24/09/2011

Lista gay, la Procura avvia un'inchiesta

Lista gay, la Procura avvia un'inchiesta

I magistrati hanno dato incarico alla polizia postale di individuare la provenienza del blog. I pm di Roma procedono per illecito trattamento dei dati sensibili

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23/09/2011

Online la lista dei politici gay omofobi. Divisa la comunità omosessule

Online la lista dei politici gay omofobi. Divisa la comunità omosessule

LA PUBBLICAZIONE SU UN BLOG. Patanè: atto spregevole. Mancuso: frutto d'indignazione

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07/09/2011

Diego Forlan: «La mia esclusione dalla Champions? Colpa dell'Atletico Madrid»

Diego Forlan: «La mia esclusione dalla Champions? Colpa dell'Atletico Madrid»

CALCIO. Il giocatore accusa la sua ex-squadra, mentre continuano le voci sulla panchina: doveva arrivare Del Bosque

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11/06/2011

Alice, malata terminale e star su Twitter

Alice, malata terminale e star su Twitter

ISPIRATA AL FILM «THE BUCKET LIST». La quindicenne inglese posta gli «ultimi desideri». Centinaia i messaggi. Incontrerà anche i Take That

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18/02/2011

Pio Albergo Trivulzio, aperta la lista: molti «nomi noti» tra gli affittuari

Pio Albergo Trivulzio, aperta la lista: molti «nomi noti» tra gli affittuari

In lista la compagna di Pisapia. Lui: «Macchina del fango contro di me». Ci sono anche il direttore generale del Milan Ariedo Braida, Carla Fracci e un Cordero di Montezemolo

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16/08/2010

Forbes: Apple è il marchio più famoso del mondo

Forbes: Apple è il marchio più famoso del mondo

La mela morsicata guida la graduatoria stilata dal magazine. Nelle 50 posizioni non figura nemmeno un nome italiano, fatta eccezione per Gucci la cui azienda è da anni francese

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27/06/2010

Berloni, Zucchero e gli altri: un miliardo a San Marino

Berloni, Zucchero e gli altri: un miliardo a San Marino

L'ITER SI E' BLOCCATO: LE AUTORITA' DELLA ROCCA CHIEDONO SINGOLE ROGATORIE NOMINATIVE. La Guardia di Finanza ha acquisito una lista con 1200 nomi: anche i calciatori Amoruso e Palombo

 

Zucchero (Ansa)
Zucchero (Ansa)

ROMA — Un miliardo di euro. È l’entità delle somme che, a sentire gli investigatori, almeno 1.200 italiani hanno depositato o fatto transitare a San Marino negli ultimi quattro anni e mezzo. La lista dei presunti evasori fiscali è stata acquisita dalla Guardia di Finanza durante alcune perquisizioni avvenute nei mesi scorsi sul Titano a caccia di tracce utili per individuare gli eventuali riciclatori di denaro sporco che potrebbero aver utilizzato la ex Smi Bank e gli strumenti forniti da Iti Finanziaria e Iti Leasing e la fiduciaria Anphora, riconducibili al conte Enrico Maria Pasquini. Tra i nomi su cui la magistratura vorrebbe avere mano libera per svolgere accertamenti, il cantante Zucchero, Clara Nasi (moglie di Pasquini, imparentata con la famiglia Agnelli), i fratelli Antonio e Marcello Berloni (dell’omonimo gruppo industriale), Adolfo Guzzini (presidente e ad della iGuzzini), Giancarlo Morbidelli (fondatore della casa motociclistica), il re dei prosciutti Sante Levoni, l’ex calciatore Lorenzo Marronaro, il presidente del Cesena (appena promosso in serie A) Igor Campedelli, i giocatori Nicola Amoruso (Atalanta) e Angelo Palombo (Sampdoria), Matteo Melley (avvocato e presidente della fondazione Carispe), l’immobiliarista romano Valter Mainetti (con la società Sorgente ha acquistato grattacieli a New York). «Il rapporto di Walter e Paola Mainetti con la società fiduciaria Smi—ha precisato l’azienda— si è limitato ad una intestazione fiduciaria di un immobile. L’operazione, normalissima per chi opera sui mercati internazionali, è stata effettuata nella massima trasparenza e regolarmente dichiarata alle autorità italiane competenti».

