la velocità di curvatura consente ai terrestri protagonisti della storica serie tv degli anni Sessanta di creare le premesse per il primo contatto con i vulcaniani, la specie del celeberrimo Spock, già in possesso della tecnologia e che, per prassi, instaura rapporti esclusivamente con civiltà che ne se sono giunte a conoscenza. Un motore a curvatura, in termini semplici, avrebbe un effetto simile a quello di un elastico, contraendo lo spazio davanti alla navicella e dilatando quello retrostante.

LO STUDIO - Secondo quanto riportato dal sito statunitense Science Daily , due fisici americani sarebbero al lavoro per realizzare questa spinta fantascientifica nel mondo del reale. Gerald Cleaver e Richard Obousy, infatti, sono convinti che manipolando una porzione di spazio attraverso un’ingente concentrazione di energia si potrebbe arrivare alla creazione di una «bolla» in grado di spingere l’astronave a una velocità ben superiore rispetto a quella della luce. Un effetto del tutto simile a quello derivante dal cavalcare un’onda. Presupposto necessario agli studi dei due scienziati è la M-theory , un recente sviluppo della Teoria delle stringhe che aumenta le dimensioni dell’universo a undici. Sarebbe, infatti, proprio attraverso l’intervento in questa undicesima dimensione che si creerebbe l’energia necessaria a questa super propulsione, nello stesso modo in cui potrebbe essersi espanso l’universo dopo il Big Bang.

FUTURO LONTANO - La Teoria della relatività di Einstein non esclude la possibilità di superare la velocità della luce, ma asserisce che per farlo sarebbe necessaria una quantità di energia infinita. Quantità che invece Cleaver e Obousy hanno ricalcolato e che risulterebbe pari "soltanto" all’intera massa di Giove. Il viaggio interstellare alla ricerca di nuovi mondi e nuove civiltà potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice espediente cinematografico, anche se probabilmente passerà molto tempo prima che si riesca a creare la tecnologia in grado di sfruttare questo tipo di energia.

Simone D’Ambrosio