15/04/2011
Elezioni regionali lombarde, dieci indagati per 700 firme false
Elezioni regionali lombarde, dieci indagati per 700 firme falseCoinvolta la lista di Formigoni e il listino provinciale milanese del Pdl. L'accusa per consiglieri comunali e provinciali è di falso ideologico. Per la procura: «prove granitiche»
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07/03/2010
La Cei: «Sbagliato cambiare regole» Ma poi corregge: «Questione tecnica»
La Cei: «Sbagliato cambiare regole» Ma poi corregge: «Questione tecnica»
MA IL PORTAVOCE PRENDE LE DISTANZE: «Non ci esprimiamo su questi temi». Monsignor Mogavero a Radio Vaticana:«Così si legittima ogni intervento arbitrario»
CITTA' DEL VATICANO - La Cei prima critica, per corregge. Il decreto "salvaliste" è riuscita a far discutere anche la Conferenza episcopale. Monsignor Domenico Mogavero, responsabile della Conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, ai microfoni della Radio Vaticana ha osservato che «cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto». «La democrazia - ha detto il vescovo - è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci», se invece «dovesse essere diretta dall'arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno mancherebbe la certezza del diritto, dei rapporti e delle prospettive». E ancora in merito ai problemi sorti in questi giorni ha osservato: «Non credo che in democrazia si possa fare una distinzione fra ciò che sono le regole e quello che è il bene sostanziale, le regole non sono un aspetto accidentale del vivere insieme, ma quelle che dettano il binario attraverso cui incamminarci».
HA RAGIONE NAPOLITANO: «"GRANDISSIMO PASTICCIO"» - «La definizione giusta - ha detto mons. Mogavero - è quella data dal Presidente della Repubblica quando ha parlato di un grandissimo pasticcio». «Le regole - ha detto ancora il vescovo di Mazara del Vallo - sono a garanzia e a tutela di tutti. A questo punto si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono un gioco un valore, il valore della partecipazione oggi, e domani un altro valore». «Ci sono state leggerezze, manchevolezze, approssimazioni - ha rilevato mons. Mogavero - nell'affrontare il gioco democratico che non sono a favore di nessuno, forse siamo impreparati a una democrazia sostanziale».
IL PORTAVOCE: «QUESTIONI TECNICO-GIURIDICHE, LA CEI NON SI ESPRIME» - Nel pomeriggio, con una nota scritta, è intervenuto il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana, Monsignor Domenico Pompili che ha precisato come «le questioni di procedura elettorale hanno natura squisitamente tecnico-giuridica ed hanno assunto nelle vicende degli ultimi giorni ricadute di tipo politico ed istituzionale». Pompili, spiega quindi che, «considerata questa connotazione la Cei non ha espresso e non ritiene di dover esprimere valutazioni al riguardo».
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05/03/2010
Caos liste e voto, Bersani «Impensabile un rinvio»
Caos liste e voto, Bersani «Impensabile un rinvio»
NEL POMERIGGIO CDM: AL VAGLIO IPOTESI DI UN DECRETO PER SUPERARE IMPASSE LAZIO E LOMBARDIA. Il leader del Pd in vista della riunione dell'esecutivo: «Consiglierei di non pensare a strane scorciatoie
| Pier Luigi Bersani (Emblema) |
MILANO - Il governo si riunirà quasi certamente alle 18: sul tavolo del Consiglio dei ministri potrebbe essere presa in esame l'ipotesi di un decreto interpretativo e per superare il caos delle liste nel Lazio e in Lombardia, possibilità che è stata già oggetto dell'incontro di giovedì al Quirinale tra il premier Silvio Berlusconi e il capo dello Stato Giorgio Napolitano. L'ipotesi di un decreto non sembra però affascinarePier Luigi Bersani, che anzi invita anche governo e maggioranza ad aspettare la decisione degli organi competenti. Il segretario del Pd si è detto infatti contrario e ha giudicato «impensabile» lo slittamento delle elezioni regionali in seguito alla bocciatura delle liste del centrodestra nel Lazio e in Lombardia. «Consiglierei - ha spiegato il numero uno dei democratici nel corso di un incontro a Lecco - di non pensare a strane scorciatoie. L'unica cosa sensata è aspettare le decisioni degli organi competenti che, come sappiamo, decidono a giorni». «Il rinvio - ha proseguito - mi sembra impensabile. Chi lo ipotizza poi non pensa alle conseguenze. Sono cose che si dicono tanto per dire». Alla domanda su cosa si attende dal consiglio dei ministri che si terrà in giornata, Bersani ha replicato «speriamo prevalga il buon senso».