Nessuno dei personaggi i cui nomi appaiono nell’elenco è indagato. E le Fiamme Gialle incaricate dell’inchiesta della pm romana Perla Lori, almeno allo stato, non hanno la possibilità di compiere verifiche approfondire per accertare la sussistenza di violazioni fiscali. Per questo, è in atto un duro scontro con le autorità di San Marino. Il giudice del Titano Lamberto Emiliani ha dato via libera alla rogatoria che ha consentito l’esecuzione delle perquisizioni (tra i documenti sequestrati, c’è la lista per il momento composta solo di nomi e cognomi, date e luoghi di nascita dei soggetti) ma l’iter si è poi bloccato. Apparentemente le autorità della Rocca sono collaborative: in realtà, secondo i magistrati romani, oppongono una sorta di resistenza passiva. Come? E’ presto detto: alla richiesta di conoscere i flussi di denaro in entrata e uscita di ogni contribuente (peraltro non c’è alcuna certezza che si tratti di reali intestatari dei conti, si sospetta che in parecchi casi ci si trovi di fronte a prestanome) è stata opposta la necessità di far pervenire singole rogatorie nominative.

Un lavoro enorme, praticamente impossibile da portare a termine rispettando i tempi di prescrizioni e scadenze processuali varie. C’è di più: nell’elenco sequestrato dalla Guardia di Finanza i nomi sono poco più di 1.700. Da San Marino, ne sono stati «cassati» 500. Motivo? Alle toghe romane sono stati forniti solo i nomi degli italiani residenti nel nostro Paese. E se un cittadino italiano ha trasferito la residenza, in maniera più o meno fittizia, a Montecarlo? Niente da fare, quel nome viene gelosamente custodito dal Titano nelle sue (per ora) inviolabili casseforti.

Flavio Haver


05/06/2010

Gli affari e i nomi dei potenti Trovato il grande archivio

Gli affari e i nomi dei potenti Trovato il grande archivio

L’indagine | Sequestrati dal suo commercialista migliaia di documenti. I pm ora trattano per convincere Anemone a parlare

 

ROMA — Appalti pubblici, ristrutturazioni, incarichi ai consulenti: è stata trovata nell’archivio del commercialista Stefano Gazzani la nuova lista tuttora all’esame dei pubblici ministeri di Perugia. Sono 34 i faldoni sequestrati nello studio del professionista che curava gli affari di Diego Anemone, ma anche quelli del Provveditore Angelo Balducci e del funzionario Mauro Della Giovampaola. Migliaia di documenti acquisiti dai carabinieri del Ros che servono a ricostruire l’attività dell’imprenditore accusato di corruzione, l’elenco dei suoi clienti, i rapporti economici con i privati, ma soprattutto con gli enti pubblici. E uno dei «contenitori» ritenuto di maggior interesse investigativo è il numero 33, contrassegnato dalla dicitura «appunti Gazzani». Proprio per cercare di ottenere nuove conferme a quanto già emerso dalle intercettazioni telefoniche e dall’esame dei documenti contabili, i magistrati hanno proposto allo stesso Anemone una sorta di patto che preveda una linea morbida in cambio della sua collaborazione. E non escludono, nonostante le smentite ufficiale dei legali, di riuscire ad aprire una breccia.

Le due cassette
È il verbale di sequestro allegato al fascicolo processuale messo a disposizione degli indagati, a rivelare quanto è stato portato via dai militari dell’Arma: oltre al computer personale di Gazzani, quelli dei suoi collaboratori, almeno quattro chiavette Usb e le chiavi di due cassette di sicurezza che si trovano in una banca di San Marino. Poi c’è l’intero archivio con i faldoni divisi per nominativo e contenenti tutti i documenti relativi alle aziende, compresa la contabilità. E ancora: l’elenco dei clienti e quello dei consulenti utilizzati per effettuare i lavori, soprattutto quelli pubblici. Tra le carte, è stato rintracciato pure il resoconto di una verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza negli anni scorsi. «Tutto è stato fatto secondo le regole - afferma l’avvocato Bruno Assumma - e lo dimostreremo proprio analizzando questa documentazione ».

Gli inquirenti sono convinti che numerosi lavori, soprattutto quelli effettuati negli appartamenti di privati, servissero ad Anemone a rafforzare la rete che gli consentiva poi di aggiudicarsi gli appalti pubblici. Il resto lo avrebbero fatto le «mazzette » versate. Nel «porto franco » di San Marino Gazzani è stato certamente svariate volte. Lì aveva accompagnato anche la madre di Claudio Rinaldi, il commissario dei Mondiali di Nuoto accusato di corruzione perché sospettato di aver preso soldi in cambio di alcune autorizzazioni concesse ad Anemone. E dunque il contenuto delle due cassette potrebbe rivelare nuovi dettagli su eventuali tangenti versate a funzionari e politici.

La trattativa
Proprio per avere chiarimenti su quanto emerso sino ad ora, i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi avevano convocato Anemone per un interrogatorio. «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere », ha spiegato lui, ma qualcosa potrebbe cambiare nel suo atteggiamento. Sono stati gli stessi magistrati a prospettargli l’ipotesi di una collaborazione nel tentativo di aprire uno spiraglio. Sul tavolo della trattativa la Procura di Perugia può mettere il ritiro dell’istanza sul commissariamento delle aziende. L’udienza è fissata per mercoledì prossimo 9 giugno, dunque i tempi sono stretti. Però basterebbe una minima apertura dell’indagato per orientare le scelte dell’accusa. Una sorta di accordo che potrebbe comprendere anche il via libera al patteggiamento.

Ufficialmente i difensori smentiscono. «Posso escludere - dichiara l’avvocato Claudio Cimato - che il mio cliente abbia intenzione di parlare. Del resto non abbiamo ancora visto le carte processuali e fino alla discovery completa non ci sarà alcun cambio di linea». Parole che ricalcano quelle pronunciate un mese fa, nonostante Anemone avesse appena accettato di rispondere alle domande di un finanziere che si era presentato nel carcere di Rieti un’ora prima del suo ritorno in libertà. In quell’occasione l’imprenditore smentì la versione fornita dal generale dei servizi segreti Francesco Pittorru sulle due case regalate. «I soldi erano un prestito», aveva messo a verbale l’alto ufficiale. Anemone spiegò che aveva detto il falso.

Fiorenza Sarzanini


02/06/2010

Lippi: «Ho scelto i 23 più adattabili»

Lippi: «Ho scelto i 23 più adattabili»

L'ITALIA VERSO IL MONDIALE. «E in Sudafrica porto anche Cossu come 24esimo»

 

SESTRIERE - «Le scelte sono state tutte in funzione dell'adattabilità dei giocatori a diverse posizioni in campo e alla maniera in cui vogliamo giocare. Non è una questione di aver scelto uno più bravo dell'altro. Sono tutti ragazzi molto seri, molto partecipi. Ho privilegiato la duttilità»: così il c.t. azzurro Marcello Lippi ha spiegato le sue scelte sulla rosa dei 23 convocati per il Mondiale sudafricano. «Gliel'ho detto ieri sera, ma quando erano stati convocati 28 giocatori sapevano tutti che c'era la certezza che cinque di loro avrebbero continuato a stare con noi fino alla fine del ritiro e a disposizione. La loro reazione è stata di dispiacere e anche per me lo è stato. Le esclusioni sono state tutte particolarmente difficili. Per Giuseppe Rossi vale forse un po' di più perché da più a lungo era con noi» ha aggiunto il commissario tecnico. Che poi ha preso tempo sulla scelta di Camoranesi, infortunatosi ieri: «In Sudafrica potrei portare anche un ventiquattresimo giocatore, nei prossimi giorni vedremo l'evoluzione di Camoranesi. Potrebbe essere, per lo meno fino alla prima partita. Si ripete quanto successe in Germania con Bonera. Cossu il ventiquattresimo? Potrebbe essere».

Lippi ha poi confermato che i cinque esclusi rimarranno con la nazionale fino alla seconda amichevole, sabato con la Svizzera a Ginevra. Domani sera a Bruxelles c'è invece il Messico: «Un test determinante per chiarirsi le idee», visto che l'avversario si avvicina per caratteristiche di gioco al Paraguay, primo ostacolo al Mondiale, il prossimo 14 giugno. Per questo, dopo l'allenamento di questo pomeriggio, il c.t. azzurro scioglierà le riserve sulla formazione, ma la strada è tracciata. «Proveremo l'assetto più volte testato in questi giorni, con qualche variante negli uomini», ha detto Lippi, cioè il 4-2-3-1 sul quale ha lavorato in questi giorni. Infine, uno scatto d'orgoglio da parte del c.t.: «Tutti dicevano, e lo sento ancora oggi, che sono troppo riconoscente con i campioni: invece ho cambiato la squadra al 50%. Non potevo lasciarne a casa 23 solo perché erano a Berlino nel 2006. Qui ci sono anche tanti giocatori giovani e abbastanza esperti. Sono il futuro della nazionale, ma devono essere anche il presente».