LA RUSSA - Chi non sembra avere intenzione di aspettare le decisioni degli organi competenti è invece Ignazio La Russa. «Aspetta e spera che poi s'avvera...» ha detto il ministro scherzando con i cronisti a Montecitorio e accennando un "motivetto nostalgico" per spiegare perché il governo preferisce non attendere le decisioni del Tar sull'esclusione di alcune liste di centrodestra in Lazio e Lombardia prima di intervenire con un proprio provvedimento. La Russa ironizza così sulle aspettative per un esito positivo per i due ricorsi presentati presso i tribunali amministrativi di Lazio e Lombardia contro l'esclusione della lista del Pdl per la provincia di Roma a sostegno della candidatura di Renata Polverini e quella del listino di Roberto Formigoni in Lombardia.
I RICORSI - C'è attesa intanto per l'esito dei ricorsi al Tar presentati nel Lazio e in Lombardia. Nel primo pomeriggio si saprà già la data in cui si terrà la camera di consiglio, probabilmente straordinaria, in cui i giudici del tribunale amministrativo della Lombardia decideranno se concedere o meno la sospensiva del provvedimento di esclusione della lista «Per la Lombardia» che sostiene l'attuale governatore Roberto Formigoni. Per la lista del Pdl di Roma e provincia esclusa per ora dalla competizione elettorale nella regione Lazio, il ricorso al Tar è stato presentato in mattinata. L'udicenza sul ricorso è stata fissata a lunedì.
Redazione online
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04/03/2010
Caos liste, Berlusconi: temo la reazione della piazza
Caos liste, Berlusconi: temo la reazione della piazza
Le Corti d'Appello di Roma e Milano hanno confermato l'esclusione della lista del Pdl per le Regionali in provincia di Roma e della lista di Roberto Formigoni in Lombardia. Tra le ipotesi di un decreto legge ad hoc. Oggi il Pdl in piazza Farnese a Roma

Furibondo, no: "l'ira non è un sentimento che gli appartiene". Ma "preoccupato, si"'. E soprattutto per "le reazioni di piazza che potrebbero esserci da parte del nostro popolo".
Silvio Berlusconi viene descritto così da chi ha partecipato alle riunioni di ieri sera a Palazzo Grazioli, per ciò che accade attorno alle elezioni regionali. Il premier, insomma, non parla apertamente di 'democrazia a rischio', ma guarda con più attenzione ai rischi che "elezioni falsate" portano in dote: la 'ribellione' alle ingiustizie e la 'protesta' contro i diritti negati.
Il Pdl ora, Forza Italia prima - è il ragionamento riferito - mai hanno cercato nella piazza un consenso o un'attenzione che le urne non hanno riservato loro. "Ma adesso, davanti ad un evidente disegno contro di noi - spiega chi ha visto il premier - o la soluzione viene dalla politica, prima ancora che dal Tar, o non so come andrà a finire...". Nelle discussioni a Palazzo Grazioli, più di una volta sarebbero stati richiamati casi di riammissioni di liste "al limite della decenza" e "tutte a senso unico" confrontati con i casi - più eclatanti - di Lazio e Lombardia, ma anche - "più inquietanti" - come quello della lista di 'disturbo' di Cota in Piemonte.
Ancora al centro dell'attenzione e della tensione politica il caos liste dopo la bocciatura di Formigoni e l'esclusione del Pdl nel Lazio.
La maggioranza in queste ore studia diverse ipotesi per uscire dal "pasticcio" come lo definisce il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Tra le proposte prese in considerazione anche quella di un decreto legge nella doppia configurazione o di norma interpretativa delle attuali regole sulla messa a punto delle liste o di misura che modifica i termini della loro presentazione. Ipotesi comunque assai difficili da mettere in pratica visti e considerati alcuni dati oggettivi come la decisa contrarieta' dell'opposizione e i forti dubbi del Quirinale verso tale soluzione. Dubbi che in qualche modo il Colle ha confermato ieri sera dopo che Giorgio Napolitano da Bruxelles, dove si trova in visita ufficiale, aveva parlato di un "pasticcio" liste.
Insomma, il caos elettorale arroventa il clima nel centrodestra. Nel pomeriggio è previsto un sit in del Pdl in piazza Farnese a Roma. E non si placano le polemiche dopo le affermazioni del ministro Ignazio La Russa che si è detto pronto a tutto. Piuttosto che impedirmi di presentare le liste "mi avrebbero dovuto arrestare" ha dichiarato. E prime delle decisioni delle Corti d'Appello di Roma e Milano aveva affermato: "Non vorrei fare la parte dell'eversivo ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto".
Feltri: il Pdl ha sbagliato, non può prendersela con nessuno. Il direttore de "Il Giornale", intervistato da SKY TG24, ha commentato il caos liste nel Lazio: “Ci sono delle regole precise, se si sbaglia non si può recriminare”. E sulle polemiche all’interno del Pdl dice: “Chi rema contro deve lasciare la barca"
Il direttore de “Il Giornale”, Vittorio Feltri, ascoltato telefonicamente da SKY TG24 ha commentato con durezza il “pasticciaccio brutto” che sta sconvolgendo le elezioni regionali nel Lazio: “Al di là delle voci di sabotaggio è innegabile che ci siano stati degli errori. E quando si sbaglia è inutile accampare scuse. Ci sono delle regole da rispettare che la politica stessa si è data”. Tornando invece sulla polemica tutta interna al Pdl tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e quello del Consiglio, Silvio Berlusconi, il direttore non fa sconti all’ex segretario di An: “Si era capito già sei o sette mesi fa che questo partito a Fini andava stretto. Io in prima persona in alcuni articoli avevo sottolineato questa situazione. Dopo quegli articoli qualcuno mi accusò di seminare discordia”. Infine Feltri invita il presidente della Camera a fare outing: “ Sarebbe ora che Fini ufficializzasse la situazione. Nessuno è obbligato a stare con altri se la cosa non funziona. Il Pdl è un’organizzazione che va certamente migliorata, anche se il Presidente del consiglio è contento di quello che c’è. Ma è evidente che non si può tenere su una barca uomini che remano contro”.
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02/03/2010
Regionali, Formigoni e Polverini tra polemiche e ricorsi
Regionali, Formigoni e Polverini tra polemiche e ricorsi
Esclusione di "Lombardia per Formigoni" per irregolarità nelle firme. Oggi il ricorso. Nel Lazio denunciati i Radicali per violenza privata. Napolitano: solo giudici possono valutare
Dopo il caos è tempo di ricorsi. Oggi la lista "Per la Lombardia" presenta l'istanza di riesame contro la decisione dell'ufficio centrale regionale di Milano.
Lo scompiglio delle liste dopo il Lazio è arrivato in Lombardia. E investe proprio quella del governatore, Roberto Formigoni, presidente da 10 anni e in corsa per i prossimi 5. La Corte d’Appello di Milano ha accolto un’istanza dei radicali e ha deliberato la non ammissione della Lista per La Lombardia, di cui Formigoni è capolista, per invalidità di 514 firme. Ma il governatore non ha dubbi: “Faccio una scommessa: vincerò io le elezioni e le opposizioni dovranno ingoiare tutti gli insulti che hanno fatto”.
Una denuncia-querela contro alcuni militanti dei Radicali per violenza privata e contro i componenti dell'Ufficio Centrale per abuso d'ufficio. Questa la nuova mossa del Pdl che ieri ha allegato la denuncia al ricorso all'Ufficio Centrale presso la Corte d'Appello contro l'esclusione della lista Pdl per Roma e provincia dalle prossime elezioni regionali. La candidata del centrodestra a presidente della Regione Lazio, Renata Polverini ha detto: "Non dubito che la lista del Pdl sarà sicuramente ammessa". Inoltre, dopo aver presentato il ricorso al Tar domani, la linea stabilita dal Pdl prevede una manifestazione giovedi' a Roma, dove saranno presenti tutti i dirigenti regionali del partito e dove non si esclude la stessa partecipazione di Berlusconi.
Il Pdl aveva chiesto l'intervento di Giorgio Napolitano dopo il caos scoppiato nel Lazio ma ieri, in un comunicato, il Quirinale ha specificato: "La preoccupazione di una piena rappresentanza, nella competizione elettorale regionale in Lazio come dovunque, delle forze politiche che intendono concorrervi non può che essere compresa e condivisa dal Presidente della Repubblica". Ma, conclude il Colle, "spetta solo alle competenti sedi giudiziarie la verifica del rispetto delle condizioni e procedure previste dalla legge".