 

 




Redazione online


28/05/2010

Falciani, l'uomo della lista «Così si nascondono i soldi»

Falciani, l'uomo della lista «Così si nascondono i soldi»

«Sono nato in un paradiso fiscale, certe cose si imparano come da voi il calcio». «I nomi degli evasori italiani? Ho il dovere di tacere»

 

Hervé Falciani
Hervé Falciani

NIZZA — A vederlo da vicino, camicina a righe, jeans e l’accento alla ispettore Clouseau, non diresti proprio che è lui Hervé Falciani: l’uomo che ha messo sotto scacco un colosso mondiale della finanza come la banca britannica Hsbc. Invece è proprio quel trentottenne lo stratega informatico che un giorno ha levato il velo sui segreti inconfessabili del principale istituto bancario privato al mondo.

Mentre lo racconta lo sguardo si accende, come quello del cane Toto mentre tira via la tenda e scopre il Mago di Oz. Ma su ciò che c’è dietro il velo Hervé Falciani mette in guardia: «I nomi degli evasori sono un piccolo problema. Ce n'è uno enorme. Le banche sono senza controlli reali. Non esistono più le valigie di soldi portate oltre frontiera. Ora basta un clic di computer e la somma viene trasferita. Il denaro è diventato una scrittura informatica. Ma l’informatica non ha controlli. Questo significa che la finanza, che senza l'informatica non esiste, non ha regole. Tutti lo sanno. Io l'ho provato. Non c'era protezione nemmeno per quei nomi ».

Ecco, appunto, chi c’è nella lista italiana? Lui alza le mani da pianista: «Ho il dovere di non dirlo. C’è il segreto bancario e le indagini». Ma non era indagato perché offriva i dati sottratti alla banca? «Falso. Mai venduto nulla. Mai stato in carcere. Io ho denunciato i meccanismi oscuri con cui le banche violano gli accordi internazionali. La mia banca non mi ha ascoltato. La polizia svizzera non ha fatto nulla. Allora l'ho denunciato alla brigade anticorruption francese e 10 mesi dopo la polizia svizzera mi ha arrestato per poche ore». E i politici di cui ha parlato? «Mai detto. Tutti si fermano ai nomi. Ma è stupido. Lì ci sono pesci piccoli. Non è questo. Se io premo un tasto il denaro va in Cina o in Malesia. Quando la polizia lo cerca è già altrove. Così può esserci il riciclaggio e la speculazione che ha portato alla crisi. Gli Stati non riescono a controllare. La finanza è internazionale anche le regole devono esserlo. Si può fare. È semplicissimo».

C’è chi sospetta che sia una spia. «Andato via dalla banca ho aiutato molte indagini sul denaro sporco e anche i servizi. Poi si saprà. Ma sono nato in un paradiso fiscale: a Montecarlo. Lavoro da dieci anni in una banca svizzera, come mio padre e come tanti miei amici. Come si fa a nascondere il denaro, lo impariamo da piccoli come voi il football ». Resta l’enigma del perché lo ha fatto. «Ho visto che dati molto sensibili non erano protetti. Ho visto decine di migliaia di strutture off shore. Quelle utilizzate dalla criminalità. Davanti a quei numeri si poteva capire che l’opacità era voluta. Non era più artigianale come quella che avevo visto a Monaco, ma era diventata industria. La banca privata rappresenta la cassaforte della finanza e con i sistemi di garanzie bancarie si può speculare con più soldi di quanti ne hai. Il denaro dei clienti permette di emettere garanzie bancarie a chi partecipa alle speculazioni come gli Hedge Fund. Chi ha un milione di dollari può arrivare a spenderne fino a due miliardi. È qui che servono i controlli. E la tracciabilità totale del denaro. Basta vedere cosa è stato fatto con il fondo europeo. Sono 750 miliardi di euro, ma in garanzie bancarie. Serve a pagare i debiti dei Paesi, come la Grecia. Ma i debiti dove sono? Nelle banche. È come prendere da una tasca per metterla nell’altra. La differenza c’è. Sono gli interessi. Chi li paga? Noi cittadini. E a chi? Alla banca. Questo è la base del sistema finanziario che mette in pericolo l’economia. Questo ho visto. Non potevo chiudere un occhio. E chiunque io sia, vale la pena che il mondo li apra».

Virginia Piccolillo