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01/03/2010
Napolitano: non tocca a me verifica liste
Napolitano: non tocca a me verifica liste
E Alemanno scrive al capo dello Stato: situazione grave, si rischia forte astensionismo. Il Quirinale si dice preoccupato per l'esclusione del Pdl dal Lazio. «Ma è un compito che spetta ai magistrati»
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| Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Eidon) |
ROMA - La situazione che si è venuta a creare con la mancata presentazione della lista del Pdl per le prossime elezioni regionali turba il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. «La preoccupazione di una piena rappresentanza, nella competizione elettorale regionale in Lazio come dovunque, delle forze politiche che intendono concorrervi - si legge in una nota del Quirinale -, non può che essere compresa e condivisa dal Presidente della Repubblica». Tuttavia, fa notare il Colle in quella che viene diventa la posizione ufficiale della massima autorità italiana sulla vicenda, «spetta solo alle competenti sedi giudiziarie la verifica del rispetto delle condizioni e procedure previste dalla legge». Insomma, nonostante la decisione dei vertici del Pdl e della stessa candidata Renata Polverini di fare appello affinché Napolitano intervenga per dirimere la questione, il Quirinale ribadisce la necessità di rispettare le competenze costituzionali di ciascun soggetto. E rimanda di conseguenza al Tar ogni decisione in amteria.
LA LETTERA DI ALEMANNO - A Napolitano ha scritto una lettera anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che a sua volta parla di «profonda preoccupazione». «Poichè il Popolo della Libertà - si legge nella missiva del sindaco, già esponente di primo piano di An - è il partito che riscuote più consensi a Roma e nel Lazio, la sua esclusione determinerebbe l'impossibilità per un numero elevatissimo di cittadini della Capitale di esprimere compiutamente la propria scelta elettorale. L'esclusione di quarantuno candidati, rappresentativi di un partito in grado di raccogliere almeno il quaranta per cento dell'elettorato, rischia di generare un vertiginoso aumento dell'astensionismo e una distorsione irrimediabile della composizione del Consiglio regionale del Lazio». Secondo Alemanno la Regione Lazio «è una istituzione democratica troppo importante per essere guidata da un presidente, chiunque esso sia, eletto senza la piena partecipazione di tutti i cittadini. Anche il Consiglio di Stato, che è il massimo organo giudicante in materia, ha stabilito in più occasioni che il diritto costituzionalmente garantito di poter esprimere liberamente il proprio voto, debba prevalere su ogni eventuale problematica formale o burocratica». «Non con spirito di parte, ma come sindaco della città di Roma - è in fine l'appello di Alemanno - La prego pertanto di intervenire con l'autorità morale che deriva dal Suo alto incarico per evitare questo grave danno per la nostra vita democratica».
«VIOLENZA PRIVATA» - Intanto il Pdl ha presentato una denuncia-querela contro alcuni militanti dei Radicali per violenza privata e contro i componenti dell'Ufficio Centrale per abuso d'ufficio. La denuncia è stata allegata al ricorso all'Ufficio Centrale presso la Corte d'Appello contro l'esclusione della lista Pdl per Roma. Ma il Pd non ci sta: «I disperati tentativi dei maggiori esponenti del Pdl di giustificare una grave inadempienza di legge accusando i rappresentanti dei partiti prima, e il tribunale poi, di averne impedito l'esercizio - commenta la deputata Ileana Argentin - , trovano importanti e significative smentite nelle dichiarazioni del delegato alla presentazione della lista, Alfredo Milioni, che oggi si contraddice in maniera evidente fornendo tre versioni differenti dei fatti ad altrettanti quotidiani nazionali». «Prima di montare ad arte la tesi del complotto - ha aggiunto -, i dirigenti del Pdl romano e nazionale cerchino di capire quali problemi oggettivi si sono verificati concordando magari una versione dei fatti con Milioni, presidente del Municipio in cui risiedo e la cui spontaneità e trasparenza sono ben conosciute, le cui dichiarazioni potrebbero diventare la pistola fumante di un pasticcio tutto interno al partito di Berlusconi».
Redazione online
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